martedì 25 gennaio 2011

Nell'attesa

Sono convinta che le rivoluzioni si inneschino a partire dalle piccole cose.

Forse a dispetto del buon proposito di non fare buoni propositi per il nuovo anno, onde evitare di crearmi aspettative che verrebbero poi frustrate, in realtà sono in attesa della svolta. Quella epocale, che deve arrivare quasi per caso, e come uno tsunami deve rivoluzionare la mia vita.
Altri sarebbero in ansia a una simile prospettiva, io invece sto in ansia per l'impazienza di vivere questa svolta. È come quando sogni di essere inseguita e sai che il tuo inseguitore è da qualche parte vicino a te, non puoi vederlo ma sai che c'è, non sei nemmeno certa di che intenzioni abbia, se buone o cattive, e hai un po' paura di incontrarlo ma allo stesso tempo vuoi farti prendere per vedere che succede e porre fine all'attesa snervante.
In poche parole, anche se la mia vita non mi dispiace, sta scorrendo troppo piatta e prevedibile, sempre uguale a se stessa da ormai troppo tempo, e ho bisogno di cambiamenti.
Su quelli molto grandi, indipendenti dalla mia volontà e dipendenti solo dal caso o da rarissimi e particolari allineamenti di pianeti, ovviamente non ho voce in capitolo. Quindi per cominciare ho iniziato a cambiare le piccole cose che posso decidere io.
Nonostante tutto sono una donna, quindi la cosa più naturale è stata partire dall'esterno. Che poi gli uomini non capiscono, loro pensano che sia una cosa puramente superficiale; invece no, il cambiamento esteriore è il punto di arrivo di un cambiamento interiore più o meno conscio.
Tornando al caso specifico, il primo passo per me è stato comprare un nuovo paio di occhiali, una montatura un po' pesante rispetto al mio solito, di un bellissimo verde scuro.  L'ho vista da lontano, l'ho provata, e, soddisfatta dell'effetto, l'ho comprata.
Il secondo punto è stato un cambiamento radicale di taglio di capelli. Molto radicale, considerato che i capelli, per quanto ricci, mi arrivano tra le scapole. Ora coprono appena il collo.
Al momento erano anchestati  stirati dal parrucchiere, quindi sembravo veramente una persona diversa, al punto che i miei amici (amici da 15 anni, mica dall'altro ieri) hanno fatto fatica a riconoscermi.

Che bella sensazione, mi piace guardarmi nello specchio e vedermi diversa.

Ora mi rimetto in attesa. Forse mentre aspetto per ingannare il tempo farò un po' di shopping.



lunedì 17 gennaio 2011

Solo una cosa

La carenza di tempo sta facendo dimagrire il mio povero blogghino, ma oggi per quanto presa non posso non scrivere una cosa:



Alla mia sorella adorata, mia Coscienza per antonomasia, mio specchio e mio opposto, mia pietra di paragone e mio modello, diversa come il bianco dal nero eppure indispensabile come il giorno alla notte, avvocato giudice e giuria, pubblico e critica, spalla comica e spalla su cui piangere, e potrei continuare quasi all'infinito ma insomma, per farla breve:


Buon compleanno, anche se in ritardo, con tutto l'amore di cui una sorella è capace.


mercoledì 12 gennaio 2011

Stupirsi delle piccole cose

http://cinema-tv.corriere.it/film/in-good-company/03_55_62.shtml
Ieri sera il palinsesto era, come spesso accade, vergognosamente misero, ma sono queste le serate che mi fanno apprezzare il passaggio al digitale terrestre. Pur nella desolazione generalizzata, alla fine qualcosa da vedere in tv si trova.
Su Rai Movie hanno dato un film, "In Good Company", che in realtà avevano già passato in prima tv non più di due settimane fa, ma che non avevo visto. In realtà l'ho visto solo perché Dennis Quaid mi è sempre piaciuto e perchè non c'era obiettivamente niente di meglio.
Ragazzi. Premesso che non credo che passerà alla storia come caposaldo della filmografia degli anni 2000, e che buona parte dell'impressione positiva potrebbe essere dovuta alla totale assenza di aspettative, devo però ammettere di essere stupita: i dialoghi erano piuttosto simpatici, e pur nella semplicità della trama mi è piaciuto che il finale non fosse scontato, che abbia frustrato le mie aspettative da saputella.
La storia è, a grandi linee: la rivista in cui Dan/Dennis Quaid lavora come direttore commerciale viene assorbita da un colosso multinazionale delle comunicazioni. Il mio amato Dennis si ritrova retrocesso nella scala gerarchica e gli mettono come capo tale Carter/Topher Grace (uno sfigato vicino al quale Tobey Maguire potrebbe sembrare un novello Mickey Rourke), un tizio con la metà dei suoi anni e zero esperienza. Questo poverino viene costretto dalla dirigenza a tagli al personale, il che ovviamente non lo aiuta a diventare l'idolo dei sottoposti alla rivista; viene piantato dalla moglie dopo soli 7 mesi di matrimonio, e soprattutto pensa bene di incasinarsi ulteriormente la vita innamorandosi di Alex/Scarlett Johansson, la figlia di Dan/Dennis.
Frattanto Dan/Dennis accende un secondo mutuo per potersi permettere di far sfornare alla moglie  il terzo inatteso figlio e di mandare Alex/Scarlett alla prestigiosa NY University, e in definitiva si adatta a qualche compromesso pur di non lasciare la famiglia in mezzo a una strada, come farebbe ogni buon padre; però quando scopre che il suo giovane boss ha pure una tresca con la sua l'ingrata figlia Alex, riacquista una certa dignità prendendolo a pugni. Il boss protesta di amarla, al che lei si comporta da vero uomo e lo molla perché non vuole impegnarsi (wow! Femminismo alla riscossa?). In tutto ciò, c'è pure in programma una riunione col proprietario della multinazionale, il capo dei capi, riunione durante la quale Dan pone una serie di domande scomode, tipo "se siamo una grande famiglia perché hai fatto licenziare la metà dei collaboratori per avere facili guadagni?". Per farla breve, rischia di perdere il posto, ma grazie alla sua esperienza di venditore, alla conoscenza dell'animo umano, e alla collaborazione di Carter riesce a chiudere un grosso affare e a salvare entrambi dal licenziamento. Tutto per poi scoprire che la multinazionale ha rivenduto la rivista e che mentre Carter viene mandato via, lui riottiene il suo posto di direttore vendite.
A questo punto onestamente da un tale polpettone di buoni sentimenti, famiglie perfette, e "anche gli stronzi hanno un'anima", mi aspettavo che Dan riassumesse Carter come suo braccio destro. E infatti Dan ci prova, propone a Carter di tornare a lavorare con lui ma con i ruoli invertiti. E Carter lo ringrazia per aver trovato il tempo di insegnargli alcune cose del mestiere, gli comunica i sensi della sua stima, ma rifiuta l'offerta.
Primo colpo di scena: il giovane rampante fa un passo indietro. Dopo un commosso saluto tra i due, una scena un po' tipo "tu per me sei il padre/figlio maschio che non ho mai avuto", ma senza parole, grazie a una felice illuminazione degli sceneggiatori, Carter se ne va; e arrivato a pian terreno chi incontra? Già, incontra Alex che sta andando a trovare il babbo. Qui c'è uno scambio di battute un po' imbarazzato tra i due, ma si sente che c'è affetto e che sono veramente contenti di essersi rivisti. Di nuovo, a questo punto uno si aspetta che lui prenda un altro ascensore per inseguirla, o che si faccia 47 piani di scale a piedi pur di dirle che l'ama ancora e che non era un sentimento passeggero. Invece no.
Secondo colpo di scena: lei sale, lui se ne va. Se ne va a Los Angeles e nell'ultima scena fa jogging sulla spiaggia mentre parla al telefono con Dan che gli ha appena dato la notizia della nascita della terza figlia femmina.
E tutto questo per dire che un film si regge almeno al 50% sul finale.
Spiaggia, tramonto, lui che corre da sfigato quale è e si allontana sempre di più.
Fine.
Titoli di coda.
Bellissimo.


martedì 11 gennaio 2011

Sleep deprivation

Sento che potrei crollare addormentata da un secondo all'altro. La malefica infreddatura natalizia mi ha lasciato il solito strascico di tosse, che mi prende ovviamente soprattutto di notte.
Sì, assumo uno sciroppo sedativo, in giusta quantità; sì, mi sono spalmata il Vicks Vaporub come da pubblicità ("Oooh, la mia ballerina ha la tosse"), anche se trovo più efficace un unguento cinese all'olio canforato che mi faccio portare a litri da chi passa in Estremo Oriente per lavoro o per piacere; sì, dormo con due cuscini con conseguenze nefaste per la mia cervicale; sì, mi sono persino rassegnata a mettermi in bocca una caramella balsamica, senza zucchero, sperando che tutto ciò non intacchi il mio sorriso (normalmente non riesco ad andare a dormire senza essermi lavata i denti, quindi è una sofferenza sentire la bocca appiccicosa di caramella, ma è meglio che tossire).
Non cambia niente.
Nonostante io vada a dormire come i bambini delle elementari, la mattina mi sveglio più stanca di prima: a parte il fatto che su due cuscini sto scomoda anche se tossisco un po' meno che su un cuscino solo, il problema è che appena finisce l'effetto dello sciroppino mi sveglio, allora mi alzo, vado in bagno, prendo un'altra dose di sciroppo, mi mangio un'altra caramella, bevo un po' d'acqua e controllo che ore sono. Stanotte quando ho eseguito tutto questo rituale erano le 3.
Ma visto che non riesco a dormire meglio e di più, al momento, e che non riesco a pensare a nient'altro se non al sonno che mi cinge la fronte come un cappello troppo stretto, non posso evitare di scrivere delle conseguenze di questa privazione di sonno sul mio benessere fisico mentale e spirituale.
Tanto per cominciare la parola "benessere" è completamente fuori luogo. Ho male alle spalle e al collo come se avessi portato uno zaino da alpino per tutta la settimana. Ho mal di testa, e ovviamente la fottutissima radio delle mie colleghe, accesa dalle 9 alle 18, non aiuta.  Gli occhi mi bruciano e tenerli aperti è come cercare di sollevare un'incudine con le palpebre. Se abbasso la soglia di attenzione percepisco fisicamente la deliziosa morbidezza del cuscino proprio tra l'orecchio e la nuca e mi invade un totale rilassamento che non posso assecondare se voglio mantenere il mio posto di lavoro (anche fisicamente: rischio di accasciarmi e cadere dalla sedia). Sono irritabile come un toro durante la festa di San Firmino e acida come se mi avesse morso uno scorpione.
Le mie giornate, che normalmente ruotano intorno ai due momenti felici della pausa pranzo e del ritorno a casa, con eventuali serate tra amici, si trascinano stancamente da quando mi alzo dal letto a quando ci torno. E naturalmente sto cercando di abbreviare la parte in mezzo il più possibile, ma mi sento frustratissima per il fatto che so già che la prossima notte sarà una ripetizione della precedente.


mercoledì 5 gennaio 2011

I fantasmi del passato

Udite udite! È iniziato l'anno nuovo!
Non si sa mai che qualche distratto non se ne sia accorto.

Ho passato buone vacanze, anche se non ottime, visto che puntualmente ho passato l'unica settimana di ferie con un raffreddore da competizione che non mi è ancora del tutto passato. Anche se fa sempre piacere che in un mondo così instabile la legge di Murphy rappresenti un punto fermo inamovibile, un pilatro incrollabile nell'esistenza mia e di tanti altri fratelli di sfiga.
Ho passato comunque un buon Natale, sereno e tranquillo tra famiglia e amici, una fine d'anno e un capodanno molto carini con la mia amata sorellina e gli amici vecchi e nuovi.
Non intendo fare propositi, né buoni né cattivi, cerco sempre di non farne. E comunque dicono che fare buoni propositi per l'anno nuovo faccia male all'umore e all'autostima, visto che vengono regolarmente disattesi.
Non intendo farli, ma alla fine è più forte di me: sono cinque giorni che penso a tutte le cose che devo fare in questo nuovo anno.
Devo organizzare un week-end a Torino con la Ballerina, più un sabato in incognito con gli amici in zona per andare a inaugurare una certa casetta nuova. Poi voglio andare a trovare Coscienza qualche volta (no, non sto facendo autocritica, intendo proprio mia sorella), e voglio organizzare qualcosa di bello qui perchè venga a trovarmi anche lei. Voglio cercare di essere meno intermittente con gli amici che per ragioni logistiche non riesco a vedere, anche se so già che, visto il mio grado di disorganizzazione, non riuscirò a farlo. Poi voglio iniziare a guardarmi intorno per trovare una sistemazione nuova, una casetta tutta mia, e voglio ricevere gratificazioni maggiori sia morali che materiali dal mio lavoro.
Ecco, diciamo che quest'ultimo punto ho già ottime probabilità di, chiedo scusa per il francesismo, sminchiarlo.
La fine di novembre e tutto dicembre sono stati pesantissimi, ero stanca, avevo la testa da un'altra parte, avevo troppe cose da fare e a cui stare dietro, il terremoto, le cavallette,  e potrei trovare mille altre scuse. Resta il fatto che la settimana e il nuovo anno, lavorativamente parlando, si sono aperti come segue:
Lunedì, ore 18.05: mi rendo conto che ho dimenticato di mettere il mio margine nell'offerta fatta a un cliente. Attonita, ho deciso che non era questione risolvibile alle 18.05, quindi ho spento in fretta il pc e me ne sono andata a casa, dove ho passato la notte dell'Innominato, ad arrovellarmi su come potevo gestire una cosa del genere. Per farla breve, il mio collega è un santo e non solo mi ha rassicurata sul fatto che non sono l'unica a cui capita di fare degli errori, ma mi ha anche aiutata a risolverla senza danni per noi.
Purtroppo, per una che è finita bene, ecco oggi altre due cazzate che arrivano dal 2010. Ho dimenticato di fatturare un ordine a novembre, poco male, l'ho fatturato ora, ma in ritardo, nel nuovo anno, e mettendo nuovamente alla prova la pazienza del mio collega. E infine, sempre oggi, mi sono accorta di aver sbagliato un calcolo e di aver fatto un altro prezzo sbagliato. Non gliel'ho ancora detto.

Ora, la domanda mi sorge spontanea: sono i colpi di coda un 2010 che, tutto sommato, facendo un bilancio piuttosto obiettivo, è stato un anno abbastanza merdoso? Oppure, senza voler fare del terrorismo, ma volendo solo attenersi ai fatti,sono i prodromi di un 2011 in cui andrà tutto storto?