martedì 29 novembre 2011

Signs - parte 2

Dal film "Signs", non è roba mia.
Ho già parlato altrove dei segni e della mia attenzione verso i piccoli suggerimenti che il Fato cerca di farmi pervenire. Potrei lanciarmi in una lunga disquisizione su fato e libero arbitrio, sulla possibilità che esista veramente un piano superiore (nel senso di "programma elaborato da un'Entità a noi superiore", non "il piano di sopra" di un edificio, quello dove si mettono a trapanare e martellare all'alba durante il week-end, per capirci), sulla eventuale bontà di tale piano, o viceversa, sulla totale casualità dei fatti dell'esistenza. Ma non lo farò per tre motivi.

Il primo è che non ho ancora preso una decisione definitiva a riguardo; il secondo è che, obiettivamente, non gliene può fregare di meno a nessuno della mia opinione in materia di destino e Provvidenza; il terzo è che Roberto Giacobbo certamente avrà una teoria in cui c'entrano i Templari, che spiega queste "coincidenze". Ma saranno poi veramente coincidenze?
Vi rimando a lui per approfondire.

Ai miei occhi il mondo è un libro, ovunque mi giri leggo messaggi indirizzati a me. Solo a me, a nessun altro, anche perché non tutti sono così squilibrati da interpretare, per esempio, la presenza di una cornacchia sul guard rail della A7 come un ammonimento a ridurre la velocità. L'automobilista medio manco la vede la cornacchia. Se la vede e sa che sta passando vicino al Parco del Ticino dà per scontato che ci siano animali un po' inconsueti nella zona. Io no. Io rallento, e poco dopo incontro una strettoia per lavori. Tiè, la cornacchia è mia amica.
Ultimamente i segni si sono intensificati, il che prelude forse a un'invasione aliena, o forse alla fine del mondo, o, più probabilmente, a un sacco di risate per qualsiasi psichiatra che dovesse passare di qui.

Per esempio, potrebbe essere un segno il fatto che in ogni libro che mi capita di leggere ultimamente ci siano uno o più scrittori o aspiranti tali, e che puntualmente abbiano successo di pubblico e critica col loro primo romanzo, mi fa aspirare a scrivere il best seller dell'anno. Chiaramente, se io credessi in modo acritico ai segni, avrei già mollato il lavoro per dedicarmi alla stesura del Grande Romanzo Italiano del 21° secolo. Per fortuna lo spirito critico non mi manca.
Il fatto è che io non sono il personaggio di un libro (il cui autore scriverebbe molto meglio di me), e che solo ai personaggi dei libri vien tutto facile.
Hanno sempre qualche botta di culo pazzesca, tipo andare a correre in un parco e scontrarsi con un editore in crisi di identità che, andando contro a tutti i colleghi e a tutti i propri principi li aiuta, li sprona, insegna loro i trucchi del mestiere con poche parole sagge, dà loro sulla fiducia un sacco di soldi di anticipo, che vengono però ampiamente rimborsati da un boom nelle vendite che non si era mai visto prima.
Nella realtà, se io corressi  - e non corro, io odio correre, non corro nemmeno se sto perdendo l'aereo; ma se corressi, in un parco, nella migliore delle ipotesi mi scontrerei con un punkabbestia che mi chiederebbe una sigaretta; e se proprio proprio incontrassi un editore sarebbe uno di quelli che pensano che il miglior investimento editoriale sia una ristampa delle barzellette di Totti con dvd (il che, a ben vedere, visti i tempi bui in cui viviamo, forse non è nemmeno così sbagliato); se poi per colmo dell'assurdo io scrivessi veramente un libro e venisse pubblicato, le vendite di cui si legge nei romanzi nella realtà non si verificherebbero nemmeno se tutti i televisori del pianeta esplodessero contemporaneamente. La mia immaginaria ed eventuale creazione venderebbe 10 copie e solo perché obbligherei parenti e amici ad acquistarlo. E alcuni si rifiuterebbero. Altro che best seller.
Chiaramente, se, nonostante questa prosaica realtà che mette i bastoni fra le ruote della mia creatività, io ce la facessi, allora vorrebbe dire che i segni sono una cosa vera.
Perché continuo a vedere ovunque immagini delle Hawaii, ed è segno che il Fato mi dice che devo trasferirmici; e quando avrò sbancato le librerie del pianeta, sarà la prima cosa che farò.

lunedì 21 novembre 2011

Drammatiche scoperte

Avrei dovuto capirlo prima, ma la mia mente si rifiutava di elaborare l'informazione.
Avrei dovuto capire che il ritorno in auge degli Swatch e degli Hip Hop, dei leggings (che una volta si chiamavano fuseaux), dei jeans a sigaretta, delle magliette con le scritte, delle felpe, dei vestitini stretch, dei bracciali slap, e di tutta l'altra paccottiglia, erano il preludio al ritorno degli anni '80. Nella moda, purtroppo, mica nell'economia che andava alla grande, come ci insegnano capolavori della cinematografia quali "Una donna in carriera" e "Il segreto del mio successo".
Non so - e non credo di voler sapere - come sia potuto succedere. Forse gli stilisti hanno finito le idee; o forse la gente ha finito i soldi e il buon gusto e ha tirato fuori dagli armadi della mamma delle cose che per lungo tempo sono rimaste lì sepolte, con gran sollievo di tutti; o forse è un fisiologico ricorso storico, al che mi domando: ma non erano meglio gli anni '30, per dire? Ma anche un qualsiasi altro decennio a caso sarebbe stato comunque meglio...

La situazione mi si è palesata nella sua gravità sabato sera.
Dopo una deliziosa cenetta riscaldati come gatti dal calore di uno scoppiettante caminetto, avendo percorso strade avvolte da una nebbia fitta e impenetrabile, siamo arrivati nel solito locale a sentire il concerto dei Rad1 (sì, di nuovo, perché ci piacciono). Nonostante possa sembrare una serata-fotocopia, alcune differenze rispetto all'ultima volta, invece, ci sono state: il locale ha chiuso la zona dietro al palco, per cui il classico "giro" non si può più fare; è tornato il barman che amo da lontano da quanto? dieci anni? (Lo amo perché mi fa il mojito solo quando ha la menta buona, e lo fa con un amore e una maestria che non sono nemmeno in grado di descrivere. E poi perché è piuttosto un bel ragazzo, ovviamente). Ah, e non ho singhiozzato come un vitello quando hanno suonato i Metallica, anche perché le mie adorate amiche si sono girate all'unisono verso di me per sorvegliarmi, e mi hanno fatto ridere.
E poi ero parecchio distratta da un tavolo di ragazzette, che oltre a darmi materiale dal punto di vista umano, hanno squarciato il velo della mia felice inconsapevolezza, come dicevo all'inizio.
Il gruppetto era formato dai soliti archetipi tardo-adolescenziali. C'era il Maschiaccio (occhiali, niente trucco, jeans e scarpe da ginnastica); poi c'era la Tarantolata, quella che balla a prescindere, che balla anche se c'è un momento di totale silenzio, balla anche mentre il cantante fa gli auguri di compleanno: costei era vestita con jeans skinny (benché lei non fosse proprio un fuscello) e decolleté, top nero che si intravedeva sotto alla (tenetevi strette) felpa grigia che scopriva una spalla, stile Flashdance. Ragazzi, non vedevo gente vestita così dal 1989.
Infine, la mia preferita. La Barbie girl che ha dato nuova vitalità al concetto di cattivo gusto. Per prima cosa, parliamo dei capelli. Gialli. Non biondi, proprio gialli, giallo senape tipo Cindy Lauper, ma in questo caso del tutto involontario. Le scarpe non erano male, col tacco, ma open toe. OPEN TOE, e SENZA CALZE, una cosa per me del tutto inconcepibile se non vivi in California o in Florida. E vi assicuro, la Lomellina in novembre è quanto di più lontano dalla California si possa immaginare.
Il vestito, altrettanto estivo, e terribilmente brutto: un abitino senza spalline, elasticizzato, rosa confetto, di quelli con le pieghine orizzontali. E poi il tocco finale: il rossetto rosso fuoco, un pugno in un occhio. Che cavoli, ma hai il vestito rosa, mettiti un rossetto in nuance, perdindirindina!
Vorrei lanciare un appello, qualora la ragazza capitasse da queste parti: cara Barbie girl, ti prego, se proprio ci tieni a mettere un rossetto colorato, almeno cerca di abbinarlo al vestito. E poi, ti prego, cambia parrucchiera. Infine, anche se in 90210 (il nipote di Beverly Hills 90210, per chi non lo sapesse) si vestono così e fanno feste in spiaggia tutto l'anno, devi guardare in faccia la realtà: vivi nella fabbrica della nebbia, fattene una ragione e vestiti in modo consono.

martedì 15 novembre 2011

Mi lamento peggio di un uomo

Pazzesco come ultimamente, quando mi trovo davanti alla pagina bianca, mi si sbianchi del tutto anche il cervello. Per quanto uno cerchi di raccogliere le idee per scrivere dei post non dico meravigliosi, ma almeno leggibili, almeno moderatamente divertenti, non capisco come mai ma mi si cancella tutto.

Potrei andare con ordine.
Come da ultimo post, mi sono ammalata (sto forse diventando un po' troppo autoreferenziale? E forse si vede che mi piacciono i cartoni animati alla mia veneranda età?).
Comunque, mi sono presa l'influenza, niente di drammatico, una banale influenza, ma con tanto di febbre a 38 e assunzione di tachipirina alle 4 di notte.

Reazione della Dottoressa Coscienza: "No, ma Fuzzi (mi chiama Fuzzi, che ci posso fare...), qui bisogna fare qualcosa per il tuo sistema immunitario, non è possibile che ne hai sempre una."
Reazione di Mamma: "Mica andrai in ufficio domani, eh? Anzi, ora ti faccio dare fino a lunedì incluso dalla dottoressa"
Reazione del Papà, nessuna, non per suo disinteresse ma perché ho espressamente chiesto a Mamma che gli dicesse che non stavo bene e che non mi sentivo di parlare con nessuno; il motivo è che ogni volta che mi prendo qualcosa, e intendo ogni dannatissima volta, mi chiede: "Come mai?" o "Come hai fatto?", come se io facessi qualcosa per ammalarmi o come se potessi evitarlo. Al che io posso replicare "Eeeeh, non so, succede" se sono di umore tollerante. Oppure, quando sono un po' tesa: "Ma che domanda è, scusa? Non è che vado a saltellare a piedi nudi nelle pozzanghere vestita solo di un tanga e un reggiseno (anche perché in tal caso rischierei ben altro che un raffreddore)! Mica mi espongo alle intemperie ! Mica sono deficiente! Cosa cavolo ne so, sarò passata nella scia di uno starnuto pieno di germi, oppure i quattro strati di vestiti con cui mi copro normalmente non sono bastati, che ne so?"; il problema è che mio padre non è tipo da accettare una risposta aggressiva da sua figlia, quindi, onde evitare di dare di matto e di litigarci, ho preferito evitare direttamente di sentirlo.

Il mattino successivo sono stata molto coccolata via messaggio da tutti, amici e colleghi, ma non avevo fatto i conti con la sfiga che si accanisce.

Mentre stavo tranquilla nel letto con la testa che mi scoppiava e la sensazione che un enorme boa constrictor si fosse acciambellato nella mia scatola cranica e continuasse ad agitarsi per trovare la posizione giusta per fare un sonnellino, ho avuto la malaugurata idea di lanciare qualche aggiornamento sullo smartphone; poi mi sono fatta forza e mi sono messa a fare alcune cose urgenti per il lavoro. A un certo punto, dopo qualche ora, mi sono resa conto che non suonava niente, niente e-mail, messaggi, sms, e l'ho preso per controllarlo. Orrore. Schermo bianco, bloccato sulla schermata iniziale. Tolgo la batteria. Riavvio. Idem come sopra. Panico, desiderio di piangere da una parte, di frullare il tutto dalla finestra dall'altra. Ma scagliandolo con violenza.
E soprattutto una solenne incazzatura, profonda, nera e cupa come una fossa oceanica. Talmente solenne che perfino Mr. Big che inizialmente mi sfotteva pesantemente ma quando ha visto la mia reazione ha smesso e quasi mi ha consolata.
Non intendo annoiarvi e rinnovare il mio stesso dolore con la cronaca di tutte le soluzioni che ho provato, la morale è che l'ho mandato in assistenza, e io sono in crisi di astinenza da Android.
Conto alla rovescia: - 11/16 giorni.

Il giorno dopo sono corsa a casa a farmi coccolare dalla mia mammina, è tornata anche Coscienza, e benché non abbia messo il becco fuori di casa ho passato un bellissimo week-end.

Anche perché ammettiamolo: starsene al calduccio, con un paio di bei libri, con la mamma che ti coccola, mentre fuori c'è la nebbia che si taglia a fette, il freddo, le code in tangenziale, il casino in ufficio, è semplicemente impagabile.

mercoledì 9 novembre 2011

Mettete della clorfenamina nei vostri cannoni

ATTENZIONE: Questo post contiene pubblicità occulta.

Sono malata. Ho il raffreddore.
E sarei stata a casa volentieri se non fossi sola in ufficio. Di nuovo. Praticamente appena il mio collega si allontana dal patrio suolo, io mi ammalo. Per tutto il resto del tempo sto un fiore, non c'è verso di potersi prendere un giorno di malattia.
In più il mio pacco contenente il nuovo libro di Murakami non è ancora arrivato, e per giunta non sono io la fortunata vincitrice del Paccozzo del Mistero.
In questo mare di sfiga il video di Tegamini mi ha fatto fare un sacco di tossicchianti risate, e confesso che nemmeno il vincere il Manuale di zoologia fantastica di Borges può competere con la gioia di vedere il cerchietto piumato indossato solo in mio onore.
Ecco, il video di cui sopra è stato un raggio di sole in una giornata altrimenti resa insopportabile dal naso che cola e dal bruciore che ogni respiro mi procura a tutto l'apparato respiratorio. Non ho nemmeno fumato la sigaretta delle 11 stamattina, non so se rendo l'idea. Ho fumato quella della pausa pranzo solo per timore di diventare violenta nei confronti delle altre persone.

Ora vorrei spiegare il senso del titolo, che mi rendo conto possa venire male interpretato. Non è un'istigazione all'uso di droghe, che personalmente non mi interessano e non mi attraggono. Qua si parla di principi attivi e dei molteplici effetti positivi che un certo farmaco può avere sul malanno e anche sulla creatività. Ammesso di avere un taccuino sottomano quando ti vengono le idee migliorissime della terra.

Per la serie meglio tardi che mai, dopo aver assunto lo Zerinol a ogni raffreddore negli ultimi due lustri (almeno), oggi per la prima volta mi sono documentata su Wikipedia riguardo a uno dei suoi due principi attivi, la clorfenamina, scoprendo cose molto interessanti :
"è un antistaminico H1 alchilamminico di prima generazione, comunemente utilizzato nei farmaci per la prevenzione dei sintomi delle allergie, dell'orticaria o delle riniti di qualsiasi origine. I suoi effetti sedativi sono relativamente deboli se confrontati con altri antistaminici di prima generazione. La Clorfenamina è anche uno degli antistaminici più usati nella medicina veterinaria dei piccoli animali. Inoltre, anche se non è generalmente approvata come farmaco antidepressivo o ansiolitico, la clorfenamina sembra mostrare anche proprietà di questo tipo".
E ancora: "[...] la clorfenamina ha dimostrato di essere un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina-norepinefrina [...] Alcuni test clinici mostrano che è simile ad altri medicinali antidepressivi [...], ma non è mai stato effettuato alcun test su ampia scala delle sue proprietà psichiatriche negli esseri umani. Essendo un SNRI, la clorfenamina può essere utilizzata in farmaci generici come blando ansiolitico".

In effetti, a parte il fatto che mi toglie questo senso di faccia gonfia e congestionata, mi piace la sensazione di palpebra pesante che mi dà; e in questo stato di dormiveglia mi vengono idee interessantissime, ma credo di averlo già detto altrove.

Stasera ne prenderò un altro e stavolta giuro di prendere appunti, appena si aprono le porte della percezione, e di darvene conto quanto prima.

Peace&Love everybody.

lunedì 7 novembre 2011

Cose che ho imparato di recente

Non intendo parlare della mia città che ha nuovamente rischiato di finire a mollo, né mi interrogherò sul perché continuino a dare permessi per costruire a 20 metri da fiumi tendenti all'esondazione.  Capisco che ci fossero importanti interessi economici, ma lasciare che un centro commerciale, una caserma dei Vigili del Fuoco, e un nuovo quartiere (disegnato da un architetto con evidenti problemi di gastrite) vengano costruiti a poche centinaia di metri dal fiume forse forse potrebbe essere rischioso. Voglio dire, in provincia c'è un paese che si chiama Alluvioni Cambiò. Non so, questo nome non vi suggerisce nulla? Si dice che sbagliando si impara, ma è evidente che alcune persone non imparano mai dai propri errori. Forse perché non c'è un sistema per prenderli e condannarli ai lavori forzati finché non implorano pietà e non si pentono delle proprie malefatte.

Comunque, quel che più conta è che la vita è prodiga di insegnamenti, sapendoli cogliere.
Personalmente, negli ultimi tempi ho imparato molto.

Ho imparato che devo stare attenta a lanciare anatemi perché magari ci mettono un anno, ma immancabilmente arrivano a destinazione. E siccome la mia Tata mi ha insegnato che tutto torna indietro, il bene ma soprattutto il male che si compie, ho imparato che è meglio che trattenga le maledizioni, le occhiate fulminanti, le filippiche contro questo o quello e indirizzi mentalmente al mio prossimo solo ghirlande di fiori e cuoricini.
Ho anche imparato che il Karma è una forza potente e che esiste davvero, checché ne dicano i miscredenti.

Ho imparato che se esco con gli occhiali da sole in borsa, certamente pioverà; se porto solo l'ombrello uscirà il sole e andrò in giro strizzando gli occhi come Mr. Magoo; se porto entrambi sarà nuvoloso ma senza pioggia, però in compenso mi verrà male alla spalla visto il peso della borsa.
Collegato a quanto sopra, ho imparato che la legge di Murphy funziona sempre. Ma veramente sempre, mica tanto per dire.

Sto - faticosamente - imparando che non posso ottenere tutto e subito, ma che le conquiste più durature sono quelle sulle quali si lavora a lungo, con pazienza, che si delineano come un ricamo. Un pezzettino alla volta.

Che è esattamente il motivo per cui ho sempre odiato fare i puzzle, tanto per capirci.