mercoledì 14 agosto 2013

Prima settimana di ferie: il mare

Questa estate è un po' strana. A parte che di per sé non è stata particolarmente calda rispetto alle precedenti, se non per pochi giorni, da un punto di vista meramente soggettivo il fatto di essere rimasta l'unica sfidanzata in compagnia ha una serie di effetti collaterali, il più grave dei quali è: con chi diavolo vado in vacanza?
A domanda risponde la mia amica M. E. che ha lasciato a casa una settimana il suo fidanzato per farci un po' di mare solo noi due.
La meta: villaggio (ex Club Med) vicino a Otranto.
Lo scopo dichiarato: divertirsi, prendere il sole, conoscere persone nuove.
Lo scopo recondito ma non troppo: trovarmi un fidanzato.

La vista dalla nostra camera
Per una serie di motivi abbiamo preso il volo delle 7.30 del mattino (ebbene sì, sveglia alle 4, ora che credevo non esistesse in realtà); ora, io amo viaggiare in aereo, e il timore che possa precipitare non mi sfiora minimamente, ma sono sempre preoccupatissima che mi smarriscano/rubino/danneggino il bagaglio da stiva, e quindi sono partita un po' tesa. Insomma, non importa se precipitiamo, purché sia con tutti i miei bagagli. Come sempre ho fatto incellofanare la valigia, l'ho salutata con affetto al chek-in e poi sono rimasta tesa come una corda di violino fino a che non l'ho vista ricomparire, col suo cellophan verde lime intatto, all'aeroporto di Brindisi.
Tra la sveglia antelucana e lo stress della valigia ero a dir poco spossata all'arrivo, ma per fortuna ho recuperato parte del sonno arretrato durante il transfer tra Brindisi e Otranto. Purtroppo la mia amica non è senza cuore come me e ha deciso di intrattenere l'autista conversando amabilmente. Io al terzo minuto di viaggio sono svenuta, e sono rinvenuta solo all'arrivo al villaggio, nel quale il guardiano dell'ingresso aveva deciso di non farci entrare. Inutile dire che ho rischiato di essere parecchio scortese, che sono stata innegabilmente molto classista, ma tu, panzone che sonnecchi nella tua garitta per 7 ore su 8, non puoi impedirmi di entrare al villaggio dopo che mi sono svegliata alle 4 per arrivarci e pensare che manterrò il mio aplomb.

 
A parte questo piccolo intoppo iniziale siamo state molto bene, e siamo entrate subito il primo giorno in un gruppo di aficionados del villaggio che ci hanno prese sotto la loro ala protettiva. Persone molto carine, e piacevole compagnia, a parte quando alcuni di loro si lamentavano (chi più chi meno) della nuova gestione. Con una in particolare non era possibile parlare d'altro. Abbiamo intuito che fino allo scorso anno fosse un villaggio prettamente per single, e quindi la ragazza in questione ci fosse tornata con uno scopo che non era solo quello di abbronzarsi e rilassarsi. E da quanto era irritata c'è da credere che l'anno scorso si fosse divertita parecchio...


Il mare: ragazzi, il mare di Otranto sapevo che era bello, ma è proprio tipo Maldive, una cosa incredibile, verde e turchese, pulitissimo, pesci a riva che ti mordicchiano i piedi e tutto.
A proposito di fauna, la quantità di lucertole era impressionante, di tutti i colori e tutte le dimensioni, e di notte c'erano sempre 3-4 gechi di guardia sulla nostra scala.

Anche la struttura del villaggio non era male, con la tipica composizione a villettine, anche se obiettivamente dovrebbero fare qualche lavoretto di ripristino, ma trovo che non fosse troppo invasivo rispetto all'ambiente naturale circostante e fosse abbastanza ben strutturato.
Inoltre il fatto che fosse tutto un saliscendi, a parte averci fatto dolere i polpacci (allenatissime, noi) per tutta la durata del soggiorno, ha anche favorito se non il dimagrimento, almeno il non-ingrassamento.

Perché si sa che nei villaggi, così come in crociera, si mangia troppo.



A proposito di questo, ho visto cose... E io non sono nota per essere inappetente, capiamoci, ma roba impressionante, gente che sembrava non mangiasse da decenni, con pile di cornetti nel piatto, porzioni di pasta che io mangio in almeno tre pasti, gente che mangiava camminando intanto che faceva il giro dei buffet, cosicché i loro piatti non si svuotavano mai del tutto; uomini molto grassi che non so come potessero entrare nel bagno della stanza in cui ci giravamo appena noi due, che non saremo dei giunchi ma siamo di corporatura normale; forse avevano bagni speciali per persone molto fameliche, non so. Comunque, io non mi spiego per quale motivo le persone si comportino in questo modo disgustoso non appena intravedono un buffet, forse qualche sociologo potrebbe spiegarmelo.


 

Otranto è molto carina, anzi, certi scorci sono di una bellezza sconosciuta alle nostre brumose latitudini; ci siamo andate una mattina, dopo aver scoperto con orrore sommo che nel villaggio non si vendevano sigarette, e io ero rimasta drammaticamente a corto.


A bordo dell'Ape Calessina
Dubbiose su quale mezzo scegliere per affrontare i 5 km che ci separavano dal paese vero e proprio, uno dei nostri nuovi amici ci ha suggerito di prendere l'ape calessina, che sarebbe un'ape convertita a risciò, tipo quelle che usano a Bangkok. A parte aver visto diverse volte la morte in faccia e molto da vicino, è stato veramente divertente. L'autista poi, un vero manzo, nonché ex istruttore di balli caraibici (argh!) nel nostro villaggio, aveva una quantità di gel in testa che credo servisse a mo' di casco in caso di incidente.

Con l'occasione ovviamente abbiamo fatto anche un po' di shopping; ho comprato due copricostume che poi, mi sono resa conto, non userò fino all'estate 2014, a meno che non trovi qualcuno con cui andare una settimana al caldo nelle vacanze di Natale. Volontari, lasciate pure commenti, astenersi perditempo.

A parte questa gita diurna, devo ammettere che siamo state abbastanza stanziali nel villaggio, ma che diamine, io volevo solo sonnecchiare insieme alle lucertole in riva al mare nell'unica settimana in cui ne ho avuto la possibilità.


Con il gruppetto di aficionados siamo anche andate una sera a Lecce, per una cena e un giretto.

La piazza della cattedrale di Lecce
Lecce è veramente bellissima, estremamente coreografica, e molto "città del sud Italia come se la immagina uno del nord", senza scadere nel pittoresco dei panni stesi e dei bambini sporchi che giocano a calcio, per capirci. Case basse, in quella pietra chiara tipica della zona, palazzi ex-nobiliari tristemente tramutati in B&B e una quantità di gente in giro per lo struscio serale. Mi ha colpito anche il fatto che pochi negozi fossero aperti, e di quei pochi la maggior parte erano librerie. Abbiamo fatto un bel giro del centro per arrivare alla piazza della cattedrale, bellissima. Poi abbiamo capito che in realtà era a pochi metri dal ristorante, però è valsa la pena di perdersi un po', anche perché ero stata così previdente da non azzardare nemmeno un mezzo tacco.


Facciata del duomo di Otranto (purtroppo chiuso) by night. 

L'ultima sera, infine, altro giro serale a Otranto, vivissima e piena di manifestazioni e fiumane di gente. Purtroppo ho visto il duomo solo da fuori, quindi penso che mi toccherà tornare per vedere anche l'interno che mi dicono splendido.

In verità siamo state forse un po' pigre, ma ci siamo parecchio rilassate, un po' abbronzate, e la magica acqua di mare ha anche fatto molto bene al mio ditone ancora non del tutto guarito. Ovviamente dello scopo recondito ma non troppo, ossia trovarmi il fidanzato, si sono perse le tracce.











Purtroppo una settimana passa troppo in fretta, e non mi pareva vero che fossimo già in aeroporto per il volo di ritorno, venerdì sera; di nuovo ho salutato la valigia col timore di non rivederla, e di nuovo ho tirato un sospiro di sollievo solo quando l'ho vista ricomparire sul nastro trasportatore a Linate. Il rientro a Milano è stato traumatico, non tanto per il clima che era più o meno sopportabile, quanto per il fatto che non c'è un'anima viva, non un negozio aperto, e anzi, cara grazia che avevo qualche scorta in frigo e che il venditore di kebab mi ha sfamata se no starei morendo di inedia sul pavimento.

Una settimana è troppo poco

Ultima nota: dopo il tentato furto di due anni fa sono diventata ossessivo-compulsiva, quindi ho nascosto tutte le cose appetibili che non mi ero portata dietro, incluse chiavi di garage e macchina. Ecco, ho passato 8 ore a cercarle perché quando le ho nascoste, alle 4 del mattino, ero in trance, e non mi ricordavo assolutamente più dove le avessi messe. 8 ore, sull'orlo di una crisi di pianto isterico, considerando che ho un monolocale e che Indiana Jones ce ne ha messe meno a trovare l'arca dell'alleanza.
E non l'aveva nemmeno nascosta lui!

mercoledì 26 giugno 2013

Pornostar e prontosoccorso

Sposa con un'amica all'aperitivo
Due sabati fa abbiamo celebrato l'addio al nubilato di una nostra cara amica. La prima di noi a fare il grande passo, quindi grande emozione da parte di tutte.
Comunque, da brave amiche abbiamo organizzato una seratina milanese per celebrare l'evento.
Dotate di magliette fucsia ornate di ridicole fotografie (opera di cui mi assumo tutta la responsabilità e di cui sono alquanto orgogliosa), siamo andate in giro cercando di aumentare il più possibile l'imbarazzo della sposa, devo dire con un certo successo.
Uno dei momenti migliori lo abbiamo avuto già a inizio serata. In cerca di un margarita fatto come si deve, siamo andate al mio bar di fiducia.
Barista: "Ehi ciao, come va?"
Io: "Benissimo, siamo qui per un addio al nubilato"
Barista: "Fantastico!!!" e poi, rivolto al retrobottega: "Maaaax! Maaax! qui c'è roba per te!"

Insomma, il Max in questione fa di mestiere il pornostar. Il pornostar vero, non come quelli che dicono "vorrei fare il pornostar". Ha un sito internet, un'intervista al MI-Sex su youtube, e pare che sia piuttosto conosciuto tra gli estimatori. Essendo in vetrina, ed essendo ancora orario di "fascia protetta", inutile dire che non - e ripeto, NON - abbiamo approfittato della sua professionalità.
Ma il caso ha voluto che fosse proprio lì, proprio quella sera, e che ci abbia intrattenute con racconti della sua vita da pornostar. Se avessi cercato di organizzarlo apposta non ci sarei riuscita, probabilmente.

Il resto della serata si è svolto in tranquillità come programmato, scherzi vari, cenetta, balli, altri scherzi vari, e sono felice che la sposa abbia apprezzato la serata e il nostro impegno.

Abbiamo anche realizzato alcune verità:
- la gente non sa la differenza tra addio al celibato e addio al nubilato.Celibe = persona non sposata di sesso maschile; Nubile = persona non sposata di sesso femminile. E dire che sarebbe italiano.
Il top è stato il mio vicino di casa: "Ah, quindi state facendo un... come si chiama... addio all'ANONIMATO". Come dire, se non ti sposi non sei nessuno, sei una nullità. Yeah, numero uno.
- gli unici a partecipare ai nostri scherzi erano chiaramente non milanesi. I milanesi si ritraevano con sguardo vitreo e pieno di terrore appena cercavamo di coinvolgerli.
- gli addii al nubilato (o all'anonimato che dir si voglia) sono occasioni fantastiche per gemellaggi con gli inevitabili addii al celibato di perfetti sconosciuti che immancabilmente si svolgono nello stesso locale. Peccato che stavolta gli amici dello sposo fossero tutti già sposati, e lo sposo stesso fosse al secondo tentativo. Errare è umano, con quel che segue.

Il giorno dopo, ancora provate dalla nottata brava (niente da fare, non abbiamo più il fisico per fare le 4 del mattino), mia sorella ed io ci siamo godute un po' di pace domestica, poi lei è partita nel primo pomeriggio.
A quel punto, colta da un attacco di filippinite acuta, ho pensato che anziché togliermi lo smalto, avrei fatto bene a pulire le rotelline del mio tavolo da tutti i capelli e le schifezze che ci si infilano dentro.
Premessa 1: avevo già fatto questo lavoro e mi era riuscito benissimo
Premessa 2: il giorno dopo avevo in casa gli idraulici tutto il giorno, quindi è stato veramente sciocco mettermi a fare le pulizie di fino
Premessa 3: il mio tavolo è pieghevole, solido e pesantissimo legno la parte centrale e le due ali che si alzano, pesantissimo metallo le zampe.

Per farla breve, mentre cercavo di sdraiare questo pesantissimo tavolo di legno e metallo, in modo da staccare le rotelle e pulirle, non sono riuscita a reggerlo e me lo sono schiantato sulla punta dell'alluce sinistro.
La prima reazione sono state le parolacce. Tante parolacce. Poi ho visto che stava uscendo un fiume di sangue e mi sono affrettata verso la vasca da bagno, ho messo il ditone sotto l'acqua fredda e sono semisvenuta.
Poi ho tamponato il dito e sono andata a rimettere in piedi il tavolo, ma vedendo che il sangue non si fermava mi sono rimessa nella vasca e da lì ho chiamato il 118.

La mia serata si è quindi conclusa al pronto soccorso, dopo esser stata trasportata su una specie di portantina papale da due cari volontari, dove sono stata prontamente curata, e devo dire che non posso che essere contenta del nostro servizio sanitario. Ora sono al decimo di 15 giorni di malattia che mi hanno dato, a casa dalla mamma.

Lati negativi: 
- il dolore
- l'impossibilità di indossare calzature di qualsiasi foggia per i primi giorni, e di aver tuttora timore di indossarne
- la certezza che il mio dito maciullato rovinerà le foto del matrimonio della mia amica, se non mi nascondo dietro a tutti, e la difficoltà esponenziale di trovare delle scarpe per l'occasione
- il terrore di tutto il lavoro arretrato che troverò in ufficio

Lati positivi:
- le cure amorevoli di mamma e sorella
- l'acquisto di un paio di birkenstock da sera onde non uscire proprio in ciabatte; sì, ok, sono ciabatte anche quelle, ma sono meno ciabattose
- tanto riposo
- un'overdose di telefilm in streaming.

Insomma, non lo rifarei ma per dirla tutta i lati positivi sono veramente positivi.

lunedì 8 aprile 2013

Sfiga astrologica

Sono una fan di Paolo Fox, mi piace il suo modo di interpretare il ruolo di astrologo tra il serio, lo scettico e il divertito, senza fare il santone.
Alcuni obiettano che l'astrologia non è altro che un insieme di credenze medievali delle quali una razionale abitante del Terzo Millennio dovrebbe ridere, se non indignarsi. Invece mi capita di seguirlo, soprattutto in momenti in cui la mia razionalità non è nemmeno lontanamente sufficiente a mantenere l'ottimismo nei confronti del futuro. Anzi, bando agli eufemismi, momenti in cui la mia razionalità mi causerebbe ondate di totale e cosmico pessimismo.
In questi momenti leopardiani, Paolo Fox mi fa sperare che, con il favore delle stelle e un minimo di impegno da parte mia, tutto si aggiusterà e andrà a finire bene.
In effetti, continua a segnalarmi che, mentre sul lavoro va tutto bene, ho probabilmente subito una rottura o un distacco nel 2012. In realtà no, è successo già nel 2013, però tutto sommato ci è andato vicino.
Tanto per consolarmi di avere Giove avverso, Venere evidentemente indifferente e Marte in chissà quale stato, e per consolarmi di tutti i vari piccoli ostacoli che si materializzano nella mia esistenza, la scorsa settimana continuava a dirmi che il week-end sarebbe stato un momento foriero di opportunità, il momento giusto per uscire e fare nuove conoscenze.
Ero perciò carica e fermamente intenzionata a uscire e godermi ogni secondo di questo promettente fine settimana.
Peccato che la sfiga si sia accanita incurante delle belle previsioni foxiane, e che giovedì io mi sia storta malamente la caviglia, e che venerdì mattina il medico del pronto soccorso mi abbia caldamente suggerito di starmene a casa, sul divano, ghiaccio e zampa per aria, e di rimanerci per i due giorni successivi.
Ammetto che però sabato pomeriggio ho contravvenuto a tale prescrizione uscendo per 15 minuti di folle shopping come segue:
- in edicola a comprare copia del Corriere della Sera, nel cui allegato trovasi intervista a mia compagna di corso e di collegio (ringrazio la Cicci per la segnalazione, bravo gazzettino padano come ai bei vecchi tempi).
- in panetteria a comprare pane e, poiché non di solo pane vive l'uomo, una bottiglia di coca cola, che con la storia della felicità a bicchierate mi avevano quasi convinta. Però diciamocelo, l'alcol funziona decisamente meglio.
- dal gioielliere per comprare un cespo di insalata, 4 pomodori, 3 mele e 2 banane. Se credete che mi sia rimbambita e che in verità fossi dall'ortolano, posso mostrarvi lo scontrino.

Comunque, tornando all'argomento, inutile dire che in questo breve giro nel quale si è esaurita tutta la vita mondana e sociale del mio week-end, non ho avuto modo di lanciarmi in nuove e interessanti conoscenze, aprire il mio cuore e trovare potenziali futuri partner.

Credo sia chiaro a tutti come lo è a me che il mio ascendente mi sta ostacolando.

lunedì 18 febbraio 2013

Lati negativi del trasporto pubblico

Non ho mai usato assiduamente i mezzi pubblici nella mia vita.

Nella mia città, che è piuttosto piccola, ho sempre abitato in centro, il che significa: a due isolati dalla scuola elementare, a due dalla scuola media, a un isolato e un giardinetto dal liceo. Quindi, a scuola andavo a piedi. A scuola di danza, benché più lontana, andavo a piedi. Ho sempre camminato, mi piaceva e mi piace tuttora, e ho sempre guardato con un po' di pena le mie compagne che prendevano il bus n. 4 perché venivano dal quartiere Cristo (si chiama così, non è una bestemmia). Prendere il bus n. 4 significava svegliarsi ben prima delle 7.30 per essere a scuola alle 8; significava il concreto rischio di perderlo, di dovergli correre dietro, di arrivare con decine di minuti di ritardo e farsi mandare dal preside. Significava essere alla mercé di un certo autista che guidava come un pazzo. Io dovevo limitarmi ad accelerare il passo e riuscivo comunque ad arrivare puntuale.
Questo è il primo fondamentale punto a sfavore: la dipendenza dal fato e dalla volontà di uno sconosciuto autista. A me piace andare e venire come mi pare.

Dopo il liceo ho studiato a Venezia, e anche lì mi muovevo soprattutto a piedi, anche perché i vaporetti percorrono solo il Canal Grande e quello della Giudecca. In più soffro il mal di mare e non mi è mai passato, anzi, peggiora con gli anni.
A proposito, vorrei fare un appello alle riviste femminili: smettete di scrivere frasi come "Se volete mantenervi in forma / tonificarvi / fare fitness senza pagare la palestra, provate a camminare di più, parcheggiate la macchina un po' più lontana, usate le scale invece dell'ascensore, vedrete i risultati fan-ta-sti-ci!".
Non è vero. No, sono tutte utopie. In sei anni a Venezia ho macinato più chilometri di un marciatore, ho fatto più scale di un campanaro del Medioevo e il mio corpo non si è tonificato né ha perso peso. Quindi, l'unica vera soluzione è: magnare de meno.
Ma sto divagando.

Per farla breve, non ho mai posseduto un abbonamento ai mezzi pubblici prima dello scorso ottobre.
Nei primi due mesi del mio nuovo lavoro ho affrontato con la traversata di Milano con tram e metro. Molto orgogliosa del mio abbonamento mensile nuovo fiammante, il mio entusiasmo è durato diciamo per la prima settimana.

Poi ho scoperto che la gente non si lava; che ama chiacchierare prima delle 8 del mattino (il che dovrebbe essere vietato per legge); che ama spandere germi, tossendo e starnutendo senza nemmeno cercare di trattenerli per sé. Che alcuni sono disposti a camminarti addosso per salire sul tram prima di te, e che i ragazzini seduti sono inamovibili pure davanti a vecchiette con stampelle e donne al nono mese di gravidanza.
Che ci sono dei folli che ammorbano i poveretti al rientro da una dura giornata di lavoro cantando orridi e stonati karaoke o ballando successi dance dell'estate 1991 sparati a tutto volume.
Ah, e tutti urlano mentre parlano al telefonino, il che mi ha portato a conoscere i dettagli famigliari più intimi di perfetti sconosciuti. Che poi questa è in assoluto la parte più divertente, a voler essere sinceri.
Soprattutto, ho scoperto che non riesco a leggere un rigo di libro e che affrontare la folla dell'ora di punta mi stressa più che trovarmi in coda in tangenziale.
Dopo due mesi, avendo sperimentato vari tragitti in auto e avendone trovato uno da soli 40 minuti, traffico permettendo, ho elaborato le seguenti scuse:
- Inizia a fare troppo freddo per aspettare il tram
- In macchina risparmio 10-15 minuti
- In fondo il gasolio al mese mi costa poco più dell'abbonamento
- Sono in prova, non posso ammalarmi
- Se mi perdo un'altra puntata del Ruggito del Coniglio la mia vita diventerà triste e deprimente

In virtù di questo, e ripromettendomi di ricominciare a prendere i mezzi verso aprile non si sa di che anno, ora vado in auto, e sono felice.


E dopo aver provato i mezzi nell'ora di punta, ho definitivamente rivalutato i treni.

giovedì 3 gennaio 2013

... and we're back!

Buone feste!

Che faticaccia cambiare vita.
Sono stati tre mesi veramente impegnativi e mi rendo conto che avrei avuto molte cose da raccontare day-by-day, ma tutto in una volta è veramente difficile.
Sono entrata in una azienda molto grande e importante, con un ruolo che mi rende orgogliosa, e speriamo che le cose continuino ad andare per il verso giusto.
Certo, ora devo svegliarmi un'ora prima e ci metto molto di più ad andare al lavoro, ma ne vale totalmente la pena.
Ovviamente la mia vita sociale ne ha risentito parecchio, e non parliamo di quella sul web, ogni volta che apro il blog mi viene male a vedere la data del mio ultimo post. Però sono veramente contenta in questo periodo.

Volevo approfittare delle vacanze natalizie per recuperare, ma come al solito ho girato come una trottola e il tempo mi è volato, fino ad ora.

Ricapitolando, sono tornata a casa per le feste, ho assistito mia sorella influenzata, poi sono andata a fare la zia madrina a Venezia (passando per Milano per lasciare la macchina al calduccio nel garage) e a passare lì il capodanno. Non immaginate notti folli in piazza San Marco, perché non sono realizzabili con una nana di due anni, ma il mio scopo era esattamente di fare una cosa supertranquilla. Infatti è andato tutto secondo i piani, abbiamo organizzato una cenetta casalinga con 5 adulti e 2 nanetti urlanti. Il padre del nano numero 2, che per inciso è anche il marito di una mia compagna di corso all'università che mi sta molto simpatica, cercava di convincermi che anche io possiedo un orologio biologico e un istinto materno, e io lo guardavo come se fosse un quadro espressionista parlante. La nana figlioccia mi sta simpatica e mi fa morire dal ridere, ma insomma, non esageriamo. tant'è che, appena la mia Cicci ha potuto scaricarla al padre, siamo schizzate via per le nostre tre ore d'aria e di shopping, che per me si è concretizzato in: pantofole da Oysho, un bel vestitino nuovo da Falconeri (a prezzo di saldo), e qualche cosmetico low-cost.
Quattro giorni veramente ottimi, sia per la compagnia, che per il luogo, che per il clima; a parte ieri, giorno in cui dovevo partire e in cui, ovviamente, diluviava: mi sono bagnata come un pulcino.

Chiunque abbia preso la pioggia a Venezia sa che c'è solo una cosa peggiore di Venezia sotto la pioggia, ed è Venezia sotto la pioggia e con l'acqua alta.  Non so se sono stati i piedi bagnati o la lama d'aria freddina che investe chi sta seduto accanto al finestrino sulla Frecciabianca, o i compagni di viaggio affetti da tisi, ma il risultato è un fantastico raffreddore che mi è scoppiato stanotte. Ora tanto per farmi un altro centinaio di chilometri sono di nuovo a casa da mammà, nel mio lettino, a scrivere, in compagnia di Camilla the dog.

Come al solito non intendo fare buoni propositi che poi non rispetterò, ma prometto di impegnarmi per non lasciare più il blog abbandonato così a lungo. Quindi come si evince da come ho formulato il proposito, non prometto proprio un bel nulla. :)