mercoledì 26 maggio 2010

Diversità


Ieri sera sono andata al cinema a vedere La Nostra Vita di Luchetti, insieme alla Bucaniera, all'Amazzone e ad altre persone.
Il film non mi è piaciuto molto, a parte alcune battute in romanesco che erano da manuale l'ho trovato lento, pesante e patetico. Gusto mio, naturalmente. Non mi piacciono i film in cui già dalla prima scena sai che sarà un susseguirsi di sfighe terrificanti fino ai titoli di coda. E non succede mai che tu venga smentito. Personalmente trovo che siano... come dire, troppo realistici. Se voglio vedere la sfiga di vivere, mi basta guardarmi in giro. Comunque, ribadisco, gusto mio. Infatti alla Bucaniera il film è piaciuto molto. Evidentemente siamo diverse.
Lei è anche innamorata di Elio Germano, che certamente non si può definire brutto, ma nemmeno un figo fotonico. Soprattutto se messo vicino a Raoul Bova.
Anche su questo siamo diverse.
A lei Raoul non piace affatto. Il che mi fa pensare "meglio, una di meno a fare concorrenza" (perché, ovviamente, un giorno Raoul si accorgerà di me e mollerà tutto per dedicarsi solo alla mia felicità. Ahahah); e anche che, fortunatamente, non rischio di litigare con lei per un uomo.
Per il film da andare a vedere magari sì, ma per un uomo decisamente no.
Ma quello che mi chiedo è: fino a che punto si può essere diversi?
Io, ad esempio, mi sento fortemente "diversa" da tutti quelli che conosco, mentre molto probabilmente sono simillima alla maggior parte dei miei amici, in un aspetto o in un altro.
Tutti quelli che conosco, se si cerca di inserirli in una categoria, affermano di essere diversi.
"Gli uomini sono tutti uguali", e tutti gli uomini infatti rispondono "Io non sono come tutti gli altri". Vale anche per le donne, naturalmente. Tutte abbiamo detto "Io non sono come le altre", e probabilmente più di una volta.
Gli ingegneri, di solito affermano di essere "ingengeri un po' sui generis"; ma poi commentano tutti allo stesso modo il pezzo di design poco pratico che la mia amica si ostina a usare come lavandino.

Insomma, ciascuno si sente diverso dagli altri, ma poi alla fine, com'è logico, si lega a persone con cui abbia delle somglianze, un terreno comune, moralmente, intellettualmente, spiritualmente.
Ma allora perché ci teniamo tanto ad essere considerati "diversi"? Soprattutto visto che chi viene veramente considerato "diverso" vorrebbe essere considerato "uguale", perché uguaglianza è parità, è  integrazione?
Credo che a tutti dia fastidio essere categorizzati, ma categorizzare è più forte di noi, dobbiamo inserire nelle rispettive caselline tutto ciò che ci circonda, da bravi positivisti.
Quindi ti trovi a descrivere la tua ultima fiamma alla tua amica, che non lo conosce, spiegandole che è una persona molto simile a Tizio, ma con dei tratti di Caio, e fisicamente assomiglia a Sempronio... Quindi non ti convince, perché con quelli come Tizio (o quelli dello Scorpione, o gli Juventini, o i Calabresi, eccetera eccetera)  hai già avuto pessime esperienze.

lunedì 24 maggio 2010

Thanks God it's Friday


A volte penso che se la settimana avesse anche una sola ora in più non ce la farei, e solo oggi mi sono resa conto che non sono mai abbastanza grata del fatto che esista il fine settimana e di avere delle persone che mi piacciono con cui condividerlo.

Allora, partiamo dal venerdì sera: cena (iniziata un po' in ritardo, per una volta che ero in larghissimo anticipo!) dai Fratelli La Bufala, dove la Ballerina e io abbiamo avuto il piacere di conoscere fratello e cognata di un nostro amico che qui ribattezzo ufficialmente Hornbreaker. Lui e il suo meccanico e chi era presente all'evento sanno perché. Dopo aver tormentato una innocente cameriera con le richieste più disparate (io), dopo aver convinto la Sfinge, ancora provato dalle follie della sera precedente, ad aggregarsi, salutata la famiglia Hornbreaker, ci siamo dirette in Corso Sempione per fare una bevuta. Mi è piaciuta la serata, chiacchiere tranquille, cena buona, mojito bevibile, compagnia sempre ottima. Inoltre per la prima volta da ottobre non ho avuto la sensazione del freddo, e non c'è cosa che possa farmi più piacere al mondo, se si escludono dichiarazioni d'amore e/o vincite spropositate alla lotteria. E visto che queste ultime due opzioni hanno più o meno la stessa probabilità di accadermi...

Il sabato sono tornata nella mia città, per stare un po' con la famiglia e vedere gli amici. La Psicologa festeggiava il compleanno, e abbiamo mangiato come assassini al giapponese. Serata perfetta, oltretutto non c'era un interista in giro, almeno fino alle 10.30. La cena è stata seguita dall'ovvia bevuta nel cortiletto del mio locale preferito, il cui proprietario ha anche offerto un mojito al mio amico Cieffe, il quale non ha trovato termine migliore di "Minchia!" per ringraziarlo. Forse "grazie" sarebbe stato più indicato, ma decisamente più banale e meno esilarante per noi altri.

Domenica passata pigramente, e con un fondo di ansia a causa della contiguità con il primo giorno della nuova settimana di lavoro. Per fortuna non ho cenato da sola e la Sfinge mi ha fatto vedere un bellissimo film che non conoscevo. Poi per controbilanciare mi ha anche costretta a sorbirmi una parte per me infinita di La pupa e il Secchione.
Purtroppo la speranza che un tornado li spazzi via tutti e per sempre (soprattutto gli ideatori del programma) ha ancor meno possibilità di verificarsi di una mia eventuale vincita alla lotteria, quindi mi accontento di farmi quattro risate e di bearmi del fatto di non essere una pupa.  

Devo aggiungere un paio di cose: 
La prima è che vorrei fare ancora tanti auguri alla mia amica Psicologa. Le voglio un mondo di bene ed è una persona meravigliosa. 

La seconda è che è passato da poco un anno da che ho conosciuto delle belle persone. Era il 20 Maggio, ho controllato. 

mercoledì 19 maggio 2010

El ga el SUV

Poco fa sono scesa a fumarmi una sigaretta, e nell'ingresso dell'azienda, nel salottino, c'erano il mio ex-capo che parlava insieme a un cliente. Il cliente in questione è piuttosto importante per la mia ex-azienda, e viene quindi - giustamente: il lavoro è lavoro - trattato con i guanti bianchi.
Però è esattamente il tipo di persona che mi divertirei a prendere a legnate sui denti per un intero pomeriggio, senza stancarmi.
Intanto non è brutto. È alto, magro, biondo. Il viso è da faina, secondo me, ma indubbiamente può piacere, e lui lo sa benissimo, il che se è fastidioso in una donna lo è enne volte di più in un uomo. 
Comunque, chi lo apprezza, lo apprezzerà ancora di più nel momento in cui lo vedrà scendere da un'Audi Q7 enorme e bianchissima. Lo status symbol per antonomasia: è come andare in giro accendendosi dei Cohiba con dei biglietti da 100 euro, anzi, forse peggio, visto cosa deve consumare quel cassone.
Ciò premesso, e premesso che le mie colleghe si sdilinquiscono come se non ci fosse nulla di più fico al mondo, e che lui pensa di essere il meglio in Italia dopo Briatore, in realtà, proprio come il suo mentore brizzolato, è un burino della peggior specie.
Il fatto che abbia un SUV la dice già lunga.
Il fatto che nel vedermi scendere non mi abbia salutata, il che è basilare per quanto mi riguarda nel giudicare l'educazione e la civiltà di una persona, è un secondo pesante indizio; in più al mio "Buongiorno" in cui si sentiva chiaramente tutta la mia irritazione, mi ha risposto "Ciao". Ohi. Ma chi sei? Abbiamo fatto l'asilo insieme? Ciao lo dici a tua sorella!
Ciliegina sulla torta: da quel gran signore che è, se ne stava stravaccato sulla poltroncina con tanto di gamba poggiata al bracciolo. All'inizio, in un eccesso di bontà, ho pensato che abbia letto troppi Dylan Dog e che volesse imitarne la postura.
Ripensandoci, credo invece più probabile che il suo modello sia Claudiano.

martedì 18 maggio 2010

Il 75% -- Il capro espiatorio


In senso figurato, un "capro espiatorio" è qualcuno a cui è attribuita tutta la responsabilità di malefatte, errori o eventi negativi e deve subirne le conseguenze ed espiarne la colpa; è bene anche dirsi, che il capro espiatorio diventa soggetto di tali accuse, e quindi probabili pene, più volte prima di essere definito tale. [...]
La ricerca del capro espiatorio è spesso più devastante quando viene applicata a un gruppo di minoranza, perché questo trova difficile difendersi dalle accuse.



Ieri sera abbiamo sacrificato la Sfinge sull'altare della guerra tra i sessi.
Il poveretto ha ingenuamente aderito a una cena a casa della Bucaniera, presenti la Ballerina, l'Amazzone, e naturalmente la sottoscritta. Tutte donne. Tutte piuttosto orgogliose, fiere di se stesse, praticamente una cavalcata delle Valchirie senza cavalli, e armate solo di cervello e lingua. Ma entrambi ben affilati.
L'argomento era già emerso durante l'aperitivo di cui ci siamo generosamente servite mentre aspettavamo di esserci tutti. L'Amazzone non ci credeva.
All'inizio ci abbiamo girato intorno, in questi casi il capro va marinato nel vino per poter andare al sodo.
Infatti, quando la domanda è arrivata, è stato quasi all'improvviso, lui non era preparato, e ha risposto senza filtro:
"Sfinge, ma tu la Mentecatta te la faresti?" "Come no? Una botta gliela darei eccome".
Sguardi increduli della Ballerina e dell'Amazzone, che diventano rapidamente sguardi corrucciati quando lui, per rimediare, insiste: "Ci ha un gran culo!"
"Ma è un'idiota!" "E che mi frega, sarebbe solo una botta!".
"Sfinge, sono molto offesa, tu ti faresti lei piuttosto che una qualunque di noi". E lui, con un rigurgito di diplomazia che non ha convinto nessuno, dice "Non potrei farmi il 75% di voi", sperando che l'argomento si esaurisca mentre ciascuna pensa con lo sguardo perso nel vuoto "Sarò io il 25%??". Invece, purtroppo per lui, non ci siamo cascate.
Il sacrificio è continuato, e il povero capro espiatorio ha visto sviscerare una serie di episodi che forse avrebbe voluto passare sotto silenzio. Ma sono tutti testimoni che io non c'entro, ha sbracato da solo, contravvenendo alla prima regola del maschio: negare sempre e comunque, anche l'evidenza.

Pongo a questo punto una domanda che non ha mai trovato risposta: premesso che ci sono tante donne che muoiono di fame, perché il maschio medio le botte le dà sempre a quelle che sulla fronte hanno scritto "WARNING: Se andiamo a letto insieme non mi ti stacchi più nemmeno col solvente, mi attacco a ventosa, mi considero a tutti gli effetti fidanzata con te e non ti mollo mai più". Mi chiedo: ma ce ne accorgiamo solo noi donne? Capisco che l'uomo in quanto tale si ferma alle tette e non arriva a guardare una donna così in alto... Però i sensi di cacciatore, oltre  a trillare "questa ci sta, questa ci sta, questa ci sta", non dovrebbero anche avvisare del pericolo di finire con la caviglia in una tagliola?
Nemmeno ieri sera ho risolto questo dubbio. Però ho scoperto che il modo migliore per staccare la donna-ventosa è dirle "Cara, ti ho tradito... Mi spiace, ma dovevo dirtelo per rispetto nei tuoi confronti". Spesso funziona, se la donna-ventosa ha un minimo di orgoglio. A volte però ti risponde "Non importa, ti amo troppo e ti perdono!". E lì sono cavoli amari... Si passa alla fase 2: "Ma ti ho tradito con un uomo, ho scoperto di essere gay". Di solito al salto di sponda non c'è persona che non getti la spugna. Dopo quello rimane solo la dicharazione di aver ricevuto la chiamata e di volersi chiudere in un monastero sul cucuzzolo della montagna. Sperando che lei non decida di farsi suora sul cucuzzolo accanto.

lunedì 17 maggio 2010

Vacanze Romane


Il brutto di avere i parenti a Roma è che finisci con l'associare la Città Eterna, la tua città natale, una delle città più belle e spettacolari della terra, non con l'Impero che ha dominato il mondo conosciuto, non con le opere architettoniche e ingegneristiche che dopo 2500 anni sono ancora in piedi; non con le opere letterarie, filosofiche, giuridiche che hanno reso civile il mondo; e neppure con le meraviglie artistiche rinascimentali o barocche. No.
Quando hai i parenti a Roma, per te la Città Eterna rappresenta una seccatura di qualche genere.

Giovedì ho dovuto scapicollarmi con mia sorella, sotto il diluvio universale, alla volta della Capitale; nel giro di 36 ore mi sono sparata 1200 km circa, chiedendomi come facesse mio zio a fare su e giù tutte le settimane. È una cosa folle.
Pro e contro della gita:
- siamo state in coda sotto il diluvio da Reggio Emilia a Firenze certosa; il pro è che mia sorella ha fatto amicizia con quasi tutti i camionisti che ci passavano a lato;
- siamo arrivate tardissimo al B&B; pro: siamo state accolte dal marito della proprietaria che era il sosia di Max Tortora: parlava uguale, aveva lo stesso taglio di capelli, era alto uguale... Se non fossimo state in Prati ma alla Garbatella, avrei pensato di essere finita sul set dei Cesaroni;
- siamo dovute scappare a cena con nonna e papà senza avere il tempo di lavarci le mani; pro: abbiamo mangiato un ottimo cinese, ne avevo proprio voglia;
- non potrò più prendere ferie fino a luglio e sono ancora stanca ora; inoltre tutti si stupiscono: "Ma coooome! Non hai fatto nemmeno un giro per Roma?".  Allora, lo comunico ufficialmente: NO. Non abbiamo fatto un giro per Roma. Non eravamo lì per fare le turiste. Siamo state dentro Roma dalle 21 alle 15 del giorno dopo, totale 18 ore, di cui 8 di sonno, circa 4 di vestizione/spogliazione, toilette, colazione e pranzo, le restanti 6 tra spostamenti e doveri famigliari.
Pro: almeno il clima era un pochino più caldo che a Milano e soprattutto ho evitato la pioggia per 24 ore.
Inoltre, essendo tornata a Milano nonostante la stanchezza, il culo ormai appiattito sul sedile e un male al collo che mi sarei presa a martellate, ho potuto partecipare alla cena di compleanno da lungo tempo organizzata da A. per il suo fidanzato, che è stato molto colpito dal fatto che sia tornata solo per lui invece di fermarmi a Parma a riposare le stanche ossa. 
Per amicizia e soprattutto per l'arrosto al rhum si fa questo ed altro.

martedì 11 maggio 2010

Dicotomia


Sono un controsenso ambulante.
Ritengo di essere una persona razionale, ma: leggo quotidianamente l'oroscopo; ricorro sempre più spesso alla mia Magic Ball (l'ho scaricata anche sul cellulare); sono appena andata a cercare su internet cosa significa sognare un calabrone (per la cronaca: si trovano solo api o insetti, calabroni e vespe sono negletti dalla rete).
Mi vanto di essere una persona di polso e indipendente, ma in alcuni periodi della mia vita vorrei tornare al liceo per essere coccolata 24 ore su 24 dalla mia mamma e dalla mia tata amatissima. Come quando stavo a casa da scuola per studiare e lei arrivava con la brioche di pasticceria e mi svegliava con una carezza. Nessuno ha mai saputo come svegliarmi senza farmi stare di malumore tutto il giorno, solo lei.
Continuo a sbandierare ai quattro venti che sto meglio sola che male accompagnata; che se devo infilarmi in una storia il malcapitato deve riuscire a farmi stare meglio che quando sto da sola; ma, in alcuni periodi della mia vita (che di solito coincidono con quelli di cui sopra), venderei l'anima per un po' di calore umano. E se in questi momenti mi capita di ricevere un abbraccio e una coccola gratuita divento una vera donnetta, una versione senza corsetto di Mina Harker, una damina Ottocentesca sempre sull'orlo dello svenimento; il che causa forti preoccupazioni agli amici, non avvezzi a vedermi in questo stato miserando. 
Vorrei avere la costanza e la pazienza di costruire il mio futuro con calma e senza affrettare le cose, ma l'attesa mi snerva e spesso mi ritrovo a voler rivoluzionare tutto: mollare tutto e cambiare totalmente vita, lavoro, città.
Vorrei essere totalmente indipendente, ma sono legatissima alle mie radici e alle persone del mio passato e sono incapace di tagliare i ponti; deve essere successo qualcosa di veramente grave per indurmi a chiudere totalmente i rapporti con una persona che ha fatto parte della mia vita. Intendo di mia iniziativa, naturalmente.
Amo la compagnia e amo divertirmi, ma amo anche stare a casa da sola, senza nessuno che mi rompa le scatole, che invada i miei spazi.
Una personalità totalmente razionale spiegherebbe queste incongruenze dicendo che è normale avere diverse sfaccettature nella propria personalità. La mia prof del ginnasio avrebbe detto che non sono un personaggio "tagliato con l'accetta", che in ciascuno di noi si mescolano apollineo e dionisiaco, l'ordine e il caos, la razionalità e l'istinto, .
Una personalità sfaccettata come la mia invece tirerebbe sicuramente in ballo anche l'oroscopo.
Il Sagittario è un centauro che sta per scoccare una freccia verso le stelle. Quindi c'è la parte animale, istintiva e irrazionale, unita alla parte umana, razionale, il cui intelletto punta verso le stelle.

lunedì 10 maggio 2010

La grigliata di compleanno più un mese

Ce l'hanno fatta. Le nostre eroine ce l'hanno fatta.
Premessa.
Le nostre eroine, che chiameremo B&B (ovvero, la Ballerina n° 1 e la Ballerina n° 2), avevano organizzato una bellissima grigliata, in un bellissimo posto, per festeggiare i rispettivi compleanni.
La data prescelta era il 25 aprile.
Ora. I meteorologi erano tutti concordi nell'affermare che il 25 aprile il tempo sarebbe stato orribile e piovoso, praticamente invernale. Non avendo la possibiltà di stare all'interno della sala, le nostre eroine hanno deciso di rimandare. Non starò a ricordare a tutti che poi in effetti il tempo è stato caldo e soleggiato come non mai, e che non c'è più stata una giornata così calda e soleggiata da allora in poi. E non starò a lamentarmi come i vecchi dell'insipienza dei cosiddetti esperti.

In ogni caso, la nuova data prescelta era ieri 9 maggio. Siamo anche stati piuttosto fortunati, alla fine il tempo ha iniziato a fare schifo solo a fine giornata, il che, rispetto a tutta la scorsa settimana, è già un grosso passo avanti.
Mi spiace per chi non c'era, perché è stata una giornata davvero divertente.
In primo luogo c'era un bel gruppo di pugliesi. Mi sto rendendo conto che sono indispensabili per le feste, almeno quanto il vino. Sono quelli che fanno casino, che ti fanno divertire e che coinvolgono. A parte il fatto che ne considero alcuni dei veri amici, il che non guasta.
C'erano anche un po' di milanesi veri, e in effetti mi pare che fossero stranamente in maggioranza; mi sa che eravamo in una riserva, non ne ho mai visti così tanti in una volta sola.
C'era una buona quantità di cibo vario e di carne da grigliare.
C'era la giusta quantità di birra e vino.
C'era un eroe che ha grigliato indefessamente tutto il giorno, e per il suo eroismo è stato ribattezzato Massimo Decimo Meridio, e acclamato dalla folla come Ispanico.
C'erano molte persone simpatiche che cercavano di interagire con tutti.
C'erano forse un po' troppi interisti, ma in fondo sono simpatici anche loro.
C'era un motociclista, che, coraggioso come tutti i motociclisti, era in moto nonostante il clima.
C'era un cane che l'Ispanico stava quasi per mettere sulla griglia.
C'era troppo mirto. Era fresco, buono, andava giù che era un piacere. E ho scoperto che il massimo che posso berne sono 2 bicchieri, non di più. Se no inizia a girare tutto. Inutile dire che l'ho scoperto a mie spese.
E per fortuna c'era anche il Sarto ieri. Ma lo dovrei ribattezzare il Santo, visto che mi ha tenuto compagnia e mi ha versato ettolitri d'acqua per aiutarmi a superare il momento peggiore della ciucca


PS.: un ringraziamento anche allo sponsor della giornata, noto marchio di birra che inizia per B.

mercoledì 5 maggio 2010

Inappetenza


Inutile nasconderselo, anche se non si direbbe siamo a maggio, e si avvicina l'estate e il momento in cui mostreremo a tutti la nostra bella ciccia bianca accumulata durante l'inverno.

Ora, onestamente, non è che sia un problema grave come la desertificazione, il buco nell'ozono, lo scioglimento dei ghiacciai, o il petrolio che si riversa incessante nel Golfo del Messico, o altri drammi di ben altro livello.
Però, nel nostro piccolo mondo di benessere e di veline sode come forme di grana e altrettanto intelligenti, diventa difficile avvicinarsi alla fatidica prova bikini con totale noncuranza e sicurezza di sè.

Ovvio, la si può ostentare, la sicurezza.
Oppure ci si può mettere a una dieta ferrea e non sgarrare mai.
Oppure si può fare un calcolo dei pro e dei contro: "Per essere figa in costume 1 mese devo soffrirne almeno 3. Ma chi me lo fa fare?" e continuare a mangiare tranquilla come se niente fosse.

Inutile dire che di solito il metodo da me più gettonato è il terzo.
In primo luogo perché la vita è già sofferenza di per sè, quindi non vedo perché dovrei privarmi anche della gioia del cibo.
In secondo luogo perché non esiste circostanza al mondo che mi faccia passare la fame. Ovvio, col caldo prediligo i cibi freddi, e di certo riduco naturalmente i grassi, ma, a parte quando ho l'influenza, nulla al mondo mi fa chiudere lo stomaco. Quindi non ci sono mai momenti in cui seguire una rigida dieta diventi più semplice.
Al liceo e all'università le compagne di classe (sempre le più secche, naturalmente) si lamentavano che prima di un'interrogazione o esame non riuscivano a mangiare per una settimana: mai successo, io mangiavo per staccare e distrarmi un po' durante lo studio, o per fame nervosa.
Ho amiche che quando sono tristi non riescono a mangiare: io invece mangio per consolarmi.
Altre amiche quando sono felici o innamorate vivono solo di gioia o d'amore e si dimenticano di mangiare, perse nella contemplazione della loro felicità o nel fondo degli occhi dell'amato: io invece mangio per festeggiare.
Giusto oggi un amico (che mi ha dato ispirazione per il post, e lo ringrazio pubblicamente) mi diceva che in primavera gli si chiude lo stomaco; a me la primavera causa innamoramenti repentini e poco duraturi, e devo sempre stare molto attenta a non scambiare gli innamoramenti primaverili per amore vero; ma anche lei non ha nessunissimo effetto sul mio appetito.

Mangio quando sono nervosa, mangio quando ho la sindrome premestruale (durante cui mi viene uno sbrano che nemmeno un leone), mangio quando mi annoio... Insomma, nessuna circostanza, nessuno stato di cose mi porta ad avere lo stomaco chiuso. Forse mi sento un po' meno propensa al cibo al primo appuntamento con uno che mi piace molto... Ma anche quello, come la cotta, di solito passa piuttosto in fretta. 

martedì 4 maggio 2010

Bifidus essensis

Sarà colpa del debito di sonno dell'altra notte (che mi ha dato di che scrivere, devo ammettere), o forse colpa del tempo orripilante di oggi, o forse del freddo che come tutti sanno io odio, o forse del mal di gola che mi infastidisce da due giorni. Fatto sta che oggi mi sentivo veramente poco ispirata, non un argomento di cui scrivere in modo leggero e spiritoso.
Mi sentivo pesante come l'amica della Marcuzzi nella pubblicità dello yoghurt. E in effetti la sensazione era quella di soffrire di stitichezza al cervello, una sensazione orribile: sai che c'è qualcosa lì dentro, ma non riesci a farla uscire. Nemmeno sforzandoti.
La prima volta che mi è successo, da quella fortunella che sono, era la prova di italiano alla maturità. Dopo una carriera scolastica costellata di 8 in italiano scritto, sono riuscita a prendere la mia prima e ultima insufficienza proprio alla maturità. E non era emozione, né impreparazione. È che proprio non riuscivo a scrivere come avrei voluto.
Ovviamente non mi è mai più successo fino al momento della stesura della tesi. Ho scritto tante di quelle e-mail al mio amico A. che, se stampate, penso farebbero il giro dell'equatore, ma quando mi mettevo a lavorare alla tesi sentivo i neuroni scendere in sciopero. Per fortuna potevo prendere ispirazione da tutte le fonti citate nella bibliografia. E grazie Dio per aver inventato l'interlinea doppia! E grazie anche per avermi fatto nascere fuffologa, in modo da riuscire a riempire interi paragrafi senza esprimere, a ben vedere, nessun concetto fondamentale. Potrei buttarmi in politica, credo.
Anche oggi è così. Un giorno poco ispirato, anche se scrivere su questo blog è forse una delle 2-3 cose che mi fa più piacere.
Tra una rogna lavorativa e l'altra ho buttato giù qualche idea, proprio perché mi piace tanto che mi faccio quasi un dovere di scrivere quotidianamente; ma messe nero su bianco quelle idee erano di una pesantezza insostenibile, e mi sono immaginata una certa persona che, come minacciato, si cancellava dalla lista dei miei sostenitori. Non potrei sopportarlo.
Quindi ho deciso di riprendere le sane abitudini universitarie e riempire l'etere di fuffa. Spero di non aver perso il tocco. E spero che domani la stitichezza cerebrale sia passata. Mangerò verdura e fibre, promesso.
PS.: voglio la maglietta della foto... 

lunedì 3 maggio 2010

Le streghe son tornate

Lo so che con quel titolo vi aspettate un post di stampo femminista, o qualcosa del genere. 
E invece...
Per la prima volta nella mia vita sono dalla parte di chi cacciava, processava e bruciava le streghe.
O meglio, non sono proprio dalla loro parte, ma oggi, e solo oggi, posso capire la loro visione e concedere loro delle attenuanti.
Partiamo dall'inizio.
Il condominio dove abito non è frequentato esattamente da dei lord inglesi, ma mediamente si tratta di brave persone che non danno fastidio a nessuno. Quindi non ho nulla di cui lamentarmi.
Però c'è una persona che è conosciuta non solo nel mio palazzo, ma in tutto il quartiere, perché è una fiera rompipalle, così come il suo cane, che, come spesso accade, ha assorbito il carattere rissoso della padrona.
La persona in questione è una vecchia di 94 anni, penso mezza calabrese dall'accento e certamente mezza matta, e io sono così fortunata da essere quella che abita direttamente sotto di lei. Non immaginatevi una cara vecchietta che regala il sugo ai vicini, che lavora a maglia e prende il the con le vecchine del vicinato. No. Questa ha l'aspetto e i modi della vecchia strega: il viso rugoso, la voce roca, il tono di voce alto e sempre concitato, un bastone che non le serve solo per aiutarsi a camminare (almeno così mi hanno raccontato), e un solo dente in bocca. Insomma, non mi stupirei di vederla svolazzare su una scopa di saggina.
A peggiorare la sua già collerica indole, c'è il fatto che ci sono un paio di vicini dai quali si sente perseguitata e nei confronti dei quali l'ho sentita con queste orecchie esprimere gli epiteti peggiori e più volgari che una mente umana possa concepire. In particolare c'è una, che credo abiti al 4° piano, che è la sua arcinemica.
Ciò premesso, potrete meglio apprezzare cosa è capitato la notte scorsa.
Sono andata a dormire alle 11.30 ieri sera, per iniziare la settimana riposata.
Ho pure faticato un po' a prendere sonno, non ero troppo assonnata e in più la pioggia mi disturbava; ma ce l'ho fatta, dopo un po'.
A un certo punto ho iniziato a sentire la melodiosa voce della vecchia pazza, il cane che abbaiava, e un'altra voce non meno sguaiata che rispondeva. Porte che sbattevano, urla e insulti. Il tutto concluso con un "vaff... Brutta t****a!!".
Mi sveglio col cuore in gola e penso che devono essere le 7, accidenti come è passata in fretta la nottata. Invece guardo l'ora. L'1 e 36. Diamine, ma sono matte a fare queste scene nel cuore della notte? Ormai sveglia come un grillo, cerco testardamente di riprendere sonno. Sto quasi per scivolare di nuovo tra le braccia di Morfeo, quando improvvisamente, nel silenzio della notte, suona il mio campanello, e di nuovo mi salta il cuore in gola.
Non ci credo. Non mi voglio alzare e perdere quel po' di sonnolenza che ancora mi rimane attaccata alle palpebre. "Vattene vattene vattene" penso. Ma la vecchia strega bussa. Accendo la luce e vado a vedere. Blatera di chiamare il 113 perchè la sua arcinemica le ha rotto la porta o qualcosa del genere. Tutte balle, comunque. E mi chiede "Che numero devo fare per chiamare il 113?".
Giuro.
Se non avessi avuto l'istinto omicida in quel momento mi sarebbe certamente venuto da ridere. Dopo averle fatto notare che erano le 2 meno 5 e che c'è gente che la mattina deve alzarsi per andare a lavorare, le ho scritto 113 e 112 su un quaderno che aveva e gliel'ho ridato.
Beh, è finita, posso dormire ora. Invece no. Perché la terribile vecchia apriva periodicamente la porta per inveire contro l'altra e per dire che stava chiamando la polizia, l'altra rispondeva e ricominciava tutto.
Morale della favola, ormai insonne, ho fumato una sigaretta per resistere alla tentazione di chiamarla io, la polizia, per confessare un duplice omicidio e un canicidio, ho letto un po' e poi ho cercato di riprendere sonno. Cosa che sono riuscita a fare solo verso le 3.30. Per fortuna che volevo essere riposata!

Stamattina, quando è suonata la sveglia, ho maledetto tutto il palazzo, e ho iniziato a fantasticare di processi sommari e roghi allestiti in cortile, e ho pensato che se le streghe erano come la vecchia matta col cane, in fondo qualche attenuante la Santa Inquisizione ce l'aveva.