mercoledì 19 ottobre 2011

Inizio di autunno



Quando ti svegli la mattina e ti accorgi che astronomicamente è ancora notte. Roba che nemmeno gli uccellini hanno tirato fuori il capino da sotto l'ala perché il cielo è ancora nero, e tu sei lì che ti prepari la colazione.
Quando in più ti senti come se uno schiacciasassi ti fosse ripetutamente passato sopra mentre correvi la maratona di New York, però stoicamente ti lavi e ti vesti.

Quando sei lì che aspetti che si scaldi il latte e intanto ti prepari il pranzo da portare via perché lavori in un posto abbandonato da Dio che non ha non dico una mensa, ché sarebbe anche troppo, ma nemmeno uno straccio di microonde dove scaldare il cibo. Perché l'ingegnere che probabilmente va a pranzo ogni giorno a spese dell'azienda dice che un microonde va contro alle norme sulla sicurezza.

Quando ti rendi conto che ti aspetta un lungo freddo inverno, con i contenitori delle colleghe impilati sui termosifoni per riuscire a renderne almeno tiepido il contenuto.

Quando nemmeno sei uscita di casa e già vorresti tornarci, rimetterti il pigiama, mangiare qualcosa di caldo bollente e scivolare nell'incoscienza per tutto il tempo che ti va.

Quando nonostante tutto esci, vai in ufficio, ti succedono mille piccoli contrattempi e senza accorgertene stai serrando la mascella e senti i denti che scricchiolano.

Quando sai che il sole è sorto perché fa così tutti i giorni,  ma è nascosto da una coltre di nubi grigie che nella loro uniformità ti fanno pensare a un coperchio lattiginoso messo sul mondo.

Quando sei circondata da edifici grigi, mobili grigi e persino il verde degli alberi è ingrigito.

Quando in ufficio scopri che il riscaldamento è ancora spento, e a quel punto speri quasi che ti venga la febbre a 40°, anzi, che venga a tutto l'ufficio, così la prossima volta si svegliano a chiamare i tecnici per tempo.

Quando, per cercare di ridurre la sensazione di gelo che penetra la carne e arriva fino alle ossa, nel giro di un'ora e mezzo ti sei già bevuta alla goccia due cappuccini, ustionandoti la lingua. Peccato che la sensazione di piacevole tepore duri al massimo mezz'ora, mentre sai già che l'eccesso di zuccheri si deporrà sui tuoi fianchi già rotondetti e lì resterà mesi. Forse anni.
Quando succede tutto ciò, ci sono delle domande che ti si affollano alla mente:

Chi ha deciso che bisogna lavorare dal mattino presto?
Anzi, chi ha deciso che bisogna lavorare?

Verrà il giorno in cui potrò impunemente mandare a fare in culo tutti?
Perché non sono nata alle Hawaii?
Dove si manda il curriculum per fare la mantenuta di un riccone?
Chissà se posso mettere il costo del dietologo a carico dell'azienda? E quello del dentista?