mercoledì 30 giugno 2010

Divisione e comunione

Domenica di fine giugno. Stravaccata sul divano, concentrata nel tentativo di percepire il minimo alito di vento che sfiorasse il mio corpo accaldato, con un occhio guardavo Sliding Doors in tv, con l'altro giocavo a carte sul telefonino.
Gli amici: la Ballerina non aveva risposto al telefono, la Sfinge aveva risposto elencando una serie di disgrazie motoristico-lavorative che nemmeno Elizabeth Taylor...
Invece, mentre ormai rassegnata a godermi la calura in solitudine stavo meditando di riempire la vasca e stare a mollo fino all'ora di andare a dormire, mi richiama la Ballerina.
"Ciao, ho visto ora la tua chiamata perché avevo il telefono morto. Come va?" "Bene" "Che fai?" "Sto vedendo Sliding Doors" "Io sono a casa Chef&Sfinge, vieni?" "Ma mi fanno vedere Dr. House?" "Ne dubito, stiamo vedendo Argentina-Messico" "Vabbè, vengo, ma prima voglio vedere la fine del film".
Alzarsi dal divano, lavarsi e vestirsi  si rivelano una fatica improba. Soprattutto vestirsi. Io amo il caldo, ma vestirsi è una sofferenza. In una inguardabile tenuta da domenica sera in famiglia (niente trucco, occhiali, bermuda, polo e soprattutto i comodissimi sandali greci) mi avvio verso la mia meta.
Una volta arrivata, scopro che le disgrazie che hanno vessato la Sfinge sono state risolte, almeno parzialmente, grazie al contributo come sempre inestimabile della Ballerina, e trovo tutti di un umore idilliaco. In due casi su tre la rilassatezza ha ricevuto un piccolo aiuto extra.
Partita, chiacchiere, ogni tanto un timido refolo d'aria, e tra una chiacchiera e l'altra, non so come, siamo arrivati a discutere di comunione dei beni. Una discussione infinita, ognuno alquanto inamovibile dalle proprie posizioni.
Il partito (di maggioranza, direi, anche se con varie correnti) a sostegno della separazione dei beni faceva fronte comune contro il partito a sostegno della comunione, il quale sosteneva che fare la separazione dei beni suona come un atto di sfiducia nei confronti del futuro coniuge, e quindi tanto vale sposarsi.
Il partito anti-comunione sosteneva la necessità di mantenere il realismo pur con la totale fiducia nel coniuge e nell'istituzione del matrimonio, cioè, per usare una massima cara alla mia amica Psicologa, "Aspettarsi il peggio con la speranza del meglio". Certo, non sarà romantico, però shit happens, quindi meglio non trovarsi in brutte situazioni dopo per non aver voluto uccidere il romanticismo prima.
In effetti a pensarci bene è strano che quattro persone single si scannino per 2 ore su un argomento simile. Magari nemmeno mi capiterà di doverci pensare seriamente.
Però d'altro canto giusto qualche giorno prima discutevo di tipi di cerimonia e scelta dei testimoni con CiCi. Ed era una discussione piuttosto animata, per quanto lei non sembri minimamente intenzionata a sposarsi e io non mi senta molto portata per il matrimonio, oltre a mancarmi proprio la materia prima.
In ogni caso, da tutte queste discussioni apparentemente inutili, ho potuto già decidere un paio di cose: sceglierò la separazione dei beni, mi vestirò come una regina e vorrò tutti i miei amici a fare festa con me, e mia sorella e mio fratello saranno i miei testimoni.
Per ogni evenienza, sono preparata. 

martedì 22 giugno 2010

Scappata di casa

Non sono una persona invidiosa, però c'è una dote che ammiro e che vorrei davvero avere: la capacità di sembrare appena uscita dalle sapienti mani di un sarto, di un parrucchiere e di un truccatore anche se sto scendendo dal treno dopo sei ore di viaggio.
Ci sono quelle persone, le vedo spesso in giro. Soprattutto nelle stazioni o negli aeroporti, situazioni in cui io sono sempre trafelata, stanca, sembro una scappata di casa e, soprattutto, sono vestita "da viaggio"; cioè, tradotto, con abiti comodi, per non dire trasandati, scarpe basse, solitamente quelle che sono comode come pantofole e altrettanto impresentabili, occhio spento se è mattina, occhio cerchiato di stanchezza e di trucco colato se è sera; e poi il trolley da una parte, la borsa in spalla, la giacca sul braccio, la pashmina che si attorciglia ai manici della borsa e rischia a ogni passo di strangolarmi e, quando devo passare i controlli all'aeroporto, mi costringe a contorsioni degne dei migliori circensi cinesi, mentre perdo minuti preziosi cercando di liberarmi; gli occhiali da sole in testa che mi arruffano ulteriormente i capelli, mi cadono, si impigliano... devo sembrare una specie di erinni a chi mi vede.
E poi magari mi trovo a specchiarmi in un vetro, e mi passa accanto il modello di donna impeccabile sempre e comunque, una di quelle che anche sotto un bombardamento sarebbero perfettamente in ordine, senza nemmeno un calcinaccio sulla giacca. Una di quelle a cui penso quando la voce suadente della pubblicità promette risultati impeccabili nel lavaggio in lavastoviglie; di certo lei ha la lavastoviglie e usa il Finish.

Può indossare un tailleur da perfetta donna manager, piuttosto che pantaloni a sigaretta o un abitino. Qualunque sia il modello di scarpe che indossa, in ogni caso sembra sempre che siano appena state comprate, sono perfette, lucide, senza una piega. Persino il salvatacco non è consumato, come se, anziché camminare, levitasse.
Spesso ha i tacchi, e mi sono sempre chiesta come faccia a viaggiare con le scarpe coi tacchi. Probabilmente perché a lei non capita mai di dover inseguire un treno, o di correre a perdifiato per gli infiniti corridoi di un aeroporto rischiando di perdere la coincidenza; il treno e l'aereo sanno che non possono partire senza di lei.
Se indossa una camicia bianca, è di un candore abbagliante, come se gliel'avesse lavata nonna Ace in persona, stirata perfettamente come se a casa avesse un plotone di stiratrici; se ha un golfino, è drappeggiato elegantemente sulle spalle, oppure ha un foulard di Hermès legato al collo o, se ha troppo caldo, ai manici della borsa; la borsa è una borsa, effettivamente, e non un pesantissimo sacco sformato come la mia.
I capelli, sciolti o legati, lisci o mossi, biondi o bruni, sono in ordine come un reggimento di tedeschi, non uno che esca dalle righe, a meno che non sia stato autorizzato. Mentre i miei ricordano vagamente la carica degli arabi in Lawrence d'Arabia. Manca solo che gridino "A-qa-ba!A-qa-ba!". Lei invece ha una piega perfetta anche se sta diluviando da 40 giorni e 40 notti.
Il trucco, naturale e non troppo evidente, è ovviamente perfetto e senza una sbavatura.
Non riescono ad avere l'ascella pezzata nemmeno con 45 gradi e umidità al 90%.

Insomma, un modello inarrivabile. Io anche con tutto l'impegno del mondo sembrerò sempre una versione centrifugata di loro, nella migliore delle ipotesi.
La cosa drammatica è che ne conosco anche di persone impeccabili. E non ne sono minimamente coscienti, perché non si sforzano per essere così, le maledette, è un loro atteggiamento naturale. O almeno, questa è l'impressione che danno.

Per quanto mi riguarda, nel vederle passare attraverso la pozzanghera del mondo in cui io sembro appena essermi rotolata, senza che si schizzino neppure l'orlo dei pantaloni, consolo me stessa pensando che probabilmente sono frigide.

lunedì 21 giugno 2010

Umidità

Forse intravvedo uno spiraglio di blu.
Sono tre giorni che piove, sono tre giorni che bubbolo dal freddo, mi sento l'umido nelle ossa come gli anziani, forse sta crescendomi il muschio sul balcone, e sto seriamente meditando di ritirare fuori il piumone appena riposto. Anzi, penso proprio che lo farò. Stanotte ho passato la notte dell'Innominato, nonostante diversi strati di roba addosso non c'è stato verso di riuscire a scaldarmi. È da febbraio che aspetto il caldo, io odio il freddo, non ho già sofferto abbastanza per questo inverno gelido e nevoso? Riuscirò a non sentire freddo per più di 3 giorni di fila prima che, inesorabile, ritorni l'autunno?

Ma basta lamentarsi, devo fare il solito resoconto del week-end appena volato via.

Venerdì sera. Un altro compleanno, stavolta praticamente sotto casa. La fortunata era la Squit - di cui potete vedere una rara immagine; fortunata perché stranamente non pioveva e perché aveva 20 persone intorno accorse per festeggiarla.
Il ristorante - devo dirlo a onor del vero - mi ha un po' delusa, a parte le focacce di aperitivo che erano molto buone il resto non mi ha entusiasmata. Soprattutto, arrivati al momento di ordinare i dolci, leggo con mia somma gioia "sorbetto alla mela". Io adoro il sorbetto alla mela, quindi mi rivolgo al gestore, che sta prendendo le ordinazioni.
"Io vorrei un sorbetto alla mela"
"Non ce l'ho. Solo al limone"
"Ah - delusione estrema nella mia voce - No, aspetti, vedo se c'è un'altra cosa"
Mi rimetto a studiare il menu. Ecco, frutta fresca con la fonduta di cioccolato. Cavolo, è per due persone. Convinco con ogni mezzo la Sfinge a cambiare il suo ananas e a dividere la fonduta con me, e torno dal tizio.
"OK, ho trovato, vorrei la frutta con la fonduta di cioccolato"
"Eh, non so se ho la fonduta"
Allora. Dirlo prima no?
Rinuncio, e mi piego al sorbetto al limone.
Poi noto che Squit ha preso una fetta di torta, così torno dal tipo e gli dico:
"Senta, la festeggiata ha ordinato la torta, non è che potrebbe metterci sopra una candelina, così, simbolicamente?"
"Guardi, se ce l'ho, molto volentieri".
Potreste pensare che si sia in tal modo riscattato. Invece no.
Porta la torta rigorosamente sguarnita di qualsivoglia fiammella, poi mi guarda, allarga le braccia e sospira "eh, non ce l'avevo".
Maddài?? Che strano, di due cose che ti ho chiesto non ne avevi una, e si sa che non c'è due senza tre. Non c'è letteralmente, peraltro.
In ogni caso, è stata una serata carina per la compagnia, e poi ci siamo ampiamente rifatti dagli amici del bar che ci hanno coccolati come solo loro sanno fare. E come noi meritiamo di venire coccolati.

Sabato sono andata dalla mia mamma e dai miei amici. Nonostante le defezioni con la Psicologa siamo riuscite a raggruppare un po' di persone e abbiamo organizzato una bella cenetta in un locale molto carino. Tra l'altro ha riscosso successo doppio presso la metà maschile della tavolata perché la proprietaria, ancorchè un po' stagionata, diciamo che sa decisamente come valorizzare le proprie doti fisiche. E, per capirci, non è una di quelle a cui le briciole di pane cadono sui piedi.
Comunque, visto il tempo speravo di trovare ancora la polenta col cervo, invece mi sono dovuta accontentare di piatti un po' più in linea con il mese. Oltre al danno la beffa: ero vestita da autunno, non ho potuto inaugurare le mie nuove scarpe di raso rosso e ho dovuto invece riesumarne un paio talmente vecchie che sono tornate di moda, ma il menù era estivo. Amen, spero di riuscire a sfruttarle prima o poi.

La domenica sono ripartita presto per correre a vedere la partita della Nazionale a casa di Hornbraker. Special guest star: il Sarto. Vista la prestazione e visto l'esito, su cui ho deciso di stendere un pietoso velo, diciamo che avrei potuto farne a meno e stare un paio d'ore di più con mia madre. Ma in fondo i Mondiali sono più che altro una scusa per stare in compagnia. Scusa che temo esauriremo presto. Personalmente, essendo alquanto scaramantica, continuo a essere convinta che la rogna sia portata dalla bandiera-mantella che la Bucaniera ha insistito a portare al nostro esordio, nonostante le avessi detto che avrebbe sicuramente portato sfiga. Oltretutto,  invece di riportarsela a casa, l'ha pure lasciata lì. E il peggio è che, rappresentando la nostra Bandiera, non possiamo nemmeno allontanare il malocchio bruciandola!
Fine giornata e serata passate a cena con la Sfinge, che mi ha fatto scoprire l'ennesimo programma trashissimo di cui non si sentiva minimamente l'esigenza. Per fortuna che il vino mi ha anestetizzata a sufficienza per resistere, riderci anche sopra, e godermi poi i telefilm americani di cui sono drogata. 

giovedì 17 giugno 2010

Pollyanna


Oggi la giornata è iniziata in modo veramente schifoso. La prima e-mail - lavorativa - che ho aperto dopo aver acceso il pc, mentre fuori una nube nera incombeva bassa su di noi, riversando ettolitri d'acqua torrenziale, ma ha gettata in uno stato di nervosismo impotente misto a inc****tura e abbattimento.
Dopo aver rosicato mezzo'ora però, aver tediato Mr. Big con la storia completa, aver scritto al mio capo cercandone le solidarietà, puntualmente ottenuta, mi sono sentita molto meglio, e ho iniziato a pensare che con un inizio così orribile, il resto della giornata non avrebbe potuto che migliorare; e così è stato, devo dire.
Un mio amico mi prendeva sempre in giro per questa... Come definirla? Deviazione mentale? Insomma, questo modo che ho di trovare il lato positivo di ogni cosa. Pertanto mi ha diagnosticato la "Sindrome di Pollyanna". Fortunatamente per me è laureato in lingue e non in psicologia, visto che tale sindrome è altrimenti detta "ottimismo idiota"...
Pollyanna era, per chi non lo sapesse, la protagonista di un romanzo per bambine di Eleanor Hodgman Porter. Lo so perché l'avevo, ma non sono mai riuscita ad andare oltre il terzo capitolo.
La quantità di sfighe che si abbattono su quella povera creatura non è sopportabile per una bimba sensibile quale io ero.
Allora: perde entrambi i genitori; va a vivere in una casa enorme con la zia materna, la quale aveva rotto ogni rapporto con la sorella. Mi par di ricordare che fosse più stronza e arcigna della signorina Rottenmeier e la trattasse con una freddezza glaciale, nonostante lei facesse di tutto per ingraziarsela e mostrarle che le voleva un gran bene. E di delusione in delusione, questa eroica bambina cosa fa? Diventa una persona triste e tenta il suicidio? No! Diventa stronza come la zia e inizia a renderle pan per focaccia? Nemmeno! Fa il "gioco della felicità" che le aveva insegnato il padre, cose tipo (invento): "Non importa se zia Polly mi ha schiaffeggiata col mazzo di rose che le avevo portato; ora ho la faccia profumata e dei bei graffi che mi danno un'aria più interessante! Che bellezza!".
Comunque, daje e daje, riesce a far breccia nel freddo cuore della zia, dei domestici e di chiunque incontri. Sembra che la sua vita vada a gonfie vele, finalmente può vivere felice, e invece... Resta paralizzata.
Dico, ma non poteva chiuderla così, con un bel "vissero felici e contenti"? Presumo che glielo pagassero a pagine, il romanzo, se no non si spiega tanto accanimento. O forse una Pollyanna aveva picchiato l'autrice quando erano all'asilo, e questa era una vendetta.
Tornando alla nostra paralitica eroina, sempre felice e col sorriso sulle labbra ancorché in carrozzella, grazie al suo incrollabile ottimismo si sottopone a una operazione molto rischiosa e - miracolo! - riprende a camminare.
Pfiuuu, sollevata dalla notizia, inizio però a nutrire un certo disprezzo per gli ottimisti ad oltranza.

Basta, ho deciso: onde non passare per idiota, mi spaccerò ufficialmente per pessimista.  
Maledetta Pollyanna. 

lunedì 14 giugno 2010

Co.Co. (COmpleanni COncomitanti)

Sabato è stata una giornata campale, sia in senso stretto (eravamo in campagna), sia in senso figurato.
Infatti, un secondo dopo aver entusiasticamente aderito all'invito della Gianduiotta, mi arriva altro invito dalla Bambola Cinese. Essendo la ricorrenza importante non potevo dire di no, ci tenevo a esserci... Per cui mi sono (CI siamo: anche la Bucaniera e l'Ingegnere) fatti due feste in un giorno.
La giornata è iniziata con sveglia alle 9 (ebbene sì, di sabato, e se non sono prove di amicizia queste...) per prepararmi e correre a comprare un biglietto di auguri, e poi correre per essere alle 10.45 sotto casa Bucaniera. Risultato: attesa di 20 minuti che arrivassero tutti gli altri.
Poco male, perché andare dalla Gianduiotta vale qualsiasi sacrificio: in primo luogo il posto è bellissimo, è una villa così come dovrebbe essere se non vivessimo in questi tempi di barbarie, il giardino è anche più magico perché non è così curato da risultare impersonale. Ma tutto questo non avrebbe nessun valore se i padroni di casa non fossero come sono. La loro ospitalità è calda e generosa e anch'essa proviene da tempi più civili.
Abbiamo pranzato splendidamente, con una bella compagnia allegra e interessante, sotto una bella tenda che sembrava una vela. Credo che anche la tenda stessa pensasse di essere una vela, visto che in un paio di occasioni ha mostrato di essere perfettamente in grado di prendere il vento.
Il dolce di compleanno preparato dalla festeggiata stessa era qualcosa di lussurioso.
Abbiamo anche assistito ad alcuni gesti atletici da parte dei maschietti che hanno osato mettersi a giocare a calcio. Personalmente mentre loro sudavano sotto il sole io bevevo un ottimo caffé seguito da un bicchierino di digestivo al basilico. Buonissimo.
Siamo anche stati lungamente deliziati dall'arte pianistica della Sfinge. Che è bravo, proprio bravo.
Gli abbiamo rovinato l'esecuzione cantando a squarciagola, ma si capiva lo stesso che è bravo.
Insomma, una giornata perfetta.
Talmente perfetta che quando ho guardato l'orologio erano le 7 di sera ed era ora di oltrepassare il confine della provincia per andare incontro a nuove, straordinarie avventure.

Dopo alcune resistenze da parte dei padroni di casa, che carinamente non volevano lasciarci andare, siamo andati di collina in collina, mentre noi ragazze ci cambiavamo i vestiti e ci rifacevamo il trucco.
Arrivati a R., ci siamo accorti con orrore che era un buco nero della telefonia mobile e abbiamo temuto di non riuscire a trovare il luogo della festa, noto solo alla festeggiata e consorte.
Ma ce l'abbiamo fatta, e anzi, eravamo praticamente i primi. Se si esclude il pianobarista affittato per l'occasione, un ragazzo pieno di entusiasmo che non ha smesso un secondo di suonare e cantare per tutta la serata. Nemmeno quando alcuni avrebbero gradito fortemente che smettesse.
Mancando mia sorella, la Bambola mi ha incaricata di curare l'animazione della serata, compito nel quale mi sono impegnata con tutta l'anima, tant'è che sono spompata ancora adesso, dopo una domenica intera passata sul divano.
Ho bevuto, cantato, ballato, mangiato, magnificando le doti culinarie della festeggiata (come da istruzioni ricevute), ho partecipato a una gara di limbo (promemoria: MAI gareggiare sui tacchi a spillo, non solo è più difficile ma soprattutto devasta i quadricipiti non allenati), ho scattato foto, costretto o cercato di costringere le persone a partecipare... Insomma, non so se la Bambola sia soddisfatta del risultato, ma io ci ho messo l'anima.
Che detto così sembra che sia stato un lavoraccio. Mentre la verità è che mi sono divertita da morire.

Quindi, care ragazze, vi ringrazio di cuore entrambe, per la bella giornata l'una, per la bella serata l'altra.

Valeva la pena di esserci.

venerdì 11 giugno 2010

Que viva Mexico!


La grande sera è arrivata e passata.
Con questo non voglio girare il coltello nella piaga della mia cara sorellina, ma non posso non scriverne.
Intanto per cominciare: sì, Dottoressa, lo so, è una vera ingiustizia; 9 persone e solo 2 erano fan del film. La Bucaniera lo aveva visto, ma non se lo ricordava.
La buona notizia è che pare sia piaciuto a tutti. Potrebbero aver mentito, ma hanno mostrato un certo apprezzamento, persino una Sfinge palesemente omofobica e in stato semicomatoso.

Ma procederei con ordine.
Come fare quando tutte le tue amiche ti dicono che non si vogliono apparecchiare in tono con la serata?
Per prima cosa, bisogna essere sicuri che ce ne sia almeno una che apprezzi le mascherate, al punto da coinvolgerne almeno un'altra, e il gioco è fatto.
Fiduciosa nelle capacità di persuasione dell'Amazzone, e certa del suo apprezzamento per i travestimenti, nonostante tutto ho deciso di rischiare lo stupro e conciarmi in modo consono alla serata.
Il che, in sostanza, si è materializzato in quaranta minuti quaranta di trucco e parrucco. Ma devo dire che il risultato è stato soddisfacente: occhi bistrati, mascarati e con ombretto dal nero al silver, incarnato perfetto (grazie a diversi strati geologici di crema idratante, fondo tinta, cipria, terra, fard... Uff che fatica essere donne), e una bocca rosso sangue da fare invidia a qualunque vampiro.

Arrivate al cinema, la Scoiattola ed io ci siamo palesate alla Drag-buttafuori, la quale ci ha gentilmente invitate a metterci in coda e non rompere le palle.
Arrivati tutti, c'è stata qualche difficoltà a raggrupparci vista la quantità di persone, il che mi ha fatto vincere altre occhiatacce dalla Drag-buttafuori e un "OOOOHH voi del gruppo Hornbraker, guarda che avete un po' rotto i maroni". Il tutto espresso con una voce che al confronto Amanda Lear è un soprano leggero, ma - per fortuna - col sorriso sulle labbra. Tra parentesi, bel colore di rossetto, a me starebbe malissimo...

Passando agli altri convenuti, come previsto l'Amazzone, agghindata con aureola di pelo rosa, alucce da farfalla, e trucco rosa shocking, ha coinvolto la Bucaniera, la quale non solo si è messa vistosi orecchini, fermagli floreali e addirittura una parrucca (che le stava benissimo, tra l'altro), ma ha anche portato sciarpe e collane per tutti. Infatti i fratelli Hornbraker si sono presentati l'uno con un boa di piume di struzzo color blu elettrico, e l'altro con una cintura messa a mo' di bandana.

Lo spettacolo è stato carino, le tre drag che mimavano i momenti clou erano veramente molto brave; gli altri attori intervenivano un po' a sproposito, secondo il mio gusto personale, ma era carino il coinvolgimento del pubblico, dotato di un kit con stelle filanti e trombetta (per la partenza del pullman), tampax (ai quali non abbiamo dato fuoco, tranquilli),  palline da ping pong (da lanciare a mano, per fortuna), e coriandoli per la scena finale.

Con mio grande dispiacere non sono riuscita a salutare la drag-buttafuori, con cui sento di aver instaurato un certo feeling. Speriamo di incontrarci ancora, un giorno o l'altro, perché, come disse il saggio calabrese "il mondo è una palla rotonda".

P.S.: Voglio un copricapo di piume di struzzo.

martedì 8 giugno 2010

Pazzissime


Sono esattamente 7 ore e 30 minuti che provo, a intervalli regolari, a chiamare un certo cinema. Solo oggi si può prenotare l'ingresso alla proiezione speciale di Priscilla - La regina del Deserto, che sarà domani; con tanto di animazione in sala. 
Dipendendo da me la buona riuscita della serata di ben 10 persone, di cui uno è detto Supposta non casualmente, alle 8 di stamattina, appena acceso il mio telefono ho iniziato a telefonare. Inutile dire che non l'avrei presa così seriamente neppure se fosse stata una telefonata a un medico specialista per avere l'esito di un esame, né se da quella telefonata fosse dipeso  l'ottenimento del lavoro dei miei sogni.

Primo tentativo: occupato.
Secondo tentativo: occupato.
Terzo tentativo: occupato.

Quarto tentativo: oohoohoohooh attenzione! Libero...
"Vai vai vai, rispondi..."
Tuu-tu...
Tuu-tu...
"Daaaaai... Su che devo andare in ufficio..."
"buongiorno...." "Sì pronto, buong..." "...questa è la segreteria telefonica del cinema Mexico..."
D'oh!

Per le successive 7 ore e 20 minuti si è ripetuta la stessa scena, di 10 minuti in 10 minuti.
Ora so a memoria con quali mezzi raggiungere il cinema, conosco perfettamente il cast del film oggi in programmazione, i relativi orari delle proiezioni, ma non sono riuscita a parlare con nessuno per prenotare.
Inizio a pensare febbrilmente al piano B: passare dal cinema tornando a casa e prenotare di persona?
E se mi dicono che è troppo tardi e/o è tutto esaurito? Spero di no per loro. Se no prendo il cric dalla macchina. E domani ainziché i lustrini dei vestiti scintilleranno solo le cromature della sedia a rotelle.
Di quando in quando, mentre già mi immaginavo esposta al pubblico ludibrio da nove amici delusi, avevo il momento - Pollyanna, quello di insensato ottimismo: se non ci sono riuscita io, con tutto l'impegno profuso, è probabile che non ci stia riuscendo nessuno. Quindi  sicuramente troverò posto per tutti noi.
E la mia collega, a ogni telefonata: "Dài, sii positiva, vedrai che ce la farai".

Difatti.

La dimostrazione lampante che nella vita non basta la volontà e l'intelligenza, ma soprattutto conta il c**o, si è manifestata all'ora ottava dei miei tentativi: il caro Hornbraker, come un deus ex machina, è riuscito al secondo tentativo a prenotare.

E poi dicono che gli uomini non servono a nulla. :)

venerdì 4 giugno 2010

Almanacco del giorno prima


Lo so, ho latitato. Purtroppo la fine del mese mi ha parecchio assorbita, e non ho potuto sfruttare la quantità di spunti che avevo raccolto.

Colonna sonora per la lettura: qui.

Riassumiamo.
Venerdì:
Lo scorso venerdì ci siamo goduti l'aperitivo in giardino alla Triennale, e per una volta in vita mia, evento più unico che raro, sono stata la prima a mettere in giro un pettegolezzo. Sì, non è una cosa di cui essere fieri, il pettegolezzo non è un'arte nobile, ma dato che di solito mi arrivano di quarta mano (almeno), avere uno scoop di prima mano è stata un'esperienza nuova e in quanto tale piuttosto stuzzicante.
Comunque, la Triennale è proprio un bel posto dove stare all'aperitivo. 
Unico neo, la musica un po' troppo alta.

Sabato:
Causa festeggiamento del compleanno materno mi sono persa una cena selvaggia iperdivertente e casinista. Almeno, dai racconti e dalle foto sembra così. Non penso sia un complotto per farmi rosicare...
Comunque, mentre io ero a Parma in un buon ristorante a mangiare con la mia famigliola, in un'atmosfera tranquilla, tutte educate, tutte carine, con brindisi sommessi alla salute di nostra madre e occhiate in tralice a chi osava turbare la nostra quiete parlando a voce troppo alta; mentre la Bucaniera si godeva lo splendido spettacolo del saggio di ginnastica ritmica delle allieve del suo Fidanzato; in quello stesso momento, dicevo, a un centinaio di chilometri di distanza la tribù dei Caciarones si radunava in un ristorante dove si mangia senza posate e dove, più che per mangiare, si va per fare il casino più totale. Non posso descrivere, visto che non c'ero, quello che è successo. Ma ho visto le foto, e ho la vaga sensazione che la festeggiata si ricorderà la serata per un bel pezzo. 
La foto allegata dà vagamente l'idea di come stavano piazzati alcuni soggetti umani.

Il resto della settimana è passato in tranquillità, tra un aperitivo il 1° giugno e un pranzo e una capatina al parco il 2. Amo la Festa della Repubblica.

E per concludere degnamente questo "Almanacco del giorno prima", le ricorrenze:
Il 1° giugno è stato un anno da quando ho conosciuto la Northern Baby. We all miss you dear.
La sera del 2 di giugno siamo tornati sul luogo del delitto, e brindato a noi. C'è chi ha detto "Meglio un anno di galera". I presenti sanno di chi parlo, e l'interessato sappia che me la sono legata al dito.
Ieri, 3 giugno, era il compleanno della Giandujotta. Tanti auguri, cento di questi giorni, e che le tue feste siano sempre piene di allegria e amici alticci!