mercoledì 19 settembre 2012

Addio ai monti

Ultimo giorno di lavoro, dopo 4 anni e mezzo passati nello stesso edificio, dopo 3 anni e mezzo in questa azienda. Da domani e per dieci giorni sono una donna libera, prima che inizi la mia nuova avventura.
Questi 19 giorni di settembre che mi sembravano lunghissimi sono passati velocissimamente in realtà, come sempre accade.
Stamattina mi sono arrivate alcune e-mail dei colleghi europei che mi hanno commossa fino alle lacrime, e sono due giorni che sono tesa come una corda di violino. So che il mio futuro sarà diverso, il mio lavoro (spero) mi darà maggiori soddisfazioni, ma come sempre mi succede nel momento di cambiare radicalmente la mia vita, ora sono piena di dubbi.

Cosa mi mancherà di questo lavoro che ho fatto per quasi quattro anni?
La macchina, che ormai sentivo come mia e che mi ha servito bene.
Alcuni colleghi.
Ma soprattutto, a sorpresa, la mia routine ormai consolidata.

Questo sembra incredibile anche a me, io odio la routine, è una cosa che mi uccide dentro; il cambiamento mi stimola, mi rende attiva e nervosa, e alla parte più avventurosa e nomade di me piace tantissimo; solo che c'è un'altra parte di me che è quella che si affeziona alle cose e alle situazioni che sta già facendo ostruzionismo, perché l'odiata routine allo stesso tempo è così rassicurante: i ritmi scanditi e abituali, poche sorprese, magari un po' di noia, certo, ma tutto sommato è come una coperta vecchia che sarà anche un po' infeltrita, avrà anche qualche buchino, ma alla fin fine tiene caldi e al sicuro.
E' questa parte di me che mi fa pizzicare gli occhi mentre do un'ultima carezza al volante della mia ormai ex macchina, che mi fa guardare con nostalgia le aiuole stitiche del piazzale, le colleghe che avrei preso a randellate fino a un minuto fa e persino la macchinetta del caffè.
Che mi fa dire cose assurde (tipo "mi mancherete") a persone di cui fino alla scorsa settimana non mi poteva fregare di meno.
Che mi fa sentire dubbiosa delle mie capacità e mi fa venire l'ansia al pensiero di cosa mi aspetta nel prossimo futuro.
Per fortuna quest'ultima parte è quella irrazionale e io lo so. Quando inizio a partire per la tangente e immaginarmi licenziamenti in tronco prima della fine del periodo di prova, mi sforzo di razionalizzare, e penso alla macchina nuova che ritirerò la prossima settimana, a tutte le cose belle che ho già intravisto della nuova azienda, alla gentilezza e buona educazione del mio futuro capo... E poi penso che il lavoro lo so fare, sono già capace, che dovrò solo adattarmi alla nuova situazione e che l'adattabilità è una dote che grazie a Dio non mi difetta.


Inoltre fare il training per la fatturazione al mio collega in questi ultimi tre giorni ha fatto sì che tutti i momenti di malinconia evaporassero come pozzanghere in agosto.

venerdì 14 settembre 2012

Primo impatto

No, non ho ancora iniziato il nuovo lavoro.
In realtà non ho nemmeno ancora finito quello vecchio, anche se la vita della dimissionaria è qualcosa di eccezionale. Premesso che sto ancora lavorando veramente, perché la famigerata fatturazione mi accompagnerà fino all'ultimissimo giorno di lavoro, tra il farla e l'insegnarla.
Però posso permettermi di ignorare pressoché tutte le e-mail che mi arrivano, perché ormai non mi riguardano più, e inoltre sto vivendo con uno sciallo assoluto. Quasi quasi mi dispiace che non duri di più (ma anche no).
Sono in ritardo la mattina? Chissene.
Devo uscire alle 18 e zero-zero? Lo faccio, e spengo il pc prima delle 18.
Ho voglia di una sigaretta extra? Scendo e me la fumo.
La cosa bella è che, per la prima volta in vita mia, sono io che me ne vado, quindi non mi interessa di farmi il mazzo doppio per far capire loro cosa si perdono e che errore hanno fatto a non rinnovarmi il contratto. Lo sanno già. 

Inoltre mi fa estremamente ridere il cambio di atteggiamento, ora molto gentile e sorridente, da parte dei dirigenti della mia azienda consociata, dovuta al fatto che il mio nuovo lavoro mi ha reso ai loro occhi una persona assai interessante dal punto di vista delle opportunità di business future, anche se non ho ancora capito in che modo. Una favola.

Ma a parte questo, l'altro giorno ho avuto il primo assaggio di quello che sarà la mia vita futura.
Dovevo recarmi a un centro medico abbastanza vicino alla mia futura sede per sottopormi alla visita del lavoro e ne ho approfittato per fare la prova generale.
Risultato: sveglia alle 6.30, esco di casa alle 8 meno cinque, 10 minuti di bus, 40 minuti di metropolitana, 15 minuti a piedi (che per fortuna diventeranno solo 5 per andare alla sede).
Alle undici ero di ritorno a casa, dopo 15 minuti a piedi, 40 minuti di metropolitana e 10 minuti di bus, sentendomi vagamente come un impiegato giapponese.
Pur essendo solo a metà giornata ero stanca come se fossi stata sveglia per 48 ore filate.

Spero di affinare la tecnica in stile Fantozzi o la mia vita sociale verrà azzerata e fagocitata da questi interminabili tragitti in metropolitana, oltre al fatto che non so come farò a fare la spesa...

[Tanto per allietarmi la giornata, il mio ex capo che ha passato gli ultimi 3 anni a fare fatica a salutarmi, oggi mi ha apostrofata con un sorrisone:
"Ehi, ciao Effe, tu come va?"
"?? mmmbene, graz..."
"eh, ormai sarai quasi alla fine, eh?"
"... ehm, sì, in effetti la prossima settimana finisco, non so se ci vediamo ancora"
"eh no, cavoli, ma allora oggi ci salutiamo bene"
 "aheh Ooookeeey!" (mio sorriso imbarazzato, occhio pallato per lo stupore e un mega punto interrogativo sulla testa).
Sono allibita e senza parole, e giuro che se non ci fosse da ridere a crepapelle ci sarebbe da menarlo]




venerdì 7 settembre 2012

Qualcuno deve pur dirlo

Questo è un appello accorato, perché veramente non se ne può più di vedere certi obbrobri girando per strada. Tra l'altro l'estate è un vero florilegio di cheap-and-trash, abbinamenti improbabili, totale mancanza di autocritica e in alcuni casi non solo del senso del gusto, ma anche di quello della vista.

Dovete sapere che:
- le unghie lunghe sono volgari, su tutti, nessuno escluso.
- la cosiddetta nail art è più che volgare, è inguardabile, su tutti nessuno escluso.
- quando sotto lo short spunta evidentemente la tasca, vuol dire che lo short è veramente troppo troppo corto. E solo una persona su un milione può permettersi di indossare roba così corta, oltre al fatto che personalmente mi danno l'idea di una poveretta che sta sfruttando i vecchi jeans fino all'ultima fibra, e mi prende l'istinto di accompagnarla al primo centro Caritas dove magari ne possa trovare un paio che non cadano a pezzi.
- i leggings non sono per tutti, anzi, in un mondo ideale non sono per nessuno e non dovrebbero esistere, ma visto che esistono, sappiate che non nascondono i buchi della cellulite, quindi se non siete Kate Moss è meglio che li evitiate in toto.
- sui tacchi bisogna saperci camminare, se non siete capaci evitate di inerpicarvi sul tacco 12, magari partite da una altitudine inferiore, ché gli ortopedici che poi devono aggiustarvi le caviglie sono a carico di tutta la comunità.

Insomma, la moda va adattata al proprio fisico oltre che all'occasione e al luogo, non è che chiunque possa indossare qualunque cosa.
E tu, ragazza chiattona che vuoi vestirti come la tua filiforme amichetta del cuore, dài un'occhiata alla vetrina mentre vi rispecchia una accanto all'altra: se tu sembri la sua custodia, molto probabilmente vuol dire che non stai bene vestita così.


E sappiatelo, non è vero che "basta che ti vedi bella tu". Bisogna aver rispetto anche per la vista altrui.


martedì 4 settembre 2012

Il primo giorno dell'anno / 2

Ci siamo, è di nuovo settembre.
Questo comporta che ho già ricominciato il count-down al prossimo agosto (mancano 330 giorni, se ho contato bene), che inizio a desiderare abiti calducci, che ho già iniziato a lamentarmi del freddo e che dormirei tutto il giorno appallottolata sotto una copertina.
Che poi, in realtà, credo di avere un po' di stanchezza arretrata addosso, visto che per la prima volta in vita mia sono riuscita a dormire in spiaggia, e mica una volta, ma ben due, e mica per 10 minuti: dalle 3 alle 5 del pomeriggio, incurante di tutto e di tutti, con la bocca aperta e rischiando di svegliarmi col telo mare impiastrato di bavetta (cosa che, per fortuna, non è successa).
Ho passato delle belle vacanze, senza fare nulla di particolarmente spettacolare, ma mi sono rilassata e sono stata un po' con mia sorella che riesco a vedere sempre più di rado. Due settimane sono volate, e la domenica del rientro non potevo crederci e la sola idea di fare le valigie e tornare a Milano mi istigava al suicidio. Ma poi ho pensato che per una volta il rientro non mi avrebbe riservato il solito cumulo di insoddisfazione, questo nuovo anno mi riserverà molte sfide.

A differenza degli scorsi anni, non sento la solita ansia da novità e rinnovamento. Perché quest'anno non ne ho bisogno: tra meno di un mese finalmente cambio lavoro, e da quando ho chiuso l'accordo mi sento come se fosse ogni giorno Natale, come se avessi vinto la lotteria. In compenso ho l'ansia da rinnovamento è stata prontamente sostituita da quella per la novità, per un cambio radicale di vita che mi mette un po' di agitazione e di paura. 
Cerco di impedirmi di pensarci 24 ore al giorno, mentre cerco di convincermi che andrà tutto liscio come l'olio e che al limite ci penserò quando sarà il momento, ma appena mi distraggo il mio cervellino mi sottopone scenari immaginari sulla mia vita futura, e mi ritrovo a fare progetti, a visualizzare possibili successi e possibili insuccessi, a fantasticare sulla mia nuova vita quotidiana.
Chissà come si svolgerà il mio nuovo tran tran, che gente incontrerò, se il mio lavoro mi porterà a viaggiare, se mi lasceranno essere creativa, se saranno davvero tutti carini come mi sono sembrati di primo acchito, o se sono lupi travestiti da pecore.
Tutti questi pensieri mi turbano molto, anche se non posso certo dire che mi tolgano il sonno, visto che crollo alle 11 la sera e dormirei ad libitum il giorno dopo.
La cosa che però mi turba di più è il dover trovare il modo più rapido e semplice per arrivare al nuovo posto di lavoro. Dopo che tutti mi hanno caldamente sconsigliato di muovermi in auto, dove per "caldamente" intendo espressioni tipo "ma sei matta??" dette con gli occhi fuori dalle orbite, mi sto orientando sui mezzi pubblici.
Questi sconosciuti.
Sono certa che siano comodi, che quello che perderò in ore di sonno lo guadagnerò con un minore stress. Ma io nutro una certa diffidenza per i mezzi pubblici, a meno che non mi trovi a Londra. E no, purtroppo non vado a lavorare a Londra, quindi... Incrociamo le dita, speriamo di non perderci, di non farci derubare, di non saltare la fermata, e di non incasinarci in nessun modo.

Una cosa è sicura, avrò sempre meno tempo per dormire.