giovedì 9 giugno 2011

È la dura legge del Karma

Il karma è un "principio universale" secondo il quale un' "azione virtuosa volontaria" (che non produce sofferenza, chè etica orientale è quasi tutta al negativo, per cui massimo Bene non è fare bensì astenersi per quanto possibile da ogni fare, anche buono) genera benefici in questa vita o nelle vite successive, mentre un'azione "non virtuosa volontaria" (che produce sofferenza) genera malessere e disagi in questa vita o nelle vite successive.

Fontehttp://it.wikipedia.org/wiki/Karma



Va bene, Karma.
Ho capito.
Cercherò di evitare di commettere azioni non virtuose.
Messaggio ricevuto.

Ora, possiamo dare un colpo di spugna sul passato magari? Se no almeno fammi sapere come posso fare per riequilibrare le cose. Non so, metti sulla mia strada una vecchietta in difficoltà in modo che possa aiutarla, dammi un gattino randagio da sfamare (tieni però conto che non posso tenerlo in casa, quindi dovresti fare in modo che si trattasse di incontro fortuito, casuale e non ripetitivo); ci sono mille modi in cui posso accumulare punti di positività, perché non cerchi di darmene la possibilità?

Posso spingermi addirittura a promettere di cercare di evitare cattivi pensieri. Puoi apprezzare lo sforzo? Anni di addestramento al cinismo non possono cancellarsi con un colpo di spugna.

Che poi, comunque, non mi sembra giusto da parte tua. Non serve a niente che io sia in fondo una persona buona e compassionevole? Le mie parole e qualche sporadica azione non virtuosa non possono pesare più dell'essenza profonda del mio essere! Insomma, caro Karma, lo so che sei stanco perché a differenza di Babbo Natale tu sei in servizio a premiare i buoni e punire i cattivi 365 giorni all'anno, ma non puoi essere così severo. Offrirti una vacanza potrebbe essere un buon modo per fare la pace?

E, ci tengo a dirlo, lo faccio per pura solidarietà, non è assolutamente un tentativo di corruzione.

lunedì 6 giugno 2011

Facciamoci del male


Lo sapevo. Dopo quattro anni che lavoro nella mia azienda, per la prima volta ho preso un giorno di ferie per fare il ponte.

Sappiamo tutti com'è andata: nubi, piogge torrenziali e ininterrotte, allagamenti, le trombe dell'Apocalisse eccetera. Essendo il primo ponte che faccio, in assoluto, sono pronta ad assumermi la responsabilità per quanto è accaduto.
Personalmente ho fregato il maltempo, visto che a differenza di tutti i milanesi che sono andati via dalla città per rilassarsi (in coda) durante il viaggio in autostrada e (sempre in coda e sotto la pioggia) in qualche ridente località balneare, il mio piano per il ponte era di starmene nella mia mini casa senza porte, pulirla a fondo e poi leggere, ammazzarmi di film e telefilm e dormire saporitamente. Quindi che tempo facesse fuori mi interessava relativamente poco, se non in funzione dell'asciugatura del bucato.

Mi sono preparata come una vera professionista del divano. Lunedì scorso ho ordinato online alcuni libri e alcuni DVD, tra i quali la prima stagione di Ally McBeal. D'accordo, è un po' datato, lei indossa scarpe a dir poco orripilanti e ha dei capelli penosi, però era in offerta, mi era salita la scimmia e dovevo comprarlo e alla fine mi sono ritrovata a ridere di gusto mentre lo guardavo.
Cioè, a dire la verità ridevo nei momenti in cui non mi sentivo terribilmente sconfortata per:
  1. l'età: Ally si sente vecchia e ha 27 anni. VENTISETTE, capite? Lei ci ha messo 5 stagioni a trovare Larry, sono già in ritardo!
  2. La storia sempre presente ma sempre abortita con Billy, amore di gioventù a lungo perso di vista ma mai dimenticato. Purtroppo nonostante abbia rivisto solo la prima stagione, so come va a finire, e so che anche io come lei non ho speranza.
  3. Il modo di fare sempre totalmente irrazionale e sopra le righe. Devo chiedere agli amici se anche io sono così, e se i sì saranno più dei no prometto che mi faccio ricoverare, prima di iniziare a vedere bambini in pannolone o anziane popstar.
Come se questo non bastasse, tanto per tirarmi su di morale tra una puntata e l'altra di Ally, leggevo, nell'ordine: "Il palio delle contrade morte" di Fruttero & Lucentini: già dal titolo si evince che non è esattamente un libro comico. Non è nemmeno allegro, a dirla tutta. In più non sono sicura che mi sia piaciuto, lo sto ancora digerendo; "Le Braci" di Sándor Márai. Bellissimo. E tristissimo, ho pianto senza riuscire a smettere e l'ho letto senza riuscire a smettere. Infine, tanto per dormire sonni tranquilli, ieri sera ho iniziato "Questo buio feroce - Storia della mia morte" di Harold Brodkey: l'autobiografia degli ultimi mesi di vita dello scrittore del New Yorker, dal momento in cui scopre di essere malato di AIDS. È bello, ma non so perchè mi sta angosciando.

Comunque non preoccupatevi per me. Per fortuna abito al primo piano...