giovedì 23 dicembre 2010

Il Grinch è passato di qui

Bene, oggi, 23 dicembre, è l'antivigilia di Natale.

Non consideriamo il fatto che lavoro, non solo oggi, ma anche domani mattina. Un giorno qualcuno dovrà veramente spiegarmi a che pro aprire un ufficio per quattro ore, con costi di energia elettrica, riscaldamento, carburante (sprecato dai dipendenti per raggiungere il ridente paesino in mezzo al nulla), e chi più ne ha più ne metta, quando tutti gli interlocutori, siano essi clienti o fornitori, sono già chiusi. Cioè, cosa ci veniamo a fare? Per farci gli auguri? Ma ce li possiamo fare stasera! Giuro che posso vivere mezza giornata senza vedere gli altri frequentatori di questo edificio! Per far sentire meno soli gli amministrativi che rimarranno anche oltre, nel pomeriggio? Direi che, con tutto il rispetto, sono cavoli loro, potevano fare altro che non fosse ragioneria.

L'unica cosa che mi piace del Natale, ormai da anni, è che posso dormire e riposarmi per una settimana, e che dal 27 al 31 posso fare un po' di commissioni che non ho mai tempo di fare quando lavoro.
Sì, sono natalizia come il Grinch.
Però fingerò, per amore di tradizione. Mi prodigherò nell'addobbare casa con entusiasmo, nel girare come una trottola per negozi cercando di acquistare regali che dimostrino il mio affetto alle persone che amo, nel fare la salsa rosa per il cocktail di gamberi che è portata irrinunciabile nella nostra cena di Vigilia (sì, perché anche se cresciuta al nord, sono un poco terroncella, e a casa mia si celebra la Vigilia).
Attendo con terrore crescente di anno in anno la Vigilia di Natale, che solitamente si svolge più o meno così, ma in modo molto meno organizzato e molto più concitato: la mattina, come dicevo prima, vado a scaldare la sedia al lavoro, dopo di che mi metto in macchina e corro verso la mia città d'origine, dove arrivo verso le 2 del pomeriggio. Già disfatta da tanta attività salgo a casa, mollo le valigie, acchiappo mia sorella e iniziano i giri di regali. A volte incontriamo in giro altri amici che come noi si riducono all'ultimo giorno, quindi facciamo uno scambio di coppie in modo da poterci reciprocamente comprare il regalo senza rovinarci la sorpresa. Quando finalmente torniamo a casa, completamente annientate, alla chiusura dei negozi, c'è ancora l'albero da addobbare, il presepe da comporre, la mamma è già agitata (se c'è mio padre) o stanca per aver tirato fuori il servizio delle feste. Mia madre adora apparecchiare la tavola per le feste, ed è anche molto brava, quindi ci prodighiamo in complimenti alla sua opera. A questo punto io solitamente mi metto a fare l'albero, mentre mia sorella aiuta la mamma in cucina (lamentandosi che è sempre lei ad aiutare la mamma in cucina, mentre io non faccio niente; e io dal canto mio mi lamento che se non ci pensassi io non faremmo nemmeno uno straccio di alberello sotto il quale mettere i pacchetti). Finito l'albero, inizia la corvée in cucina, dove ormai da un decennio sono l'addetta alla salsa rosa. Faccio la maionese, bella soda, poi aggiungo gli altri ingredienti, senza dimenticare una spruzzatina di tabasco e una spruzzatina di brandy. Devo dire che mi viene bene.
Fino all'anno scorso, più o meno a questo punto passavano l'Ormai-Maritato-Amico-A e il Presidente J, per farci gli auguri e per lasciarci i regali comprati circa un minuto prima. Ecco, per quanto arrivassero mentre stavamo ancora in alto mare con i preparativi, adoravo questa tradizione, e mi mancherà. Spero che il Presidente passi lo stesso, anche da solo, o il mio poco spirito natalizio si ridurrà ulteriormente.

Cacciati gli aspiranti Babbi Natale, finiamo di preparare, ci sediamo a tavola e mangiamo e brindiamo. Poi, grazie a Italia 1 che è più tradizionalista di me, vediamo il finale  di  "Una poltrona per due", di solito più o meno da quando Jamie Lee sale sul treno vestita da tirolese. Di solito finito il film la testa bionda di mia madre inizia a ciondolare pericolosamente, quindi raramente attendiamo la mezzanotte per scartare i regali.
Impazienti come bambine, scartiamo tutto, poi ci rimiriamo i rispettivi  regali, poi mamma va a godersi il meritato riposo, mentre io e coscienza sistemiamo un po' e poi ce ne stiamo lì a fumare e vedere qualche film in seconda serata.

Ma sì, dai, alla fine il Natale non è male.

martedì 21 dicembre 2010

Potenza delle droghe

Ieri sera ho avuto alcune illuminazioni a dir poco geniali.

Vorrei condividerle coi miei fidi lettori, ma purtroppo non posso.

Ero sul divano, leggevo un bel libro ("La notte del drive-in", regalo di Mr. Big) e la tv era sintonizzata su "Il Padrino - parte II", che mi faceva da colonna sonora. L'insieme era a dir poco surreale.

Siccome sono sul bordo dell'influenza ma sto resistendo con le unghie e con i denti, verso le 10 mi sono presa una fantastica compressa di zerinol.
Questo medicinale è l'unico che abbia effetto su di me e sui miei virulentissimi raffreddori, ma ha il terribile effetto collaterale di (per lo meno, a me) indurre sonnolenza, una sonnolenza irresistibile che abbatte ogni mia volontà e tutta la mia lucidità nel giro di pochi minuti, come una martellata in testa. In realtà è terribile solo quando sei in ufficio e devi restare sveglia, quando sei a casa tua, sul tuo bellissimo divano bianco, devo dire che è piuttosto piacevole.
Sembra di aver bevuto troppo ma senza la testa che gira e la voglia di vomitare, ci si sente piacevolmente rintronati, le parole sui libri si fanno più chiare, almeno finchè si riesce a tenere gli occhi aperti, e da ogni parola nella tua testa nasce l'incipit di un romanzo, e ogni romanzo ha tutte le caratteristiche del best seller.
È come stare in un dormiveglia appena più vigile di quello naturale, e, non so se capita solo a me, ma le idee migliori della mia vita mi sono venute nel dormiveglia.
Tutto questo per dire che, sotto l'effetto di questa sostanza, mi sono venuti dei lampi di genio. Ricordo che pensavo a tematiche nuove e interessantissime con cui riempire il blog. Avrei avuto materiale per almeno un mese - un mese e mezzo.
Il problema è che sono pigra. Perchè lo so benissimo che questo genere di ispirazioni chimiche si dissolvono col dissolversi della pastiglia, e sapevo che avrei dovuto scribacchiare qualcosa, prendere qualche appunto. Ma, come dicevo, già sono pigra di mio, in più ero assonnata, e il tragitto tra il divano e la scrivania che normalmente è di un paio di metri pianeggianti mi sembrava erto come un sentiero alpino e impossibilmente lungo.

Quindi le mie ispirazioni da premio Strega sono evaporate come un ghiacciolo sotto il sole agostano, svanite nel null cosmico, senza lasciare traccia.
Potrei aver inventato un nuovo genere letterario, potrei aver pensato il romanzo simbolo del decennio che sta per chiudersi, ma non riesco a ricordare. È da stamattina che mi sforzo, ma niente, un buco nero riempito solo da un paio di profili del giovane Al Pacino e immagini di un drive-in sospeso in mezzo al nulla. Se mi concentro di più, non so perché, mi parte in testa Mama-maè dei Negrita, in loop.

Giuro che stasera prendo appunti.


martedì 14 dicembre 2010

Una parmigiana a Milano

Non ho cucinato, è che mia sorella è venuta a Milano.

Lo dico come fosse un avvenimento perché in effetti lo è, Coscienza nutre una discreta avversione per questa città e non viene praticamente mai a trovarmi. Stavolta non ha potuto esimersi, visto che sabato avevamo il matrimonio del Nubendo Amico A.

È arrivata venerdì e io, da brava sorella, sono ovviamente andata a prenderla in macchina. Un delirio: dal lavoro a Centrale ci ho messo tipo due ore, poi c'è stato il dramma di capire dove fossimo, rispettivamente:
"Coscienza, sono nel parcheggino proprio davanti all'uscita principale"
"Ma lì c'è un mercatino di Natale"
"Ecco, io sono tra la stazione e il mercatino di Natale"
"Ma non è possibile - con accenti di panico nella voce -, tra la stazione e il mercatino c'è solo la metro... Come hai fatto?? Sei passata sottoterra??"
"Allora, aspetta, ti dico cosa vedo: ecco ho davanti a me una mega insegna luminosa, la vedi?"

Grazie, mini hotel Aosta, grazie di esistere e di avere una insegna che di "mini" non ha nulla, se no probabilmente ci staremmo ancora cercando.

Dopo un'altra lunga permanenza in macchina, abbiamo faticosamente raggiunto casa già in ritardo di almeno 10 minuti per l'appuntamento al ristorante con i miei amici, che però sono persone pazienti e sono al 90% pugliesi e quindi geneticamente programmate a ritardare agli appuntamenti. Infatti non eravamo nemmeno le ultime.

Io ci tengo al giudizio di Coscienza, lo dice anche il suo nickname. La sua disapprovazione mi fa stare male, mi infonde dubbi che normalmente non mi sfiorano nemmeno. Quindi sono sempre in ansia che lei si diverta con i miei amici e che li trovi simpatici e carini. Nel caso specifico, io sono al settimo cielo perché lei nonostante fosse stanca si è divertita e ha ballato e mi è sembrata felice.

Il mattino dopo siamo andate da quel gran figo del mio parrucchiere che ci ha coccolate e ci ha fatto due teste splendide, poi abbiamo pranzato al volo, stirato i vestiti della festa, truccate e profumate e alla fine eravamo veramente elegantissime.
Il matrimonio è stato elegante quasi quanto noi. La chiesa anche se moderna non era male, e nell'hotel (elegantissimo, ovviamente) dove era organizzato il ricevimento faceva il caldo che piace a me: tropicale.

Moltissimi bicchieri di spumante e di vino e di mirto dopo, dopo aver cercato invano di rovinare l'eleganza (eleganza è la parola d'ordine di questo post) dell'evento con un trenino-samba, abbiamo infine elegantemente tolto il disturbo.

La quantità di alcool che avevo in corpo, come sempre, mi ha impedito di dormire bene, e Coscienza mi ha odiata per averla svegliata all'alba delle 11. In effetti anche io al posto suo mi sarei irritata, ma vivendo in un monolocale o mi sedevo nella vasca con un libro o la svegliavo. Inoltre mi spiaceva perdere il poco tempo che stiamo insieme a guardarla ronfare piuttosto che a parlarle e magari a spettegolare.

Abbiamo pranzato, Coscienza ha mostrato una volta di più la sua incapacità a giocare ai videogiochi, e poi via nel traffico alla volta della stazione. Quando mia sorella ha chiuso il bagagliaio e ho visto la sua testolina bionda attraversare la strada mi sono sentita triste e sola, una specie di orfanella.
Così depressa che nemmeno la compagnia vocale di Mr. Big mi ha potuta rinfrancare.
Per fortuna l'Amazzone aveva passato le precedenti 24 ore a sfornare biscotti di ogni tipo, quindi sono corsa da lei ad affogare i miei dispiaceri in ettolitri di Earl Grey e chili di pastefrolle, il tutto accompagnato dai suoi album di nozze.

Se promette di fare il casino che ha fatto al suo matrimonio, giuro che se mi sposo la invito.


venerdì 10 dicembre 2010

Meno sette

No, grazie al cielo non è la temperatura registrata stanotte, altrimenti penso sarei emigrata verso i paesi caldi come una rondine.
È che oggi mancano esattamente sette giorni al mio compleanno.
Visto l'enorme successo della mia wishlist dell'anno scorso volevo ripetermi e dare qualche idea ai miei generosi amici, però mi sono resa conto che quest'anno non ho desideri particolari, tra le cose materiali.
L'anno che sta per finire mi ha dato un sacco di soddisfazioni, e quelle che mi mancano non si possono comprare, ma solo aspettare con fiducia.

Quindi farò una wishlist di diverso genere, per la rubrica chissenefrega.
Cosa spero mi riservi il mio ventisei-ennesimo anno?

Spero che l'inverno sia meno lungo e meno freddo, e che torni presto l'estate.
Spero di riuscire a fare dei passi avanti nel mio lavoro e di ricavarne anche qualcosa in più dal punto di vista della vile pecunia, ché è vero che l'uomo non vive di solo pane, infatti si lavora per comprare anche tutto il resto.
Spero di continuare ad essere circondata dall'affetto dei miei amici che, dopo la mia famigliola, sono la cosa più bella della mia vita.
Spero di imparare finalmente a non fare più cazzate, ma onestamente ho dei seri dubbi in merito.
Spero di venire compresa da alcune persone a cui tengo e spero di riuscire a far breccia nelle loro corazze, però che fatica...
Spero che la mia nuova nipotina in arrivo sia una bambina sana e bella e che non dia mai preoccupazioni a mamma Cicci.

Questo è (quasi) tutto.
Per i desideri materiali ora ci penso e vi farò sapere.

lunedì 6 dicembre 2010

Under the bridge

Mamma mia come sono inversa oggi.

Mi sento come se mi fosse caduto addosso un groviglio di sensazioni negative, talmente vaghe che non posso nemmeno parlarne perché non riesco a definirle.
Mi prudono le mani e tutto mi irrita, vorrei poter picchiare con un randello di quercia alcune persone, altre le picchierei volentieri a mani nude per meglio sfogare i nervi.
Alcuni vorrei affrontarli di persona e aprir loro il mio cuore, anzi, sbatterglielo proprio in faccia che non possano più scappare o fare finta di niente.

Il primo passo verso un seppur vago miglioramento è capire i motivi del malumore, ovviamente, quindi mi metto a riflettere.

Sarà che tutta Milano fa il ponte tranne me e altri 3-4 fortunelli?
Certo, questo potrebbe influire.
Sarà che nevica e non so se riuscirò mai a tornare a casa?
Ovviamente anche questo aumenta l'irritabilità, soprattutto se è da stamattina alle 8 che non vedi l'ora di tornare a casa...
O sarà forse il fatto che ormai da una settimana non ricordo più cosa sia la sensazione del caldo?
... E aggiungiamo anche la consapevolezza che sai benissimo che per lungo tempo non la proverai più.
Oppure forse sono le squilibrate con cui condivido l'ambiente lavorativo che non fanno altro che urlare discorsi di cui non frega niente a nessuno, accendono la radio su una stazione a dir poco orrida e ridono sguaiatamente di cose che  noi trovavamo stupide in terza elementare?
Inutile illudersi, non sono valide attenuanti al reato di omicidio plurimo.

Ma alla fine lo so che la realtà è un'altra.

Tutto il cattivo umore e la voglia di piangere alternata alla voglia di menare le mani hanno una sola origine, che si chiama PMS.

mercoledì 1 dicembre 2010

Una vita da mediano

una vita da mediano / che natura non ti ha dato /né lo spunto della punta / né del 10 che peccato...


Lunedì, con una propositività derivata dal riposo del fine settimana, ho deciso che da troppo tempo sono cadute in disuso le cene del martedì, così ho invitato qualche amico a casa mia.
All'appello hanno aderito: la Piratessa, prima istitutrice delle cene periodiche, l'Amazzone, e naturalmente Sfinge, nostro bersaglio e sollazzo prediletto (da ora ribattezzato: lo Zio Sfinge).

Il lunedì sera come una novella Biancaneve mi sono messa a preparare una fantastica crostata di mele.
Il martedì il piano era di preparare un primo e un secondo tornando dal lavoro. Non avevo considerato la dannatissima fatturazione.
Ho passato tutta la giornata sommersa da fogli volanti, fatture, bolle di trasporto, mille impicci e ritardi, e ad ogni ora mi sentivo sempre più propensa a mettere le mani addosso a qualcuno, mentre i miei capelli assumevano posizione eretta facendomi somigliare a Medusa.
Ho saltato la pausa pranzo, lavorato ininterrottamente, eppure sono riuscita a finire tutto solo all'alba delle 19.45.
A quel punto ho sperato vivamente che qualche stuzzichino e una portata principale più la torta fossero sufficienti a sfamarci, perché non sarei riuscita a fare altro.
La prima a presentarsi è stata l'Amazzone, con bottiglia di vino e paté di pomodori secchi direttamente dall'assolata terra di Puglia. Intanto che preparav lo spezzatino ci siamo fatte quattro chiacchiere, mi ha aiutato a preparare, e ha dimostrato che la mia cucina è a una piazza tentando, fortunatamente senza successo, di spaccarsi la testa contro un pensile. Nel frattempo è arrivata anche la Piratessa, con sacco di patatine (casualmente le mie preferite) e altra bottiglia di vino. A quel punto, la tavola era apparecchiata, la cena si stava cuocendo, quindi abbiamo iniziato le libagioni con vino crostini e patatine.
Lo Zio Sfinge è arrivato ultimo, come ogni guest star che si rispetti, con la terza bottiglia di vino al seguito, e mi ha subito stroncata dicendomi che odia la cannella. Indovinate con cosa ho aromatizzato le mele della crostata?
Non si può dire certo che abbiamo stramangiato, ma non abbiamo patito la fame.
Soprattutto non abbiamo patito la sete, e il mio umore migliorava col decrescere del livello nelle bottiglie. All'apertura della seconda bottiglia eravamo già pronti a partire coi discorsi filosofici.
Quelli che io ho, con minore fantasia e traviata da anni di documentari naturalistici, chiamato maschi alfa e beta, l'Amazzone, con geniale metafora calcistica, li ha ribattezzati attaccanti e mediani. Ancora più precisa, tra gli attaccanti ci sono gli aspiranti capitani, che però non ne hanno la stoffa, i capitani nati, egli attaccanti puri che si divertono a correre in avanti.
La categoria dei mediani invece comprende il mediano contento del proprio ruolo e il mediano insoddisfatto, che vorrebbe essere nato attaccante ma purtroppo ci ha il piede a banana. Quest'ultimo tipo ovviamente non può vivere felice e tende a sentirsi messo in ombra dal resto della squadra, non accettando il fatto che in ogni gruppo ci sono ruoli diversi, che non possono essere tutti Maradona e che il ruolo di spalla è altrettanto fondamentale.

Alla fine, qualunque sia il ruolo, quello che conta è non farsi prendere a pallonate.