mercoledì 30 marzo 2011

Virgolette

Sono saccente, lo ammetto e faccio autocritica.
So anche che questo può essere fastidioso per chi mi circonda. Lo so, me ne rendo conto, ma è più forte di me; e sappiate, per la cronaca, che sono già migliorata nell'esercizio dell'autocontrollo.
Ma ho delle attenuanti, non è colpa mia se sono cresciuta in una famiglia in cui:
  • Mamma usa termini come "esiziale", "adombrarsi", e dice alla colf rumena che non parla quasi italiano "Riponga codesti piatti nell'acquaio" invece di "Metta questi piatti nel lavello", stupendosi poi che la poverina non capisca;
  • Papà, più volte al giorno, cerca conferme e informazioni di ogni tipo sul vocabolario e/o sull'enciclopedia Treccani, e ha persino una preferenza in merito all'edizione; ci ha sempre vietato la semplificazione del congiuntivo in indicativo imperfetto in sua presenza e per tenergli testa bisogna essere in grado di citare almeno il dizionario della Crusca, se no meglio stare zitte. Il tutto abbinato al suo motto preferito: "L'italiano è una lingua precisa".

Accanto alla famiglia, gli insegnanti: in particolare la mitica DeSi del ginnasio, che dava lezioni di creatività letteraria anche quando faceva le sue annuali sfuriate: "Voi, - urlava - voi avete la profondità di una pozzanghera, la vivacità intellettuale di una marmotta in letargo, vi scorre nelle vene sangue di sardine! Io vi spezzetto la cultura in piccoli bocconi e voi venite qui a vomitarmela sulla cattedra...", tanto per citare il suo meglio. Io mi mordevo una mano per riuscire a trattenere le risate, e nel contempo mi tremavano le gambe perché sapevo che iniziava la settimana del terrore in cui tutti i privilegi venivano revocati.
L'ho adorata, è stata l'insegnante migliore che abbia mai avuto.

Oppure, il professore tra noi ribattezzato "Barbetta", di storia e filosofia. Un altro ottimo insegnante, anche se perennemente in ritardo sul programma.
Ricordo che durante la sua seconda ora di lezione ci spiegò che esiste un lessico specifico per ogni disciplina di studio, che è necessario imparare e usare correttamente; inoltre ci raccomandò, riferendosi a eventuali temi di carattere storico, di  evitare di usare un termine poco pertinente mettendolo tra virgolette: se servono le virgolette vuol dire che esiste un altro termine più appropriato.

Ora, già da questi pochi esempi, è evidente il motivo per cui sono diventata lievemente ipercritica nei confronti del testo scritto, e per cui odio l'eccessivo uso di puntini di sospensione  (ne bastano TRE, per la cronaca, non è che più ne metti e più sospendi), esclamativi, interrogativi; odio l'uso di termini inappropriati, di un vocabolario da terza elementare, di anglismi inutili, e anche, naturalmente delle virgolette come indicazione di un termine non del tutto corretto, ma che si avvicina, più o meno, a quello che si vorrebbe dire.

Ciò premesso, so che avrete una parola di conforto per me, dopo aver letto quanto segue.

Oggi, poco fa: Mr. Big vuole effettuare un acquisto su e-Bay e mi gira l'annuncio per avere la mia benedizione, immediatamente ottenuta.
L'annuncio recita:
OFFERTA STRAORDINARIA
COPPIA DI RACCHETTE USATE MA VERAMENTE "PERFETTE" (segue marca delle racchette).
Al che mi scatta la vena polemica.
Effe: "come odio quelli che mettono le virgolette a c***o"
Mr. Big: ""perchè"?" (sì, ha messo le virgolette apposta. Simpatico come una scimmietta)
Effe: ""perfette". che vuol dire? o sono perfette e allora non metti le virgolette o non sono perfette e allora stai a frega' la ggente"
Mr. Big: "vuol dire che le avranno usate ma non ci si sono buttati a fare la ciaspolada"
Effe: "allora metti praticamente perfette, o come nuove, o in ottimo stato. che ca***o metti le virgolette?"
Mr. Big: "Uff... e poi dici che gli uomini scappano..."

Nuovo requisito richiesto: che conosca e applichi la grammatica, l'ortografia e la lingua italiana, e che sia un amante dei pignoli rompipalle.


martedì 15 marzo 2011

L'insostenibile pesantezza dell'essere

Tanto da scrivere e così poco tempo! Da ben due settimane colleziono week-end memorabili con le amiche e aneddoti in gran copia ma non ho tempo di aggiornare il blog. Colpa del lavoro di giorno, e della pigrizia di sera.

Per non restare troppo indietro mi toccherà riassumere gli avvenimenti salienti.

Procedendo in rigoroso ordine temporale, due fine settimana fa c'è stata la mitica riunione delle quattro ragazze del trullo in quel di Roma. Il clima dispettoso mi ha portata a rimpiangere, incredibilmente, il tempo di Milano, però ci siamo divertite lo stesso, abbiamo visto anche l'amico Producer e abbiamo camminato instancabili come se ne andasse della nostra vita, salvo due-tre corse in taxi, aggiornandoci sulle rispettive vite sentimentali, guardando monumenti e negozi di scarpe con lo stesso entusiasmo. Insomma, cose da ragazze.

Tirando le somme, ho potuto definire che i turisti fanno una vita infame, stancante da morire; che forse l'amore vero esiste; che i "mozzarella-bar", specie se in zone centrali quali, per dire, Campo dei Fiori, tendono a raggirare gli incauti avventori; che i tassinari romani sono un dono del Signore. Quanto a quest'ultima affermazione, è vera sia nel senso che in certi momenti avrei potuto sedermi a terra e, causa spossatezza, aspettare solo la morte per inedia, se un provvidenziale tassinaro non mi avesse riportata a casa, sia perché sono di una simpatia inarrivabile. Il primo premio va senz'altro a quello che ci ha portate a Fiumicino, un meraviglioso romano 65enne che ci ha intrattenute per tutto il viaggio con dissertazioni filosofiche sulla vita e sui giovani e soprattutto raccontandoci con dovizia di dettagli di suo figlio: "Aho', a raccontallo nun ce se crede, pare che capitano tutte a mi' fijo". Figlio che è il protagonista di uno spot meraviglioso della birra Corona.



Insomma, è stata una bellissima gita. Il lato negativo è che il fine settimana per sua stessa natura è breve, e i postumi della stanchezza sono stati alquanto pesanti da smaltire: per esempio martedì scorso, dopo aver cenato con Sfinge, mi sono messa sul divano alle 11.30 dicendomi "Solo 5 minuti e poi vado a nanna". A quel punto ho perso i sensi e mi sono riavuta solo alle 2.20 di notte.



Altro giro, altra corsa: venerdì scorso ho avuto una riunione di lavoro a Londra, e naturalmente ho sfruttato l'occasione per rimanere il week-end facendomi ospitare dall'amica Pubblicitaria, ormai londinese d'adozione. Siccome il clima si è rovesciato, incredibilmente mentre qui nel "Paese del Sole" già pioveva a catinelle, lì nella perfida Albione il tempo ha retto fino a domenica.

Il venerdì sera mi hanno portata a cena a Covent Garden e poi siamo andati a sentire il jazz da Ronnie Scott, ed è stato veramente bellissimo e divertente. Tranne quel quarto d'ora, verso l'una di notte, in cui ho rischiato di svenire dalla stanchezza, nonostante i circa 200 caffè ingurgitati durante la giornata. Il sabato, con un bel sole ad accompagnarci, abbiamo fatto un lungo giro in cui ho visto talmente tante cose che mi è impossibile elencarle tutte: dal Borough Market ci siamo fatte tutta la sponda sud, per poi dirigerci nella zona di Chelsea. Ho pranzato a base di Guinness, sausages and mashed in un pub pieno di vecchietti che guardavano il Sei Nazioni. Italia contro Francia, e abbiamo vinto! L'amico A. mi ha già chiesto se posso tornare in quel pub per la prossima partita, vedrò quello che posso fare. Poi abbiamo visto una mostra fotografica dal tema "Italian style on silver screen", organizzata per la Peroni. Molto bella. Infine aperitivo al pub, sempre sulla riva del Tamigi, e cena al cinese in piena China Town.

Adoro Londra!

Anche la gita inglese mi ha portata a tirare un paio di conclusioni: a Londra trovo piacevole perfino usare i mezzi pubblici; non imparerò mai a guardare dalla parte giusta quando attraverso la strada; i tassisti londinesi sono gentili e disponibili, ma quelli romani sono mille volte meglio.


mercoledì 2 marzo 2011

Bilancio

Fiat Lingotto 1925, ufficio contabilità, macchine calcolatrici, 
Archivio fotografico FIAT.
Ho condotto una vita piuttosto retta, ho cercato di fare, se non del bene, almeno il minor danno possibile agli altri nel mio percorso, pur cercando di vivere piacevolmente il tempo concessomi.
Ho cercato di seguire le leggi universali del karma, gli insegnamenti della mia Tata, la regola aurea in tutte le sue forme ("non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te", ma anche "fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te").
Eppure devo aver sbagliato qualcosa.
Infatti sono appena giunta a due conclusioni:
  1. L'inferno è un mondo di contabili, fatture e conti da far quadrare, in cui nessuno ha tempo di spiegarti nulla e chi ha tempo non ha le risposte che cerchi.
  1. Sono morta a un certo punto della mia vita, non me ne sono accorta. E naturalmente mi trovo nell'inferno fatto di contabili, fatture e conti da far quadrare.

Ora, guardo al futuro. Vi assicuro, anche noi anime dannate ci aspettiamo un futuro foriero di cambiamenti; tra poco un'altra anima dannata prenderà il mio posto nell'inferno delle fatture e io, a Dio piacendo, assurgerò a un purgatorio di viaggi in autostrada e permanenze dal mio cliente, il quale si diverte ad assumere persone che non hanno la più vaga idea di tempi e modi del lavoro che devono fare.

Un giorno vincerò la lotteria, e allora e solo allora sarà il paradiso.