lunedì 21 maggio 2012

Le parole inutili

Quando un intero fine settimana è funestato da disgrazie così gravi, comprendo la posizione di certi eremiti medievali. Forse vivere isolati dal mondo, preoccupandosi solo della propria piccola vita non è un'idea così malvagia, dopo tutto.
La scorsa settimana mi ero ripromessa che avrei scritto qualcosa di leggero e divertente, per alleviare - in primis a me stessa - quello che tutti i siti meteo prevedevano come un lunedì dal clima novembrino.
Il problema, quando hai un blog e ti piace scriverci, è che poi succedono delle cose molto più grosse di te, molto più importanti, e non puoi scrivere di cazzate come se niente fosse, perché non ci riesci. Almeno, io non posso. Nello stesso tempo non vuoi unirti al coro dei coccodrilli, a quello degli sciacalli e a quello degli indignati. Non vuoi che chi ti legge pensi che tu sia l'ennesima persona che per qualche click in più scrive un post strappalacrime su vite spezzate all'improvviso, sull'ineluttabilità del caso, su "di chi è la colpa".
Quindi, questo post che sembra di per sé contraddire quanto afferma, è per dire che per qualche giorno vado in silenzio radio: non scriverò di cavolate leggere che riguardano la mia vita, perché lo sentirei come irrispettoso verso persone che stanno passando un brutto momento; ma non scriverò nemmeno di cose serie. E non perché le cose serie non mi interessino, ma perché ci sono già abbastanza giornalisti iscritti all'albo che si divertono a scrivere articoli strappalacrime, a rubare l'intimità di una persona che soffre con la scusa di fare informazione.
A questi, peraltro, vorrei comunicare una cosa.
Dovessi mai assurgere agli onori delle cronache, provate solo ad avvicinarvi.

mercoledì 16 maggio 2012

Coscienza e la tecnologia

Mia sorella ed io siamo diverse in molte cose. Anzi, in quasi tutto per la verità: lei è piccola e coi capelli lisci e dorati, io alta, riccia e castana;  abbiamo sempre avuto gusti e interessi diversi, anche se crescendo le differenze si sono sfumate e compenetrate naturalmente, a causa del reciproco benefico (?) influsso. Tutto sommato sono contenta di avere una sorella, mi annoio senza di lei.

Come ho detto nel mio ultimo post, io amo la tecnologia. Mia sorella, ovviamente, no. L'ha sempre considerata un'emanazione del demonio, almeno finché non le abbiamo regalato il computer (una delle poche occasioni in cui è rimasta a bocca aperta e senza parole). Ora lo usa, le piace abbastanza ed è anche bravina, ma rimane più che altro un male necessario per poter svolgere il proprio lavoro e per non essere un paria nella società moderna.
Dal pc allo smartphone il passo è stato breve, ed è diventata una appassionata scaricatrice di giochi.
Ormai ero certa di averla convertita alla nerditudine, invece ieri sera sono stata disillusa in maniera brutale.

(Scena: Effe, mollemente adagiata sul divano, parla al telefono con Coscienza, impegnata in una sessione di stiro delle sue duemila camicie).

F: "Ah, ma tu ce l'hai Instagram?"
C: "Sì. Perché?"
F: "Eh, sai, la fotocamera mi è impazzita, faceva tutta una serie di bande fuchsia lampeggianti e allora ho telefonato all'assistenza di htc; quindi l'operatrice mi ha chiesto se avevo scaricato dei programmi... cioè, ma secondo te? Ho lo smartphone ma voglio tenerlo preciso a come me l'hanno mandato dalla fabbrica? Se non scarico applicazioni che me ne faccio?"
C: "Ahahaha, sì in effetti che domanda del cavolo. Ma che figata, ho finito l'acqua nel ferro e sono troppo pigra per rimettercela, ma sai che stira meglio a secco?"
F: "Eh sì, soprattutto se le camicie sono lievemente umide, viene molto meglio lo stiraggio a secco. Comunque, alla fine credo di aver risolto il problema, anche se non sono riuscita a fare le verifiche che mi ha detto lei... Speriamo che duri, se no mi tocca disinstallare Instagram che mi piace tantissimo. Comunque quindi a te non va in conflitto? Ma poi soprattutto perché tu hai Instagram e non mi segui?"
C: "Mmmm... Eeeehmmmm... Seguirti? In che senso??"
F: "Ma come sarebbe in che senso? No, partiamo dall'inizio: l'hai mai aperto?"
C: "Ma no, è che è stato il dottor R. che me l'ha installato, perché lui non vuole lo smartphone però poi si diverte a mettermi i programmi trendy sul mio"
F: "Ah. Beh, devi sapere che è praticamente un social network, tu hai una lista di amici... Dai, impara ad usarlo! E soprattutto seguimi! C'è anche la tua amica E.!"
C: "Quand'è che ci vediamo?"
F: "Boh, tra 2 week-end"
C: "Ecco, allora tra 2 week-end imparerò ad usarlo, perché mi insegnerai tu. Ah... Ma che stupida. ahahah. Sai, non avevo mica finito l'acqua nel ferro..."
F: "Avevi disabilitato tu il vapore, scommetto... Senti, ho capito che la tecnologia ti inibisce, e passi per lo smartphone, ma qui stiamo parlando di un ferro da stiro da 20 euro mica di un razzo della NASA!"

Niente da fare, la nerditudine è ancora lontana per mia sorella.

martedì 8 maggio 2012

Sento una forza dentro che neanch'io so come*


A me la tecnologia piace.
Già la foto qui sopra dovrebbe farvi capire che sono un po' nerd dentro di me.
Mi piacciono i computer, gli smartphone, la playstation, il nintendo ds, le fotocamere digitali, i satelliti, in generale la corrente elettrica e buona parte di ciò che essa alimenta; attenzione, non sono un'esperta, sono un'utente media, ma in ogni caso sono strumenti che mi piacciono, mi affascinano, e che se fossi meno pigra forse potrei anche imparare a usare meglio. La ragione è che credo la tecnologia abbia come scopo principale quello di  facilitare la mia vita, anche solo aiutandomi a ricordare il nome di quell'attore che "ce l'ho sulla punta della lingua ma morire se mi viene in mente".

Ciò premesso, periodicamente mi capita di avere una serie di problemi con qualunque apparato che funzioni a elettricità: quanlunque oggetto elettronico io tocchi mi va in tilt e io passo uno o due giorni a impazzire.

Domenica sera è iniziato tutto.
Stavo andando a lavarmi prima di andare a dormire, ho premuto l'interruttore della luce del bagno e paff. Lampo e poi oscurità.  Per fortuna le luci dello specchio non mi hanno abbandonata nel momento del bisogno, e grazie a loro, all'alba delle 23.30, ho preso la scala recitando tra i denti un mantra di parolacce, mi sono inerpicata alla folle altezza di circa 150 cm (altezza per me già vertiginosa), e facendomi coraggio e allungandomi il più possibile ho smontato la plafoniera di vetro più pesante e complicata della storia delle plafoniere. Mi ha stupito l'esserci riuscita, visto che l'ultima volta ho dovuto aspettare di ricevere la visita di un uomo servizievole per riuscire a rivedere la luce. Dopo un anno. Potenza dell'incazzatura che mi ha dato l'abilità, forse.
Comunque, lampadina morta, e manco a dirlo nessun tipo di scorta in casa.

Quando il lunedì di merda inizia la domenica notte, è facilmente intuibile che ci si debba aspettare qualche altro scherzetto. Ma io sono ottimista, e a parte dover organizzare una gita fuori programma all'Esselunga per comprare la nuova lampadina, ero tranquilla.
Non avrei dovuto.

Alle ore 13.30 ho scoperto che la macchinetta del caffé non funzionava. Altre parolacce a mezza voce, e il dubbio di riuscire a superare il pomeriggio senza addormentarmi.
Alle ore 13.45 una collega è riuscita a farla ripartire, e tutta contenta sono andata a prendermi l'agognato caffè; in quel preciso momento, sul mio pc acceso, si è aperta una pagina del browser senza pulsanti di chiusura che mi informava che dal mio IP (debitamente riportato, peccato che non fosse affatto il mio IP e fosse localizzato a Genova) era stato registrato un traffico di materiale pedopornografico (???) e che ciò aveva spinto la Polizia Postale e il Ministero degli Interni a bloccarmi il computer. Come fare per sbloccarlo? Andare in una qualunque ricevitoria lotto e pagare 100 euro con un qualche sistema che non ricordo, trascrivere il numero di ricevuta nell'apposito spazio e dare l'invio. Certo.
Perché se la Polizia Postale scopre un traffico di materiale pedopornografico sul mio pc invece di arrivare a sirene spiegate e sequestrarmi tutto e buttarmi in galera, mi fa una multa di 100 euro e mi saluta con una pacca sulla spalla? Ma secondo te io sono così idiota da crederci?
Sta di fatto che questo maledetto troiano non mi permetteva nemmeno di aprire il task manager, quindi ho rinunciato al fai da te e ho chiamato con tono piagnucoloso e supplichevole il prode IT aziendale. Lui è riuscito a risolvere la situazione. Ovviamente poi tra scansioni antivirus e antimalware approfondite e della durata approssimativa di 2 ore ciascuna, non ho più combinato una beata cippa, ma almeno si è sistemato tutto.

Mentre gli antivirus lavoravano al benessere del pc, la mia unica connessione col mondo e soprattutto con la mia collega spagnola che avrebbe dovuto fare anche parte del mio lavoro era rappresentato da Whatsapp. Ecco, io non so se ho lanciato una scarica elettrica dalla punta delle dita come l'imperatore Palpatine, ma mentre le scrivevo mi si è improvvisamente sminchiata la schermata. Ho provato a controllare le impostazioni, ho provato ad aprire tutti i menù disponibili, ma niente. Ho incrociato le dita e ho riavviato anche il telefono, e per fortuna ha funzionato.

Pensate che sia finita?
Dopo la gita fuori programma all'Esselunga, dopo la consueta dose di traffico e ingorghi e rincoglioniti che rallentano quando il semaforo è verde e riescono a farti prendere il rosso, dopo tutto ciò sono finalmente approdata alla mia amata casetta.
Per prima cosa ho cambiato la lampadina. Non ho rimontato la plafoniera in vetro e penso che non lo farò mai (la imboscherò insieme a quella della cucina e tanti saluti).
Poi finalmente mi sono spiaggiata sul divano e acceso la tv.
Il costosissimo decoder Tivùsat ha dato qualche cenno di vita, poi più nulla. Rai 1: schermo nero. "Questo canale non viene più trasmesso". Rai 2: idem. Per farla breve: tutti così, anche Al Jazeera e CCTV4. Schermo nero e scritta bianca. Ora so cosa proverò il giorno dell'Apocalisse: "questo pianeta non viene più trasmesso".
Colta da raptus, pronta a chiamare il numero verde Tivùsat e coprirli di insulti e denunciarli al Codacons per truffa, ho resistito alla tentazione di frullare tutto giù dalla finestra, e mi sono limitata a staccare cavi prese e alimentazione e mi sono messa a cucinare.
Non so in che modo ciò abbia influito, ma ha funzionato. Quando mentre mangiavo il mio pollo grigliato e pomodori in insalata ho riacceso, è andato, i canali c'erano tutti e si vedevano.

Ora speriamo solo che il potere delle mie mani se ne stia buono per un altro annetto.


*Questa è una citazione trash degli anni '90 dalla mitica Famoso Jole, già citata anche dagli Elii. Purtroppo il video su youtube è introvabile. Infanzia perduta.

lunedì 7 maggio 2012

La campagna Papoleonica

Papà che si dirige verso il Friuli.
Se cercate bene, trovate anche la mamma e il cane.
Mia mamma ha una cugina a Udine.
Mio padre ha una cara amica di infanzia a Udine.
Camilla se ne sarebbe rimasta volentieri nella casa che ha ormai imparato a considerare sua, invece i bipedi hanno deciso di farsi una settimana a Udine e di portarsi dietro la povera, incolpevole quadrupede pelosa.

Sabato mattina, dovendo tornare a casa per salutarli e per festeggiare una media di 280 compleanni dei miei amici, ho sognato che ero arrivata troppo tardi, che loro erano già partiti e il mio cruccio maggiore era ovviamente "oooh noooo non ho salutato il caneeee". Mi sono svegliata depressa. Questo tanto per smentire chi sostiene che la genetica non conta niente, che è l'educazione che forma la persona: cavolate, il sangue ti segna, e so che mio nonno in questo momento se mi vede è molto fiero di me.

Il piano di mio padre era partire domenica "non più tardi delle 11, perché fino a Udine è lunga e poi c'è il rientro dal fine settimana".

Mi sono svegliata alle 11.30 e stavano ancora lì e in casa regnava il più totale casino e l'agitazione più caotica. Credo che in un esercito Ottocentesco in partenza per una campagna militare regnasse una confusione simile, e ringrazio Dio che i miei non dovessero portarsi anche gamelle, tende da campo e armi, se no saremmo stati veramente in una brutta, bruttissima situazione.

Papà è già sempre agitato di suo, ma quando deve prepararsi per un viaggio e va di fretta diventa se stesso alla terza potenza: letale. Mia mamma si agita per la partenza, in più si agita perché vede mio padre agitato, in più si agita perché vede Camilla agitata, e più si agita e più la sua stessa agitatazione la fa agitare.
La povera Camilla non capisce che cavolo sta succedendo e teme una rivoluzione. E' talmente perplessa che mi schifa pure l'angolino di cornetto che le allungo sempre la domenica mattina.

Alla fine dei preparativi, in ingresso giacciono i seguenti articoli (e ribadisco, stanno via una settimana, non 6 mesi): valigia di mamma (che è la stessa che io porterei per un mese all'estero); trolley gigante di papà, atto a contenere un cadavere o roba che una persona normale si porta dietro per un viaggio intercontinentale; borsa di Camilla con tutte le sue cose; sacchetti e borse varie di mamma; sacchetti e borse varie di papà (3 - 4 ciascuno); cuccetta del cane.

La cosa divertente è stato aiutare mio padre a caricare la Pluriel di mia madre con tutto questo po' po' di roba, ripetendogli come un mantra le cose che normalmente tende a dimenticarsi: "Papà: portafoglio, patente, occhiali, pipa, tabacco, poggiapipa..."; poi attendere che mio padre salisse a prendere le ultime cose (tra le quali mia madre) facendo la guardia alla macchina stracarica e facendo passeggiare il cane. Che, terrorizzata di venire portata a perdersi, a ogni passaggio davanti al cancello metteva il muso tra le sbarre come un carcerato, o tentava di rientrare a casa passando sotto al cancello.

Infine, all'alba delle 13.30, sono partiti. Con appena due ore e mezzo di ritardo sui piani.

Ci siamo sentiti varie volte; ho chiamato mia madre per avvisarla che ero arrivata a Milano e lei era già lì bella tranquilla con le cugine. Qualche ora più tardi, ho saputo che non si era nemmeno data la pena di chiamare mia sorella per farle sapere che erano tutti sani e salvi.

Ho chiamato papà il quale mi ha ringhiato che stava scaricando la macchina e mi avrebbe richiamata.
Non ne ho più saputo nulla. Presumo, data la quantità di roba, che stia ancora scaricando.

Comunque, ho capito come funziona: ci chiamano 8 volte al giorno, disturbandoci nel 99% dei casi, quando non hanno niente di meglio da fare.
Chiamare noi è come fare zapping in tv, nell'economia della giornata dei miei genitori.
Appena sono in compagnia, si divertono, hanno da fare, scompaiono.

Genitori snaturati.