lunedì 22 agosto 2011

Brutte sorprese - parte 2

Le vacanze sono finite. E già questa, di per sè, è una notizia che rovinerebbe la giornata a chiunque.

Se poi le vacanze sono state belle, divertenti, rilassanti, al di là di ogni più rosea aspettativa, il risultato è che mi ritrovo a sospirare, guardare nel vuoto, e immaginarmi su una spiaggia con una bottiglia di birra in mano e un bel libro.

Sono andata di nuovo in Puglia, vicino a Polignano, e dieci giorni non sono bastati per vedere tutti gli amici e tutti i posti. Mia sorella è rimasta incantata dai luoghi e dalla gentilezza diffusa delle persone. Dopo essere stata sia sul Gargano, sia in Salento, mi ha detto che quella zona compresa tra Bari e Ostuni è quella che le è piaciuta di più.

Dopo dieci giorni di mare, sole, cene di pesce e una mega festa divertentissima organizzata e animata dall'impareggiabile Amazzone; dopo dieci giorni durante i quali abbiamo anche trovato il tempo di andare a visitare Matera, le grotte di Castellana, Alberobello, Cisternino (dove abbiamo mangiato le mitiche bombette!), durante i quali abbiamo fatto fatica a trovare il tempo di andare in spiaggia subissati come eravamo dall'ospitalità squisita degli amici del posto; dopo aver anche fatto tappa nel feudo paterno, tanto per non farci mancare nulla, eccoci di ritorno nella rovente Pianura Padana.

Per prima cosa lasciate che io mi lamenti del tempo: allora, hai fatto fresco fino ad adesso. Potevi deciderti a sparare le utlime cartucce di afa diciamo la scorsa settimana, o quella ancora prima, che almeno io stavo al mare, in un hotel dotato di aria condizionata? Non ti basta il tormento che mi dà il tornare al lavoro? Perché vuoi punirmi con notti di umidiccia insonnia? Che ho fatto di male?

Seconda lamentela.

Mi hanno montato la porta nuova, blindata, bellissima. Manca ancora la maniglia e il buco che la ospiterà permette a chiunque di guardarmi dentro casa, ma insomma, quello è il meno.

Mi aspettavo la polvere, giuro, e sono grata del fatto che siano riusciti a metterla su benché fosse agosto. Quello che non mi aspettavo è che avessero ingaggiato Scemo & Più Scemo per montarla; torno a Milano, apro la porta nuova fiammante e:

  • Trovo il citofono staccato dal muro e penzolante (che, oltre a sbattere contro la porta quando la apro e la chiudo, mi rende disagevole accendere la luce);

  • Trovo calcinacci di varia natura, che non avrei dovuto buttare io;
  • Trovo una bella manata nera sul mio prezioso divano bianco;
  • Trovo tutti gli attrezzi dei muratori abbandonati lì a terra (dove dovrei metterli? Ma soprattutto, perché C***o non ve li siete portati via?);

Ma soprattutto, la cosa che più di tutte le precedenti mi ha mandato in bestia, conducendomi sull'orlo del pianto nervoso è: mi hanno fottuto il mio secchio del mocio, nuovo di pacca, usato una volta. Ho dovuto lavare a terra usando il lavello come secchio e le mie manine delicate come strizzatore.

Grazie, veramente, per avermi montato la porta in pieno agosto. Il mio cuore è pieno di riconoscenza.

Ma sarà meglio che non vi facciate vedere da me se venite a fare qualche altro lavoro, se no vi sputo in un occhio e vi copro di insulti.

martedì 2 agosto 2011

Brutte sorprese

Venerdì, tardo pomeriggio. Sapete quando uno arriva in fondo a una settimana di lavoro, ed è felice.
Io ero felice per essere sopravvissuta anche quella settimana, per le ferie che si avvicinavano a passo di carica, per il clima sereno ma non bollente. Per la previsione un fine settimana da passare a salutare gli amici prima delle vacanze.
In più, stranamente, niente  coda in tangenziale, niente coda in città, posto libero sotto casa. Una serie di circostanze estremamente fortunate, e già lì avrei dovuto sospettare qualcosa. Per la legge degli equilibri cosmici era logico supporre che tutta quella fortuna dovesse venire compensata da qualche grossa sfiga. A ripensarci, avrei dovuto comprare un gratta e vinci.

Passo davanti al bar tabacchi sotto casa, saluto il gestore e i clienti abituali, entro nel portone e salgo.

È stato solo nell'infilare la chiave che ho visto il danno alla porta: vicino alla serratura più bassa si vedeva il legno chiaro e pezzi di impiallacciatura giacevano sullo zerbino. Il primo pensiero è stato "non è vero, non è possibile". Mi sentivo come una statua di marmo, immobile e fredda. Provo a inserire la chiave nella serratura di sopra. Non gira. Provo quella di sotto. Non gira. Sono talmente impietrita dalla sorpresa che non mi tremano nemmeno le mani.
Il secondo pensiero è stato ovviamente "e mo' che cavolo faccio?". La cosa più logica era chiedere aiuto a qualcuno. Ecco, per fortuna che fumo e che compro le sigarette sempre nel bar tabacchi sotto casa. E per fortuna che c'è qualcosa nella natura degli uomini, anche in questi tempi bui, che li costringe a farsi in quattro se vedono una fanciulla sola in pericolo. Tutto il bar si è mobilitato, chi mi offriva un prosecco, chi riusciva a sbloccare la serratura superiore, chi chiamava un fabbro amico suo, mentre io attendevo i carabinieri e continuavo a pensare a cosa fare. Sì, perché in tutto questo si erano fatte le 20 del venerdì sera, io non riuscivo a entrare in casa, casa dentro la quale si trovavano alcune cose preziose e di famiglia (quindi insostituibili), e soprattutto le chiavi di casa di mia mamma. Mamma in montagna, sorella a Parma, fratello adottivo in Puglia, ero chiusa fuori da entrambe le mie case.
Il carabiniere, giovane e carino, è stato gentile e a tratti anche divertente, ma non ha potuto fare praticamente nulla a parte notare che la porta aveva retto e che non erano decisamente dei professionisti (per mia fortuna), probabilmente degli zingari. Il fabbro ha tribolato mezz'ora prima di riuscire ad aprire la porta, che, tanto perché sia chiaro, non è certo una porta blindata, e io l'ho sempre disdegnata pensando che sarebbe bastato soffiare molto forte per aprirla. E invece ha fatto il suo lavoro più che degnamente. R.I.P., cara porta di cartonlegno caduta sul campo, e grazie per non aver ceduto; per piacere, resisti ancora un po'. Nel mentre io, ormai incurante della gonna bianca, stavo seduta sulle scale a guardarlo sudare e dentro di me lanciavo le peggiori maledizioni alla volta dei bastardi infami che mi hanno fatto 'sto casino. E spero che le mie maledizioni siano arrivate a destinazione. Che venga loro qualche malattia rara ma non infettiva, che le loro facce si ricoprano di orrende pustole giganti multicolore e che in tal modo siano marchiati dalla mia maledizione e non possano passare inosservati. E spero che qualcuno si prenda un paio d'ore per gonfiarli sistematicamente di mazzate.

Una volta aperto, pagato il fabbro, l'ultimo passo è stato scendere a ringraziare la gente del bar per l'aiuto e il sostegno, e infine riuscire a liberarsi del vicino di pianerottolo che ripetendo come un mantra "Non è che io sia invadente", voleva sapere tutto di me e mi dava consigli a di poco surreali su come evitare le visite dei topi di appartamento, mentre io volevo solo chiudergli in faccia ciò che restava della porta, girare la chiave dell'unica serratura miracolosamente scampata allo scempio, e, una volta puntellata la porta con l'asse da stiro, fare finalmente pipì.
Un consiglio spassionato: mai bere prosecco a stomaco vuoto quando non sai se riuscirai a entrare in casa a breve.

È passata ormai una settimana e mezza, sono a casa di mia madre in ferie e il mio pensiero corre verso Milano, chiedendomi se troverò ancora il televisore (unico oggetto rimasto da rubare) quando tornerò. Avrò presto una porta blindata, si spera in settimana, ma non so quando, se ne sta occupando il proprietario e sfortunatamente il fatto che sia agosto non aiuta a velocizzare la cosa.

Credo che domani farò un salto per controllare che sia ancora tutto sotto controllo, sperando di non trovare altre brutte sorprese. Speriamo.