lunedì 21 febbraio 2011

Sunshine Award

Il mio amico Lenny ha dato al mio ego una gonfiata incredibile conferendomi, qualche tempo fa, questo premio.
È la prima volta che qualcuno mi premia, quindi ho voluto aspettare  che il mio ego si sgonfiasse un po' prima di conferirlo a mia volta.
Nel farlo, in questo preciso momento, mi accorgo di due cose.
La prima è che già solo la parola Sunshine mi mette di buon umore, come se fuori invece di essere di un uniforme grigio perlaceo senza soluzione di continuità, splendessero brillanti i colori dell'estate.
La seconda è che nel segnalare altri blog mi sento felice come se mi avessero detto che da domani posso lavorare con orario flessibile dalla spiaggia di Copacabana. Non so se rendo l'idea.

Le regole del Sunshine Award sono le seguenti.
- scrivere un post per il premio (fatto!)
- passarlo a 12 blog che riteniamo meritevoli (non so se ne ho 12. Ma come si suol dire, pochi ma buoni)
- inserire il link dei blog prescelti
- avvisare i premiati

Quindi di seguito i miei premiati:

L'uomo focaccina? Si, l'uomo focaccina - perché ci siamo viste crescere e perché mi ha fatto tornare la voglia di scrivere; e perché scrivendo ci siamo conosciute meglio
Papà 2.0 - perché mi ha premiata, ma soprattutto perché anche se non ci siamo mai visti siamo diventati amici
confusioni organizzate - perché è Mr. Big. Non c'è bisogno di aggiungere altro, tanto mi legge nel pensiero, quindi sa già tutto
Cheebo Seventy Two - perché mi piace quello che scrive e come lo scrive, e, anche se all'inizio non sembrava, abbiamo anche delle cose in comune
Radio Cole - per l'ironia che usa nel descrivere i fatti quotidiani, e per i suoi racconti
Cronache cittadine - perché lo humour romano è impareggiabile, e le mie radici mi chiamano
Paperoga e dintorni - perché ogni suo post mi migliora la giornata. E ha ottimi gusti cinematografici
ASL: A SCOPO LUDICO - perché leggerla è come leggere i miei pensieri ma scritti meglio
Tegamini.- perché se la leggo in ufficio mi guardano tutti male per le risate che mi faccio senza riuscire a nasconderle
Yes, darling. Life sucks - perché è una scrittrice vera, e scrive da dio. E perché è pugliese.
E per concludere, la canzone che mi parte in testa appena penso la parola "sunshine".



lunedì 14 febbraio 2011

Nel giorno del genetliaco del mio augusto genitore




Potrei parlare dell'ennesimo inutile San Valentino.
Potrei scrivere del mio amato papà, in omaggio al suo compleanno.
Invece no, non posso esimermi, ho un rospo sullo stomaco e voglio condividerlo.
Sono stata a Pescara nel fine settimana e ho viaggiato con Ryanair.
Premetto che in generale detesto le compagnie low-cost tanto quanto adoro le compagnie tradizionali. Io amo viaggiare in aereo, è l'unico mezzo di trasporto su cui non ho mai sofferto, mi piace la spinta del sedile sulla schiena nel momento del decollo e quella sensazione da giostra quando le ruote si staccano da terra. E poi il fatto che le distanze siano quasi annullate, viaggi che con altri mezzi durerebbero 12 ore ridotti a un paio d'ore di volo. Il viaggio aereo per me è sempre stato un momento in cui sentirmi coccolata, in cui mi offrono qualcosa da bere, qualcosa da leggere e qualcosa da mangiare, in cui posso reclinare il sedile e farmi un pisolino, in cui gli steward sono angeli custodi gentili e discreti.
Ecco perché amo gli aerei.
Ed ecco perché odio le compagnie low cost, e in particolare Ryanair.
Intanto per cominciare, nel momento in cui prenoti, iniziano a spammarti l'e-mail con: conferma della prenotazione, conferma della prenotazione e promemoria di tutti i servizi extra che non hai prenotato ma che potresti prenotare con gli sconti riservati ai clienti Ryanair, conferma della prenotazione e promemoria che devi effettuare il check-in online entro 4 ore prima della partenza, pena il pagamento di € 40 (!!!) per l'emissione della carta di imbarco in aeroporto: lo credo che costi poco, cara compagnia low-cost, fai fare tutto a me! E se non avessi la possibilità di fare il check-in online? Se la mia stampante fosse rotta, il PC si fosse fuso, o avessi 120 anni e non sapessi nemmeno cos'è un computer?
Comunque, già svariati giorni prima della partenza mi avevano rotto le scatole e li trovavo insopportabili. Ma non era niente, non era che l'inizio.
L'incubo numero due è il bagaglio; trascrivo da una delle mille e-mail ricevute: "Su ogni volo Ryanair e’ rigorosamente ammesso un solo bagaglio a mano per passeggero (escludendo i neonati), del peso Massimo di 10 kg e con dimensioni non superiori a 55 cm x 40cm x20 ( la propria borsa , valigetta 24 ore , computer laptop, borsa per acquisti, telecamera etc devono essere inclusi nel relativo bagaglio a mano permesso)". Per caricare il bagaglio in stiva devi pagare un extra, naturalmente: "Nel caso si arrivi al cancello d’imbarco con piu’ di un bagaglio a mano o con un bagaglio a mano che superi le dimensioni o il peso consentito, Ryanair si riserva il diritto di annullare la prenotazione e rifiutare l’imbarco, o nel caso sia possibile, il passeggero sara’ soggetto all’addebito di una tariffa aeroportuale pari a EUR35/GBP35 per trasportare il bagaglio nella stiva dell’aereo".  Sorvolerò sulla genialità del neonato equiparato a una borsa aggiuntiva. Ho già argomentato delle difficoltà che una donna ha nel comporre la cosiddetta borsetta. Ho sudato mentre riducevo le dimensioni della borsa e toglievo articoli di prima necessità che ero certa che mi sarebbero serviti; ho dovuto rispolverare le mie capacità di campionessa di Tetris per riuscire a fare entrare tutto il necessario in valigia e lasciare lo spazio per il laptop e per la borsa. Ma ce l'ho fatta. Se mi avessero fatto storie avrei rinunciato a partire, credo, pur di non dar loro 35 dannatissimi euro estorti col ricatto. Inoltre ti pigliano pure per i fondelli pubblicando sulla rivista di bordo, con toni entusiastici, che sono la compagnia con il minor numero di bagagli smarriti, quando è chiaro che praticamente nessuno imbarca il bagaglio in stiva. Ma che, mi prendete per scema? Come fate a smarrirmi il bagaglio che è sempre con me?
Comunque, risolto il problema dello spam, quello del check-in online, quello del bagaglio, resta la corsa al posto. Sì, perché i posti non sono assegnati, il che può anche essere funzionale in Inghilterra o in altri paesi nordici ordinati e ligi alle regole, ma è follia in Italia dove stiamo appena appena imparando a rispettare le code. Si inizia col mettersi in coda al gate, una ventina di minuti prima che lo aprano, dopo di che scatta la corsa al posto, passando allegramente sui piedi altrui col trolley (e lì si capisce il perché del limite di peso di 10 kg). Ovviamente non si può viaggiare in piedi, almeno per ora (ma Ryanair sta cercando il modo, e non scherzo), quindi tutti hanno il posto a sedere; il problema è che dopo un po' finiscono i posti per i bagagli a mano, che vengono quindi messi nella stiva a tradimento.
Quando avete trovato un posto per voi e per il vostro amato bagaglio, pensate di potervi rilassare, magari fare un pisolino nonostante il sedile non reclinabile stile scompartimento di terza classe del treno. Tanto non vi offrono neppure un bicchier d'acqua del rubinetto, 'sti pezzenti, si paga tutto! E invece no, dopo le comunicazioni di rito inizia una litania infinita sparata a tutto volume con cui il responsabile di cabina vi illustra tutto il menu (a pagamento) portata per portata, tutti gli articoli duty free , uno per uno, e vi illustra tutti i premi in denaro e non della lotteria gratta e vinci. Per cercare pace da quella voce invadente alzate a livelli mai usati il volume dell'iPod rischiando una lesione permanente ai timpani, e vedete il momento dell'atterraggio come un miraggio che si avvererà sempre troppo tardi. Quando finalmente toccate terra, appena possibile vi lanciate fuori dal velivolo con una rapidità che non pensavate di poter avere, correndo nel tentativo di mettere tra voi e quell'infernale compagnia la maggiore distanza nel minor tempo possibile.
Poi, all'improvviso, un flash. E vi rendete conto: a che pro? Domani, col viaggio di ritorno, si replica.

mercoledì 9 febbraio 2011

Dipendenze televisive

Durante le vacanze di Natale ho sviluppato una moderata dipendenza per i programmi di Real Time, e quando ho scoperto di prendere quel canale anche nella mia casa senza antenna centralizzata sono impazzita di gioia.

Il mio preferito è senza dubbio "Ma come ti vesti?!". Mi piace molto vedere come cambiano le persone che passano nelle sapienti mani di Carla ed Enzo, è una cosa che fa pensare "allora c'è speranza per tutti".
Mi piace anche ovviamente prendere spunto dalle idee che propongono, e sono settimane che non indosso tacchi di altezza inferiore ai 7 cm. Credo di aver subito un lieve lavaggio del cervello. Ho anche pensato di vestirmi malissimo per un paio di settimane e chiedere ad amici e parenti di testimoniare che non sono assolutamente in grado di vestirmi in maniera adeguata in nessuna occasione, onde poter essere rivestita da capo a piedi dai miei due eroi.
Premesso quindi che sono una fan sfegatata del programma, che apprezzo oltremodo che non abbinino mai le scarpe alle borse, dando ragione a Mamma che l'ha sempre considerato un vezzo da provinciali, devo però muovere alcune obiezioni sui look che propongono alle loro discepole.
Il look da giorno/da lavoro: le proposte che fanno sono sempre impeccabili, ma mi fanno morire dal ridere quando danno per scontato che una sola borsa grande sia sufficiente. Io che ormai ho rinunciato a portarmi la schiscetta in ufficio passando da 3 borse a 2, vado in giro con la disinvoltura di uno sherpa himalayano trascinandomi la pesantissima borsa del computer e una borsa gigante che contiene portafoglio, documenti, due telefonini, biglietti da visita, una pochette con articoli di prima necessità, una pochette per il trucco, un numero imprecisato di chiavette usb, un numero imprecisato di lucidalabbra e burro di cacao e rossetti, chiavi di casa, due borse in stoffa per la spesa, una biro e una penna stilografica, fermagli per capelli, caramelle per la gola, cioccolatini per i cali di zucchero, custodia per gli occhiali e non so quante altre cose.
Ecco, secondo Carla ed Enzo, in questa borsa già sovraccarica io dovrei fare entrare anche il laptop con relativo caricabatteria, l'agenda e altre amenità. Allora, o mi propongono la borsa fatta col tappeto magico come quella di Mary Poppins, o per me - e, credo, per qualunque ragazza che lavora e sta fuori tutto il giorno - andare in giro con una sola borsa è un obiettivo evidentemente irrealizzabile.
Il look da tempo libero: allora, se devo andare a prendermi un caffé in un'elegante pasticceria del centro con un'amica, ci sta che mi metta in ghingheri. Non contesto, anzi, sostengo che ai matrimoni (ammesso che in tal caso si possa parlare di "tempo libero") si debba andare vestiti con eleganza. Ma se devo portare mio figlio a rotolarsi in un parco, ci vado in jeans e scarpe da ginnastica, e non ammetto discussioni. Uno dei misuratori dell'eleganza è anche il sapersi vestire in base all'occasione, ed essere troppo ricercati durante una gita campestre è fuori luogo almeno quanto presentarsi in infradito e pareo all'Opera. Non c'è cosa che odio di più che vedere quelle donne che mettono il tacco 12 per andare a fare una passeggiata o per andare in spiaggia o per fare la spesa la domenica mattina (e in quest'ultimo caso, si trovano sempre sulla mia traiettoria mentre camminano come delle cinesi dai piedi fasciati, e io vorrei aver preso il carrello per poterle travolgere).
Infine, il look da sera. Nel mio armadio ci sono alcuni abiti da sera. Occasioni per usarli: zero, e sono giovane e abito in una grande città. Loro dicono "ma quando tuo marito ti porta fuori /quando esci con gli amici DEVI ASSOLUTAMENTE indossare questo", mostrando un abito che andrebbe bene per la prima della Scala.
Ora io dico: va bene, se hai a che fare con una persona che abbia effettivamente occasione di frequentare serate mondane di un certo livello. Ma se abito a Scurcola Marsicana o a Spinetta Marengo, abitanti 250 nella stagione turistica, dove il massimo della mondanità è andare con mio marito in una pizzeria dalla quale si esce puzzando di fritto, o con il gruppo di amici in un agriturismo ad ammazzarmi di cibo, mi volete dire cosa diavolo me ne devo fare dell'abito da gran sera con lo spacco e la scollatura-gioiello e il sandalo tacco 14?

... E che il buon gusto sia con voi...

lunedì 7 febbraio 2011

Neon burning up above



Non c'è niente come un week-end di sole per tirare su il morale più basso.
Venerdì mi sentivo proprio "bleah" ed ero convinta di stare per soccombere a qualche virus gastroenterico che sta mietendo vittime intorno, e molto vicino, a me. Ero altresì convinta, visto che mi sentivo sfigata,  che sarei stata malissimo tutto il fine settimana per essere poi perfettamente in forma il lunedì mattina, giusto in tempo per andare a lavorare.
Ma non volevo soccombere al mio destino, quindi succhiando liquerizie a tutto spiano, sono coraggiosamente andata a prendere la Ballerina e ci siamo impavidamente dirette alla brasserie dove la specialità più rinomata sono le cozze. Ok, sono impavida ma non tanto da prendere la sospirata cocotte di moules à la crème... ho mangiato della carne (un ottimo spezzatino), non volevo sfidare la sorte più di tanto.
Tornata a casa, ho preso un bel plasil, ho aspettato che scendesse e me ne sono andata a dormire serena come non mai.
Sabato mattina stavo molto meglio, il sole splendeva, la temperatura era primaverile. Verso le tre del pomeriggio ho deciso che passare a casa una giornata simile era veramente un peccato e sono andata a fare shopping. Ecco, in effetti avevo solo bisogno di una certa matita per gli occhi, e sono invece uscita da Coin con due collane, un set di bracciali, un anello, due vestiti e un paio di pantaloni. Taglia 42. Sono stata così orgogliosa di entrarci che il sole sembrava splendere ancora più radioso.Non importa che io abbia il fortissimo sospetto che l'etichetta sia sbagliata.
Per la sera il programma prevedeva una festa a sorpresa organizzata dal Grigliatore Massimo Decimo Meridio in onore del compleanno della Principessa.
Sono felice di esserci andata per vari motivi. Il primo, naturalmente, è stato il piacere di festeggiare insieme e ricambiare la loro presenza al mio compleanno. Ma c'è un secondo motivo più personale : tra tutte le persone presenti non c'era nessuno che conoscessi veramente bene, alcuni li avevo visti una volta sola, alcuni addirittura mai. La dodicenne timida dentro di me era terrorizzata di buttarsi nella mischia, terrorizzata di finire seduta sola in un angolino a fare tappezzeria. Si sa, la fortuna aiuta gli audaci, e sono stata premiata. Sulle persone che già conoscevo non avevo dubbi, sono persone veramente carine, ma anche gli altri invitati erano tutti molto socievoli e mi sono trovata subito a mio agio. La torta era deliziosa, la sorpresa è riuscita bene e la serata è volata via rapidamente, come sempre quando ci si diverte.
Così, dopo una domenica tranquilla in cui mi sono dedicata al riposo e alle pulizie di casa, sono pronta a iniziare la settimana. Il sole continua a splendere, il lavoro non è particolarmente oneroso, la temperatura è piacevole.
E poi quando Paola Maugeri alle 8.30 del mattino ti mette i Dire Straits, la giornata inizia proprio bene.


mercoledì 2 febbraio 2011

Bus stop

"Effe, ma possibile che a te piacciono sempre quelli stronzi??"
"Coscienza, non posso farci niente, i bravi ragazzi mi annoiano"

"Effe, ma basta, ma 'sti stronzi li trovi tutti tu?"
"Cicì, hai ragione, non è colpa mia, è che mi fanno ridere"

Ebbene sì. Avete presente quel cliché che un amico magari un po' sfigato in amore vi ha sempre rinfacciato "io non trovo nessuna perché tanto a voi donne piacciono i bastardi". E voi a cercare di convincerlo che no, non è vero che a tutte le donne piacciono i bastardi, voi ad esempio non vorreste mai stare con uno stronzo, e lui che è una persona così meravigliosa certamente non tarderà a trovare chi lo ami veramente, che ne apprezzi la bontà, la generosità, l'intelligenza, lo humour e tutte le altre inestimabili qualità che possiede.
Il risultato probabilmente è che lui è ancora single, e voi anche, perchè dopo la vostra ultima storia degna di tale nome, negli ultimi anni avete perso la testa per persone che tutti i vostri amici definiscono "stronzi" che non vi consideravano nemmeno lontanamente, o vi consideravano ma come passatempo e nulla di più, o al limite come friend with benefits.
E intanto che voi perdevate il sonno e l'appetito su dei bellocci stronzetti che vi facevano ridere a crepapelle e con cui avevate tante cose in comune, c'era quel bravo ragazzo, magari un po' timido, magari non troppo brillante, che vi guardava con gli occhi a forma di cuore. E voi non ve ne accorgevate nemmeno, o meglio, facevate finta di non accorgervene, perché non vi interessava. E si creava quella catena, con lui che inseguiva voi che inseguivate lo stronzetto, che inseguiva un'altra più stronza di lui. Perché c'è sempre qualcuno più stronzo in testa alla gara.

Ed è così che, senza accorgervene, siete finite a pie' pari dentro al cliché.

Non è che vada sempre male, sia chiaro. Ci sono giorni buoni - quelli in cui non pensate che meritate di più, e prendete solo quello che arriva - e giorni cattivi, in cui tutta la stronzaggine della situazione vi appare evidente come una torre in mezzo a una pianura.
In quei giorni vi ammazzate di canzoni strappa-vene in loop, non vi accontentate più perchè quello che arriva sono mediamente schiaffoni, o pugni nello stomaco.
Vi sentite come ferme a una fermata, ad aspettare sempre lo stesso autobus. Che ogni tanto vi passa davanti, si ferma; l'autista vi sorride, mette il dito sul pulsante per aprire le porte e il vostro cuore urla "sto per salire" e il cervello sussurra "non ci credo finchè non sono a bordo". E il cervello ha sempre, sempre, sempre ragione.
Infatti l'autista ritira il dito dal pulsante e riparte lasciandovi lì sul marciapiede. Magari lo inseguite anche un po', ma non è che potete corrergli dietro all'infinito, né saltare a bordo se le porte non si aprono, mica siete Rambo. Quindi tornate mestamente alla vostra fermata.
Sperando che ripassi. E magari nel frattempo vi distraete guardando le macchine che passano, qualcuno vi dà un passaggio fino alla fermata dopo, ma alla fine vi rimettete ad aspettare sempre il solito maledettissimo cazzo di autobus.

"Amor, ch'a nullo amato amar perdona".
Stronzate.