venerdì 30 luglio 2010

Asian Food, jazz&rock, battesimi

Stufa di fare fatture a ciclo continuo (ebbene sì, da stasera sono in ferie e non vedo ancora la luce in fondo al tunnel) e colpita da una inspiegabile ansia che mi stringe lo stomaco in una morsa, mentre Steven Tyler mi impedisce di crollare addormentata sulla tastiera del pc cantandomi nelle orecchie "I was crying when I met you, now I'm trying to forget you", ho deciso che potevo anche fare una pausa e aggiornare il blog.

Iniziamo dall'altra sera.
Siamo andati a cena in un ristorante sino-giapponese o nippo-cinese, a seconda delle preferenze. Il bello è che ho finalmente potuto togliermi la voglia di cibo cinese, pur in compagnia di persone che non lo mangerebbero nemmeno se l'alternativa fosse la morte per fame. Il giapponese è buono, per carità, ma il cinese mi dà un sacco di soddisfazione in più. Inoltre avevano pure il mio favoritissimo sorbetto alla mela verde.
La cena era propedeutica a un concerto jazz dove il prode Hornbraker ci aveva riservato dei posti, quindi è stata molto rapida e senza troppe perdite di tempo.
Il concerto è stato carino, la cantante era brava. Peccato che si intestardisse a voler presentare i brani che avrebbe eseguito, perché il suo modo di parlare e le cose che diceva facevano venire il latte alle ginocchia.
Peccato anche che si sia cimentata con un paio di canzoni che adoro rendendole due lagne inascoltabili, ma non si può avere tutto.
Nel complesso comunque bilancio positivo.
La serata è proseguita con la ricerca spasmodica di un benzinaio funzionante, ricerca il cui esito non era affatto scontato in verità. Solo al terzo tentativo la Ballerina è riuscita a dissetare il suo fido Johnny, che ha rischiato di venire abbandonato una intera notte sotto casa mia.
Dopo aver dissetato Johnny non potevamo non andare a dissetarci anche noi, e tra un sorso e l'altro ho cercato ispirazione per la ricerca di un nickname per alcune persone che verranno sicuramente prima o poi citate; purtroppo non sono uscite idee valide. Diciamo che le idee che sono uscite sono certamente attinenti alle persone in questione, ma che le stesse probabilmente non sarebbero contentissime di sapersi battezzate così. Il problema è che alcuni soggetti li conosco ancora troppo poco. O non li conosco affatto. O li conosco troppo. Come nel caso della mia tuttora Innominata sorella. Ho fatto un sondaggio per avere un'idea, ma nessuno è stato illuminante. Ma che poi, alla fine, come diceva il buon vecchio Shakespeare cos'è un nome?

A tal proposito: su richiesta diretta dell'interessato, Hornbraker d'ora in avanti sarà nominato "il Consolatore".

domenica 25 luglio 2010

Rose e Tequila

Giovedì sera sono andata con la Ballerina a cena, solo noi due, ristorante messicano.
Lei, reduce da una giornata a dir poco faticosa, io un po' meno stanca, ma non proprio una rosa di maggio. E a proposito di rose, a un certo punto il tipico venditore ambulante che faceva il giro fra i tavoli ce ne poggia due sul tavolo, e alle nostre proteste dice "No no, niente soldi, regalo, regalo" indicando il tavolo a fianco al nostro, occupato da quattro tizi. Non esattamente dei gioielli di uomini, però, penso, che gentili, hanno fatto del bene comprando le rose e in più hanno fatto un gesto carino a regalarle a noi. Pensavo che questo genere di cose accadessero solo in certi film. Comunque, per niente impressionate, continuiamo la nostra cena. Chiediamo il conto e un caffè, ma arriva solo il caffè. Aspettiamo qualche minuto, poi, visto che ci eravamo date appuntamento con la Sfinge al solito bar, ci alziamo per andare a pagarlo direttamente alla cassa. Al che il cameriere ci blocca con un "no no no ferme qui, devo dirvi una cosa". Ci risediamo sempre più perplesse, chiedendoci cosa abbiamo fatto di male per venire fermate dal cameriere non ci viene in mente niente. Lo vedo parlare coi tizi del tavolo accanto, mi pare che indichi dalla nostra parte, e alla fine torna da noi con un piattino con il sale, le fettine di limone e due bicchierini di tequila. Dice che ce le offrono sempre i quattro; le beviamo alla goccia e uno dei quattro si gira per spiegarci come si bevono. A noi. Ridicolo. Un'altra scena da film.
Ci chiedono se ne vogliamo un'altra, e noi decliniamo, abbiamo un appuntamento, dobbiamo proprio andare. Paghiamo e ce ne andiamo, cercando di mantenere un contegno; la Ballerina per sua stessa ammissione non regge bene l'alcool, e io ho un problema con la tequila, mi dà subito alla testa.
Giuro che non mi è mai successo prima in vita mia, che degli uomini ci mandassero degli omaggi al tavolo mentre sono a cena con un'amica. E guardando la faccia stravolta di stanchezza della Ballerina mi viene in mente uno spettacolo di Lella Costa al quale avevo assistito circa un millennio fa, in cui a un certo punto lei si chiedeva perché quando una ragazza si tira da gara, proprio per attirare le attenzioni degli uomini, nessuno cerca di abbordarla, mentre quando è praticamente distrutta da una giornata di lavoro, magari con le borse della spesa, con dei vestiti antistupro, quando non ha nessuna voglia di attirare le attenzioni di nessuno, c'è sempre qualche pirla che si mette a fare il cascamorto.
In ogni caso, vista l'impennata di autostima che abbiamo avuto, credo che usciremo da sole più spesso.

venerdì 23 luglio 2010

Magic potions

Sono una persona molto fisica. Non verso chiunque, naturalmente, non è che mi metta ad abbracciare le persone per la strada. E non mi piace il contatto con persone che non conosco o che hanno un modo di fare viscido. Ma adoro abbracciare coccolare e baciare le persone a cui voglio bene, mi piace mostrare loro il mio affetto a livello fisico, anche solo tenere la mano mentre parliamo.
Lo so, è estate, sentir parlare di abbracci e contatto fisico con questi climi non è il massimo, ma io non soffro particolarmente il caldo.
E comunque, per fortuna delle persone che frequento, sento quando il contatto fisico non è apprezzato dall'altra parte, sento la rigidità nella persona che ho di fronte quando questa vive le mie esternazioni non come amichevoli, ma come un'invasione del suo spazio vitale.
Ora, nella mia ormai non più tanto breve esperienza del mondo e della vita, ho sempre diviso le persone in abbracciabili e in non abbracciabili, divisione che mi ha consentito di evitare situazioni imbarazzanti.
Ai tempi dell'università con la Cicci, un'altra abbracciatrice come me, ci siamo interrogate sui motivi che portano noi ad essere così, e altri ad essere molto più freddi; siamo giunte alla conclusione che, essendo i rispettivi genitori molto coccoloni, noi siamo cresciute vivendo le effusioni fisiche come una cosa non solo normale, ma bellissima.
Naturalmente capita che le mie effusioni vengano male interpretate da alcune persone, ma di solito si tratta di quelli che non mi conoscono bene, e che evidentemente non hanno il mio stesso modo di fare.
Ultimamente, però, l'essere fraintesa non mi preoccupa più di tanto, essendo emerso un problema differente.
La mia divisione in abbracciabili e non abbracciabili vacilla, probabilmente perché quando l'ho istituita non ho tenuto conto di quel magico ritrovato che si chiama alcool. Sembra incredibile, ma allora non ne facevo praticamente uso.
Grazie ad esso, se assunto in quantità adeguate e variabili da individuo a individuo, solitamente sottoforma di magiche e colorate pozioni dette cocktail, persone che da sobrie si mantengono ad almeno mezzo metro di distanza dagli altri, diventano improvvisamente avide di abbracci. A me la cosa non dispiace, sul momento, un po' di affetto mi fa sempre piacere. Però poi a mente fredda mi domando se le improvvise dimostrazioni di affetto siano reali, e la pozione magica abbia solo aiutato a mollare i freni inibitori, o se piuttosto non siano indotte dall'alcool e quindi non abbiano niente a che fare con me come individuo. Cioè, per dirla più semplicemente: l'affetto è diretto proprio a me o andrebbe bene qualunque altro bipede a sangue caldo?
Di solito frequento persone che o amano sempre il fatto che io sia una specie di cucciolo di san bernardo, oppure che non amano di venire toccate, abbracciate, baciate, a prescindere da chi lo fa. Trovarmi con persone che oscillano tra le due posizioni mi destabilizza.
E ora dovrò istituire la terza categoria degli oscillanti o abbracciabili-se-brilli, e soprattutto imparare a distinguere l'affetto naturale da quello chimico.

mercoledì 21 luglio 2010

Reclami

Ah, la fama, che amante volubile!
Gli affezionati ed inestimabili lettori del mio blog si stanno prendendo un po' troppe licenze ultimamente. Siamo arrivati ai reclami, addirittura!

L'altra sera mia sorella ha sporto un reclamo. Perché è l'unica persona citata sul mio blog alla quale non ho affibbiato un soprannome.
Il problema è che i soprannomi sono dati da un aspetto o una caratteristica che mi colpisce delle persone di cui parlo. Infatti al momento di trovare un soprannome a mia sorella, tabula rasa. Perché lei per me ha tanti soprannomi, ma glieli ho dati tutti nel corso degli anni, solitamente sono un po' imbarazzanti e non sono strettamente legati a una sua peculiarità. Se non fosse mia sorella ne avrei molti qui pronti sulla punta delle dita, ma il fatto che la conosca così approfonditamente un po' mi inibisce.
Però alla fine, dopo lunga riflessione, e rischiando un'accusa di plagio (perché, mi duole dirlo, ma questo nomignolo molto azzeccato le è stato appioppato da un mio ex dall'intelligenza non proprio fulgida), direi che Pulcino Atomico sarà il suo nuovo soprannome. O forse sorella Atomica, anche se suona un po' Cantico delle Creature. Qualcosa di atomico. Insomma, devo ancora definire bene la cosa, ma la strada grossomodo sarebbe questa. Darò comunicazione ufficiale su queste pagine non appena avrò preso una decisione definitiva e irrevocabile.

Oggi, pochi minuti fa in effetti, anche la Ballerina ha sporto un reclamo: devo postare perché se no lei si annoia.
Ha ragione, è vero, mi sono un po' impigrita ultimamente. Il problema è che l'ispirazione non è uno stato  costante. E io non essendo una persona organizzata e precisa non sono capace di diluirmela nel tempo. Ci sono giornate in cui scriverei cinque post di fila, seguiti da lunghi giorni in cui non mi viene uno straccio di idea. In più se ci aggiungete che: il sottofondo del mio ufficio da ieri è una orribile radio che fa musica da discoteca tutto il santo giorno; che siamo alla fine del mese e le terribili fatture mi sommergono; che la cosa più eccitante che ho fatto in questi giorni è stato vedere Wild con la Sfinge e la Ballerina... Insomma, spero che possiate capire in che baratro di vuotezza mentale mi trovo.

In ogni caso, anche questo secondo reclamo a questo punto non ha più ragione d'essere, visto che alla fine il post l'ho scritto.

Infine un reclamo potrei farlo pure io: ma scrivermeli sui commenti, 'sti reclami, non potete? 

Per la rubrica: Compleanni
Auguri alla Turbogirl e al Maestro, che hanno appena compiuto gli anni.
Non potevo non farli pubblicamente proprio a voi, i miei amichini da sempre e per sempre.
Vi voglio bene! 

lunedì 19 luglio 2010

Sfiga nera

Ovvero: le (dis)avventure della mia amica CìCì. Come premio di consolazione - so che non è molto - ho deciso di omaggiarti pubblicamente. Spero che ti faccia piacere.

Dopo aver passato tre giorni a casa da mia madre, tre giorni passati a spendere un botto di soldi e a farmi bucare e visitare da vari medici, sono tornata a Milano. Per andare al Bar Bianco, come già scritto, ma anche perché il giorno dopo sarebbe arrivata la mia amica CìCì, che mi ha chiesto ospitalità per una notte.
A parte il caldo assurdo, ci siamo fatte una bella cenetta, poi a casa presto perché lei aveva un treno all'alba. L'ho salutata alle 5.25 e mi sono rimessa beatamente a dormire.
Alle 13.30 poi mi chiama.
"Ciaooooo, allora, com'è andata? Tutto bene? Stai per tornare?"
"Nooooo, non sono nemmeno arrivata a destinazione!"
"Ma come?? - e, pensando ai suoi ritardi cronici - Ma hai perso il treno?"
"No, ero in stazione largamente in anticipo, siamo partiti in orario, ma dopo un'oretta il treno si ferma. Un guasto sulla linea. E siamo rimasti su quel maledetto treno completamente sigillato e senza aria condizionata per 3 ore, sotto il sole cocente, senza riuscire ad avere un'informazione coerente dall'equipaggio, che era formato da ragazzotti ignoranti e maleducati... Ora sono in coda alla biglietteria per farmi ridare i soldi. Poi posso venire da te?"
"Certo che sì! Ti aspetto"

Un paio d'ore dopo è arrivata, completamente distrutta, poverina.
Mi ha raccontato degli incontri esilaranti che ha avuto la fortuna di fare sul treno. Tipo una mezza matta che raccontava in giro senza alcun ritegno che stava andando a trovare il suo fidanzato.
"Sta a Roma?" "Sì, a Regina Coeli... Ma è innocente, l'hanno incastrato".
Mi ha detto della controllora giovane e soprattutto figa, che non era nemmeno in grado di parlare in modo professionale mentre faceva gli annunci al microfono. Abbiamo deciso che non era per il suo innato savoir faire che è stata assunta.
Mi ha detto del bigliettaio che dopo essere stato cafone all'inverosimile, le ha però ridato i soldi in contanti e sull'unghia. Io sostengo che, anche se lei ha cercato di mantenere la calma, dal suo sguardo trapelasse l'istinto omicida. Secondo me l'ha terrorizzato con una sola occhiata fiammeggiante, e anzi, onore al coraggio di quest'uomo, o alla sua pigrizia totale, che gli ha dato l'ardire di contraddirla.

Per fortuna abbiamo organizzato una bella cenetta, con Cieffe (il di lei consorte), la Bucaniera e fidanzato, Hornbraker, Sarto e Chef. Siamo stati bene, rinfrancati dall'aria condizionata che ci ha fatto dimenticare la calura insopportabile che ci aspettava fuori.
Abbiamo riso, scherzato, chiacchierato, mangiato bene e bevuto un pochino.
Dopo cena ci siamo separati, CìCì e Cieffe si sono diretti verso la macchina, Bucaniera e fidanzato verso casa, io mi sono aggregata ai rimanenti tre e ci siamo diretti al Bianco.
Appena entrati nel parco, mi chiama Cieffe.
Ha trovato la macchina aperta (non scassinata, per fortuna, ma aperta con un telecomando pirata che ruba il codice). Cassettino aperto e navigatore sparito; per lo meno non era proprio nuovo di pacca. Ma soprattutto hanno aperto anche la valigia della mia sfortunata amica, prendendole il beauty case con dentro tutti gli orecchini. Inclusi alcuni regalati. Incluso il nostro regalo per il compleanno.

Mi sono sentita morire. Io vorrei davvero vedere in faccia uno di questi tipi e riempirlo di mazzate prima di fare il mio dovere e chiamare la polizia. Anche perché se rivendendo quella roba fan su 100 euro sono fortunati, mentre il mio amico ora non può venire a trovarmi perché non si ricorda la strada. E la mia amica è stata defraudata di ricordi che avevano un valore affettivo più che reale.
Il fatto che sia successo a un passo da casa mia mi fa sentire anche in qualche modo responsabile.
Mi spiace tantissimo. Mi è spiaciuto soprattutto perché, come ha detto saggiamente la diretta interessata, è stata "la degna conclusione di una giornata di merda". Il Fato, o Karma, o Destino o Provvidenza che sia, poteva anche evitarselo, visto che era già stata provata dalla disavventura del treno e dell'appuntamento saltato.

E comunque alla faccia di chi dice che il 17 porta male: il tutto è accaduto il giorno 16. 

giovedì 15 luglio 2010

Zanzare mannare

Sono cresciuta tra due fiumi, in mezzo alla pianura umida. Sono abituata alla nebbia in inverno, sono abituata alle estati bollenti. Ho anche studiato a Venezia, dove ho scoperto che la mia pur umida città non era che una bazzecola al confronto.
Sono abituata anche alle zanzare; sono abituata e so anche come cercare di contrastarle; quelle di Venezia erano, tra parentesi, decisamente più aggressive e molto più resistenti a qualunque mio tentativo di tenerle lontane.
Ciò premesso, posso dire di ritenermi abbastanza ferrata in materia, ma ci sono momenti in cui non ci sono altre armi se non la rassegnazione e la speranza che le zanzare di Milano non amino la movida.

Ieri sera siamo andati a prendere un aperitivo al Bar Bianco. L'anno scorso ci andavamo quasi tutte le settimane, quest'anno per un motivo o per l'altro non ci eravamo ancora riusciti. E per giunta non siamo nemmeno riusciti a prendere il tavolo in terrazza. In ogni caso, eravamo un bel gruppetto, la Ballerina, Squit, Hornbraker, lo Chef, la Sfinge e, special guest star, il Sarto.
Siamo stati presi di mira da uno sciame di zanzare fameliche, che nemmeno l'Autan sembrava poter tenere a bada. Mangiare era una missione praticamente impossibile, dovendo nel frattempo respingere gli attacchi di un numero impressionante di insetti voraci, che si attaccavano a qualunque lembo di pelle lasciato scoperto. Anzi, per la precisione anche a quelli ben coperti dai jeans. Per fortuna le abitudini notturne delle zanzare prevedono che vadano a dormire presto, quindi dopo le 10 la situazione è diventata decisamente più vivibile.
La squadra d'assalto riminese si è limitata a fare amicizia con la cameriera, quindi non ha messo in mostra le grandissime capacità di cui ho avuto la fortuna di essere testimone in altra sede.
Credo che possano essere stati vari i motivi di questo momento di understatement.
In primo luogo il tavolo. Obiettivamente non è possibile interagire con le varie sciacquette avendo una minore libertà di movimento.
Poi, come mi è stato fatto notare da più parti, c'è gente che lavora questa settimana, non sono mica tutti  belli riposati come me.
Infine, probabilmente c'erano troppi testimoni.
Prevedo grandi cose per le prossime vacanze, il Sarto mi ha promesso che sarà la settimana più bella della mia vita.
Spero che ci sia la clausola soddisfatti o rimborsati. 

martedì 13 luglio 2010

Centauri

Sono in ferie. Non voglio girare il coltello nella piaga dei miei amici che stanno lavorando come apine operose. Sono l'unica ad essere in ferie questa settimana. Mi spiace crearvi travasi di bile perché vi voglio bene, ma vi dirò… ci voleva. Ci voleva proprio.
Dopo 2 anni sono riuscita ad avere anche io diritto alla mitica "settimana pre-estiva", e la cosa mi suscita non poco entusiasmo. È come vivere in un lunghissimo week-end, con la differenza che i negozi e i servizi sono aperti. Tutti lavorano. Io no. Ahahahah.
Bene. Le mie ferie sono iniziate alle ore 18 e zero-zero di venerdì 9 luglio. Per festeggiare, pizza in compagnia; una pizza di tali bibliche dimensioni che ci si sarebbe potuto agevolmente sfamare un villaggio sub-sahariano.
Il sabato, vergognandomi non poco delle condizioni di casa mia, mi sono messa di buzzo buono e ho fatto le pulizie "di fino". Con 32 gradi di temperatura non è stata impresa risibile. Ma ne è valsa la pena, se la Ballerina, in visita caffè post-prandiale, ha subito notato una certa differenza.
Il resto del sabato l'ho passato in totale pigrizia, per prepararmi spiritualmente e fisicamente alla domenica.
La domenica infatti ho raccolto la Ballerina e ci siamo dirette verso la mia città d'origine, dove, come ogni anno, c'era il motoraduno della Madonnina dei Centauri. Per chi non è un centauro e non è della mia zona, trattasi di motoraduno internazionale, si tiene il secondo fine settimana di luglio, dal venerdì alla domenica. Tre giorni in cui la città si riempie di moto rombanti, in cui vige la totale anarchia, in cui i vigili non possono dire nulla anche se ti vedono in 4 su un ciao e senza casco. Un misto tra il paradiso e il far west, in cui quindici-sedicenni di tutte le età possono impennare, far fumare le gomme e fare casino senza che nessuno glielo possa impedire.
La domenica chiunque sia dotato di un mezzo motorizzato a due ruote, in gruppi organizzati o come singolo, si porta in un paese qui vicino dove si trova il santuario della Madonnina dei Centauri. Lì assistono alla messa, entrano in chiesa con le moto per farle benedire e magari lasciano un casco spaccato a metà come ex-voto alla Madonnina. È particolare ma molto suggestivo. Dopo di che, in un corteo lunghissimo, tornano verso il centro della città per le varie premiazioni. Questa è la parte alla quale io ho partecipato nel 99,9% dei casi, non avendo la moto. Sono una di quelle che guarda la sfilata con gli occhi che luccicano per l'entusiasmo e per i fumi della benzina. È una cosa che non posso descrivere a parole, come sono contenta quando vedo la sfilata dei centauri.
In ogni caso, quest'anno con me c'erano la Bucaniera e la Ballerina, che non sono certo patite di moto come me. Temevo che si sarebbero annoiate a morte, invece hanno apprezzato moltissimo.
Finita la sfilata, dopo aver dato un'occhiata nella ex-caserma dove si radunano tutti, la giornata è ulteriormente migliorata grazie a un bell'invito in piscina a casa del Serio Professionista. Il caldo sarebbe stato altrimenti insopportabile.
La grande cosa di essere in ferie è che la domenica sera non pensi "cavolo il fine settimana è già finito". O, per essere più realistici: "Noooo, non ho voglia di andare a lavorare domani". Cioè, puoi anche pensarlo e poi ridacchiare all'idea che infatti non ci devi andare!
Che bello poter dormire la mattina, fare colazione con calma, organizzarsi la giornata su ritmi umani, e fare tutte quelle cose che hai rimandato per mesi.
Tipo, ieri pomeriggio ho fatto un sacco di acquisti:
- tagliando alla macchina (poco giocoso, ma necessario)
- netbook asus eee (dal quale sto scrivendo ora... molto giocoso)
- regalo di compleanno a mamma con solo un mese e mezzo di ritardo
Stamattina, dopo aver finalmente fatto gli esami del sangue che non facevo da un anno, ho comprato 3 dico 3 paia di scarpe super scontate; e oggi pomeriggio sarà estetista e giro da zara... 

Se sentite un'esplosione nel pomeriggio sarà probabilmente la mia carta di credito.

mercoledì 7 luglio 2010

Clima

Clima è l'amante della Bucaniera; è rinfrescante in estate e tiene caldo in inverno, ed è quindi l'amante ideale.
Persino le donne più indipendenti e forti amano stare sotto di lui.
Clima considera tali le ammucchiate solo quando ci sono altri uomini, se no per lui almeno 3 donne alla volta è la normalità; e la Bucaniera, nonostante la sua gelosia, lo condivide volentieri con le amiche. Tanto sa che torna sempre a casa. Anzi, che non si muove proprio da casa.

 Lunedì sera Clima ha avuto il piacere di vedere 3 belle donne prostrarsi ai suoi piedi. Piedi... Diciamo piedi per estensione. Ha ascoltato tutti i nostri pettegolezzi; i nostri pensieri più riposti; i sogni a dir poco assurdi di alcuni (la ballerina aveva chiaramente mangiato pesante. O aveva mangiato troppo poco, per poter avere idee così balzane).
Peccato che non siano usciti pettegolezzi particolarmente piccanti, non deve essersi divertito troppo.

Clima è bianco e rettangolare, e sta appeso sopra il divano.
Deve essere una bella soddisfazione per una macchina riuscire in ciò che è impossibile per un essere umano.

martedì 6 luglio 2010

Stupore

È bello quando le persone che ti circondano ti stupiscono, fanno cose che non ti aspetti, ti dimostrano una volta di più che ti vogliono bene. Ti rimette in pace col mondo e con la razza umana.

Parlo di piacevole stupore, non di stupore tipo: "Ma veramente il mio vicino di casa che era tanto gentile e carino è stato arrestato con l'accusa di essere un serial killer??". No. Più una cosa del tipo "Ma allora quella tal persona mi considera davvero una sorella, se no non avrebbe fatto tanto per me".
Il fine settimana che è appena trascorso è stato generoso in questo senso.

Sono ancora stupita per cose che sono successe, che mi sono state dette, per messaggi inaspettati.
Vincono gli uomini 4 stupori a 1. E non capisco se c'era qualche sostanza strana nell'aria che li ha fatti sbroccare o se il mio stupore deriva dal fatto che non li capisco. Immagino già mia sorella, CìCì e la Psicologa che annuiscono io coro, pensando "eh, direi la seconda". Ma d'altro canto ci sono già loro a riportarmi alla realtà, io posso permettermi il lusso di stare sul pero dei miei errori di valutazione.

Stupore a parte, è stato un week-end bollente (dal punto di vista climatico) ma soddisfacente.
Sabato mattina, nonostante una stachezza allucinante e troppe poche ore di sonno alle spalle, mi sono diretta finalmente dalla mia fidata parrucchiera. Ho finalmente tagliato i capelli. Non ne potevo veramente più, non sapevo più come portarli; inoltre ho saputo resistere alla proposta di fare un nuovo trattamento per togliere il crespo. Inutile dire che il trattamento in questione è piuttosto costoso, ed è momento di risparmio per le vacanze. Quindi mi sono accontentata di farmeli stirare, tanto per cambiare un po', operazione che a quanto pare mi ha resa irriconoscibile a tutti, incluse persone che mi conoscono da almeno 15 anni. Questo fatto potrebbe tornarmi utile a ben vedere, se un giorno dovessi darmi alla macchia dopo aver rapinato una banca.
Nel pomeriggio di sabato, tanto per confermare la mia tendenza al risparmio di questi giorni, ho comprato un divano nuovo (quello nell'immagine). Mi sono rivolta al mio amico Siciliano, che mi ha trattata veramente come fossi una sorella. O almeno una cugina prima.
Un divano non rende l'idea: "IL" divano. Bellissimo. Divano letto (viste le dimensioni di casa mia era inevitabile), tessuto color avorio super tecnico e antimacchia, materasso serio di 14 cm... Insomma, non vedo l'ora che me lo consegnino, ne sono talmente entusiasta che lo dico a tutti quelli che incontro, pur consapevole del fatto che la notizia lascerà i più indifferenti, nella migliore delle ipotesi.
Sabato sera sono stata stupita dal Maestro. Dopo 25 anni di amicizia riesce ancora a stupirmi, per quanto sappia che è una persona mai banale, che è bravo in tutto ciò che fa. Ho scoperto che sa fare i giochi di prestigio con le monetine, cosa che mi ha sempre affascinata. Infatti credo di aver seguito i giochi con un'aria da bambina ebete, ma mi piacciono da morire queste cose.
Se mi leggi, Maestro, la prossima volta me li devi rifare. E aspetto sempre una tua visita.

giovedì 1 luglio 2010

Le nevole

Finalmente è arrivata l'estate. 
Non si muove una foglia, in giro non c'è nessuno, nell'aria c'è un profumo di zampirone che mi catapulta indietro di almeno 20 anni. Lo zampirone è la mia madeleine.
La stanza mia e di mia sorella nel grande palazzo, la volta alta sopra di me, il muro freddo, la consolle stile impero con il vaso greco a disegni rossi, i quadri inquietanti con i santi e quelli frivoli con le damine francesi, il rumore dei piccioni nel sottotetto, l'odore dello zampirone, le voci roche dalla strada, la luce arancione dei lampioni e i rintocchi dell'orologio della chiesa di San Domenico.
La prima sera non riuscivo mai a dormire, mi sentivo spaesata per essere stata catapultata dalla mia vita borghesemente normale in Piemonte alla vita un po' rigida di casa di mio nonno; e quella Santa Lucia che stava proprio di fianco al mio letto, con i suoi occhi sul piatto e una palma in mano mi metteva un po' d'ansia. Ché poi, in quel dipinto come in tutti quelli che ho visto, la Santa gli occhi li aveva anche al loro posto. Ho sempre pensato che sarebbe stato più realistico se fosse stata bendata e gli occhi fossero stati solo sul piattino, e anche se oggi so cosa vuol dire "iconografia", onestamente continuo a pensarlo.
Se non riuscivo a dormire contavo i rintocchi dell'orologio, che batteva ogni quarto d'ora; quindi anche se mi svegliavo nel cuore della notte, mi bastava aspettare che suonasse per sapere che ora fosse. 
Il primo giorno ci svegliavamo tardi, di solito non andavamo al mare. Per prima cosa dovevamo andare a salutare nonno in camera sua; nonno era altissimo e aveva un'aria severa, ma ogni volta che parlava (e non stava litigando con mio padre o mio zio) aveva un mezzo sorriso ironico. Credo ci amasse, ma non era molto affettuoso, soprattutto se paragonato a mio padre. Seconda tappa: il buongiorno alla moglie di mio nonno, che di solito era sul terrazzo a fare il solitario di Napoleone o a fare ginnastica mentre ascoltava radio 1 su una radiolina nera; era bella come un'attrice di Hollywood e aveva un fisico che io oggi mi sogno di avere.
Poi finalmente scendevamo in cucina a fare colazione. 
Una delle domestiche, Antonietta, qualche volta preparava le nevole all'anice per darci il benvenuto. Allora le mangiavo più che altro per cortesia, ma non mi piacevano tanto. In questo momento non so cosa darei per poter mangiare una nevola fatta da Antonietta.
In cucina c'era quasi sempre un buon profumo di sugo, o di nevole, o di sapone da bucato, tranne i giorni in cui preparavano la pappa dei cani che era una delle cose più puzzolenti che io mi ricordi. L'odore di quel pappone usciva dalla cucina, attraversava il cortile e si spandeva fino alla nostra camera; fortunatamente non ristagnava.
Quando tornavamo nella nostra camera di solito i letti erano fatti e quando eravamo piccole le valigie erano già state disfatte. Lavate e vestite, stavamo sugli enormi divani della biblioteca antica e guardavamo la televisione, oppure se la nonna andava dai contadini a prendere uova e formaggi la accompagnavamo, oppure andavamo tutti quanti a portare i cani in campagna.
Mio nonno amava i cani, in modo eccessivo e malsano e un po' dittatoriale, e c'era un piccolo branco di 5 o 6 tra pastori tedeschi, trovatelli e bastardini, che lo seguivano dappertutto. Li lasciava indietro solo se usciva (evento alquanto raro, in effetti) o se scendeva nella biblioteca. Accanto alla nostra camera c'era la biblioteca detta antica, perché conservava i libri antichi e le enciclopedie (che dovevano sempre essere sottomano per poter dirimere le discussioni stupide tra nonno, papà e zio). Invece al piaterreno c'era la biblioteca nuova, creatura di mio nonno che collezionava le collane più pregiate di libri. Se avessi potuto ci avrei passato le giornate, ma era una specie di paradiso proibito. Anche mio padre, quando scendeva a prendere un libro, sembrava quasi intimorito, e lasciava nel posto vuoto sullo scaffale un foglietto con scritto che l'aveva preso lui.
La cosa che mi piaceva di più delle spedizioni proibite con mio padre, oltre ai libri e allo strano profumo e consistenza che aveva l'aria lì sotto, erano il telescopio antico che non funzionava e una stanza segreta dietro a una delle librerie. Come nei veri castelli.
Per il resto delle vacanze andavamo soprattutto al mare, ogni tanto stavamo a casa, andavamo a cene interminabili a casa di amici di famiglia, con un sacco di persone tutte vestite e ingioiellate, o ai compleanni degli amichetti del mare, con un sacco di persone tutte vestite e ingioiellate; qualche volta venivamo invitati a cena da uno dei contadini di mio padre, e allora si mangiava il prosciutto fatto da loro, le salsicce sott'olio, le sagne coi fagioli e mille altri piatti di cui ho perso il conto; i figli dei contadini di solito erano molto più educati degli amichetti "upper-class" del mare, e mi piacevano quelle cene. Le serate che preferivo però erano quelle in cui andavamo a mangiare gli arrosticini, lì nel paese c'è il miglior ristorante di arrosticini del mondo, a detta di mio padre. Facevamo a gara a chi ne mangiava di più e poi giocavamo a shanghai con gli spiedini bruciacchiati.
Una volta, quando ero già più grande, fui prescelta per accompagnare mio padre a una cena con amici suoi, da un arrosticinaro in mezzo alla campagna. Mia sorella, offesissima, rimase con i nonni. Ricordo che andammo con la 500, in mezzo alle colline coperte di ulivi, con una luna piena gigante al punto che si poteva andare a fari spenti. Il viaggio fu bellissimo, la cena un po' meno, ma ho ancora negli occhi il paesaggio notturno, e l'orgoglio per il fatto che mio padre mi portasse a cena con sè come se fossi un'adulta.
Ma ormai è un'epoca finita, morta e sepolta. 
Torna solo quando nelle sere d'estate sento l'odore di uno zampirone.