mercoledì 27 aprile 2011

Incontri Ravvicinati

Lo so, ormai scrivo solo post di auguri e sembro una cartoleria virtuale. Ma non solo non ho mai tempo di scrivere, soprattutto c'è troppa gente che compie gli anni ad Aprile.



CìCì, dalle iniziali, altrimenti detta "La Dietrologa" (con la erre, ché Dietologa non sarebbe minimamente adatto a lei), il cui nome indiano è "Colei - che - porta - la - frangia - nei - secoli - dei - secoli", è mia amica da talmente tanti anni che ormai ho perso il conto.

Perché la Dietrologa? Perché se c'è una qualche teoria cospirativa fantasiosa e impossibile da provare su un qualunque avvenimento (il complotto dietro all'attacco alle Torri Gemelle, gli angeli custodi di Rosemary Altea, le perfide multinazionali che bloccano il progresso dell'umanità, la morte di Paul McCartney, Roswell e l'area 51, insomma, le teorie su cui Roberto Giacobbo ha basato la propria carriera), sicuramente lei la conosce e la appoggia, o è per lo meno possibilista in merito.

Il nome indiano è invece evidentemente dovuto alla pettinatura che è la stessa da anni, e non c'è verso di farle sperimentare qualcosa di nuovo. Prove fotografiche indicano che già ai tempi della prima comunione aveva la frangetta, che nel frattempo è cresciuta con lei. C'è chi mormora che ci sia nata, ma non abbiamo mai avuto il coraggio di chiederlo a sua madre.

Altra caratteristica fondamentale è la totale mancanza di senso del tempo e dello spazio, questo perché ritiene entrambi una risorsa infinita. In effetti volevo ispirarmi alla Wertmüller e intitolare il post "Incontri ravvicinati che non sono mai avvenuti perché CìCì doveva farsi la piega alla frangia", solo che non ci stava. Da quando la conosco le volte in cui è stata puntuale si possono contare su una mano, anche perché tende a perdersi nella sua stessa città (l'ho detto, ha problemi col tempo e con lo spazio... E quando scopriranno la 4a dimensione c'è da scommettere che avrà dei problemi pure con quella). Eppure, incredibilmente, è quella del nostro gruppo che ha viaggiato più di tutti, e non si sa come è sempre riuscita a tornare a casa. Credi di conoscerla, eppure tira fuori risorse inaspettate.

Ma soprattutto lei è la soccorritrice degli infermi dell'anima, la spalla su cui piangere, la consolatrice degli afflitti, al punto che ho imparato che se non voglio scocciature guardo da che parte si dirige lei, capisco che c'è qualche guaio/polemica/lite/problema, e mi dirigo dalla parte opposta, sicura di allontanarmi dall'occhio del ciclone.
Però so anche che se ho un problema o un tarlo posso parlarne con lei, che saprà tenere la bocca chiusa sui miei segreti inconfessabili, non mi giudicherà, mi darà consigli sensati e si schiererà sempre dalla mia parte cercando una qualche fantasiosa giustificazione a qualunque cazzata io faccia; e, qualora la situazione lo richieda, si offrirà di spezzare gambe e/o strappare organi vitali a mani nude a chiunque mi abbia fatto un torto (o chiunque lei ritenga me l'abbia fatto); e non lo farà per lusingarmi ma perché ci crede veramente. È, insomma, un'amica preziosa, anche se - o proprio perché - siamo diverse. Lei esplode, laddove io implodo; io sono sul genere Penelope-che-tesse-la-tela, lei è tipo Giovanna d'Arco, o Don Chisciotte, in certi momenti vede rosso e parte al galoppo, lancia in resta, e tutto travolge con occhi fiammeggianti. Ricordo che una volta, al liceo, mi ha fatto una filippica infinita cercando di convincermi di una cosa sulla quale le avevo dato ragione fin dall'inizio, tanto per dire. Oppure, per citare episodi più recenti, è stata l'unica di un intero treno ad avere il rimborso del biglietto immediatamente e in contanti. Credo che il bigliettaio abbia ancora gli incubi al pensiero, forse è andato in pensione anticipata, potrebbe anche aver sviluppato una sindrome da stress post-traumatico. Caro bigliettaio, se mi leggi, sappi che non è cattiva, bisogna solo saperla prendere, ed è certamente meglio averla come amica che come nemica.

CìCì, è bello avere un'amica come te al mondo, ti voglio bene e sono fortunata perché so che ci saremo sempre l'una per l'altra. Perciò ti auguro il miglior compleanno che tu possa desiderare, e che il tuo XXesimo anno ti porti solo il meglio.


martedì 12 aprile 2011

Giovani Bucaniere Crescono

Già, fuori una, via l'altra, oggi tocca alla Bucaniera.
Aprile è gettonatissimo per le nascite, evidentemente.

L'esemplare di "Amica di Effe che compie gli anni oggi" di cui parliamo oggi è la Bucaniera.
Spero che sarà ancora "Amica di Effe" dopo questo post.

La Bucaniera è un bel donnino energico. La sua terra d'origine è l'assolata Sicilia, della quale ha lievissimamente mantenuto l'accento, oltre all'uso dell'intercalare "minchia".
Chi non la conosce potrebbe prendere certi suoi modi di fare come un po' scostanti; quando si trova sul luogo di lavoro e "minchia, non ha nemmeno il tempo di grattarsi la testa", ad esempio, potrebbe rispondere con un grugnito a un vostro squillante "Buongiorno". O potrebbe non rispondere affatto, dipende.
Oppure, se siete tutti insieme a una festa di compleanno, è possibile (se è automunita) che se ne vada prima della torta e prima dell'apertura dei regali, dicendo "Mi sòno scocciata, io vado". Inutile insistere.
Oppure, potrebbe avervi invitati a cena a casa sua, e mentre voi siete lì, intorno al tavolo, a discutere del sesso degli angeli, lei potrebbe andare in bagno, prendere il detergente, e iniziare a struccarsi mentre parla con voi. Poi potrebbe andare in camera e tornare con addosso uno dei suoi famosi pigiamini vedo-vedo. E, se voi ancora vi attardate, potrebbe diventare esplicita. "Ora vi butto fuori, perché ci ho sonno. Sfinge, portami giù la spazzatura che mi fete". Tanto per dire.

Ma è tutta scena, in realtà ha un cuore d'oro.
Come faccio a saperlo?  Lo dimostra sempre.

Tanto per essere un po' autoreferenziale è stata una delle prime sostenitrici di Pure Well Water, oltre a essere una delle pochissime ardite a postare commenti, e a commentare anche a voce "Effe, non ho capito una minchia, ma chi è 'stu Lenny?".
A lei devo indubbiamente l'ispirazione per moltissimi post, alle cene del martedì organizzate a casa sua, alle discussioni nate intorno al suo tavolo, alle innumerevoli bottiglie di vino scolate, ai pigiama party.
Lei è stata il catalizzatore che ha raggruppato il nostro gruppetto.
Senza di lei non conoscerei la Ballerina, l'Amazzone, Sfinge, Ticket One, Supposta, e senza di loro non conoscerei un sacco di altre persone.

Infine, la prova provata del fatto che non è una donna, ma una santa. È votata al martirio.
Non si sa come sia successo, ma la santa donna si è presa un bel fardello. Si è presa il mio amico Ingegnere. Inutile cercare di capire come sia possibile.
Io ritengo abbia deciso di espiare le colpe commesse nelle precedenti  8-9 vite (non meno).
CìCì, la solita dietrologa, ritiene che debba aver sbattuto forte la testa facendo rafting.
Tutti gli altri non si esprimono se non per dire "Certo che voi due siete una scommessa persa".

Quale che sia il motivo, le siamo tutti vicini.
E oggi ci stringiamo intorno a lei per farle tanti tanti tanti auguri per il suo compleanno.
Ti auguro che tutto ciò che desideri diventi realtà (soprattutto quella storia del vincere la lotteria...)!

lunedì 11 aprile 2011

Ballerina Birthday Party

Non posso non rendere omaggio alla prima persona che abbia mai seguito questo blog.

Signore e signori, ladies and gentlemen, applaudite la Pì-Erre per antonomasia, agente CIA mancata, tour operator per vocazione, amante degli sport estremi (o, quantomeno, estremamente faticosi), e delle attività culturali per riempire ogni minuto del tempo libero, la Milanese DOCG (che però ha assaggiato la cassoela per la prima volta in compagnia di due piemontesi e una siciliana)!
La sola donna la cui agenda compete con quella della Moratti. 

E come dimenticare gli altri ruoli interpretati: la tifosa interista, la damigella in pericolo salvata da Snejder, la felice proprietaria del mitico motorino Johnny ("è quasi magiaaaa/Johnny).

Insomma, tantissimi auguri Ballerina!

Questo è il mio augurio per te, e con tutto il cuore ti auguro: 

di essere sempre circondata da persone che ti diano l'affetto che meriti
di non ricevere mai (più) delusioni
di essere felice
di trovare qualche momento in cui oziare in santa pace
e, ultimo ma non meno importante: di trovare la casa giusta per te, con un enorme armadio 4 stagioni e una scarpiera gigante.
 

giovedì 7 aprile 2011

Aspirazioni giovanili

Io volevo fare la parrucchiera.
Non so per quale motivo, all'inizio credo sia stato perché volevo apprendere i metodi e imparare a padroneggiare gli strumenti per domare la mia folta capigliatura di ricci imbizzarriti.
Solo successivamente mi sono resa conto che le parrucchiere se la passano abbastanza bene, se sono bravine, e l'idea di faticare ma venire pagata (e non di pagare per faticare gratis, come quando si studia) mi allettava parecchio. E poi, avrei potuto realizzare nel contempo anche il secondo sogno, quello di lavorare in proprio.
Invece niente. Mia mamma mi ha fatto studiare. Ma gliel'ho rinfacciato a ogni esame sostenuto.

Fare la parrucchiera mi ha sempre affascinato. Intanto è un mestiere che richiede studio e conoscenze pratiche, ma anche buon gusto e una buona dose di psicologia. Perché la parrucchiera non è solo una che ti taglia i capelli. Lei capisce come sei dentro e come vuoi vederti fuori. Lei capisce se hai bisogno di cambiare, se sei pronta a sperimentare, ti coccola e ti capisce meglio di tua sorella e decisamente molto meglio del tuo fidanzato. Insomma, è una figura centrale nella vita di una donna. E anche di qualche uomo.

Perché ho deciso di confessare questa mia giovanile aspirazione? Perché l'altra sera Ticket One mi ha fatto notare come l'aver studiato, l'aver sviluppato delle competenze, l'esserci fatti una cultura (oltre a un discreto mazzo), non ci ha posti molto in alto alla scala socio-economico-meritocratica.
Non vuole esserci classismo in questa mia affermazione, non pretendo che un titolo di studio mi apra tutte le porte in automatico, ma se me lo merito (e credo di meritarmelo) mi piacerebbe ricevere qualcosa in cambio di tanto studio e di tanto impegno, invece di venire sfottuti e considerati dei nerd. Invece di venire superati dal "figlio/nipote/amico/raccomandato di".
Siamo sfruttati e sottopagati come garzoni di bottega ottocenteschi, mentre professionisti dei lavori manuali come idraulici, imbianchini, parrucchiere  sfrecciano a bordo di auto rombanti e si fanno la villa in Sardegna.
O ti guardano con aria di sfotterti se sgrani gli occhi davanti a un preventivo da 600 euro,  come dire "che vuoi che sia, 600 euro è un'ora di lavoro per me". Sì, caro signor idraulico, ma sono 15 giorni di lavoro per me! Poi che faccio, sgranocchio i tubi per cena? Vado a frugare nei bidoni come un gatto randagio?

mercoledì 6 aprile 2011

Senza parole

Dopo il concerto dei Jamiroquai mercoledì sera (bel concerto, lui veramente bravo dal vivo), sabato sera sono andata a vedere Roger Waters. Ecco, credo che sia stato un errore vederli a così breve distanza l'uno dall'altro, perché, con tutto il rispetto, la stima, e l'apprezzamento per Jay Kay, mi spiace ma Roger l'ha eclissato.

L'amico Ticket One ci ha fatto prendere i biglietti per The Wall a Giugno 2010, e anche se allora sembrava un po' prematuro,  non lo ringrazierò mai abbastanza; è ancora tale l'entusiasmo che non riesco nemmeno a raccontarlo. Definirlo concerto è decisamente riduttivo, è stato più di un concerto, è stato uno spettacolo, con tanto di fuochi d'artificio a imitare le sventagliate di mitra, un aereo in miniatura che si schianta contro il muro producendo un'esplosione e una fiammata, e i mitici inquietantissimi pupazzi dei Pink Floyd.  
E le immagini proiettate sul muro, la marcia dei martelli che mi ha sempre impressionata, il senso di claustrofobia e di privazione della libertà individuale, che mi terrorizza.
E la musica, meravigliosa e da pelle d'oca e peli ritti per 2 ore filate.

L'unico neo: ho idea che i controlli fossero un po' lassi, perché c'era evidentemente molta ma molta più gente rispetto alla capienza del Forum (incluso un goldon venexian che ha pensato bene di infastidirmi per tutte le due ore e versarmi anche la birra addosso). C'era gente seduta ovunque, sulle scale, sui ballatoi, insomma le vie di fuga erano completamente impraticabili.
Un paio di volte ho pensato che se fosse successo qualcosa avrei fatto la fine del sorcio, ma sarei morta felice, almeno credo.