giovedì 23 dicembre 2010

Il Grinch è passato di qui

Bene, oggi, 23 dicembre, è l'antivigilia di Natale.

Non consideriamo il fatto che lavoro, non solo oggi, ma anche domani mattina. Un giorno qualcuno dovrà veramente spiegarmi a che pro aprire un ufficio per quattro ore, con costi di energia elettrica, riscaldamento, carburante (sprecato dai dipendenti per raggiungere il ridente paesino in mezzo al nulla), e chi più ne ha più ne metta, quando tutti gli interlocutori, siano essi clienti o fornitori, sono già chiusi. Cioè, cosa ci veniamo a fare? Per farci gli auguri? Ma ce li possiamo fare stasera! Giuro che posso vivere mezza giornata senza vedere gli altri frequentatori di questo edificio! Per far sentire meno soli gli amministrativi che rimarranno anche oltre, nel pomeriggio? Direi che, con tutto il rispetto, sono cavoli loro, potevano fare altro che non fosse ragioneria.

L'unica cosa che mi piace del Natale, ormai da anni, è che posso dormire e riposarmi per una settimana, e che dal 27 al 31 posso fare un po' di commissioni che non ho mai tempo di fare quando lavoro.
Sì, sono natalizia come il Grinch.
Però fingerò, per amore di tradizione. Mi prodigherò nell'addobbare casa con entusiasmo, nel girare come una trottola per negozi cercando di acquistare regali che dimostrino il mio affetto alle persone che amo, nel fare la salsa rosa per il cocktail di gamberi che è portata irrinunciabile nella nostra cena di Vigilia (sì, perché anche se cresciuta al nord, sono un poco terroncella, e a casa mia si celebra la Vigilia).
Attendo con terrore crescente di anno in anno la Vigilia di Natale, che solitamente si svolge più o meno così, ma in modo molto meno organizzato e molto più concitato: la mattina, come dicevo prima, vado a scaldare la sedia al lavoro, dopo di che mi metto in macchina e corro verso la mia città d'origine, dove arrivo verso le 2 del pomeriggio. Già disfatta da tanta attività salgo a casa, mollo le valigie, acchiappo mia sorella e iniziano i giri di regali. A volte incontriamo in giro altri amici che come noi si riducono all'ultimo giorno, quindi facciamo uno scambio di coppie in modo da poterci reciprocamente comprare il regalo senza rovinarci la sorpresa. Quando finalmente torniamo a casa, completamente annientate, alla chiusura dei negozi, c'è ancora l'albero da addobbare, il presepe da comporre, la mamma è già agitata (se c'è mio padre) o stanca per aver tirato fuori il servizio delle feste. Mia madre adora apparecchiare la tavola per le feste, ed è anche molto brava, quindi ci prodighiamo in complimenti alla sua opera. A questo punto io solitamente mi metto a fare l'albero, mentre mia sorella aiuta la mamma in cucina (lamentandosi che è sempre lei ad aiutare la mamma in cucina, mentre io non faccio niente; e io dal canto mio mi lamento che se non ci pensassi io non faremmo nemmeno uno straccio di alberello sotto il quale mettere i pacchetti). Finito l'albero, inizia la corvée in cucina, dove ormai da un decennio sono l'addetta alla salsa rosa. Faccio la maionese, bella soda, poi aggiungo gli altri ingredienti, senza dimenticare una spruzzatina di tabasco e una spruzzatina di brandy. Devo dire che mi viene bene.
Fino all'anno scorso, più o meno a questo punto passavano l'Ormai-Maritato-Amico-A e il Presidente J, per farci gli auguri e per lasciarci i regali comprati circa un minuto prima. Ecco, per quanto arrivassero mentre stavamo ancora in alto mare con i preparativi, adoravo questa tradizione, e mi mancherà. Spero che il Presidente passi lo stesso, anche da solo, o il mio poco spirito natalizio si ridurrà ulteriormente.

Cacciati gli aspiranti Babbi Natale, finiamo di preparare, ci sediamo a tavola e mangiamo e brindiamo. Poi, grazie a Italia 1 che è più tradizionalista di me, vediamo il finale  di  "Una poltrona per due", di solito più o meno da quando Jamie Lee sale sul treno vestita da tirolese. Di solito finito il film la testa bionda di mia madre inizia a ciondolare pericolosamente, quindi raramente attendiamo la mezzanotte per scartare i regali.
Impazienti come bambine, scartiamo tutto, poi ci rimiriamo i rispettivi  regali, poi mamma va a godersi il meritato riposo, mentre io e coscienza sistemiamo un po' e poi ce ne stiamo lì a fumare e vedere qualche film in seconda serata.

Ma sì, dai, alla fine il Natale non è male.

martedì 21 dicembre 2010

Potenza delle droghe

Ieri sera ho avuto alcune illuminazioni a dir poco geniali.

Vorrei condividerle coi miei fidi lettori, ma purtroppo non posso.

Ero sul divano, leggevo un bel libro ("La notte del drive-in", regalo di Mr. Big) e la tv era sintonizzata su "Il Padrino - parte II", che mi faceva da colonna sonora. L'insieme era a dir poco surreale.

Siccome sono sul bordo dell'influenza ma sto resistendo con le unghie e con i denti, verso le 10 mi sono presa una fantastica compressa di zerinol.
Questo medicinale è l'unico che abbia effetto su di me e sui miei virulentissimi raffreddori, ma ha il terribile effetto collaterale di (per lo meno, a me) indurre sonnolenza, una sonnolenza irresistibile che abbatte ogni mia volontà e tutta la mia lucidità nel giro di pochi minuti, come una martellata in testa. In realtà è terribile solo quando sei in ufficio e devi restare sveglia, quando sei a casa tua, sul tuo bellissimo divano bianco, devo dire che è piuttosto piacevole.
Sembra di aver bevuto troppo ma senza la testa che gira e la voglia di vomitare, ci si sente piacevolmente rintronati, le parole sui libri si fanno più chiare, almeno finchè si riesce a tenere gli occhi aperti, e da ogni parola nella tua testa nasce l'incipit di un romanzo, e ogni romanzo ha tutte le caratteristiche del best seller.
È come stare in un dormiveglia appena più vigile di quello naturale, e, non so se capita solo a me, ma le idee migliori della mia vita mi sono venute nel dormiveglia.
Tutto questo per dire che, sotto l'effetto di questa sostanza, mi sono venuti dei lampi di genio. Ricordo che pensavo a tematiche nuove e interessantissime con cui riempire il blog. Avrei avuto materiale per almeno un mese - un mese e mezzo.
Il problema è che sono pigra. Perchè lo so benissimo che questo genere di ispirazioni chimiche si dissolvono col dissolversi della pastiglia, e sapevo che avrei dovuto scribacchiare qualcosa, prendere qualche appunto. Ma, come dicevo, già sono pigra di mio, in più ero assonnata, e il tragitto tra il divano e la scrivania che normalmente è di un paio di metri pianeggianti mi sembrava erto come un sentiero alpino e impossibilmente lungo.

Quindi le mie ispirazioni da premio Strega sono evaporate come un ghiacciolo sotto il sole agostano, svanite nel null cosmico, senza lasciare traccia.
Potrei aver inventato un nuovo genere letterario, potrei aver pensato il romanzo simbolo del decennio che sta per chiudersi, ma non riesco a ricordare. È da stamattina che mi sforzo, ma niente, un buco nero riempito solo da un paio di profili del giovane Al Pacino e immagini di un drive-in sospeso in mezzo al nulla. Se mi concentro di più, non so perché, mi parte in testa Mama-maè dei Negrita, in loop.

Giuro che stasera prendo appunti.


martedì 14 dicembre 2010

Una parmigiana a Milano

Non ho cucinato, è che mia sorella è venuta a Milano.

Lo dico come fosse un avvenimento perché in effetti lo è, Coscienza nutre una discreta avversione per questa città e non viene praticamente mai a trovarmi. Stavolta non ha potuto esimersi, visto che sabato avevamo il matrimonio del Nubendo Amico A.

È arrivata venerdì e io, da brava sorella, sono ovviamente andata a prenderla in macchina. Un delirio: dal lavoro a Centrale ci ho messo tipo due ore, poi c'è stato il dramma di capire dove fossimo, rispettivamente:
"Coscienza, sono nel parcheggino proprio davanti all'uscita principale"
"Ma lì c'è un mercatino di Natale"
"Ecco, io sono tra la stazione e il mercatino di Natale"
"Ma non è possibile - con accenti di panico nella voce -, tra la stazione e il mercatino c'è solo la metro... Come hai fatto?? Sei passata sottoterra??"
"Allora, aspetta, ti dico cosa vedo: ecco ho davanti a me una mega insegna luminosa, la vedi?"

Grazie, mini hotel Aosta, grazie di esistere e di avere una insegna che di "mini" non ha nulla, se no probabilmente ci staremmo ancora cercando.

Dopo un'altra lunga permanenza in macchina, abbiamo faticosamente raggiunto casa già in ritardo di almeno 10 minuti per l'appuntamento al ristorante con i miei amici, che però sono persone pazienti e sono al 90% pugliesi e quindi geneticamente programmate a ritardare agli appuntamenti. Infatti non eravamo nemmeno le ultime.

Io ci tengo al giudizio di Coscienza, lo dice anche il suo nickname. La sua disapprovazione mi fa stare male, mi infonde dubbi che normalmente non mi sfiorano nemmeno. Quindi sono sempre in ansia che lei si diverta con i miei amici e che li trovi simpatici e carini. Nel caso specifico, io sono al settimo cielo perché lei nonostante fosse stanca si è divertita e ha ballato e mi è sembrata felice.

Il mattino dopo siamo andate da quel gran figo del mio parrucchiere che ci ha coccolate e ci ha fatto due teste splendide, poi abbiamo pranzato al volo, stirato i vestiti della festa, truccate e profumate e alla fine eravamo veramente elegantissime.
Il matrimonio è stato elegante quasi quanto noi. La chiesa anche se moderna non era male, e nell'hotel (elegantissimo, ovviamente) dove era organizzato il ricevimento faceva il caldo che piace a me: tropicale.

Moltissimi bicchieri di spumante e di vino e di mirto dopo, dopo aver cercato invano di rovinare l'eleganza (eleganza è la parola d'ordine di questo post) dell'evento con un trenino-samba, abbiamo infine elegantemente tolto il disturbo.

La quantità di alcool che avevo in corpo, come sempre, mi ha impedito di dormire bene, e Coscienza mi ha odiata per averla svegliata all'alba delle 11. In effetti anche io al posto suo mi sarei irritata, ma vivendo in un monolocale o mi sedevo nella vasca con un libro o la svegliavo. Inoltre mi spiaceva perdere il poco tempo che stiamo insieme a guardarla ronfare piuttosto che a parlarle e magari a spettegolare.

Abbiamo pranzato, Coscienza ha mostrato una volta di più la sua incapacità a giocare ai videogiochi, e poi via nel traffico alla volta della stazione. Quando mia sorella ha chiuso il bagagliaio e ho visto la sua testolina bionda attraversare la strada mi sono sentita triste e sola, una specie di orfanella.
Così depressa che nemmeno la compagnia vocale di Mr. Big mi ha potuta rinfrancare.
Per fortuna l'Amazzone aveva passato le precedenti 24 ore a sfornare biscotti di ogni tipo, quindi sono corsa da lei ad affogare i miei dispiaceri in ettolitri di Earl Grey e chili di pastefrolle, il tutto accompagnato dai suoi album di nozze.

Se promette di fare il casino che ha fatto al suo matrimonio, giuro che se mi sposo la invito.


venerdì 10 dicembre 2010

Meno sette

No, grazie al cielo non è la temperatura registrata stanotte, altrimenti penso sarei emigrata verso i paesi caldi come una rondine.
È che oggi mancano esattamente sette giorni al mio compleanno.
Visto l'enorme successo della mia wishlist dell'anno scorso volevo ripetermi e dare qualche idea ai miei generosi amici, però mi sono resa conto che quest'anno non ho desideri particolari, tra le cose materiali.
L'anno che sta per finire mi ha dato un sacco di soddisfazioni, e quelle che mi mancano non si possono comprare, ma solo aspettare con fiducia.

Quindi farò una wishlist di diverso genere, per la rubrica chissenefrega.
Cosa spero mi riservi il mio ventisei-ennesimo anno?

Spero che l'inverno sia meno lungo e meno freddo, e che torni presto l'estate.
Spero di riuscire a fare dei passi avanti nel mio lavoro e di ricavarne anche qualcosa in più dal punto di vista della vile pecunia, ché è vero che l'uomo non vive di solo pane, infatti si lavora per comprare anche tutto il resto.
Spero di continuare ad essere circondata dall'affetto dei miei amici che, dopo la mia famigliola, sono la cosa più bella della mia vita.
Spero di imparare finalmente a non fare più cazzate, ma onestamente ho dei seri dubbi in merito.
Spero di venire compresa da alcune persone a cui tengo e spero di riuscire a far breccia nelle loro corazze, però che fatica...
Spero che la mia nuova nipotina in arrivo sia una bambina sana e bella e che non dia mai preoccupazioni a mamma Cicci.

Questo è (quasi) tutto.
Per i desideri materiali ora ci penso e vi farò sapere.

lunedì 6 dicembre 2010

Under the bridge

Mamma mia come sono inversa oggi.

Mi sento come se mi fosse caduto addosso un groviglio di sensazioni negative, talmente vaghe che non posso nemmeno parlarne perché non riesco a definirle.
Mi prudono le mani e tutto mi irrita, vorrei poter picchiare con un randello di quercia alcune persone, altre le picchierei volentieri a mani nude per meglio sfogare i nervi.
Alcuni vorrei affrontarli di persona e aprir loro il mio cuore, anzi, sbatterglielo proprio in faccia che non possano più scappare o fare finta di niente.

Il primo passo verso un seppur vago miglioramento è capire i motivi del malumore, ovviamente, quindi mi metto a riflettere.

Sarà che tutta Milano fa il ponte tranne me e altri 3-4 fortunelli?
Certo, questo potrebbe influire.
Sarà che nevica e non so se riuscirò mai a tornare a casa?
Ovviamente anche questo aumenta l'irritabilità, soprattutto se è da stamattina alle 8 che non vedi l'ora di tornare a casa...
O sarà forse il fatto che ormai da una settimana non ricordo più cosa sia la sensazione del caldo?
... E aggiungiamo anche la consapevolezza che sai benissimo che per lungo tempo non la proverai più.
Oppure forse sono le squilibrate con cui condivido l'ambiente lavorativo che non fanno altro che urlare discorsi di cui non frega niente a nessuno, accendono la radio su una stazione a dir poco orrida e ridono sguaiatamente di cose che  noi trovavamo stupide in terza elementare?
Inutile illudersi, non sono valide attenuanti al reato di omicidio plurimo.

Ma alla fine lo so che la realtà è un'altra.

Tutto il cattivo umore e la voglia di piangere alternata alla voglia di menare le mani hanno una sola origine, che si chiama PMS.

mercoledì 1 dicembre 2010

Una vita da mediano

una vita da mediano / che natura non ti ha dato /né lo spunto della punta / né del 10 che peccato...


Lunedì, con una propositività derivata dal riposo del fine settimana, ho deciso che da troppo tempo sono cadute in disuso le cene del martedì, così ho invitato qualche amico a casa mia.
All'appello hanno aderito: la Piratessa, prima istitutrice delle cene periodiche, l'Amazzone, e naturalmente Sfinge, nostro bersaglio e sollazzo prediletto (da ora ribattezzato: lo Zio Sfinge).

Il lunedì sera come una novella Biancaneve mi sono messa a preparare una fantastica crostata di mele.
Il martedì il piano era di preparare un primo e un secondo tornando dal lavoro. Non avevo considerato la dannatissima fatturazione.
Ho passato tutta la giornata sommersa da fogli volanti, fatture, bolle di trasporto, mille impicci e ritardi, e ad ogni ora mi sentivo sempre più propensa a mettere le mani addosso a qualcuno, mentre i miei capelli assumevano posizione eretta facendomi somigliare a Medusa.
Ho saltato la pausa pranzo, lavorato ininterrottamente, eppure sono riuscita a finire tutto solo all'alba delle 19.45.
A quel punto ho sperato vivamente che qualche stuzzichino e una portata principale più la torta fossero sufficienti a sfamarci, perché non sarei riuscita a fare altro.
La prima a presentarsi è stata l'Amazzone, con bottiglia di vino e paté di pomodori secchi direttamente dall'assolata terra di Puglia. Intanto che preparav lo spezzatino ci siamo fatte quattro chiacchiere, mi ha aiutato a preparare, e ha dimostrato che la mia cucina è a una piazza tentando, fortunatamente senza successo, di spaccarsi la testa contro un pensile. Nel frattempo è arrivata anche la Piratessa, con sacco di patatine (casualmente le mie preferite) e altra bottiglia di vino. A quel punto, la tavola era apparecchiata, la cena si stava cuocendo, quindi abbiamo iniziato le libagioni con vino crostini e patatine.
Lo Zio Sfinge è arrivato ultimo, come ogni guest star che si rispetti, con la terza bottiglia di vino al seguito, e mi ha subito stroncata dicendomi che odia la cannella. Indovinate con cosa ho aromatizzato le mele della crostata?
Non si può dire certo che abbiamo stramangiato, ma non abbiamo patito la fame.
Soprattutto non abbiamo patito la sete, e il mio umore migliorava col decrescere del livello nelle bottiglie. All'apertura della seconda bottiglia eravamo già pronti a partire coi discorsi filosofici.
Quelli che io ho, con minore fantasia e traviata da anni di documentari naturalistici, chiamato maschi alfa e beta, l'Amazzone, con geniale metafora calcistica, li ha ribattezzati attaccanti e mediani. Ancora più precisa, tra gli attaccanti ci sono gli aspiranti capitani, che però non ne hanno la stoffa, i capitani nati, egli attaccanti puri che si divertono a correre in avanti.
La categoria dei mediani invece comprende il mediano contento del proprio ruolo e il mediano insoddisfatto, che vorrebbe essere nato attaccante ma purtroppo ci ha il piede a banana. Quest'ultimo tipo ovviamente non può vivere felice e tende a sentirsi messo in ombra dal resto della squadra, non accettando il fatto che in ogni gruppo ci sono ruoli diversi, che non possono essere tutti Maradona e che il ruolo di spalla è altrettanto fondamentale.

Alla fine, qualunque sia il ruolo, quello che conta è non farsi prendere a pallonate.

lunedì 29 novembre 2010

Schizofrenici del sabato sera

Il primo anno che abitavo qui, volendo festeggiare il mio compleanno con gli amici che venivano in visita, ho chiesto consiglio all'ormai milanesizzato amico A.
Mi ha consolato il fatto che anche lui si sia rivolto a un suo collega per avere suggerimenti. Collega che voleva farmi conoscere, che mi aveva descritto come l'uomo perfetto "è pieno di interessi, pensa, balla il tango, sono sicuro che ti piacerebbe un sacco". Comunque, il provvidenziale collega ha suggerito due posti, uno troppo lontano (vicino a casa di A.) e pertanto caduto immediatamente nel dimenticatoio, l'altro, il prescelto, in zona abbastanza comoda, ma soprattutto molto carino e gestito bene, e non inaccessibile dal punto di vista dei prezzi.
Ricordo di aver telefonato per prenotare, ma non aveva risposto nessuno. Delusissima, ho cercato di trovare alternative tra le mie scarsissime conoscenze, finché, al culmine dell'abbattimento, mi hanno richiamata. A quel punto avrebbero potuto servirmi anche lombrichi vivi per cena, ormai la scintilla fatale era scoccata.
Tornando al presente, come al solito si è mangiato molto bene, e io ho finalmente avuto il coraggio di assaggiare il menù della Tradizione, che mi stuzzicava da tempo.
Dopo cena ci siamo separati. Io ho raggiunto i miei amici di sempre, venuti nella big city a festeggiare proprio lui, l'amico A., ormai promesso sposo (e da qui in poi ribattezzato il Nubendo).
È stato un addio al celibato decisamente anomalo, vista la mia presenza nel dopocena. No, non sono stata precettata per uscire dalla torta, e non avrei riscosso altrettanto successo. La mia dote più apprezzata sabato sera è stato il fatto di avere un'auto e di essere fornita di ombrelli di ogni foggia e dimensione, visto che come sempre nel week-end, si sono scatenati gli elementi.
Tornando all'addio al celibato anomalo, direi evviva l'anomalia: perché diavolo bisogna festeggiare solo fra uomini o solo fra donne? Io tengo ai miei amici quanto tengo alle mie amiche, non è che mi diverta di più quando siamo solo fra donne, o mi senta più libera di comportarmi in modo naturale. Abbiamo passato decadi tutti insieme e poi proprio alla vigilia di un giorno così fondamentale dovrei privarmi della loro compagnia? Per cosa poi? Non è anacronistico?
Ma a parte questo, la cosa meravigliosa è che quando siamo insieme, non importa quanto tempo sia passato, non importa quale sia lo scopo della serata, non importa chi sia l'organizzatore, riusciamo sempre a ricreare la stessa dinamica schizofrenica con tempi morti infiniti, infinite indecisioni, infiniti giri per vari locali che non ci soddisfano e nei quali alla fine non ci fermiamo, per poi tornare al punto di partenza. Come se la parte più divertente alla fine fossero le chiacchiere e le cazzate che ci diciamo in macchina.
Diciamo che stavolta almeno il punto di partenza non è stata la solita edicola esposta al freddo e al gelo, ma un ben più caldo e confortevole bar.

Per chi se lo chiedesse, la storia con il collega del Nubendo non è mai decollata:
"A., ma allora, sto collega tanguero, me lo presenti o no?"
"Mmmmh... Effe... Sai, forse non è proprio l'uomo adatto a te"
"Ah, e cosa te lo fa pensare?"
"Beh, come ti dicevo ha un sacco di interessi... Balla... Però..."
"Però?"
"Ecco, io non me ne intendo molto... Ma secondo te cosa vuol dire se un uomo come sfondo del desktop ha un altro uomo seminudo? Io... Ho la vaga sensazione che forse potrebbe essere gay"
"...
... VAGAAA??"

mercoledì 24 novembre 2010

Insolita densità di avvenimenti

Ho latitato, lo so. Ma ho un buon motivo, che si può riassumere in tre semplici parole: mancanza di tempo.

Dopo le mie avventure alluvionali a casa, ho avuto una settimana a dir poco folle, per i miei standard, si intende.
Sembra che tutti i fornitori, clienti, colleghi degli altri uffici europei, abbiano deciso di venire a farci visita nel giro di 10 giorni scarsi.
Il che mi ha consentito di (nell'ordine):
- fare cose diverse rispetto alla solita noiosa routine lavorativa
- fare una gita nell'hinterland torinese, e capire che avrei dovuto lavorare come commerciale, vista l'entità del rimborso spese
- essere invitata a una cena e due pranzi
- conoscere un fornitore, uomo bellissimo di cui mi sono istantaneamente innamorata, anche se come sempre è un amore impossibile. Mi ha regalato una scatola di cioccolatini belgi, come se conoscesse i miei gusti, e penso a lui con un sospiro ogni volta che ne mangio uno

In aggiunta a quanto sopra, che mi ha portata ad accumulare una certa quantità di lavoro arretrato, ho pensato bene di beccarmi un virus nel laptop aziendale, che è stato nelle mani del mio IT da venerdì mattina a lunedì pomeriggio. E per giunta non è riuscito a debellarlo, per cui devo spedirglielo a Barcellona.

Il week-end in compenso è stato delizioso.
Partendo dal venerdì sera, in cui l'amico precedentemente noto come Hornbraker, poi come Consolatore, e ora d'autorità ribattezzato Ticket-one ha portato la sottoscritta, Mr. Supposta, e un'altra amica a vedere il concerto di Morricone. Pelle d'oca per due ore, tre bis, standing ovation. Inoltre ho sentito il suono di uno Stradivari per la prima volta in vita mia, e cavoli, c'è un motivo se gli Stradivari hanno un valore incommensurabile.
Unico neo: il rumorosissimo impianto di aerazione del Forum, e il fatto che a parte la pizza al taglio gentilmente fornita dai due cavalieri, non siamo riusciti a cenare dopo il concerto.

Il sabato ho dormito fin dopo l'una del pomeriggio, quindi la giornata è durata pochissimo, ma è stata densa. Giro in centro, poi altro concerto sempre al Forum (chissà se danno una tessera punti?), stavolta il concerto di addio dei Simply Red. Che non sono mai stati tra i miei preferitissimi, ma devo dire che dal vivo sono veramente molto bravi. E per giunta siamo anche riusciti a mangiare.

La domenica, caratterizzata dal solito clima funereo tipico dell'autunno in pianura padana (pioggerellina sottile, alternata a pioggia battente, il tutto accompagnato da un delizioso cielo color cenere), mi sono di nuovo svegliata molto tardi e con il tipico scazzo domenicale. Dovendo inoltre fare le pulizie e svariate lavatrici, ho paccato il pranzo a casa di Ticket-one. Ho fatto male, credo, perché quando li ho raggiunti nel pomeriggio sono stata così bene con loro. Mi piacciono le giornate passate tutti insieme, a dire cavolate e bere e guardare film.
La compagnia degli amici fa passare anche lo scazzo domenicale.


martedì 16 novembre 2010

Flooded

Un normale giovedì mattina. Mini cucina del mio mini appartamento senza porte. Come ogni mattina, ancora intontita dal sonno ma già in ritardo sulla tabella di marcia che mi porterà a timbrare il cartellino in ufficio, apro lo sportello del pensile nel quale si trova lo scaldabagno in compagnia di vari utensili da cucina. Con un attimo di lucidità impensabile a quell'ora del mattino, mi accorgo che c'è un po' d'acqua sul fondo del pensile. Sposto varie ciotole e mi accorgo che sono piene d'acqua anche loro e a quel punto noto la gocciolina che pende dal bordo dello scaldabagno. Se fossi propensa a bestemmiare probabilmente questo sarebbe il punto della storia in cui tiro giù un paio di moccoli, invece, con una rassegnazione che mi è assai più consona, tolgo tutto dal pensile, stendo sul fondo uno straccio e metto una ciotola in corrispondenza della goccia. La buona notizia è che per lo meno ho ancora l'acqua calda, quella cattiva è che timbrerò certamente in ritardo.
Passo la giornata al telefono, a farmi rimbalzare dall'amministratore alla ditta che fa i lavori nello stabile, dalla ditta che fa i lavori ("noi siamo solo installatori, non riparatori") al numero verde del fabbricante. Finalmente ottengo qualche numero di riparatori autorizzati, e chiamo il primo della lista.
"Buongiorno, il mio scaldabagno ha iniziato a gocciolare"
"Che modello è?"
"Non lo so"
"Allora mi richiami quando ce l'ha davanti".

La sera appena arrivo a casa lo richiamo, e finalmente fissiamo un appuntamento per il lunedì mattina, tanto l'acqua gocciola piano piano.

Il venerdì mattina piazzo due ciotole e uno straccio sotto il gocciolio e me ne vado tranquilla in ufficio.
Non vedo l'ora che sia finita la giornata per andare a farmi un bell'aperitivo con le amiche, ma le otto ore passano abbastanza in fretta e riesco persino a prenotarmi il parrucchiere per il sabato mattina. Alle diciotto-e-zero-zero schizzo via come Fantozzi, non trovo ingorghi, trovo parcheggio subito, insomma, sembra che niente possa andare storto. Salgo in casa, poso le borse e, ancora con la giacca addosso e l'auricolare, apro lo sportello per controllare la situazione. E lì sbarro gli occhi.
Cazzo.
Avete presente le cascate del Niagara? Ecco.
Le ciotole sono traboccate, lo straccio completamente imbevuto fa gocciolare l'acqua anche a terra, cosa di cui mi accorgo solo sentendo i miei piedi fare sciaff sciaff. Mentre con mani tremanti cerco di svuotare le ciotole nel lavello senza però farmi la doccia, ovviamente mi squilla l'auricolare, che risponde automaticamente: è la Bucaniera per l'aperitivo. Mi rendo conto che metto insieme solo frasi sconnesse con le parole "scaldabagno" "cascata" "cazzo". L'unica frase di senso compiuto è: "Proprio oggi che avevo preso appuntamento dalla parrucchiera dopo mesi che non ci vado! Come faccio?", e lei mi dice ridendo "Vabbè, richiamami quando hai finito di tirare su l'acqua". È incredibile come gli altri diventino degli umoristi quando non è la loro cucina ad essere allagata.
Armeggio con quella che ritengo essere la manopola dell'acqua tentando di chiuderla, e per fortuna ci riesco scongiurando la visione di me che mi punto la sveglia ogni due ore per tutta la notte per svuotare le ciotole ed evitare danni peggiori. Nel frattempo richiamo al volo il tecnico. Forse gli faccio pena, forse sente una nota isterica nella mia voce, in ogni caso riesce a spostarmi in pole position per il giorno dopo, mattina presto.

Il tizio è puntualissimo, rapidissimo, e mi pare anche abbastanza onesto, anche se fa terrorismo spiegandomi che praticamente rischio di saltare in aria da un minuto all'altro. 
Per me l'importante è non morire affogata, non dovermi prendere altri giorni di ferie per fare entrare operai in casa e soprattutto avere l'acqua calda.

Ma in verità la gioia più grande è stata non dover rimandare l'appuntamento con la parrucchiera.

lunedì 8 novembre 2010

Full Plastic Jacket

Come accennato in un post precedente, la nostra Ballerina Passione Avventura aveva organizzato una fantastica giornata per giocare a paintball nei boschi di Varese. Finalmente l'abbiamo fatto.

La giornata è coperta, ma almeno non piove. Scopriamo con orrore, una volta arrivati a destinazione e a più di un'ora da casa, che a parte la pettorina imbottita e la maschera per proteggere il viso, non ci danno tute o simili per proteggere i vestiti. Per fortuna sono vestita di nero, almeno dovrei riuscire a minimizzare i danni. Ci viene comunque assicurato che la vernice è totalmente lavabile... Speriamo, intanto metto in salvo il piumino nuovo, preferisco piuttosto morire di freddo.
Dopo la notizia che mi imbratterò di colore e che, non avendo portato un ricambio, sicura di ricevere una copertura sul posto, dovrò restare imbrattata finchè non torno a casa, nemmeno la firma della liberatoria può più turbarmi. La liberatoria viene letta da uno degli amici che fa l'avvocato, che ce la sintetizza con un "... insomma, se vi fate male sono c***i vostri".
Inizia a balenare a tutti i 12 presenti che forse non è stata poi un'idea così geniale. 
Siamo uomini duri come teddy bears.
Dopo una spiegazione alquanto confusa sull'uso del fucile ad aria compressa, che mi fa temere di non essere in grado di giocare perché priva di adeguato addestramento, ci mettiamo pettorine e cinturoni e ci avviamo al campo di gioco.
Camminiamo portandoci i fucili che pesano una quintalata, e mi rendo conto di essere felice per non aver tentato la carriera militare, decisamente troppo faticosa per una pigra come me.
Il posto è bellissimo, boschi con le foglie di tutti i colori, ruscelli che gorgogliano scendendo a valle, mi sento a casa.
Una volta arrivati al campo di gioco, che risulta in realtà essere un pezzo di bosco, con piante, terreno accidentato coperto da un tappeto di foglie scivolose, e qualunque altro ostacolo che possa rendere disagevole e pericoloso correre con la faccia coperta da una maschera e un fucile pesantissimo in mano, seguono ulteriori spiegazioni confuse su come si svolge solitamente il gioco. Chiedo a un'altra amica se le è tutto chiaro, e dal suo sguardo a punto interrogativo mi rassicuro: non morirò sola. Da questo momento in poi la mia prima preoccupazione sarà di evitare di venir colpita (e conseguentemente salvare i vestiti) per quanto possibile.
Ci dividiamo in due squadre, ci sistemiamo ai due lati opposti del campo e iniziamo a sparacchiarci addosso. Riesco a superare indenne la prima manche, che vinciamo. Nella seconda mi colpiscono, fortunartamente alla spalla, quindi sono riparata dalla pettorina, e a parte qualche schizzo sulle maniche della maglia sono ancora relativamente pulita, ma la mia squadra perde. Alla fine della terza manche (che la mia squadra perde nuovamente), iniziano a esserci i primi tentativi di ammutinamento e diserzione: la Sfinge si oppone all'idea di acquistare altri colpi, "così finiamo quelli che abbiamo e finalmente andiamo a mangiare"; è appoggiato da più di una persona, inclusa la sottoscritta che ha iniziato ad avere fame mezz'ora dopo la partenza. Riusciamo a fare ancora una o due manche, nell'ultima la mia squadra si rifà alla grande, visto che riusciamo a farli fuori tutti, e proprio io ho l'onore di colpire l'Ingegnere, vero Terminator piemontese, imprendibile, dalla mira precisissima (conoscendolo si sarà documentato sulle applicazioni della balistica nel gioco del paintball); je ho fatto er cucchiaio, naturalmente sparando quasi a casaccio, e l'ho beccato, dietro la staccionata. Finiti quasi tutti i proiettili, finita l'ultima manche, ci rendiamo conto che in realtà manca la Bucaniera, sperduta sulla cima della collina come un giapponese nella giungla filippina. A differenza di questi ultimi, però, ci crede subito quando le urliamo che è finita, e accorre alla base.
Tornati alla sede del circolo, ci ripuliamo alla bell'e meglio, ci concediamo panini e birre seduti fuori al freddo come dei veri soldati, e infine torniamo a casa.

Dal punto di vista dei miei dilettanteschi studi sociologici, è stato veramente interessante e illuminante.
Non è un luogo comune che i maschi sono aggressivi e competitivi e amano giocare alla guerra: mentre noi ragazze tendevamo a difendere la posizione, loro si lanciavano all'attacco come se non avessero fatto altro in vita loro, quantunque credo che nessuno dei presenti abbia fatto il militare nè maneggiato un'arma nè partecipato a una manovra... E si vedeva, perché tatticamente eravamo, in generale, delle vere e proprie chiaviche, quindi le tecniche usate erano quella della tartaruga (ferma sulla posizione, copriamoci bene e salviamo il salvabile) o quella del kamikaze (crepi Sansone e tutti i Filistei), ma forse con un po' di allenamento in più saremmo riusciti a fare meglio.
Altro luogo comune che si è rivelato vero: i maschi tutt'al più invecchiano, ma non crescono mai. Erano felici come bimbi mentre potevano maneggiare un fucile che sembrava quasi vero, mentre si insozzavano rotolandosi nel fango, quando riuscivano a colpire il nemico. Quando si toglievano la maschera avevano le gote arrossate e i capelli fradici, ma gli occhi brillavano, e passavano la pausa a ricapitolare chi aveva colpito chi e quale tattica si era rivelata vincente, mentre noi ragazze cercavamo di ripulirci e ci preoccupavamo di quante lavatrici avremmo dovuto fare una volta tornati a casa.

Infine, ho capito la cosa più importante: visto il male che fa una palletta di vernice, spero vivamente di non venire mai e per nessun motivo colpita da un proiettile vero.

giovedì 4 novembre 2010

Higitus Figitus

Due domeniche fa, mentre ero già in autostrada alla volta di Milano, reduce dal week-end di festeggiamenti della dottoressa Coscienza, mia madre tanto per mettere le mani avanti mi ha telefonato per prenotare la mia augusta persona per il week-end successivo (ovvero quello appena passato del primo novembre).
Motivando tanta previdenza con: "Devi aiutarmi a scegliere i quadri da appendere e a decidere dove appenderli". Al che mi sono immaginata ferma in piedi, in mezzo al salotto, in posa plastica con una mano sul fianco, mentre do indicazioni gesticolando misuratamente con l'altra "Un po' più a destra... Ora inclinalo di 10°... Ora alzalo di 2 cm e mezzo... Ecco, perfetto così!".
Insomma, un lavoro di tutto riposo. Con questa immagine nella mente ho detto "Ok, non c'è problema mamma".
La realtà è stata drammaticamente diversa.
Premettiamo che che avrei dovuto capirlo da sola che c'era la fregatura, visto che casa mia è una sorta di magazzino da quando abbiamo traslocato, perché è impossibile passare da 300 mq a 140 mq se non sei Mago Merlino; ma, sapendo che erano due giorni che il Fratellone portava via roba e la stipava in cantina, pensavo di riuscire a cavarmela con pochi danni.
Per farla breve, mentre la dottoressa Coscienza si godeva massaggini e bagni termali rilassanti a Fiuggi con la sua amica, la qui presente si spaccava la schiena a riordinare il salone.
E sto dicendo spaccare in senso letterale: a dispetto dei mille mezzi-impegni che avevo preso (del tipo "Dài, domani sera ci vediamo e facciamo qualcosa, almeno una birretta, eh?"), la domenica sera, 31 ottobre, sono capitolata. Abbozzolata in poltrona, emettendo gemiti perfettamente in linea con la notte di Halloween e scricchiolii inquietanti ogni volta che mi alzavo dalla medesima. Un rottame di donna, praticamente.
L'unico lato positivo è stato che pioveva a catinelle, e il tempaccio ha tenuto a casa gli amici con cui sarei dovuta uscire, ma soprattutto i ragazzini che vanno a fare dolcetto o scherzetto e che avrebbero costretto la mia povera colonna vertebrale a uno sforzo extra.
In più tanto per aggiungere la beffa al danno, mia madre mi diceva "Oooh, come mi dispiace che ti faccia male la schiena", guardandomi con l'aria contrita e preoccupata tipica di chi ha passato la giornata a dirti di non sollevare quei cartoni così pesanti che poi ti fa male la schiena.
Cosa che però, naturalmente, non ha mai detto.

venerdì 29 ottobre 2010

Dei nobili annoiati

Avete presente "Le relazioni pericolose" con John Malkovich e Glenn Close?

Ecco.
Lui non lo sa, perché non vedrà mai un film in costume, ma la verità è che Mr. Big sarebbe stato un perfetto nobile annoiato del Settecento. Il tutto a dispetto del suo proclamarsi sinistrorso nonostante sia nei fatti un campione del capitalismo, ché nemmeno Naomi Campbell spende tanto in vestiti.

Vi chiederete perché io dica una cosa del genere.

Il fatto è che quando il suo alter-ego Visconte di Valmont prende il sopravvento, il che, a meno che non sia in fase "cuore di panna", capita anche piuttosto spesso, riesce ad essere di una crudeltà senza pari. Crudeltà gratuita, per lo più. Si diverte a tirare fuori il peggio di sé, a stuzzicarmi, pungere, graffiare a sangue; che se io non fossi sufficientemente Marchesa de Merteuil potrei anche restarci male.

Quando feci l'ingresso in società avevo quindici anni. E io già sapevo che il ruolo a cui ero condannata, vale a dire stare zitta e obbedire ciecamente, mi dava l'opportunità ideale di ascoltare e di osservare. Non quello che mi dicevano, che non era di alcun interesse, ma tutto quello che la gente cercava di nascondere. 
Ed ho esercitato il distacco. Imparai a sembrare allegra mentre sotto la tavola mi piantavo una forchetta nel palmo della mano. 


Inutile dire che oggi era il giorno di Valmont.



giovedì 28 ottobre 2010

Oggi, 28 Ottobre

Il mio blog oggi compie un anno.

In questi 12 mesi ho conosciuto persone nuove che prontamente venivano informate (spesso da Ballerina Pì-Erre d'Assalto) dell'esistenza di questo angolo di web. E tutte - TUTTE, nessuna esclusa - mi hanno immediatamente posto la stessa domanda.
 "E... Come mai??"
Dopo potevano sopraggiungere altre domande, più lusinghiere, come ad esempio "Come si chiama?", oppure "Mi dai il link?", ma la prima domanda è sempre quella.

Vista la mia proverbiale attenzione ai dettagli, non mi sarei mai accorta della reiterazione della domanda se non fosse stato un dramma rispondervi. Insomma, ci ho fatto caso perché rispondere mi metteva in difficoltà. Ecco perché, per festeggiare il primo compleanno mio blog, ho deciso di rispondere una volta per sempre e pubblicamente a questa domanda.

Perché ho deciso di aprire un blog?

Premetto che ci avevo già provato una volta, ma era più per vedere come funzionava che per reale convinzione. E poi avevo fatto l'errore di dargli un titolo tematico che mi faceva sentire legata e priva di ispirazione.
Poi, l'anno scorso, mi sono trovata ad aver bisogno di una valvola di sfogo, allora ho iniziato a scrivere, solo per me stessa. Infatti non l'avevo nemmeno detto a nessuno, né, inizialmente, avevo intenzione di farlo; poi, non so come, l'ho detto a Ballerina Psicologa che ha mostrato un tale inaspettato entusiasmo da rinfrancarmi e convincermi a dirlo almeno agli amici, che, devo dire, mi supportano come delle groupies (grazie amici), con danni irreversibili per le dimensioni del mio ego.

Certo, avrei potuto sfogarmi in altro modo, o avrei potuto limitarmi a prendere un'anima pia e iniziare a parlare a ruota libera; ma la verità è che, da tipica ragazzina timida, sono sempre stata molto più brava a esternare i miei pensieri scrivendoli, piuttosto che dicendoli.
E poi mi piace limare i discorsi, usare termini o strutture sintattiche che vogliono dire proprio quella cosa e niente altro, mi piace quando i miei amici mi dicono come hanno interpretato una cosa che ho scritto (e in quei momenti mi risuona nella testa "incomunicabilità").
E poi scrivere mi piace perché per mettere i miei pensieri nero su bianco sono obbligata a riordinarli in un discorso sensato, e già non è semplice, perché si affollano tutti per uscire, come un banco di pesci si muovono e variano tutti insieme, sembrano un'unica entità ma in realtà sono tanti frammenti. Non so se mi spiego. Esporli a voce mi risulta sempre difficile e mi costringe a semplificare troppo, a meno che non sia alticcia (non c'è additivo che sia pari all'alcool nel rendere tutto improvvisamente chiaro e lampante).

Infine, amo il mio blog perché ho sempre avuto velleità artistiche, e questo posto è mio, lo gestisco io, e posso cambiarlo e addobbarlo come più mi piace, posso giocare con Photoshop a fare i disegnini, i collage, a modificare le foto, il design, il layout... Dev'essere perché non ho mai fatto l'asilo, quindi coi colori ci gioco ora.

mercoledì 27 ottobre 2010

Question Time

Sono abbastanza ferrata con elenchi e wishlist, ma credo di non aver mai pubblicato un questionario. Però mi piacciono, quindi colgo al balzo la palla passatami da Muffin Woman Pat. Sì, lo so, sono autoreferenziale.

1- quando da piccoli vi veniva chiesto cosa volevate fare da grandi, cosa rispondevate?
Ho avuto varie aspirazioni. Quando ero piccolissima dicevo che volevo fare il "mecono"; poi volevo fare l'archeologa; poi la cantante; poi sono cresciuta, e allora dicevo che volevo fare l'imperatrice. (Conto ancora di realizzare una delle ultime due opzioni).

2- quali erano i vostri cartoni animati preferiti?
A parte quelli della Disney, che tutt'ora guardo, tra quelli in tv i miei preferiti in assoluto erano Lady Oscar e Occhi di Gatto. Li vedevo un po' tutti, inclusi quelli in cui la protagonista veniva maltrattata, ma in quei casi mi venivano i nervi e mi chiedevo "ma perché Lovely Sarah non prende un mattarello e non lo spacca in testa alla direttrice del collegio? Perché non strappa tutti i capelli biondi di quella p****nella di Lavinia?" e cose simili.

3- quali erano i vostri giochi preferiti?
Mi piaceva giocare con le Barbie insieme a Coscienza. Che poi in realtà ci piaceva costruire una specie di megaloft con tutti i mobili, e quando avevamo finito era ora di rimettere tutto via. Oppure, mi piaceva ancora di più giocare con Coscienza e TurboGirl impersonando le sorelle Occhi di Gatto o altri "giochi di ruolo" ante litteram. Sapete quelli "facciamo che tu eri una principessa e io la principessa del regno accanto..."

4- qual è stato il vostro più bel compleanno e perchè?
Mmmm difficile... Direi uno qualunque dei miei ventiseiesimi compleanni. (Per chi non lo sapesse: allo scoccare dei 26 ho deciso e dichiarato che non sarei invecchiata oltre, quindi ormai sono anni che ne compio sempre 26. No, non sono pazza, ho solo la sindrome di Peter Pan).

5- quali sono le cose che volevate assolutamente fare e non avete ancora fatto?
Diventare ricca.
Diventare una scrittrice.
Andare in Egitto e in America.
Praticamente diventare Agatha Christie, ma più carina.

6- qual è stata la vostra prima passione sportiva o non?
Pallavolo, anche se non ho mai potuto giocarci se non nell'ora di ginnastica a scuola. Tra quelle non sportive sicuramente i libri. Oddio sono una nerd.

7- qual è stato il vostro primo idolo musicale?
Ora riderete tutti. Eros Ramazzotti. Me ne sono innamorata follemente quando vinse San Remo nell'86, era troppo tenero, assomigliava un po' al mio Fratellone; e ancora oggi se sento "Adesso tu" mi viene la pelle d'oca alta 2 cm. E comunque tutt'ora le sue canzoni non mi dispiacciono mica...

8- qual è stata la cosa più bella chiesta (ed eventualmente ricevuta) a Babbo Natale?
 Ci ho pensato a lungo ma non mi viene niente. In realtà il più bel regalo di Natale non è stato richiesto da me, è arrivato e basta, e trattavasi di una coppia di telefoni color avorio collegati fra loro, che funzionavano veramente. Purtroppo ci ho giocato poco perché a un certo punto sono spariti...

Vediamo un po', non voglio interrompere il flusso di questo meme, quindi... Lenny... Sei stato nominato!

venerdì 22 ottobre 2010

Dottoressa Coscienza

Non posso esimermi.
Anche se mi rendo conto che potrebbe risultare di interesse meno che scarso per un sacco di persone, non posso non rendere pubblico che Coscienza, la mia dolce sorellina, luce dei miei occhi, sangue del mio sangue, piume delle mie piume, si è laureata.
E in Medicina, mica in Lingue come la sottoscritta. 
No, la tesi non era in Psichiatria, anche se di materiale, vista la nostra famiglia, ne avrebbe avuto parecchio.

Vado a elencare i partecipanti alla maratona Parmigiana:

Familiari
- Madre e Padre (ovviamente)
- il Fratellone
- il Cuggino (finalmente!)
- la qui presente Autrice

Amici (in rigoroso ordine sparso, come mi ricordo)
- Dottor Erre e famiglia tutta
- Muffin Woman Pat
- la Psicologa
- Advertising Girl
- la Carto
- il Dentista
- Cieffe
- la Billie
- tutte le amiche di Parma che se le elenco una a una non finisco più... Spero che nessuno se ne abbia a male.

Ovviamente ho fatto la sorella maggiore ansiosa apprensiva e dalla lacrima facile. Ero decisamente più agitata alla sua che alla mia. Ovvero, alla mia ero talmente tesa che sembravo un cadavere, ma quella è un'altra storia, alla sua invece sembravo una palla rimbalzina sotto effetto di droghe sintetiche.
Comunque, la sua tesi era decisamente interessante anche per un profano, e lei è stata bravissima. Quando ha finito la sua presentazione, esposta con tono di voce calmo e professionalità già dottorale, mi è bastato vedere il nostro Fratellone asciugarsi gli occhi e sono partita anche io.
Per fortuna tra la discussione e la proclamazione sono passate quelle 2 ore in cui ho potuto sfumazzare, bere un caffé, farmi quattro risate, insomma, sciogliere un po' la tensione.
Alla proclamazione quando il Presidente ha detto il suo nome mi si è fermato il cuore per un secondo, quando ha detto il voto ho iniziato a singhiozzare mentre ridevo, con grande sollazzo della Adv Girl che era seduta accanto a me.
Ragazzi, sono talmente orgogliosa che non faccio che raccontarlo a tutti, non ho ritegno, e mi rendo conto che vorreste che smettessi, e vi capisco, ma non ci riesco proprio.

Comunque, il rinfresco è stato all'altezza della performance di mia sorella, tutto ottimo, anche se mi ricordo soprattutto il vino.
Mi ricordo anche che un'amica di mia sorella mi ha chiesto se ero più grande o più piccola: l'ho amata. E giuro che non mi stava prendendo per i fondelli.
Peccato solo che fosse in mezzo alla settimana e che io dovessi lavorare il giorno dopo, perché sono stata abbandonata a casa come un'anziana mentre la mia giovane neolaureata sorella andava a ballare con le amiche.

Brava sorellina.

domenica 17 ottobre 2010

Nel mezzo del cammin di nostra vita...

Se Dante fosse vissuto ai giorni nostri non avrebbe avuto bisogno di andare lontano per vedere l'inferno.
Immaginate una domenica di pioggia di metà ottobre.
Immaginate che in tutta Milano ci siano solo due supermercati della catena più diffusa (Esselunga, tanto per fare nomi) aperti. Immaginate che uno dei due sia dall'altra parte della città, in una zona che forse non è nemmeno nelle mappe del vostro tomtom. E che quello più vicino a casa sia, per dimensioni, più simile a un alimentari che a un supermercato.
La certezza che non sarà una cosa semplice inizia a balenarvi quando vi rendete conto che siete in coda per accedere al parcheggio riservato. La scritta "Completo" lampeggia a ogni auto che entra, e bisogna attendere che ne esca una perché la macchina successiva possa entrare.
Quando finalmente riuscite a salire, capire quale posto sia effettivamente "libero" è un'impresa ardua. Ma tutto questo è nulla. Le porte dell'ascensore si aprono su un ammasso informe di carrelli, carrozzine (ma come, non era il supermercato dei single questo??), corpi, che formano una marea che sembra muoversi senza alcuna logica. E un solo pensiero vi passa per la testa: questo è un girone dantesco; devo uscire di qui il più velocemente possibile.
Capite l'enorme cavolata che avete fatto nel non andare nel grande ipermercato appena fuori città, ma ormai è troppo tardi.
Non riuscite ad avvicinarvi al banco della verdura, ma non importa, avete già deciso di comprare il minimo indispensabile e scappare via. Latte, carne, uova, pane, vino e patate. Tutto il resto non è strettamente necessario nelle 24 ore seguenti.
La fila per la cassa arriva a metà del corridoio dei vini, e vi mettete in coda rassegnati e con un filo di nostalgia per il supermercato di Venezia. Lì la coda a metà della corsia era la norma, così come le risse tra i vecchietti che cercavano di superarsi a vicenda. 
Il ricordo sembra accorciare l'attesa, o forse per una volta in vita vostra avete beccato la fila giusta, quella che procede spedita. In realtà il merito è di un cassiere di mezza età, burbero come può essere un povero cristiano che la domenica mattina debba affrontare una folla inferocita. Il novello Caronte vi traghetta verso la fine dell'incubo, ed è persino gentile, a suo modo. Mettete tutto in borsa, pagate e scappate veloci come il vento.

Mai più, piuttosto muoio di fame.

venerdì 15 ottobre 2010

Pubblicità ingannevole / 2

Da brava drogata di film e telefilm, avendo esaurito le puntate finora disponibili di Lie to Me, mi sono buttata su Mad Men.
Mi piace. Gli uomini sono vestiti bene e ben rasati, intanto per cominciare. Poi la ricostruzione dell'epoca mi sembra fatta bene: fumano tutti come ciminiere e bevono come alpini, sono politicamente scorretti verso una serie di minoranze (incluse le donne divorziate, scandalose), trattano le donne come se fossero delle bambolotte cerebrolese, hanno tutti almeno un'amante. Praticamente, un tuffo nel maschilismo più becero. Se si svolgesse ai giorni nostri probabilmente l'avrebbero già sospeso perché i personaggi positivi fanno tutte le cose che ormai fanno solo i personaggi negativi (fateci caso: dagli anni '90 ad oggi quelli che fumano sono sempre cattivi, cattivissimi o peggiori; ha iniziato X-Files con il misterioso "Uomo che fuma").
Tutto questo non è preambolo a una delle mie solite sparate cripto-femministe, come potrebbe sembrare.
Nella prima puntata però il protagonista della serie, Don Draper, dice una frase alla sua interlocutrice (donna d'affari, single, ed ebrea) che mi ha fatto molto riflettere.
Il dialogo dice così:
- Quindi è così, lei non si sposa perché trova il lavoro più... eccitante
- C'è un'altra cosa... Non mi sono mai innamorata
- Non si sposa perché non si è mai innamorata... Una volta l'ho usato come slogan per le calze
- Per molta gente l'amore non è uno slogan
- Aah, per amore lei intende quel fulmine che ti spacca il cuore, che non ti fa dormire, che non ti fa mangiare nè lavorare, che ti porta di corsa a sposarti, e a fare figli... 
Il motivo per cui non l'ha provato, è che non esiste... Vede, quel tipo d'amore è stato inventato da quelli come me per vendere calze.

Allora, assumendo che l'amore romantico l'hanno inventato i trovatori e gli autori di romanzi cavallereschi molti secoli prima degli anni '60, e che quindi non è vero che è figlio della pubblicità e Don si è preso dei meriti non suoi, la cosa mi ha colpita.

E se fosse vero che abbiamo subito il lavaggio del cervello? 
La famiglia del Mulino Bianco non esiste?

lunedì 11 ottobre 2010

Maschio Alfa

Mr. Big è un maschio alfa. È la tipica persona che, qualunque cosa tu faccia, o abbia in mente di fare, lui l'ha già fatta, l'ha fatta meglio e, se implicava una graduatoria o un podio, è arrivato primo.
Non lo fa apposta, non lo fa coscientemente per attirare l'attenzione, è semplicemente un dato di fatto. Ovviamente, i vari maschi dal beta all'omega possono reagire con vari gradi di invidia, odio o sottomissione; le donne, mediamente, lo trovano interessante, affascinante, o cadono ai suoi piedi (no, sto esagerando, solo io pendo dalle sue labbra).

Chiunque abbia visto qualche puntata di Super Quark nella propria vita, avrà visto un documentario sui gorilla, sui leoni o su qualche altro animale sociale.

"Tra gli animali sociali, l'Alfa è l'individuo col rango più alto nella comunità. [...] Gli altri componenti dello stesso gruppo sociale possono mostrare deferenza verso l'Alfa o altri segni simbolici di rispetto tipici della loro specie.
Gli individui Alfa hanno il privilegio di essere i primi a mangiare e i primi ad accoppiarsi; in alcune specie sono i soli individui cui è consentito accoppiarsi. Gli altri individui vengono solitamente uccisi o banditi se violano questa regola.
La definizione di "maschio alfa" viene talvolta applicata agli umani riferendosi a un uomo che occupa una posizione di potere ottenuta attraverso il proprio coraggio e un'attitudine alla competitività, al raggiungimento degli obiettivi, alla presa di comando. Con il loro approccio coraggioso e sicuro i "maschi alfa" sono spesso descritti come carismatici. Mentre i "maschi alfa" spesso sono persone di grande successo riconosciute per le loro qualità di leader, le loro tattiche aggressive e la loro competitività possono anche portare a risentimento da parte degli altri."

Gli uomini hanno un bel dire che le donne sono solo a caccia di una dote, che quello che ci interessa in un uomo è il conto in banca: in realtà cerchiamo solo l'esemplare di maggior successo, che assicuri a noi e alla nostra prole la più alta probabilità di sopravvivenza. Se vivessimo ancora nella foresta sceglieremmo l'esemplare più abile nella caccia; nella civiltà moderna il metro di giudizio dell'abilità di un uomo nel procacciare il cibo (e tutto il resto) è la sua capacità di fare soldi. Questo è il motivo che ci spinge a scegliere l'esemplare "vincente" nel mondo del lavoro, o almeno un esemplare che abbia tutte le potenzialità di diventarlo.
Quindi, cari maschi beta,  è inutile che voi continuiate a consolarvi della vostra mancanza di attrattiva dicendo che le donne sono tutte puttane che si vendono al miglior offerente.
È la natura che ce lo impone.

venerdì 1 ottobre 2010

Ballerina Collector's Edition

La Ballerina è come la Barbie, tira fuori di giorno in giorno caratteristiche tali che, se fosse una bambola, se ne potrebbero fare mille versioni.

Siamo partite da "Ballerina saggio di danza hip-hop". La bambola viene fornita vestita in stile Blues Brothers con completo nero, cappello Panama di paillettes e occhiali scuri, mentre balla sulle note di Men in Black, per la gioia di amici e soprattutto sconosciuti amici di amici. Incredibile che abbiamo rivisto il Producer, dopo quella sera.

L'ovvio modello successivo è "Ballerina Agente dell'FBI", una ragazza addestrata in arti marziali, in grado di captare notizie e pettegolezzi che viaggiano nell'etere e possono venire recepite solo dal microtrasmettitore che ha nell'orecchio, o che sono inviate sottoforma di ultrasuoni che solo dopo un lungo e difficile addestramento lei è in grado di percepire.

Qualche tempo dopo, è uscito il modello "Ballerina Segretaria di Direzione": dotata di computer con connessione e-mail e chat, è in grado di bloccare le agende di tutta la mailing list e di dire a chiunque cosa sta facendo chiunque altro, per esempio (dialogo in parte di fantasia, in parte realmente avvenuto):
Chef: "Ma tu hai sentito gli altri?"
Ballerina: "Allora, Tizio stasera c'è, Caio invece ha l'imbarco sull'aereo per la Puglia alle 20, Sempronio arriva in macchina verso le 21"
Chef: "Beh ora provo a sentire Sfinge"
Ballerina: "No, non stare a chiamarlo, è appena entrato in riunione e ne uscirà solo verso le 18"

Prima delle vacanze, con perfetto tempismo, è uscito il modello "Ballerina Tour Operator". Volete andare a sentire l'Opera a Verona? Pronti, Ballerina Tour Operator vi trova i biglietti, prenota l'hotel, e non vuole nemmeno la commissione. Lo fa per il piacere di farlo. Dovete andare in Puglia? Ballerina Tour Operator vi prenota l'aereo e manda con cadenza settimanale e-mail riassuntive col programma.

Poi ci sono varie versioni di "Ballerina Passione Avventura": "Ballerina fa rafting sui torrenti trentini", "Ballerina gioca a paintball", "Ballerina sulle slitte trainate dai cani", "Ballerina go-cart", "Ballerina si spatascia col motorino Johnny mentre corre il GP di Milano"...

Ultimo modello in uscita, prodotto a seguito della ormai celebre caduta, è un modello per collezionisti: "Ballerina VIP". Ballerina VIP concede interviste, si fa ospitare allo stadio dalla sua squadra del cuore, e tra poco, sperano le amiche, inizierà a presenziare come ospite in vari programmi tv.

In fondo anche la Parietti ha iniziato dai programmi di calcio.


Infine, l'angolo delle buone notizie:
Buona notizia n. 1: Complimenti a CìCì, lei sa per cosa. Sono contentissima!

Buona notizia n. 2: Sembra che il motorino Johnny possa venire curato, e probabilmente sentiremo il suo motore da 50cc rombare nuovamente per le vie di Milano. Attenti, calciatori, i prossimi potreste essere voi!