lunedì 23 aprile 2012

Il sonno dell'ansia genera relax



Oggi mi sento in un momento di pessimismo cosmico.
Recessione, aziende che chiudono, gente in gamba che non trova lavoro perché non ha calci in culo, né parentele eccellenti e/o stupidità congenita; conseguenti suicidi, omicidi, suicidi-omicidi.

Qui la situazione è un gran casino, però gli odiati cugini francesi a quanto pare ora ci stimano.
Questo mi ha convinta definitivamente del fatto che sia ora di preparare le nostre anime immortali, perché è chiaro che la fine del mondo è veramente vicina.

Credo che sarebbe meglio se smettessi di leggere i giornali.

Poi vado a casa e mio padre passa la mezz'ora del TG a inveire, ad augurarsi stragi di parlamentari, ministri e industriali. Ma anche di manifestanti violenti, ex brigatisti e magistrati. E' fondamentalmente un democratico.
E poi mi guarda con aria sconsolata e dice "Sono molto preoccupato, non c'è futuro, la situazione è brutta".
E la mamma presagisce il popolo in piazza con torce e forconi.
Poi chiamo la nonna, che dice "per fortuna che io sono vecchia, ma mi spiace molto per voi giovani che passerete i guai".
Grazie, tutto ciò è estremamente incoraggiante.
Veramente.
Forse oltre a smettere di leggere i giornali, devo smettere anche di andare a trovare i miei.

Oppure posso ritirarmi in una grotta a fare vita ascetica e romitaggio.
O anche andare in letargo.
Farmi ibernare e mettere il timer per il 3000?

No, ecco: pungermi il dito col fuso di un arcolaio e dormire cento anni. Basteranno cento anni?

giovedì 19 aprile 2012

Non ho (più) l'età

Non sono una nostalgica, ho troppe aspettative nei confronti del futuro per esserlo. Il passato è passato, avrà avuto i suoi momenti belli ma certamente ne ha avuti di brutti.
Non sono di quelle che "oh, come vorrei tornare bambina". Per carità. Da bambina non puoi truccarti, non puoi guidare la macchina, non puoi andare dove vuoi, sei piccola e indifesa e qualunque adulto può dirti cosa fare e cosa non fare (in effetti dovrei usare il passato, oggi che lo apprezzerei pare che non si usi più). Da bambina non vedevo l'ora di essere grande e poter decidere per me stessa.

Non rimpiango il liceo né l'università, posti in cui devi sgobbare gratis. Molto meglio sgobbare a pagamento, non c'è paragone, a parità di rottura di palle.
Conto su una genetica favorevole e se tutto va bene e riesco a non cedere troppo alle lusinghe del palato dovrei mantenermi decentemente carina fino a una certa età.

Però c'è qualcosa che mi disturba.
Superati i 30 la vita sociale diventa pressoché incompatibile con il lavoro, a meno che uno non faccia il pì-erre e la vita sociale sia anche il lavoro. Da qualche tempo a questa parte l'andare a dormire alle 3 di notte, anche se di sabato, mi lascia drammatici strascichi per tutta la settimana, durante la quale devo alzarmi alle 7, contravvenendo al mio bioritmo naturale che mi vorrebbe far dormire fino a mezzogiorno.
Ecco, molto irritata da questo, sono giunta alla conclusione originalissima che il problema è il lavoro.
Come si può smettere di lavorare pur avendo ancora un'età in cui ci si possa godere la vita?

martedì 17 aprile 2012

Problemi che uniscono l'Italia

In questi giorni tutto mi infastidisce.
Per esempio mi infastidiscono i telefoni che stanno suonando in questo istante; la collega che fa dieci chiamate consecutive in vivavoce allo stesso numero occupato; roba da gridarle che non è che se insiste si libera prima, razza di mentecatta!
Anche il fatto che stamattina sono uscita vestita da pioggia e dopo 3 minuti è uscito un sole caldo e meraviglioso non contribuisce a distendermi.
E le maledette pubblicità su youtube, mio dio come mi smuovono i nervi. Dai, cavoli, non puoi mettere una pubblicità di 30 secondi tra due video di 15. Perdindirindina!

Poi la compagna di stanza che urla per parlare con una persona che sta a un centimetro da lei; e che è sempre così arrendevole che Biancaneve rispetto a lei era una stronza. Basta, non se ne può più. L'unica che mi capiva era l'altra mia compagna di stanza e vicina di banco, che purtroppo ha cambiato lavoro da ieri e mi ha abbandonata in questa valle di lacrime.

E poi sono stufa di avere a che fare con i cretini. Con gente che gli dici "aspetta un attimo" e procedono come se niente fosse. Con gente che ti dice ovvietà, nemmeno fossi una neolaureata al primo giorno di stage. Persone che mi promettono una risposta "tra 5 minuti" e dopo due ore si stupiscono se li sollecito.

A tutto questo, aggiungete che c'è il Fuorisalone e che dovrò litigare coi vigili per poter arrivare a casa, il che è francamente inammissibile e a casa mia si chiama sequestro di persona, e che sarà così per tutta la settimana, e capirete che non si tratta di tempeste ormonali.
Perché il mio problema fondamentale, la vera piaga che mi rende una persona litigiosa e irritabile e causa tante liti tra altrimenti tranquilli cittadini; la vera piaga che affligge Milano; no, non è la corruzione dei politici; non è l'immigrazione clandestina; non sono i topi d'appartamento né la cocaina diffusa come fosse zucchero. Non sono nemmeno le modelle anoressiche e i modelli gay vestiti in modo imbarazzante, né il costo a dir poco esagerato in questa città tentacolare.
Lo sappiamo tutti nel fondo del cuore.
Il vero problema è il traffico.




 



P.S.: nell'inverno del mio scontento una luce. E' nato. Madre e padre sanno di chi sto parlando, almeno spero, e a tutti e tre vanno il mio bacio più schioccoso e l'abbraccio più strizzoso.