mercoledì 21 dicembre 2011

Vorrei cantare insieme a voi

Non vorrei scrivere delle festività imminenti.
Non tanto per un desiderio di originalità, quanto perché, non so voi, ma io mi sento già un po' troppo bombardata di stimoli natalizi. Sono ormai due mesi che è tutta una profusione di Babbi Natale che bevono bibite gassate agitando palle souvenir piene di neve, che assaltano Venezia vestiti nei modi più strani, che per radio mi giurano che loro comprano i giocattoli già fatti in quella tale catena di giocattolifici (altro che gli elfi). Non ne ho visti tanti appesi ai balconi quest'anno, con mio grande sollievo, ma stavo pensando di impiccarne uno fuori dalla mia finestra e spacciarla per una installazione d'arte contemporanea che vuole protestare contro la mercificazione delle feste religiose.

Già che siamo in argomento: qui a lato il vero aspetto del personaggio noto come Babbo Natale.

 
Come sempre non ho ancora comprato un regalo che sia uno, per mantenere viva la tradizionale maratona "Stra-regalo" del 24 insieme a mia sorella.

In ogni caso ho le idee molto chiare. La tv mi ha indicato la via, con spot martellanti e continui di cui sto anche ora inconsapevolmente canticchiando i jingle e ripetendo gli slogan.

mercoledì 14 dicembre 2011

Live and let die

Premettiamo che sono una persona piuttosto tollerante, di norma.
Premettiamo anche che ci sono periodi - i famosi quei giorni - in cui la soglia di detta tolleranza si abbassa inesorabilmente, ma resta sempre piuttosto alta, parlando in senso assoluto.

Ciò detto, io non posso più sopportare, ripeto non posso più sopportare alcune cose, che esporrò qui di seguito in ordine, così come mi accadono a partire dalla mattina fino alla sera,  con una bella farcitura di parolacce, così mi sfogo anche.

Numero uno.

Netturbini milanesi. Io vi stimo tanto, sono felice che la città non trabocchi di spazzatura, tutto grazie a voi che passate col camion a ritirarla. E fate veramente la raccolta differenziata, non è una palla! Quindi fondamentalmente vi ringrazio dal fondo del cuore.
Ma - c'è un ma.
Sono le 8.30, siamo tutti in ritardo per il lavoro. Capisco che a voi faciliti e velocizzi il compito, ma è proprio indispensabile mettere il camion DI TRAVERSO sulla carreggiata creando un ingorgo mostruoso? No, dico, la cara vecchia doppia fila, che magari uno se ha un po' di occhio riesce pure a superarvi, voi proprio no?

Numero due.

Come ho certamente già detto altrove, io soffro molto il freddo. Ho la temperatura bassa, sono praticamente un rettile, e per stare bene ho bisogno di stare al caldo. Smetto di sentire freddo e inizio a sudare solo sui 26°C. Nella peggiore delle ipotesi, mi vesto pesante, ma onestamente è difficile che io senta caldo anche sotto strati di maglie di lana, in inverno.

martedì 6 dicembre 2011

Lavoro con Coscienza. E per Coscienza


Nella foto: Coscienza quando ha scoperto la
falla in una delle gambe del tavolo Ikea
Nel week-end sono andata a Parma per aiutare Coscienza a cambiare casa.
Ma vorrei raccontare le cose con ordine.

Conversazione del mercoledì sera:
F: - Guarda che comunque pensavo che è meglio se arrivo il venerdì sera, così sabato sono già lì.
C: - Ah, beh, ma quello era OVVIO, tu DEVI venire il venerdì sera, perché il sabato iniziamo presto.
F: - Zì buana.

Conversazione del giovedì sera:
C: - Eh-ehm, senti, alla fine se preferisci venire la mattina di sabato... tanto con la ZTL non possiamo iniziare a portare la roba prima delle 2 del pomeriggio...
F: - Vabbè, verrò comunque venerdì sera, ormai ho preso due ore di permesso apposta!
C: - No, ma io sono anche più contenta, così abbiamo la mattinata per fare delle commissioni.
F: - Zì buana. Comunque considera che arriverò verso le 6 da te.

Il venerdì alle 16 e zero-zero sono partita dall'ufficio, con tutta calma sono arrivata, e quasi sotto casa di mia sorella l'ho chiamata. Ha risposto una sua amica.

Amica di Coscienza: - Ehi, ciao, rispondo io perché tua sorella ha le mani bagnate
F: - Ciao A. di C., le dici per favore che tra due minuti sono sotto casa sua?
(lungo, perplesso silenzio, poi voci in sottofondo)
A. di C.: - Ecco, ma quale casa?
F: - Come sarebbe "quale casa"?? L'unica alla quale so arrivare, quella nuova non so dove sia!
A. di C. (rivolgendosi a Coscienza): - Senti, vuoi levarti i guanti di gomma e parlarci direttamente? Perché qui mi sa che è sorto un piccolo problema...

Per farla breve, mia sorella, senza dare il minimo peso a frasi quali "ho preso due ore di permesso" e "sarò lì verso le 6 - 6.30", era nell'altra casa a pulire, e dopo essermi scapicollata a Parma, se non fosse stato per la fortunata presenza del mitico Dottor R mi sarei ritrovata ad attenderla in mezzo alla strada.

Giunti a questo punto, mi vedo costretta a fare una premessa.
Siamo entrambe geneticamente dotate di scarse doti organizzative, e soprattutto siamo incapaci di attenerci a un programma, a una tabella di marcia, o a qualsivoglia schema rigido di suddivisione del tempo e/o dello spazio (per il secondo, il mio armadio è un ottimo esempio). Inoltre mia sorella ha il brutto vizio di non spiegare le cose, quindi ho agito come un automa nel massimo spaesamento possibile. Sta di fatto che, grazie all'intervento di una seconda amica di Coscienza, e della sua station wagon con permesso di accesso al centro, alla fine abbiamo iniziato il trasporto pacchi già dal mattino; dopo pranzo io, in quanto anziana del gruppo, credo, o forse perché ho scaricato due macchinate di pacchi pesantissimi, sono stata abbandonata nella casa vecchia mentre Coscienza e il Dottor R facevano un terzo giro.

La domenica mattina siamo invece andate all'Ikea. Ebbene sì, per mia sorella mi sottopongo alle torture più incredibili. Siamo state lì per 4 - QUATTRO - ore, attorniate da millemila famigliole con torme di bambini multicolore. Ho anche sentito la minaccia più bella degli ultimi anni (che per di più ha funzionato):
Padre Snervato, al figlio urlante appena inserito nell'apposito sedile del carrello:
"E ora basta! Non voglio più sentire un fiato altrimenti ti metto sullo scaffale con il prezzo!"

Nelle 4 ore abbiamo scelto tavolo, sedie (che poi erano tristemente esaurite), divano letto, poltrona, cassettiera e scaffale da ripostiglio. Alla fine confondevo i Gorm coi Bjursta, tanto per capirci.
Abbiamo comprato altri ciaffetti che ci siamo portate via subito, ma soprattutto abbiamo prenotato la consegna per il giorno dopo, e dopo un pomeriggio passato a radunare le ultime cose, ci siamo trasferite definitivamente nella nuova casa.

Il fatto che la consegna fosse zona pedonale non ci ha certo aiutate a farci amici i trasportatori dell'Ikea, ma ci hanno portato tutto. Sbagliando "solo" la fodera della poltrona.
Inoltre quello parlante dei due (l'altro era muto, o molto timido, o molto incazzato per via del trasporto manuale) ci ha guardate con aria di sufficienza quando gli abbiamo detto che avremmo montato tutto noi: "Poltrona, forse potete riuscire, solo da montare zampe. Divano, tutto resto, troppo difficile anche per montatori Ikea" ci ha detto in un italiano senza articoli. A quel punto era diventata una questione di principio: avrei montato mobili fino a stramazzare, se necessario mi sarei licenziata dal lavoro pur di finire di montare fino all'ultima vite, ma ce l'avrei fatta.

Iniziamo dal tavolo. Monto le prime due zampe mentre Coscienza litiga col call center per capire come cambiare la fodera sbagliata. Quando cerchiamo di montare il secondo paio di zampe, lei si accorge con orrore che una è fallata, manca la rivettatura. Iniziano a uscirle i fumi dalle orecchie e si riattacca al telefono. Dopo di che prende su il tutto e, dotata di mantello, scudo istoriato ed elmo crinito va in spedizione punitiva verso l'Ikea.

Abbandonata a me stessa, mi dedico al montaggio della cassettiera, pregando di non sminchiare niente che se no mia sorella mi ammazza; e devo dire che seguendo le istruzioni pedissequamente e stringendo bene tutte le vitine e martellando tutti i chiodini ho fatto un ottimo lavoro.
Tornata la proprietaria di tutto questo legnoso ben di Dio, abbiamo finito di montare il tavolo - egregiamente. Ci sono uscite due ernie a testa per sollevare il piano di vetro temperato, ma il risultato è più che soddisfacente.
Poi è scattata la sfida con il divano. Ci siamo messe di impegno, e a parte aver montato un pannello dritto e averlo smontato e rimontato 3 volte in tutto, convinte di averlo montato al rovescio, siamo state molto brave. Funziona tutto perfettamente.





Per tirare le somme: ho montato mobili dalle 11 del mattino alle 7 di sera. Sono partita da Parma per tornare a Milano alle 8, tra una cosa e l'altra; sono arrivata a casa mia alle 10.
Ho la schiena a pezzi e sono stanca morta, ma devo dire che constestare coi fatti i pronostici di un facchino dell'Ikea non ha decisamente prezzo.