mercoledì 4 novembre 2015

Confessione di un'amante delle Barbie

Questo post non è stato sponsorizzato e purtroppo la Mattel non mi paga. La foto non è mia ma queste qui le avevo tutte (TUTTE!).

Immagine dal sito www.resimbul.com

Mi piace molto truccarmi e giocare coi colori, e anche truccare gli altri. Sapendo di questa mia passione, Mr. Big, orfano della truccatrice ufficiale del suo locale, mi ha chiesto se sarei stata in grado di fargli un trucco da teschio. Ovviamente mi mancava una base bianca per riuscire nell'impresa, quindi alla ricerca di trucchi di Halloween, possibilmente low cost, mi sono ritrovata a curiosare sul sito di una catena di giocattoli.
Devo dire che la prima cosa che mi ha colpito è che, a parte una presenza decisamente eccessiva di giocattoli e accessori legati a Frozen, le cose non sono cambiate tantissimo da quando coi giocattoli ci giocavo io, e ok, non parliamo del primo dopoguerra, ma comunque sono passati buoni 30 anni (arggghhh): bambolotti che espletano varie funzioni corporali, il mitico Cicciobello, accessori e vestitini, cucine in miniatura, valigette del dottore, ovviamente i Lego (la vera ragione per cui la nostra generazione è in grado acquistare i mobili all'Ikea) e poi un'intera sezione di Barbie, nella quale ho perso una buona mezz'ora.
Mr. Big si è molto stupito della mia passione per le Barbie, forse perché per natura non sono molto amante delle mode mainstream, o forse perché aborrisco l'omologazione e sono anche piuttosto femminista, ma tant'è, amo le Barbie e tra me e mia sorella da piccole ne avevamo una quantità imbarazzante, per non parlare delle varie case, carrozze, cucine, vasche da bagno kitsch, mobili vari, abiti e scarpe e accessori e chi più ne ha, più ne metta.
La mia prima cartella per la scuola era di Barbie, e curiosamente anche quella della bambina che è poi diventata la mia amichetta del cuore per i successivi 32 anni (… and counting…).

Certo, da adulta mi rendo conto di tutti i difetti che una Barbie può avere da un punto di vista educativo: è stato provato che le sue proporzioni fisiche rappresentano un ideale impossibile, è bionda e bella e apparentemente ricca, può dare un'idea distorta di com'è veramente la vita adulta, e tutto è terribilmente rosa nel suo mondo. Tutte critiche sacrosante. Però… se mi guardo indietro, e faccio un piccolo sforzo di memoria, ricordo come mi sentivo giocando con le Barbie: mi calavo nella realtà di una donna adulta, emancipata, che non solo aveva un lavoro che la rendeva completamente indipendente, ne aveva addirittura decine: una donna come lei poteva fare tutto e personalmente non mi sfiorava nemmeno l'idea che fosse per il suo aspetto fisico, ma poteva perché era in gamba: era una rockstar, una top model, un'astronauta, un medico (e non un'infermiera),  una donna d'affari e chissà che altro, tutte professioni per le quali serve un cervello sotto ai capelli cotonati. Ken esisteva solo in quanto suo compagno, non aveva senso senza di lei e non era il capofamiglia solo perché maschio.
Giocandoci, ho potuto crescere nella speranza che il mondo adulto fosse in effetti un luogo in cui le donne in gamba possono aspirare a qualsiasi vita esser desiderino, dall'essere madre all'andare sulla luna: la Barbie ha insegnato a noi bambine degli anni '80 che non ci è precluso niente. E poi, diamine, erano gli anni '80, che hanno sfornato anche al cinema tutta una serie di commedie che ci facevano sperare nel successo personale, avendo un po' di doti intellettuali e mettendoci un po' di impegno. Peccato che, ora che sono più vecchia anche della Barbie Nonna, mi sono accorta che un po' ci ha preso per il culo. Ma non demordo. Ci provo, Barbie. Verrà il giorno in cui non mi prenderanno per una segretaria, chiameranno mia sorella "dottoressa" e non "signorina", e non sottintenderanno mai più che una donna carina abbia fatto carriera distribuendo favori sessuali ai potenti. Che dire, sono sempre stata ottimista per natura.


PS: al Mudec c'è una mostra sulle Barbie, penso proprio che ci farò un salto.

domenica 8 marzo 2015

I febbroni di marzo

La scorsa settimana ho preso l'influenza.


Domenica notte non ho praticamente chiuso occhio, tra puntate al bagno per vomitare o fare altro, una sensazione di malessere totale e anche l'indispensabile apporto di qualche vicino che alle 2 di notte ha pensato bene di inciampare e ruzzolare (credo) giù dalle scale per schiantarsi contro la mia porta -- facendomi saltare il cuore in gola. Letteralmente.
Il lunedì mattina, non so grazie a quale aiuto certamente soprannaturale, sono riuscita a trascinarmi fuori dal letto per poi trascinarmi ulteriormente al lavoro per fare una cosa che non potevo rimandare e recuperare il computer, dopo di che sono tornata a casa il più rapidamente possibile e mi sono rimessa a letto.
Morale della favola, avevo 38.5. Che magari qualcuno non riterrà una temperatura altissima, ma avendo io una temperatura normale di circa 35 (sì, sono un essere a sangue freddo), e considerato che già 37.5 mi mette KO, per me era un febbrone da cavallo.
Erano vari anni che non mi succedeva di sentire la temperatura che si alza, di non riuscire a scaldarmi in nessun modo e di rabbrividire con ogni cellula; a questo aggiungiamo anche dolori ai muscoli delle gambe e alle articolazioni, quelli che la mia tata chiamava "dolori della crescita" quando ancora stavo crescendo.

Non riuscendo nemmeno a pensare, ho praticamente dormito per tutto il giorno e tutta la notte successiva, svegliandomi solo per prendere la Tachipirina ogni 8 ore. La cura del sonno ha funzionato perché già martedì mi sono avventurata in cucina, e ho persino lavorato un po' da casa.

Però il fatto di essere ammalata in se stessa mi ha dato da riflettere.
La cosa che mi colpisce quando mi capita di stare male a Milano è la sensazione di solitudine. Da un lato va bene perché non sono molto socievole quando sto male, e anche le telefonate sollecite dei familiari, pur facendomi piacere, contemporaneamente mi infastidiscono quasi. Da un altro lato, però, mi sento sola e abbandonata, e ogni volta mi viene da pensare che in fondo è questo l'essere adulti. Una sensazione di solitudine. Quando ero piccola mi ammalavo raramente e per dirla tutta avrei voluto ammalarmi più spesso per saltare qualche giorno di scuola, ma puntualmente succedeva quando c'era qualche vacanza. Credo sia un destino comune. Comunque, le rare volte in cui mi ammalavo, tutti mi coccolavano. Mi insediavo nel letto della mamma, avevo la tata che mi faceva mangiare, guardavo la televisione, leggevo anche se mi bruciavano gli occhi, e il pediatra veniva a casa a visitarmi.
La malattia da adulti non ha nessuno di questi lati positivi. Nessuno si occupa di te, il dottore nel migliore dei casi ti visita telefonicamente, se vuoi mangiare devi procacciartelo da sola, e in più sai che quando, sopravvissuta e scampata per miracolo alla temibilissima influenza 2015, tornerai al lavoro, troverai una montagna di roba da fare.

Beh, vedendo il lato positivo, almeno ho dormito.

sabato 31 gennaio 2015

Lo sport fa male

Foto trovata in rete: http://orlunipi.it/foto/grandi/vertigini.jpg
Ho tenuto fede al mio proposito e mi sono iscritta in palestra.
Non nel club super figo e super costoso vicino a casa mia come avevo inizialmente pensato di fare, ma dopo lunghe riflessioni e un paio di controlli al mio conto in banca, mi sono rassegnata ad iscrivermi alla palestra aziendale.
Sì, ho una palestra interna all'azienda.
E costa 100 euro all'anno di iscrizione.
E mi basta scendere di 3 piani con l'ascensore e sono lì.

E come mai non mi ero mai iscritta lì, e l'ho tenuta come ultima spiaggia?
Perché in quell'edificio ci passo dalle 9 alle 11 ore al giorno, e almeno la palestra volevo farla altrove, ma non potendo permettermi il club super figo (e anche un po' terrorizzata dalla prospettiva di avere un life coach che mi insegue per dirmi cosa fare), alla fine ho capitolato.

Mi sono sentita molto orgogliosa di me, sono andata tutti i giorni all'inizio. Mezz'ora di camminata veloce sul tapis-roulant e mezz'ora di cyclette al giorno.
Ho acquistato delle bellissime scarpe rosa evidenziatore da Decathlon.
Ho installato Spotify sul cellulare per poter avere la musica giusta per motivarmi.
Mi sentivo anche molto bene.
Peccato che il terzo giorno abbia iniziato ad avere delle vertigini mostruose durante la giornata. Mi sentivo il pavimento diventare molle sotto i piedi, sudavo freddo e mi veniva la nausea. Tipo come avere mal di mare mentre sei ubriaca, è una cosa veramente fastidiosa.

Ovviamente ho continuato la mia routine, un giorno sì e uno no, e intanto prendevo la medicina per la labirintite. Ho notato che quando mi sembrava di stare meglio, il tapis-roulant mi faceva tornare al punto di partenza, quindi ho collegato le due cose. Finalmente ieri sono riuscita ad andare dalla mia dottoressa, la quale mi ha diagnosticato un otolite, cioè un qualcosa che disturba il mio orecchio interno dove ha sede l'organo che presiede all'equilibrio. Anche lei mi ha confermato che camminare sul tapis-roulant è stata la causa scatenante, quindi dovrò lasciare perdere e dedicarmi esclusivamente alla cyclette, oltre a prendere un altro farmaco e un integratore di potassio e magnesio per un mese.

E comunque, dopo la piscina chiusa per restauri, e dopo quest'ultima disavventura, ho capito una cosa: Dio mi sta mandando un messaggio, e il messaggio è che non vuole che io faccia sport.

sabato 3 gennaio 2015

Anno nuovo

Ci risiamo, è iniziato un nuovo anno.

Per abitudine scolastica non mi viene naturale pensare a gennaio come all'inizio dell'anno, per me un nuovo anno parte da settembre (come avevo già confessato qui). Cionondimeno, mi rendo conto che in effetti è iniziato il 2015, che quindi inizierò a usare una nuova agenda, un nuovo calendario, e che purtroppo i problemi vecchi mi inseguiranno anche nel nuovo anno.
Sarebbe bellissimo se tutte le cose stressanti e negative che abbiamo lasciato al lavoro o nella vita quotidiana venissero cancellate alla fine dell'anno vecchio.
Hai una bolletta da pagare? Va beh, colpo di spugna e te la abbuoniamo, ricominci a pagare al prossimo bimestre.
Hai un amore non corrisposto? Via, alla mezzanotte del 1° gennaio te lo sarai dimenticato. E lui avrà dimenticato te, così quando vi incontrerete di nuovo, tra qualche giorno, sarà tutto nuovo, e magari diverso.
Sarebbe bellissimo e semplificherebbe la vita. Una sorta di amnesia collettiva in cui solo le cose brutte spariscono. Anche a livello di politica internazionale funzionerebbe a meraviglia.

Comunque, essendo questo il mondo reale, dove tutto è molto materiale e tangibile, e dove non esistono cose come le "amnesie collettive delle cose brutte", toccherà riprendere l'intricatissimo filo proprio lì dove lo avevamo lasciato.

Forse mi ripeto, ma non faccio mai buoni propositi per il nuovo anno, per evitarmi la brutta figura di non mantenerli. Diciamo che, essendomi messa a dieta a settembre (con risultati poco esaltanti, ma ci proviamo), con l'aiuto di un costoso specialista, ora mi sono ripromessa di iscrivermi in piscina per fare un po' di moto. Purtroppo, siccome il destino beffardo cospira contro di me, la comodissima ed economica piscina comunale vicino a casa chiuderà per restauri dal 7 gennaio fino ad agosto, quindi dopo vane ricerche di una valida ed altrettanto economica alternativa, purtroppo dovrò iscrivermi in una costosissima palestra (o meglio, come lo chiamano loro, club) vicino a casa, dotato di piscina, sauna, solarium, sala pesi, e, purtroppo, di una sorta di life coach personale che mi seguirà e mi dirà quanto e cosa fare; questo, che probabilmente è un grosso vantaggio per coloro che si iscrivono lì, a me fa già venire l'orticaria solo a pensarci. Deve essere che non sono abituata a persone che mi dicono cosa fare nemmeno in famiglia, quindi farmi dare indicazioni di vita da un estraneo che per giunta pago profumatamente mi sta già creando grossi scompensi emotivi, oltre a suscitare in me la più viva irritazione. E manco mi sono ancora iscritta...
Comunque, cercare di rimettere in sesto il mio metabolismo dormiglione è l'unico proposito che farò nel nuovo anno. Poi vedremo, se mi verranno altre balzane idee salutiste le condividerò.

Per quanto riguarda le mie speranze... Vorrei solo che le persone a cui voglio bene fossero serene e che tutte avessero gioia e risate e tranquillità. Vorrei che il mio amore avesse le soddisfazioni che merita e che tornasse a casa da me tutte le sere. Vorrei che mia sorella e  tutte le mie meravigliose amiche venissero ricompensate adeguatamente per tutto quello che fanno e in cui mettono il loro impegno, sia sul piano personale che professionale.

Per me non serve molto altro, anche perché se le persone che ami sono felici, anche tu sei felice.