giovedì 23 settembre 2010

Johnny in the Sky with Diamonds

Amici, un pensiero reverente alla buon'anima di Johnny il motorino.
Nella sua decennale vita è stato amico fidato della Ballerina, portandola di qua e di là, con il sole e con la pioggia, consentendole di minimizzare i cronici ritardi grazie alla facilità di parcheggio e alla maneggevolezza nel traffico cittadino.
Ebbene, sabato la storia di questo fidato amico grigio metallizzato è giunta al capolinea. Il pavè bagnato è infido e insidioso. La Ballerina ha preso una buca ed è volata a terra siccome un angelo. Per fortuna l'auto che la seguiva ha avuto la prontezza di inchiodare, e alcune anime pie si sono subito fermate a prestarle soccorso.

Ma Johnny non se n'è andato senza un'ultima buona azione.
Non penserete mica che la macchina che seguiva la Nostra fosse guidata da un qualunque cittadino milanese? No!
Dall'abitacolo si è materializzato niente popò di meno che Wesley Sneijder, e credo che per una tifosa interista venire soccorsa da un giocatore dell'Inter non sia affatto male.
E questo è stato solo l'inizio: siccome la Ballerina è una persona estremamente civile, ha scritto al Corriere della Sera per ringraziare i suoi soccorritori. Il giorno dopo è comparso un trafiletto dal titolo "Caduta in motorino, soccorsa da Seijder"; ovviamente gli altri soccorritori sono stati ignorati, ma tant'è... La mia amica sta diventando famosa. 
Oggi, ultim'ora: è stata addirittura contattata da un giornalista della Gazzetta.
Cioè, vi rendete conto? Il prossimo passo sarà vederla sul trono di Maria De Filippi mentre sdegnosamente rifiuta qualche burino che la corteggia. Spero che per lo meno faccia pubblicità al mio blog. O che mi nomini biografa ufficiale. Insomma, spero si ricordi di me quando sarà famosa. 

Comunque, per un motorino che ci abbandona, un nuovo meraviglioso divano-letto si unisce a noi. Cioè, a me. È arrivato. È bianco e bellissimo e comodissimo e mi è costato uno stipendio. Ma ne sono orgogliosissima.
Ringrazio il mio amico Siciliano per tutto e per la fatica improba che ha fatto.

Ora il problema è che già di mio fatico ad alzarmi la mattina, ora che dormo comoda è praticamenteuna missione impossibile.

venerdì 17 settembre 2010

Venerdì 17

Va bene, è venerdì 17, e allora?

Sono vagamente superstiziosa, ma non credo alla maledizione del venerdì 17. Soprattutto perché io, di 17, ci sono nata, e mi rifiuto di pensare di essere nata con la sfiga addosso. Cioè, mi rifiuto di pensarlo costantemente.

Non ci credo, non voglio crederci, anche se oggi ero in ritardo prima ancora che la giornata iniziasse, anche se tutti gli incapaci alla guida erano sulla mia strada, anche se mentre passavo il badge nel lettore è scattato il minuto che mi farà apparire in ritardo nei tabulati delle presenze, anche se ho due occhiaie nere che sembro il Conte Dracula a digiuno da qualche mese, anche se piove e il cielo è grigio, e anche se ci sono le solite due cornacchie appollaiate sul palazzo di fronte che mi guardano con aria poco amichevole. Giuro che non è un'impressione.

In fondo, a parte le piccole cose di cui sopra, mi è andata bene su altre cose: si è messo a diluviare quando ero già in macchina - attenzione: non prima che ci salissi, nè dopo che ne sono scesa, e ditemi se già questo non è una specie di miracolo; si intravvede un vago spiraglio di azzurro tra una nuvola grigia e l'altra; le cornacchie non hanno defecato sulla mia macchina... almeno per il momento; ho ricevuto un'ottima notizia. Inoltre è venerdì, uno dei giorni più belli della settimana!

Ok, l'avrete capito. Sto cercando di autoconvincermi.

Patetico. 

martedì 14 settembre 2010

Signs

Quando ho un'idea in testa mi piace convincermi che il mondo mi asseconda o per lo meno mi guida, e osservare i segni che mi invia. Non è che ci creda del tutto, però è divertente sguazzare nel mondo dell'irrazionale e del fatalista, di tanto in tanto.
È come leggere l'oroscopo o l'i ching.

Per esempio: quando c'è uno che mi piace, almeno un radioascoltatore che telefona al mio programma preferito si chiama come lui; un paio di volte mi è capitato di incrociare un TIR con il nome del malcapitato che lampeggiava enorme e luminoso dietro al parabrezza (non si trattava sempre dello stesso oggetto dei miei desideri, ovviamente); oppure continuo a beccare il suo gruppo preferito alla radio, o trasmettono in tv il film di cui abbiamo tanto parlato.
Prima che ve lo domandiate, no, nessun segno tangibile che mi corrisponda, come un sms o una telefonata inattesa. Troppo facile così.
Caratteristica dei segni è che non devono minimamente dipendere dall' oggetto, nè dal soggetto, devono essere del tutto indipendenti e casuali. E sorvoliamo sul fatto che ovviamente in realtà non sono affatto indipendenti dal soggetto, proprio perché è il soggetto a interpretarli.

Altro esempio, di carattere non sentimentale: ultimamente mi sono messa in testa che voglio cambiare lavoro, il sogno sarebbe mettersi in proprio. Segnali a favore: numero uno, ho conosciuto in vacanza la Cubista, che l'ha fatto davvero, e per questo è una specie di eroina per me; numero due, una collega finisce di lavorare tra 14 giorni, ha preso in gestione un bar; il mondo dell'occulto sembra dirmi che lo stanno facendo tutti, quindi devo lanciarmi anche io. Segnali contro: numero uno, continuo a non vincere nemmeno un euro al superenalotto, conditio sine qua non perché io trovi il coraggio di buttarmi nell'impresa; numero due, la persistenza della crisi economica: non mi sembra il momento migliore per affrontare un'avventura simile.
D'accordo, questo non è esattamente un segno, però insomma, non è che uno possa ignorare la realtà oggettiva delle cose, no?

lunedì 13 settembre 2010

Equilibrio

Di recente ho perso il mio equilibrio.
Credo sia successo perché ho lasciato che eventi esterni, indipendenti dalla mia volontà, e quindi fuori dalla mia capacità di modificarli, mi condizionassero, mi sballottassero, mi trasformassero in un bozzolo di insicurezze. Ho abbassato le difese, ho lasciato uno spiraglio, e come sempre succede non ero preparata al colpo.
Ora sto cercando di recuperarlo, l'equilibrio.
Per prima cosa ne ho parlato con qualcuno. Parlare con una persona molto fidata e molto vicina in realtà non aiuta a capire meglio le cose, e non è solo uno sfogo, ma aiuta a rendere la situazione reale e a focalizzarla. Spiegandola a un'altra persona, la spiego anche a me stessa, e in un certo senso butto le cose spiacevoli fuori, lontano da me.
In secondo luogo ho cercato di ricordare cosa mi ha fatto stare bene e in pace con me stessa in altri momenti della mia vita, e ho ricominciato a fare yoga. Alla terza volta che rischiavo di finire in terra facendo la posizione dell'albero, mi sono accorta di aver perso non solo l'equilibrio spirituale, ma anche quello fisico. L'ho già fatto a fette a tutti i miei amici, tra i quali solo il Maestro ha mostrato un certo interesse al discorso; ma sono contenta perché funziona, dopo un'ora e venti di esercizi e di rilassamento e di respirazione profonda ho dormito come un sasso, ho sognato un calamaro gigante, e mi sono svegliata riposata come non mi succedeva da tempo.

Ora io mi domando.
C'è chi sostiene, probabilmente a ragione, che io nasconda me stessa dietro mille veli, dietro apparenze che non rispecchiano il mio vero io se non in modo molto deformato. Le stesse persone sostengono che invece dovrei essere più coraggiosa e mettere a nudo il mio spirito. Ammiro queste persone per il loro coraggio, veramente. Ammiro che nonostante la paura si lancino col cuore in mano.
Io non sono capace. A parte il fatto che ormai le maschere di cui mi sono ammantata sono parte di me, e quindi non riuscirei a distinguere cosa va tolto e cosa va lasciato per mostrarmi come sono, soprattutto se ogni volta che ci provo mi faccio male, perché devo farlo?
E se il mio vero io fosse proprio questo? Se la mia caratteristica fosse proprio di avere questo muro intorno a me? Se toccasse agli altri scavare, o aiutarmi a scavare, per arrivare al cuore?

martedì 7 settembre 2010

Le Cervellone

C'era una puntata dei Simpsons in cui Marge diceva a Lisa una frase tipo "Figlia mia, tu sei troppo intelligente per poter vivere felice". Poteva anche essere "Tu pensi troppo per poter vivere felice"; comunque, il senso era quello. Ed è la tragica realtà.

Qualche tempo fa ero a casa del mio amico Sfinge con la N. Baby. In tale occasione ci ha esposto la sua nuovissima (o forse non nuovissima; lo era per me, quantomeno) teoria sulle donne. Secondo tale teoria, ogni uomo, mediamente, ha due donne: quella ufficiale, la moglie e madre di famiglia, che deve essere una brava ragazza non troppo sveglia. "Non deve essere troppo sveglia in modo da non capire le situazioni che ci sono dietro" (cito a memoria). E poi c'è l'altra, l'amica, l'amante, chiamatela come volete. Che, al contrario, deve essere preferibilmente intelligente, proprio perché deve poter capire il quadro generale della situazione, capirlo e comportarsi razionalmente di conseguenza.
Pare che noi due ragazze facciamo parte della seconda categoria. Il che da un lato è lusinghiero: sentirmi dire da una persona che reputo intelligente che sono a mia volta intelligente ha sempre il potere di gonfiare il mio ego in modo abnorme. Dall'altro lato, secondo questa teoria, pare che siamo condannate a fare "l'altra" a vita. Il che comporta una vita di solitudine. Il che mi fa pensare che probabilmente finirò davvero per comprarmi un cane un gatto e un canarino.

Combattuta tra il piacere e lo shock, il giorno dopo ho raccontato l'episodio alla Bucaniera, che è stata lapidaria: "Le teorie della Sfinge sono minchiate". Non mi è stata di aiuto nel capire se effettivamente devo iniziare a preoccuparmi o meno.
Allora mi sono rivolta a un altro uomo, il mio confessore, Mr. Big. Il quale non si è voluto esprimere sulla validità della teoria in sé, ma mi ha dato una parola di conforto: "Vedrai che un giorno riuscirai a trovare uno più intelligente di te". A ben vedere, conforto mica tanto: l'assunto è sempre che l'uomo nella coppia deve essere il più intelligente. Un rapporto alla pari no, magari?
Comunque, la previsione di Mr. Big mi ha innegabilmente confortata, per lo meno fino a domenica sera, quando, presa da paturnie violentissime, ho raccontato tutta la storia a mia sorella Coscienza. Ci siamo fatte quattro risate, e poi mi ha detto, seria: "Lo sai che è impossibile che trovi uno più intelligente di te, vero?". E mi ha pregato di evitare il canarino.
Sorvoliamo sul fatto che mia sorella sicuramente mi sovrastima, per quanto la cosa mi faccia piacere; sono due giorni che ci rifletto, e, cazzarola, sono giunta alla conclusione che è vero: l'uomo dovrebbe essere più in gamba, ma non per poter raggirare agevolmente la consorte, o perché debba essere lui a mantenere la famiglia e a percepire lo stipendio più alto, o altre stronzate maschiliste.
La mia conclusione è che una donna intelligente con un uomo meno intelligente si annoia, oppure non si sente stimolata, oppure sente di non avere un confronto alla pari, sente che il suo uomo non è forte come dovrebbe essere, non si sente sostenuta. E la coppia non può reggere.

Va bene, eviterò il canarino.

lunedì 6 settembre 2010

Anticipo d'autunno

Il lunedì è un giorno pessimo. Quando poi il lunedì è un giorno di settembre che sembra novembre, con delle nuvole grigie così basse che sembra di poterle toccare, e persino i rari raggi di sole virano su una tonalità grigiastra, ecco, io vorrei arrampicarmi su una certa collina, su una certa roccia nascosta dalle querce (solo mia sorella sa di che parlo), urlare con quanto fiato ho in corpo, spaventando tutta la vallata sotto di me, per cercare cacciare fuori questo peso che ho sul petto e che mi opprime. Ho il vago sospetto di essere poco poco metereopatica.
Comunque, esternato tutto il mio sdegno per questa latitudine dal clima temperato, vorrei infilarmi nella mia tana e dormire finchè non torna la primavera. Dormire e sognare.
Ogni anno in questo periodo invidio gli orsi.

Invece, non potendo fare quanto sopra, mi limito ad ammorbare voi, miei cari amici e fedeli lettori, che  magari siete arrivati in ufficio pieni di entusiasmo e di voglia di fare e di gioia di vivere. Nel qual caso vi pregherei di scrivermi qualche commento di incoraggiamento, ne ho bisogno per arrivare viva a venerdì.

Nel frattempo, elencherò le cose belle che a tratti migliorano il mio odierno umore schifoso.

1. La festa di compleanno di Massimo Decimo Meridio detto il Grigliatore, sabato sera. È stata una bella festa, anche se è stato strano che non ci fosse un barbecue da nessuna parte; mi sono divertita molto e ho conosciuto delle persone molto simpatiche. C'era la sorellina della Principessa, che è carina e piacevole come sua sorella; una collega Ingegnera del festeggiato che, oltre a essere molto simpatica, mi ha anche aiutato nel momento di crisi alcolica, cosa di cui le sono profondamente riconoscente. C'erano alcuni amici del Grigliatore, e ho perso in partenza la sfida di battezzare tutti perché erano troppi e non ho potuto approfondire adeguatamente, se non con il Pasticcere.
Della serie "sbagliando si impara", ho inoltre capito che con lo stomaco semivuoto non posso superare i 3 mojito, pena un brutto quarto d'ora di black-out. Il posto era molto carino, il nostro anfitrione ci ha trattati da vip, la torta per quel che mi ricordo mi è parsa molto buona, ed è stata nel complesso una bellissima serata. Grazie, veramente.
Ora, caro il mio Massimo Decimo Meridio detto il Grigliatore, se non vedo comparire la tua faccetta tra quelle dei sostenitori, mi risentirò molto e ordirò una tremenda vendetta.

2. La domenica passata a fare le pulizie. Ok, non sarà il massimo, ma sono veramente soddisfatta di aver rivoltato casa come un guanto in 3 ore di duro lavoro, anche se nella foga ho lasciato un pezzo di dito su un angolo tagliente. Un consiglio: evitate di usare l'anticalcare se vi siete appena tagliati. Brucia. 
L'attacco di filippinite è stato talmente forte che vi dico solo che ho perfino lavato il balcone.

3. La gatta sul tetto che scotta. Che il Signore tenga accanto a sè Tennessee Williams, Richard Brooks, quel gran figo di Paul Newman, e anche l'inventore del videoregistratore; e che precipiti all'inferno chi ha stilato il palinsesto domenicale dell'estate.

4. Il ritorno della mia trasmissione preferita alla radio la mattina. Anche se è la conferma inoppugnabile che l'estate è veramente finita e che dovrò aspettare un altro lungo anno prima di potermi di nuovo rosolare al sole, almeno arrivo in ufficio ridendo.

5. Il mio divano nuovo, che dovrebbe essere in arrivo questa settimana. Da quella sentimentale che sono, mi sento un po' in colpa nei confronti del mio vecchio divano, infatti ho già chiesto al mio amico Mobiliere di non portarlo in discarica, visto che non è in così pessime condizioni... Se ha qualcuno a cui regalarlo mi fa molto più piacere.

Infine, una notizia che farà piacere a molti. Ho partorito. Dopo lunghe riflessioni ho trovato il nickname per mia sorella. Qui la battezzo ufficialmente Coscienza. Così ho deciso. Io sono l'Autrice, quindi ho l'ultima parola.
Non sono ammesse proteste, storcimenti di nasi o ulteriori pressioni psicologiche. È gradito, anzi richiesto, un caldo apprezzamento.

mercoledì 1 settembre 2010

I have always depended on the kindness of strangers

Spesso mi capita di pensare di non essere adatta a questo mondo. Non sono abbastanza corazzata, mi sa, e certamente sono troppo educata (tranne quando sono alla guida).
Colpa di mia madre e della mia adorata Tata, e, in certa misura, anche di mio padre; non si sono limitati ad insegnarmi a stare a tavola e a parlare un buon italiano, sono stati così improvvidi da insegnarmi il rispetto per gli altri, il quale concetto si concretizza in una miriade di piccole attenzioni verso il mio sconosciuto prossimo, come l'evitare di parlare a voce troppo alta, dire sempre "per favore" e "grazie", salutare sempre le persone che incontro, e altre simili amenità.
Credo di aver già detto altrove che l'uscire nel mondo per me è stato quantomai traumatico, in questo senso, ma negli anni mi sono adattata. Anzi, mi sono adattata così bene che qualunque atto di gentilezza o semplice buona educazione mi stupisce sommamente. Ok, se non fossero così rari non me ne stupirei, ma questa è la tragica realtà.

L'altra sera vado con la Ballerina a vedere un bellissimo film al cinema all'aperto del Conservatorio.
Presa dalle paturnie, il mio istinto primario è di tirare il pacco. Ma il film mi incuriosisce e, soprattutto, mi dispiace deludere la mia amica, quindi faccio un piccolo sforzo e mi preparo. Ovviamente non ho voglia di muovere la macchina e tantomeno di cercare parcheggio vicino al Conservatorio, per cui decido di muovermi in taxi.
Prendo i biglietti visto che sono arrivata in anticipo e attendo l'arrivo della Ballerina; vista la coda temo di causare moti insurrezionali nel passare avanti per entrare, quindi ci avviamo a testa bassa tenendo i biglietti bene in vista. Invece le persone ci dicono "Prego!" e ci sorridono.
Il film è molto bello, divertente, a tratti commovente ma mai straziante, quindi sul finale mi sento già rappacificata con il mondo; uscite ci fumiamo una sigaretta, qualche pettegolezzo, intanto chiamo il taxi. Appena arriva mi ci fiondo come un fulmine, salgo in macchina e mentre do l'indirizzo sento una voce monotona in sottofondo. La focalizzo. È il Rosario di radio Maria, lo riconosco. Quando vivevo con Squit la nostra anziana vicina lo sentiva tutte le mattine a tutto volume.
Viste un paio di manovre del tassista, penso che un po' di aiuto divino non può guastare, e ridacchio sotto i baffi.
A questo punto, sorpresa numero 1: il tassista fa una inversione vietatissima per accorciare la strada. Ripeto: è un tassista, quindi il suo interesse è farmi fare i giri più lunghi e concettosi, tanto quante chiamate potrà avere alle 23 del lunedì sera? Invece mi dice "Lei non ha visto niente" e fa inversione.
Io continuo a sorridere e cerco di mantenere gli occhi aperti mentre la recita del Rosario continua senza sosta, e a questo punto, sorpresa numero 2, il tassista mi chiede "Le dà fastidio se ascolto il Rosario? Vuole che spenga?" E io, sempre più incredula: "Ma no, le pare...". Mio Dio, questo è un cattolico praticante eppure si preoccupa di non infastidire gli altri! L'esempio di tolleranza mi fa brillare gli occhi di gioia, mentre la surreale corsa continua.
Un paio di battute sulle transenne e i continui lavori e gli automobilisti che parcheggiano come se non esistessero altri al mondo, e arriviamo sotto casa. Pago e scendo, chiavi già in mano. Apro, mi giro per accompagnare il portone, e lo vedo ancora lì che aspetta che sia entrata. Che gentile... Lo saluto con la mano e lui riparte. Cavoli, a volte neppure i miei amici aspettano che sia entrata nel portone!
Ho fatto le scale canticchiando (a mezza voce, per non disturbare).

In fondo il mondo non è così male.