lunedì 30 agosto 2010

Travolti

Ci sono metafore che rispecchiano modi molto diversi di affrontare la vita e le sue difficoltà.
C'è il modello Scarlett O'Hara, che va avanti come un caterpillar per raggiungere i propri scopi e non permette che nessuna avversità la abbatta.
C'è il modello Dottor Zivago, che si lascia trasportare dal destino come una foglia nella corrente.
C'è il modello giunco, che è flessibile e difficilmente si spezza.
C'è il modello quercia, che resiste fino a un certo punto e poi crolla.
Ce ne sono moltissimi altri, ma i miei preferiti sono questi.

Tu vorresti essere lottatrice come Scarlett, e flessibile come un giunco, e ti senti un'idiota quando ti sorprendi a navigare rassegnata alla deriva.
Solo che in certi momenti ti senti stanca di nuotare controcorrente, di combattere contro le ondate grandi e piccole, e allora ti fermi a fare il morto a galla per riprendere fiato. E scopri come sia comodo e piacevole, stare lì e pensare "vada a cagare tutto; quello che deve essere sarà, qualunque cosa io faccia, quindi perché accanirsi, sforzarsi, sudare, lottare?". Sono quei momenti in cui per quanto ti agiti ti sembra di non approdare mai a nulla, la corrente ti tiene inchiodata sempre nello stesso posto.

In momenti così, che, devo dire, ultimamente capitano sempre più di frequente, di solito mi curo così:

1. guardo "Fiori d'Acciaio", o altro film lacrimevole e molto drammatico. Così sono certa di piangere (Sally Field è una grande attrice), dopo di che mi sento già più combattiva;
2.  ascolto "Take it Easy" degli Eagles, e mi sento già più leggera; in alternativa ascolto "Easy" dei Faith No More, o anche "Shine" dei Take That. Ebbene sì, l'ho detto. Take That. Giuro, un po' me ne vergogno, ma non ci posso fare nulla, quella canzone mi mette troppo di buon umore.
3. leggo Murakami, in particolare L'uccello che girava le viti del mondo, o Dance dance dance. Se vi incuriosisce il motivo, vi consiglio di leggerli.

venerdì 27 agosto 2010

A tempo debito

Ovunque mi giri c'è qualcosa o qualcuno che cerca di farmi sentire in ritardo sulla mia vita, o che mi dice come sono e come invece dovrei essere, o che vuole incasellarmi in una generalizzazione che non mi rispecchia.
Mi spiego meglio.
Gran parte delle persone che conosco, tutti sulla trentina, si lamentano di essere parte di una generazione in ritardo, perché non siamo ancora sposati, non abbiamo figli, non abbiamo ancora acceso il mutuo per la casa, non abbiamo un lavoro stabile, eccetera eccetera.
Le colleghe in ufficio non perdono occasione di snocciolare perle di saggezza su come andrebbe vissuta la vita perfetta.
I sedicenti telegiornali ogni tanto tirano fuori servizi che dovrebbero dipingere questa nostra generazione di disadattati (nel migliore dei casi), drogati e mezzi delinquenti.
Poi ci sono i film di Muccino, gli articoli sui blog e sulle riviste, insomma, un assedio, un tentativo di lavaggio del cervello per cercare di farmi sentire inadeguata.

Io non mi sento inadeguata, e non mi va che continui stimoli esterni cerchino di rendermi insoddisfatta della mia vita.
Mi rendo conto che la generazione prima della nostra, alla nostra età, aveva già messo su casa, mediamente, ma la situazione storica e sociale era parecchio diversa da quella attuale. Gran parte dei nostri genitori alla nostra età lavoravano da almeno 10 anni nel posto dove avrebbero lavorato fino alla pensione, vivevano coi loro genitori, mettevano via i soldi, si trovavano una brava ragazza (o un bravo ragazzo), si sposavano e facevano figli. Questo per generalizzare, naturalmente, dato che per esempio la mia famiglia già in questo si differenziava. Mia madre era più grande di me di qualche anno quando si è sposata, tanto per dirne una, per cui anche nel paragone con lei non mi sento affatto in ritardo. Anzi, io sono uscita di casa a 18 anni, lei è stata in casa fino al matrimonio.
Inoltre,mi infastidisce quest'ansia di mettere su famiglia. Non è che uno si deve sposare "perché è il momento"; nella mia visione romantica del mondo, l'unica visione romantica che ho conservato, ci si dovrebbe sposare perché si ritiene di aver trovato la persona giusta, l'altra metà della mela, il padre/la madre dei tuoi figli; e non si fanno figli perché se no poi è troppo tardi, io non vorrei mai assumermi la responsabilità di mettere al mondo un'altra persona per il mio egoismo. Se avrò dei figli vorrei che crescessero in una famiglia unita, in cui i genitori si amano e si rispettano, e che non stanno insieme solo perché "era il momento". Piuttosto resto sola e mi compro un gatto un cane e un canarino e mi dedico alla scrittura di gialli come la signora Fletcher.
E poi, sfatiamo questo mito che quelli della mia età sono tutti dei debosciati. Sì, io fumo (tabacco: mi sono fatta una sola canna in vita mia, e non è stato così esaltante); sbevazzo anche, quando sono in compagnia, e ho iniziato relativamente tardi; non rubo; non mi drogo; ho una certa coscienza civile; e come me sono la maggior parte dei miei amici e coetanei. Ci alziamo la mattina, andiamo a lavorare cerchiamo di trovare un posto nel mondo a prescindere da quanto sia difficile farlo, torniamo a casa troviamo anche la forza di uscire a vivere. Rivendico il coraggio che abbiamo nell'affrontare un mondo più difficile e con meno certezze rispetto a quello in cui vivevano i nostri genitori.
E, soprattutto, rivendico il diritto di vivere la vita ciascuno con il proprio ritmo, senza che amiche di mamma/zie/nonne/cugine di quarto grado con prole si fingano scandalizzate perché "ma come, una ragazza come te, possibile che non riesca a trovare un fidanzato?"

Belle, per trovare una cosa il presupposto è cercarla. 

giovedì 26 agosto 2010

Gioia infinita

... un viva alla strada e un viva all'amicizia vera, 
che è una cosa rara, che un oceano ci separa, 
brindo a voi e a questa vita, 
pace amore e GIOIA INFINITA
Negrita, Gioia Infinita, Helldorado, 2008

Vacanze finite, si torna alla vita quotidiana.
Domenica ho lavato tutta la mia roba, ma ho tenuto fuori il telo da mare, tanto, purtroppo, fino all'anno prossimo non mi servirà più, quindi non era necessario lavarlo subito. Questa è la spiegazione razionale. La spiegazione irrazionale è che mi serve annusarlo di tanto in tanto, così, per sentire il profumo delle vacanze, quel misto di salsedine e crema solare che basta annusarlo per sentire il rumore delle onde e le strida dei gabbiani.
Quindi periodicamente prendevo il telo, lo annusavo, mi scendeva una lacrimuccia, e tornavo alle mie faccende.
L'unico motivo di gioia del rientro a casa, è che c'era la nostra Northern Baby in visita. Non avrei mai voluto essere fuori città sapendo che c'era lei qui, anche se questo comporta fine delle vacanze e ritorno al lavoro.
Ci siamo incontrati in un bar un po' triste vicino a casa di Sfinge, nella "zona nostra", come ha detto la Baby. Almeno la cameriera era molto gentile, lo spritz era buono e c'era una buona quantità di squilibrati a intrattenerci. Benchè non ci vedessimo da mesi, benchè lei ormai abbia una quotidianità diversa dalla nostra e abbia conosciuto moltissime altre persone, è stato bello vedere che l'intimità è rimasta la stessa, come se fosse solo tornata a casa dopo una vacanza un po' lunga. Sono felice di sapere che è contenta della sua nuova vita, e sono ancora più felice di sapere che noi però (noi, e anche l'Italia) le siamo rimasti nel cuore, e che aspetta con trepidazione una nostra visita oltreoceano.
Raggiunti dalla Ballerina, dalla Bucaniera e dal Consolatore, ci siamo mossi verso un altro posto, in un punto meno trafficato in quanto ad auto ma certamente sovraffollato di zanzare. Ci siamo raccontati le vacanze, ovviamente, e ovviamente tutti volevamo sapere com'è la vita americana. Mi sono sentita veramente a casa, ma senza depressione da rientro, mi sono sentita a mio agio, come se la nostra famigliola di amici si fosse riunita per Natale. Bellissima sensazione; a parte le zanzare fameliche.
Il lunedì c'è stato il trauma del rientro al lavoro. Ho avvisato il mio collega che non ero ancora uscita dalla modalità vacanza, per cui avrei preso le cose molto tranquillamente. Per fortuna al momento non c'è un gran carico di cose da fare, per cui se mi perdo nei miei mondi non ci bada nessuno. In effetti non vedevo l'ora che arrivassero le 18, perché volevo uscire, bere qualcosa e divertirmi. Siamo andati al solito bar sotto casa, appena riaperto dopo le ferie, per l'aperitivo. E la sensazione che la Baby non fosse mai partita si è rafforzata. Sedute sul nostro divano, chiacchierando mentre Sfinge si interessa alle riviste di gossip, aspettiamo la Ballerina che arriva col suo casco tricolore sotto il braccio. Tutto normale, insomma. Finiamo la serata a casa di Sfinge, e come a volte capita in famiglia il rospo che dovevamo sputare decide di saltare fuori nel momento sbagliato e praticamente la serata si conclude in rissa. Ora, lo so che la Baby si è dispiaciuta che abbiamo deciso di lavare i panni sporchi proprio mentre c'era lei, e mi dispiace molto di averla coinvolta e messa a disagio, e me ne scuso.
Ma ci ho riflettuto. Sono le cose non dette che avvelenano i rapporti, se non fosse venuto fuori, violento come un'eruzione, forse ci sarebbe stato qualcosa di sotterraneo, come una specie di elettricità, che avrebbe creato una forma differente di disagio. Ecco, la sera dopo non sarei stata così rilassata e a mio agio se non avessi avuto modo di tirar fuori il mio rospo. Non so se viene condiviso anche dalle altre parti coinvolte, io ovviamente parlo per me sola.
Comunque, la sera dopo, ultima sera di permanenza della Baby, cena di addio - di nuovo... Sta iniziando a mettere a dura prova i miei dotti lacrimali sto fatto... - nella steak house ovviamente vicino a casa. È stata una bellissima serata, forse anche grazie a una bella notizia che mi ha dato la Turbogirl, che mi ha fatto emozionare e commuovere e gioire (ti voglio bene amica mia); e anche grazie al vodka lemon bevuto a casa prima di andare al ristorante.
Dopo che ci siamo seduti qualcuno ha provato a nominare "zoosafari" ma è stato da me minacciato di morte immediata per tiramento di collo, quindi abbiamo bevuto, mangiato, e soprattutto osservato gli altri avventori, prendendo spunto per uno dei soliti discorsi deliranti sul rapporto uomo-donna, che approfondirò un'altra volta. La mia bistecca era ottima come sempre, così come il sorbetto alla mela (lo so, sono fissata col sorbetto alla mela, ma che ci posso fare se è buonissimo?) e ho scoperto di avere dei soci con cui bere finalmente il dolcetto che i miei amici piemontesi non mi fanno mai bere e che a me piace moltissimo. Dopo cena siamo andati a farci l'ultimo bicchiere sempre a casa Sfinge. Il liquore finlandese alla liquerizia è forte e scalda lo stomaco e mi piace tantissimo, e posso fare quattro chiacchiere in intimità con la Baby vista l'improvvisa sparizione di Sfinge (che ritroveremo svenuto sul suo letto). Se solo non dovessi lavorare! O se almeno avessi l'orario flessibile! Invece devo andare a casa,  anche se non vorrei, odio salutarla e sapere che da domani ci mancherà di nuovo un pezzo di famigliola.
Arrivederci, Baby, fai buon viaggio e pensaci.   

lunedì 23 agosto 2010

This is the end


Ultima puntata delle esaltanti vacanze trullesche. Le puntate precedenti qui e qui

Venerdì 20 - giorno 10
Sono un po' titubante all'idea di fare il resoconto della giornata di venerdì. I motivi sono molteplici, ma principalmente non vorrei che qualcuno fraintendesse quello che scriverò. Ma, perché il resoconto sia completo e veritiero, non posso tralasciare nemmeno un giorno, da brava cronista.
Premessa: il Producer ha iniziato dal giorno uno a scassare la uallera per andare allo zoo-safari di Fasano. Ed è riuscito a convincere i 5 maschi del trullo dei single ad andare tutti insieme. Noi ragazze continuavamo a non essere interessate, quindi ci è sembrato comunque carino restare al trullo, iniziare a preparare i bagagli e sistemarci per la serata; anche se, a dirla tutta, perdermi l'ultimo giorno in spiaggia mi dispiaceva, così come separarci in due gruppi.
Ma, d'altro canto, lo zoo-safari chiudeva alle 5 e la per serata saremmo stati tutti insieme, in modo da salutarci come si deve; e l'idea di non dover fare poi le valigie a tirar via e la prospettiva di goderci il trullo e magari fare un sonnellino (che puntualmente non ho fatto) mi hanno convinta della bontà della soluzione.
I cinque se ne vanno, noi siamo virtualmente senza auto in mezzo alla campagna profonda, ma va tutto bene.
Pranziamo con gli avanzi della cena della sera prima, sentiamo un po' di musica, ci divertiamo. C'è chi prende il sole, chi è indeciso se leggere/fare la valigia/prendere il sole, chi aggiorna il blog... Il tempo passa pigro, il sole è caldo ma c'è un po' di brezza, quel trullo è un paradiso, beviamo succo d'ananas e Aperol a go-go. Manca solo un sexy-giardiniere a completare il quadro.
Verso le sei di sera inizio a chiedermi che fine possano aver fatto i ragazzi. Dopo un po' riceviamo un sms in cui ci informano che si stanno recando a fare l'aperitivo in riva al mare; vabbè, torneranno per cena, speriamo. Aspettiamo. Si fanno le 8.30, nessuna traccia di loro e ormai siamo fuori tempo massimo per aderire al gruppo del Grigliatore che andava a cena a Brindisi. Il paradiso trullesco diventa una specie di prigione, o la torre di quattro Raperonzole, ma senza l'ombra di un principe Azzurro nei dintorni. Mi metto a fare la valigia e mi disinteresso dell'evoluzione della serata, cercando di distrarmi dalla sindrome dell'abbandono e dalla lieve incazzatura che mi stanno pigliando. Ceniamo  a base di mozzarelle e nodini (di nuovo), inventiamo un nuovo cocktail (anzi, la Cubista lo inventa) con i fichi freschi, lime, vodka alla pesca e, per chi vuole, una spruzzata di Aperol. Buonissimo, così buono che bevo il mio e ne finisco altri due rimasti senza proprietaria. La valigia è quasi completata, l'alcool mi fa sentire tutta la stanchezza accumulata nei giorni scorsi, ma quando all'alba delle 10.30 i nostri eroi si presentano a casa sono ancora sveglia e pronta a uscire, anche se un po' incazzata.
Appena salgo in macchina, sedile posteriore, metto la testa tra il montante e il poggiatesta e praticamente svengo. In 20 giorni di ferie non ho mai dormito così bene e così profondamente. Tra l'altro mi pare di aver capito a posteriori che abbiamo sbagliato strada un paio di volte, per cui ho anche dorminto più del previsto.
Arrivati alla festa sono ancora distrutta dal sonno, ma tra il vento, la musica, un mojitino e il ballo mi riprendo abbastanza, rimorchio perfino un sedicente fiorentino (un vero gioiello di uomo come solo io posso rimorchiarne... ma per lo meno stavolta non è un albanese, che di solito sono le mie prede d'elezione). Verso le 3 sono del tutto sveglia; due tizi mi chiedono l'accendino e sono talmente idioti che non riescono ad accendere una sigaretta in due; stufa dell'idiozia maschile, e onde evitare che mi scarichino l'accendino nuovo con la loro inettitudine, li aiuto in modo un po' rude suscitando l'ilarità della Cubista. Alle 3.15 dopo un pellegrinaggio alla toilette ce ne andiamo, facciamo uno spuntino una volta arrivati al trullo (indovinate? sì, esatto: ancora mozzarelle) e infine vediamo l'aurora alle 5 e mezza inerpicandoci sul tetto.
Quando metto la sveglia il telefonino, sempre troppo sollecito, mi informa che mancano 2 ore e 30 minuti. Grazie. Mi viene da piangere.

Sabato 21 - giorno 11 - partenza
Ovviamente la sveglia libera non è contemplata, dobbiamo essere fuori dalla casa entro le 10 del mattino. Facciamo colazione rapidamente, per quanto possa essere rapida una persona che si sente le ossa fatte di piombo e le giunture flessibili come blocchi di marmo. Riusciamo anche a lavare i piatti, e alle 10 siamo incredibilmente fuori dalle stanze. Carichiamo le macchine, di nuovo in perfetto stile tetris, e ci avviamo all'altro trullo per salutare il Boss, la Guida, la Mora e il Pescatore, e abbandonare alle loro cure Mr. Wonderful e relativo bagaglio.
Sono realmente dispiaciuta che non siamo stati insieme il giorno prima, quindi cerco di mettere tutto il mio affetto e la mia gratitudine in quel solo abbraccio. Sono persone fantastiche, tutti loro, e spero sinceramente di rivederli e organizzare qualcosa tutti insieme.
Rimasti in otto, ci avviamo verso Bari. Per prima cosa ci fermiamo a comprare il biglietto del pullman per la Cubista e un altro oggetto indispensabile per me. Dopo di che ci avviamo, guidati dal Producer, alla ricerca di un posto dove mangiare una focaccia come si deve, cercando in tutti i modi, nel contempo, di far prendere una o più multe allo Chef. Se la missione sia stata o meno compiuta, lo sapremo solo tra qualche mese.
La prima focaccia che prendiamo non è propriamente il massimo, ci dicono gli esperti, così ci mettiamo a cercare un posto un po' più tipico. Lo troviamo e oltre alla focaccia, che è definitivamente migliore, decidiamo che è inaudito ripartire senza aver assaggiato risopatateccozze. Non me ne intendo, ma mi è sembrato buonissimo, anche se (o proprio perché) degustato sul cofano della macchina del Sarto. Per buttare giù tutto manca solo un caffè freddo, preso in un posto talmente elegante che un camallo si sarebbe sentito troppo chic per mettervi piede. Con dispiacere salutiamo la Cubista, e ci dirigiamo nuovamente verso il centro per fare una passeggiata dentro Bari vecchia.
Il centro è deserto, siamo praticamente soli a contemplare la maestà della facciata di S. Nicola. Fa caldo e ho i jeans che mi si incollano alle gambe, ma ogni tanto un refolo di vento mi dà sollievo. Facciamo un bel giretto intorno al castello e torniamo alle macchine. Dobbiamo andare all'aeroporto.
Arriviamo in perfetto orario, crediamo, finchè non entriamo e vediamo la scena infernale al check-in. La coda non è una coda ma un ammasso informe e immobile. Stiamo in coda una intera ora, ci godiamo una rissa tra una famiglia di francesi che saltano la coda infilandosi di lato e una famiglia di Milano che li insulta "nous avons les enfants" "nous avons les enfants un c***o! Vergognatevi, al vostro paese però non le fate queste cose". Solidarizziamo col milanese, la signora dietro di me che con aria indifferente cercava di guadagnare posizioni capisce che marca malissimo e si rassegna ad attendere il proprio turno. Alle 17, un'ora dopo esserci messe in coda e 10 minuti dopo che è già iniziato l'imbarco, finalmente ci possiamo catapultare al gate coi sudati biglietti.

Questa è la fine. Milano ci accoglie con una simpatica temperatura di 30° umidi, recupero la macchina e fatico a coordinare i movimenti elementari per la stachezza. Benedico mentalmente lo Chef che ha guidato benissimo in condizioni di stanchezza allucinanti. Lascio la Ballerina, compro le sigarette; non trovo posto sotto casa e devo camallarmi le valigie per un pezzo, odio i jeans e l'assenza di vento. Ma sono a casa.
Solo che stasera il mio amato monolocale mi fa sentire sola.

venerdì 20 agosto 2010

Trullallero trullallà

Segue da qui.

Domenica 15 - giorno 5
Ferragosto.
Mi alzo e trovo Mr. Wonderful ad apparecchiare la tavola del giardino per la colazione allineando le tazze con precisione millimetrica, il caffè è già sul fuoco, la giornata è bellissima, con il vento che scuote le piante del giardino e il sole che viene filtrato dalle tende bianche. Ho ancora sonno, ma l'insieme è talmente bello che assume le sfumature del sogno. E, come il sogno, è già contornato da un alone di rimpianto.
Il Boss, persona assai previdente alla quale deve andare tutta la nostra riconoscenza, immaginando l'affollamento del Ferragosto, aveva fermato dei lettini in uno stabilimento. Che sarebbero stati tenuti fino alle 11. Con la flemma propria delle vacanze iniziamo già ad avere almeno un'ora di ritardo, ci presentiamo a mezzogiorno alla spiaggia e scopriamo che purtroppo il bagnino non aveva comunicato la nostra prenotazione alla cassa. Il che alla fine è stato un bene, perché sentendosi in colpa ci sistemano i nostri bei 22 (ventidue!!) lettini nell'unico lembo di scoglio disponibile.
Il posto bello, il bar a un passo, le docce, il mare freddo ma meraviglioso. C'è pure la musica dal vivo, e pure un tronista con un sacco di tatuaggi e un petto che l'Amazzone ha così definito: "da spalmarci la coppa del nonno e poi leccarla".
La giornata passa in pigrizia tra una focaccia coi pomodorini, una granita all'anguria color evidenziatore, e tanti tanti tanti gavettoni.
Il Boss ha prenotato aperitivo a base di pesce crudo e vino bianco in un posto sulla passeggiata, mentre gli altri si avviano io mi dedico alla ricerca spasmodica di un bancomat, che non trovo. La Ballerina, vedendomi tornare scornata dopo aver percorso tutto il paese come una mosca impazzita, mi comunica che il mio colorito ha improvvisamente assunto una bella tonalità grigia. Niente che un paio di bicchieri e del pesce crudo che si scioglie sulla lingua tanto è buono non possano far migliorare.
Rinfrancata e un po' alticcia, sono pronta alla cena già prenotata e organizzata dal fantastico Boss. Cena che si svolge in un posto in riva al mare, un po' alla buona, chiamato Ricciolandia, e non credo servano spiegazioni.
La quantità di persone e una certa diversità di opinioni su alcuni punti fanno emergere un paio di discussioni, ma nel complesso nulla di grave. Il pesce era buonissimo, i moscardini fritti paradisiaci.
Per smaltire un po' l'abbondante, cena, mi allontano un pochino e chiamo i miei amici lontani che si trovano all'Elba. Il racconto del clima autunnale che si trova sopra la linea Gotica mi fa egoisticamente gioire ancora di più di aver colto l'opportunità di scendere più a Sud. E i quarti meridionali nel mio sangue fanno la ola.
Dopo cena la Guida ci propone gita nel paese vicino al nostro trullo dove, mi assicura, c'è anche un bancomat. Per fortuna, perché ho già iniziato a collezionare una bella quantità di debiti.
Il paese è molto più carino di come me lo aspettavo, pieno di vita e pieno di gente. Riesco a fare il bancomat e a comprare le sigarette, e già questo mi rasserena esponenzialmente. In più la Guida ci conduce in un locale che se ne sta aggrappato sulla parete di roccia, con meravigliosa vista sulla vallata sottostante. Ci accasciamo sul prato con i nostri bicchieri in mano, e ci gustiamo lo spettacolo della natura e lo spettacolo della Sfinge che, con la faccia di bronzo tipica di quando è un po' ciucco, si è presentato a una ragazza il cui accompagnatore si era assentato un attimo per andare in bagno. Diretto, senza preamboli: "scusa ma sei fidanzata? Posso sedermi? Io sono Sfinge, piacere". Noi tutti, seduti a semicerchio tutto intorno, ci gustiamo divertitissimi la scena, mancano solo i pop corn. A un certo punto la Cubista risponde al telefono, parla qualche secondo, poi si alza e passa il telefono alla Sfinge: "Sfinge, senti un po', è tuo figlio… tu hai spento il telefono quindi ha chiamato sul mio". Risata generale. La ragazza è sempre più perplessa, perplessità che certo non si attenua quando torna il suo accompagnatore e la Sfinge ci fa amicizia come se fosse la cosa più naturale del mondo.
 Un angolo di Svezia in Puglia, praticamente.

Lunedì 16 - giorno 6
Quando mi sveglio non trovo il tavolo apparecchiato come mi sarei aspettata. Un po' delusa metto a fare una caffettiera, mi siedo e dopo che mi sono già abbondantemente nutrita di fette biscottate con la marmellata, si materializzano il Sarto e Mr. Wonderful con un vassoio di brioche e un sacchetto di pane fresco. Questi sono uomini meravigliosi, e fanculo la dieta, sono in ferie. Mentre le nostre papille gustative sono in festa, arriva l'Amazzone per fare il servizio fotografico al nostro trullo e anche qualche scatto a una Ballerina che si mostra particolarmente a proprio agio di fronte all'obiettivo.
All'alba dell'una arriviamo in spiaggia, ma va bene così. Il mare è mosso e i materassi del Pescatore sono l'ideale per cavalcare le onde. E planare sulla cervicale di ignare signore.
Per la sera è stata programmata una grigliata al nostro trullo. I miei capelli e il mio corpo tutto ringraziano, finalmente una doccia fatta come si deve, un po' di balsamo, un po' di olio di semi di lino. I miei compagni di avventure si stupiscono del volume della mia criniera leonina.
Caso vuole che sia anche il compleanno dell'eroe indomito delle grigliate, che armato di forchettone, pinza e cappello di paglia, passa la serata davanti al barbecue, non accettando cambi da nessuno.
Il Boss ha pensato a tutto, dall'illuminazione agli altoparlanti per la musica. Spritz, bruschette, carne, e poi mojito a go-go. Mr. Wonderful, deludendo schiere di suoi antenati, crolla addormentato prima di mezzanotte, e a nulla valgono gli sforzi congiunti della Cubista e della sottoscritta per cercare di ridestarlo. Inaudito. Qualche discussione col Sarto sul volume della musica, ma la serata è deliziosa, la torta alla frutta pure, e alle 4 del mattino, dopo aver riordinato un po' la casa, ci ritiriamo stanchi ma felici nei nostri appartamenti.

Martedì 17 - giorno 7
Sveglia libera, e ci voleva proprio, ma non riesco comunque a totalizzare più di 6 ore di sonno.
La meta della giornata è un'area naturalistica protetta dove il mare sarebbe eccezionale se solo il vento si placasse. Però bello lo stesso. Ho una delle mie crisi di autismo e mi rinchiudo in un piccolo mondo fatto di musica dell'iPod e un libro di Carofiglio in cui si indaga sulla scomparsa di una ragazza dopo un week-end ai trulli. Mi pareva una lettura appropriata.
Torniamo a casa e ci docciamo, spizzichiamo qualche tarallino, e ci dirigiamo verso la Città Bianca. È famosa per i sandali, oltre che per la sua bellezza. Lo so, avevo detto basta scarpe, ma non puoi andare a Ostuni e non prendere nemmeno un paio di sandali di cuoio, è un peccato mortale. Mangiucchiamo una bruschetta accompagnata da spritz in un locale carino con dei pouff scomodissimi, dove il Producer si esibisce n una perfetta imitazione di Fantozzi davanti al mega-direttore, poi importuniamo tre diversi passanti per farci fare una foto davanti a uno scorcio caratteristico. Tre incapaci. Per fortuna lo Chef ha la mano ferma e finalmente riusciamo ad avere una foto in cui non sembriamo quattro ectoplasmi.
Recuperiamo il Boss, la Guida, il Pescatore e la Mora che ci portano a vedere un locale davvero bello e poi al belvedere, dove due gruppi con chitarre bonghi e tamburelli si danno battaglia.
Recuperiamo faticosamente la macchina, e andiamo a dormire il breve sonno dei giusti.

Mercoledì 18 - giorno 8
Sveglia presto per andare sulla costa Ionica, nel tentativo di eludere il vento che ci tiene compagnia da quattro giorni. Mr. Wonderful tiene fede al suo nome e con la Piemontesina Bella va a comprare le brioche per la colazione e la focaccia per il pranzo.
Il viaggio dura circa un'ora, per raggiungere la spiaggia guadiamo la foce di un fiume in cui l'acqua è gelidamente piacevole. La spiaggia sembra caraibica, il mare anche, ha un colore turchese che pensavo si vedesse solo nelle foto delle riviste di viaggi ma non esistesse in realtà.
Abbiamo tutto, sembriamo ormai una famiglia calabrese in spiaggia. Nella borsa termica ci sono bottiglie d'acqua ghiacciate, birre e melone; abbiamo il pranzo, le riviste di gossip, una Sfinge in versione dj che ci fa la classifica pattona delle canzoni più ballate. E soprattutto abbiamo il Pescatore e lo Chef che battono i fondali per procacciarci i ricci di mare. Ecco. Spendiamo due parole sui ricci di mare. Sono buoni, ogni volta che li assaggerò in futuro mi ricorderò di questa vacanza, ma già so che neppure nel migliore ristorante di pesce i ricci potranno mai avere il sapore di quelli che abbiamo mangiato appena pescati. Una delizia, è come se qualcuno avesse distillato l'essenza del mare per poterla assaggiare sulla lingua.
Credo che questa sia stata la giornata più bella, e vorrei che ci fosse un modo che mi consentisse di vivere così sempre.
Siccome è già il quasi il tramonto e siamo lontani da casa, decidiamo di farci "due spaghetti veloci" in un posto sempre molto alla buona nelle vicinanze. I due spaghetti veloci si tramutano come per magia in una cena esagerata e buonissima, con alti tassi alcolici e soprattutto tanto di quel pesce che ce ne siamo portato un po' anche a casa. Il gestore ci ha proclamati miglior tavolo della serata. Lo credo.

Giovedì 19 - giorno 9
Di nuovo sveglia libera e colazione rilassata all'ombra del nostro pergolato, ore di sonno dormite comunque meno di 8, ci presentiamo in spiaggia all'alba delle 13. A ben vedere siamo la vergogna di Luciano Onder e di tutte le raccomandazioni sul prendere il sole prima delle 13 e dopo le 15. Non importa, nessuno si è scottato, siamo dotati di ricchi ombrelloni.
Il mare è sempre mosso, il sole picchia duro, e dopo un bagno piuttosto veloce decidiamo che un bel vassoio di frutta e magari un frullato non sono più rimandabili. Noi quattro sirene del trullo dei single riusciamo ad appropriarci di un ombrellone di foglie di palma e quattro sdraio "facendo brutto" a un ragazzino grassottello, prenotiamo i nostri vassoi di frutta, ci godiamo il via vai delle persone e le reazioni spropositate degli avventori all'apparire di una cantante tatuata con marito anziano e cagnolino al seguito. Notiamo con disappunto che, mentre per i comuni mortali l'attesa è dalla mezz'ora in su, a lei il pranzo arriva nel giro di 5 minuti. Vabbè, potenza della notorietà.
Finiamo la giornata e andiamo a prendere l'aperitivo su una terrazza panoramica, con un tramonto di tutte le sfumature del rosso sulla vallata sottostante che si intonava al rosso degli spritz e dei pomodorini sulle friselle.
La cena a casa prevedeva pomodori, bruschette, nodini e fior di latte freschi, una ricotta che aveva del paradisiaco e svariate altre qualità di formaggi procacciati dall'ottimo Pescatore. Di nuovo fanculo alla dieta. 

giovedì 19 agosto 2010

Vieni a ballare in Puglia

Al sesto giorno di permanenza, finalmente dotata di connessione a internet, posso iniziare a scrivere un resoconto veritiero e imparziale della tanto agognata vacanza.

Personaggi ed interpreti:
Nel trullo n.1 (dei single):
La Ballerina
La Piemontesina Bella
La Cubista
Il Sarto
Lo Chef
La Sfinge
The Producer
Mr. Wonderful

Nel trullo n. 2 (delle coppie):
The Boss
La Guida
Il Pescatore
La Mora

Nel trullo n. 3:
Gli amici dal Friuli

Nell'appartamento n. 1:
Il Grigliatore
La Principessa
L'Alpinista

In più, guest stars per soli due giorni:
L'Amazzone
La Colombiana
Un Amico

Totale, 21 persone. Ho polverizzato qualsiasi mio record personale quanto a gruppi vacanze molto numerosi.


Mercoledì 11 - giorno 1
Vengo svegliata da uno scroscio d'acqua alle 9.30 del mattino. Il primo pensiero è "Ma quanta acqua dà alle piante quella scassa**** del piano di sopra?". Poi mi rendo conto che forse l'innaffiatura sta durando troppo, allora mi rendo anche conto che ho le lenzuola stese fuori, mi lancio giù dal letto e praticamente in mutande mi fiondo sul balcone a ritirarle. Sembrava il diluvio universale, e ho iniziato a pregare che smettesse e che il nostro aereo non subisse ritardi.
Verso le 12 mi muovo per andare a prendere la Ballerina. Vestite da autunno nonostante i 26 gradi umidi ci dirigiamo all'aeroporto, mangiamo un boccone, montiamo sull'aereo e partiamo in perfetto orario. Atterriamo addirittura in anticipo, entrambe le valigie arrivano nonostante la mia ansia, e lo Chef sorridente ci attende all'uscita. Ci dirigiamo verso A. con tutti i finestrini abbassati e cantando a squarciagola. La mamma dello Chef ci accoglie in modo meraviglioso con merenda a base di gelato e bibite fresche e racconti del terrore su gatti mannari e loschi figuri che si aggirano furtivi nelle campagne. 
Ci dirigiamo verso il castello e finalmente vediamo dal vivo quello che abbiamo solo potuto immaginare dalle monete da un centesimo. La serata passa tranquilla con una bella cena tra amici con il castello sullo sfondo, passeggiata e bevuta a T. e poi finalmente il meritato riposo.

Giovedì 12 - giorno 2
Dopo essere rimasti d'accordo di svegliarci naturalmente, veniamo invece delicatamente svegliati dallo Chef che, fedele al suo nickname, ci ha già preparato una lauta colazione . Andiamo al mare, spiaggia di scogli, e la Ballerina rischia di mettere a repentaglio la sua promettente carriera di etoile: "Si scivola qui?" "No no, vai tranquilla". Sbamm. Inciampo con annesso ematoma sul ditino medio e copioso sanguinamento. Al primo bagno.
Pranzo splendido in riva al mare e ulteriore spiaggiamento al sole per favorire la digestione.
La sera cena frugale a casa e poi altra bevuta e passeggiata a T., con inclusa visione dell'inaspettato spettacolo di drag queen e incontro con buona parte dei futuri partecipanti alla vacanza al trullo.

Venerdì 13 - giorno 3
Viste le difficoltà della Ballerina a fare il bagno in spiaggia di scogli, andiamo al mare in una spiaggia di sabbia, sempre a T. Tutti gli altri sono impegnati in pranzi luculliani con il parentado tutto, e nonostante le reiterate rassicurazioni "vi raggiungiamo dopo pranzo", il dopopranzo si concretizza in un orario aperitivo col sole già al tramonto. Ultimi acquisti al centro commerciale e poi cena, sempre a T. (ci piacciono i posti nuovi), dopo aver girato circa venti minuti in cerca di parcheggio. Tanto per ricordarci il traffico milanese che ci attende al rientro.
Dovremmo andare a letto presto, visto che il mattino dopo è quello della partenza, invece arriviamo a casa alle 3. Mentre sistemiamo le valigie, sentiamo che lo Chef si è addormentato mentre era ancora in corsa verso il cuscino, e passiamo le successive due (DUE!) ore a spettegolare, il che è un'attività bellissima e in un certo modo utile, almeno finchè non metti la sveglia sul cellulare che ti comunica freddamente "3 ore e 10 minuti alla sveglia". A quel punto ti rendi conto che spettegolare dalle 3 alle 5 del mattino è una stronzata colossale.

Sabato 14 - giorno 4
Il giorno più lungo. Sveglia alle 8.10, colazione rilassata, messa a punto della valigia, caricamento stile tetris del bagagliaio. Tappa dalla mamma dello Chef per lasciare le chiavi della casa di campagna; 15 minuti di attesa che si aprisse quell'accidenti di passaggio a livello; caricamento dei bagagli del Producer, che ama viaggiare leggero come una zarina russa; tappa a casa del Sarto per caricare almeno parte della spesa faraonica, che è stata inserita in ogni raro interstizio vuoto del bagagliaio e dell'abitacolo; e via verso il trullo. Piccola parentesi: il nostro trullo è abitato da nove persone. Oltre a noi nove ci sono due coppie in un altro trullo, una coppia di altri amici e la sorella di uno di loro in un altro trullo ancora, più un'ulteriore coppia e amico al seguito in un appartamento in paese. Dei nove del nostro trullo eravamo presenti solo in cinque, nessuno dei quali incaricato di fare il check-in, quindi eravamo ufficialmente dei senzatetto; dopo aver depositato parte dei bagagli e della spesa nel trullo delle due coppie siamo andati in spiaggia con la macchina carica. A quel punto ad essere sincera, viste le tre ore scarse di sonno alle spalle, io già stavo vedendo la Madonna e anche qualche santo dalla stanchezza, ma purtroppo non riesco a dormire in spiaggia, quindi abbiamo pazientemente atteso l'arrivo degli altri arrostendoci sotto un sole spietato. Al tramonto, seduti al bar della spiaggia, abbiamo gustato un fantastico aperitivo a base di friselle, frullato di frutta e birra che mi ha rimesso in armonia con il mondo e soprattutto con il mio stomaco, vuoto da colazione, poi siamo entrate in possesso della stanza nel nostro trullo. Rapida doccia e poi di corsa alla sagra delle orecchiette, dove la bellezza del mondo e soprattutto di questo angolo di Italia mi sono apparse ancora più fulgide, complice lo stomaco finalmente del tutto appagato.

 Fine prima puntata - continua...

mercoledì 11 agosto 2010

Aida Aida parea dicesse

Domenica con le amiche (e un amico) siamo andate a Verona a vedere l'Aida all'Arena.
Sono partita da casa con mia sorella (tuttora innominata) e la Psicologa, dotate di binocoli, cuscini, cuscinetti, copertine, maglie e maglioncini. Qualcuno ci aveva detto che rischiavamo il congelamento.
Tappa a Milano per caricare in auto la Ballerina e relativi bagagli, e via verso il Veneto.
Giunte in tutta tranquillità a Verona, ci siamo dirette verso la stazione per raccogliere anche una splendida Cicci in versione futura mamma, che arrivava in treno da Venezia.
Raggiungere la stazione non è stata impresa da poco, avendo sbagliato strada due volte ed essendoci ritrovate in una viabilità a dir poco illogica, ma per fortuna ce la siamo cavata.
Dopo aver ritirato i biglietti, rigorosamente i più economici, siamo finalmente andate all'hotel. Un'oretta di riposo, vestizione e trucco e ci siamo dirette verso il centro. Dopo uno spuntino ci siamo fiondate a prendere i posti, che essendo rigorosamente economici erano anche rigorosamente non numerati. Ci siamo ritrovate sedute su gradoni intrappolate tra le gambe delle persone dietro a noi e le schiene di quelli davanti a noi (che, tanto per la cronaca, facevano parte di un gruppo venuto in pullman dalla nostra stessa città). Dopo la prima ora di attesa siamo state raggiunte dalla coppia dell'anno, Cìcì e Cieffe, e di lì a poco, finalmente, è iniziato lo spettacolo. E non mi riferisco a Cìcì e Cieffe che limonavano, ma proprio l'opera.
Aida è una di quelle opere adatte agli scenari grandiosi come quello dell'Arena; peccato che l'Arena non sia nata come teatro, quindi l'acustica non era il massimo e devo ammettere che la cosa mi ha un po' delusa, ma visivamente è stato notevole. Peccato anche per la scomodità dei posti, che hanno però l'indubbio vantaggio di impedire di addormentarsi. Comunque in generale sono stati soldi ben spesi.
Dopo l'opera siamo andati a cena in un ristorante molto buono, con camerieri ben addestrati, sufficientemente sussiegosi e nemmeno eccessivamente caro. Poi, finalmente, il letto e il meritato riposo.
Il giorno dopo, ristorati da almeno 5 ore di sonno e da una abbondante colazione, ci siamo separati dalla mia Cicci e abbiamo iniziato il tipico tour de force in giro per la città. Molto bella. Non l'avevo mai visitata bene, c'ero sempre stata solo di passaggio. Alle 3 del pomeriggio, completamente spompati, abbiamo deciso, con grande sollievo di Cieffe, che potevamo anche saltare il classico giro in trenino e avviarci invece verso casa, dove ci attendeva una fantastica grigliata a casa del Serio Professionista.
Serata ottima, col padrone di casa in gran forma, come non lo vedevo da tempo, che ci ha deliziato sia con la carne da lui cucinata (ed è stato inaspettatamente bravo) e con vari aneddoti divertenti.
Serata lunga, finita alle 2 passate.
Quindi spero di venire perdonata se non chiudo il post con una bella frase a effetto, una battuta o altro, ma la stanchezza mi ottunde le meningi.
Solo una cosa: la prossima volta posti numerati.

giovedì 5 agosto 2010

Il buco nero

Altro che vuoto pneumatico… l'unico vuoto vero che si è creato è quello nel mio portafoglio.

L'altro ieri sono andata con la mia amica Psicologa all'outlet, con l'intento di comprare un paio di sandali bianchi rasoterra, un paio di jeans ed eventualmente un costume da bagno. L'outlet apre alle 10 del mattino, quindi alle 9.30 lei era già sotto casa mia a bordo della sua bellissima Alfa Mito bianca. Il clima era ideale, sole caldo e aria fresca, e dopo aver recuperato un elenco di negozi in cui avremmo avuto degli sconti extra, ci siamo messe all'opera.
Tanto per attenermi alla lista della spesa, ho subito comprato un paio di ballerine blu. Sono bellissime e ne sono orgogliosissima, ma come dire, ho subito iniziato bene.
La seconda tappa sono stati i jeans nuovi, e quelli erano previsti. Ringrazio tra l'altro la Psicologa per il sostegno psicologico nella scelta dei jeans, che per me è sempre un momento un po' traumatico e difficile. E anche per avermi fatto usufruire dei suoi sconti.
Dopo i jeans ho trovato i sandali dei miei sogni, li cercavo da due anni senza mai trovarli. Sono bianchi, con la zeppa e senza il plateau, praticamente una rarità. Inutile dire che non erano assolutamente quelli che avevo intenzione di comprare, ma dopo aver aspettato due anni di trovare questo modello non potevo assolutamente lasciarmeli sfuggire.
Dopo aver girato alcuni altri negozi in cui mi sarei comprata il mondo, ripetendomi come un mantra "basta scarpe, basta scarpe, basta scarpe", mi sono comprata un po' di cosmetici nel nuovo negozio di Kiko. Ci tengo a sottolineare che io in tutto questo avevo già speso qualche centinaio di euro, mentre la Psicologa era ancora a zero. Da Kiko ha speso una cifra inferiore ai 10 euro, e devo ammettere che mi sono sentita una scialacquatrice.
Dopo aver inutilmente cercato dei costumi da bagno, mi sono dedicata alla ricerca della borsa da spiaggia dei miei sogni. Purtroppo quella dei sogni non l'ho trovata, ma ho trovato un surrogato totalmente soddisfacente, che ho già inaugurato in piscina e che devo dire è perfetta.
Fatto quest'ultimo acquisto, siamo tornate in città per pranzare insieme a mia sorella al giapponese. Essendoci alzate da tavola con un certo languorino, abbiamo deciso di andare a prendere un gelato. Nel Corso. Errore gravissimo: abbiamo praticamente svaligiato Zara (anche la Psicologa lì ha un po' recuperato lo svantaggio); poi ci siamo dedicate ai costumi da bagno; dopo di che, alla faccia del mantra "basta scarpe", ci siamo comprate un altro paio di sandali a testa. Chiaramente i miei NON sono bianchi rasoterra. Sono neri infradito.
A fine giornata la mia carta di credito urlava a ogni strisciata, quando sono passata vicino alla mia banca è scattato l'allarme-scialacquo, in più l'aver fatto shopping dalle 10 del mattino alle 5 del pomeriggio quasi ininterrottamente mi ha fatto capire che dura esistenza conduca Paris Hilton.
È faticoso! Mi sentivo i piedi piatti e le ginocchia e la schiena doloranti. Quindi per fortuna che non sono ricca da fare schifo, perché andare a lavorare è molto meno faticoso.

Non ho ancora avuto il coraggio di conteggiare esattamente quanto ho speso… cioè, sperperato, per usare un termine più consono. Ma quando lo farò, anche se certamente mi scenderà una lacrimuccia, rimarrà l'orgoglio di:
1.  Aver fatto girare l'asfittica economia della provincia;
2.  Aver comprato una serie di cose che metterò allo sfinimento perché mi piacciono da morire;
3.  Aver comprato cose che permetteranno agli amici di portarmi in giro per la Puglia senza vergognarsi di me. Ci tengo a non sfigurare vicino alle tanto magnificate ragazze di A., tutte sempre in tiro e supergriffate come nemmeno Paris Hilton.
Anche in spiaggia. 

lunedì 2 agosto 2010

Vuoto pneumatico

Ancora fatico a crederci. Venerdì 30 luglio, alle ore 18 e zero-zero,  la sottoscritta ha iniziato ufficialmente le sue meritate ferie. Dove per ferie per il momento intendo solo che non devo recarmi in quel ridente paesino tutte le mattine al'alba, ma devo ammettere che già questo basta a entusiasmarmi.
Credo che la parte romana del mio sangue emerga prepotentemente in questo aspetto. A me piace oziare. Il termine stesso di vacanza, la sua stessa etimologia, sono affini al mio spirito e alla mia idea di riposo.
Quindi ecco il programma di massima per questa prima settimana di vacanza:
- Non aver nulla da fare. No, non mi annoio. So come riempire il mio tempo. Principalmente leggo, guardo la tv, penso, scrivo, penso, dormo, esco a fare un giro, telefono agli amici, vado a bere una cosa e poi tiro tardi senza motivo.
- Tirar tardi senza motivo, come già detto.  Che è la cosa che mi piace fare di più, tirare tardi la notte, senza motivo, vedendo magari film che oltre a me avrà visto forse Enrico Ghezzi.
- Fare il vuoto in testa.
- Non pensare a come vestirmi per andare in ufficio.
- Non pensare a cosa dovrò fare, vivere il tempo così come viene. Se oggi non mi va di fare una cosa la farò domani, senza fretta.
- Fare solo le cose di cui ho voglia. Tipo andare in piscina per prendere un po' di colore. Ovviamente c'è una nuovissima perturbazione sul nord Italia che spero non durerà tutta la settimana, ma spero vivamente di riuscire a farmi un paio di giornate a rosolarmi.
- Andare a fare le spese necessarie per i 10 giorni di mare. Vorrei un costume nuovo. Forse rosso. Poi la crema solare, magari un paio di sandali, e poi magari qualche trucco nuovo.

Ed ora, un pensiero colmo di solidarietà verso la Ballerina, che starà leggendo dall'ufficio; non sono così insensibile, ti sono vicina nello spirito. Resisti, ormai manca poco.
Ma soprattutto un pensiero e un minuto di silenzio per il Consolatore, il quale starà in ufficio anche mentre noi due sirenette sguazzeremo nel mare azzurro. Vedi il lato positivo: quando noi saremo morte di stanchezza e stress, verso la fine di ottobre, tu magari ti starai dirigendo verso qualche meta esotica, e i ruoli si invertiranno.