giovedì 25 febbraio 2010

Maledetto Primitivo

L'altra sera siamo andati a mangiare in un posto molto carino, che si chiama Sapori Solari. Una recensione decisamente migliore e più completa della mia potete trovarla qui.

Era un modo per festeggiare in mega ritardo il compleanno dello Chef, e anche per dare il bentornato alla nostra Northern Baby viaggiatrice.

Parliamo del posto: piccolo, molto intimo, ma soprattutto sembra di stare a casa, visto che il padrone di casa ti tiene compagnia e ti spiega la storia di ogni salume o formaggio che ti porta. Ma poi, chiamarli salumi è decisamente riduttivo. Sono prodotti tipici e particolarissimi, provenienti da ogni regione d'Italia. Personalmente, il primo posto assoluto lo darei allo speck d'oca, un sapore indescrivibile e a dir poco delizioso. E tenete conto che non sono una fan dei salumi, in generale.

Comunque, la sfilata di vassoi e piatti di prelibatezze è stata accompagnata da 3 bicchieri ciascuno di Primitivo di Manduria. L'ho eletto come "Vino più pesante del mondo". Non so se ho mangiato troppo poco pane, se ho bevuto troppa poca acqua, o se ero ancora un po' debilitata dall'influenza. Sta di fatto che con quei 3 bicchieri mi sono veramente sbronzata. Nemmeno coi superalcolici. Per fortuna che la Sfinge è stato così un tesoro da portarmi a casa in motorino, perchè non sono certa che ce l'avrei fatta da sola, con i tacchi e la testa che girava vorticosamente.

Maledetto Primitivo. Ieri mi sembrava di essermi scolata due bottiglie da sola. Per fortuna non sono l'unica affetta da nonnite acuta in questi giorni, quindi non sono stata tentata da uscite con gli amici, e, complice la totale assenza di programmi vedibili in TV, mi sono fiondata a dormire alle 22.30. Oggi mi sento decisamente più in forma.

Per concludere, una precisazione: ieri non ho scritto non perchè fossi in uno stato troppo pietoso, ma perchè non funzionava l'editor di blogger.

martedì 23 febbraio 2010

Insofferenza

Sono insofferente in questi giorni. Non verso tutto, solo verso tutto quello che è contenuto nel brutto edificio prefabbricato ad un piano, situato alle soglie del nulla, tra il nulla e il nulla. Il mio ufficio, insomma.

Non è per la posizione dell'ufficio, ci mancherebbe; anche se poter andare al lavoro a piedi è certamente una gran bella cosa. Anche se avere un'ampia scelta di locali dove pranzare, nonché un'amplissima scelta di take away con consegna a domicilio, è una situazione che per me rasenta il paradiso. Ma non importa. Se l'ambiente è stimolante, e il tuo lavoro ti piace e ti dà immense soddisfazioni, non è importante doversi smazzare quei 25 km per andare in ufficio. Non è importante doversi preparare il packet lunch tutte le sante sere o rassegnarsi ad andare al solito bar.

Parliamo dell'ambiente: certe volte penso di essere morta ed essere finita all'inferno. La mia punizione è condividere l'ambiente di lavoro con delle persone (che non sono strettamente colleghe, ma i colleghi della mia stessa azienda stanno a centinaia di chilometri di distanza) che non hanno niente in comune con me. Che non si perdono una puntata di qualsivoglia reality show e che ambiscono ad andare tra il pubblico per vederli dal vivo. Che sono fan dei cantanti partoriti da amici. Che non sanno nemmeno chi sono i Led Zeppelin. Per dire.

Beh, però con l'iPod nelle orecchie si può sopportare, visto che il lavoro mi dà immense soddisfazioni: io sono una buyer. A me piace ricercare, modificare, acquistare i prodotti. 
Invece. Sto registrando ed emettendo fatture da un intero mese. Praticamente, se invece di sbattermi tanto a fare il liceo e l'università avessi fatto ragioneria, ora starei facendo il lavoro che mi piace e sarei felice e soddisfatta.

Devo mettermi a cercare un nuovo lavoro.

Lo voglio a 300 metri da casa.

domenica 21 febbraio 2010

Sogni

Salivo sul 14, ma non so perchè, invece di prenderlo in direzione Duomo, lo prendevo in senso inverso.
La città era vuota, il cielo sereno e terso, ma anzichè essere una bella giornata di sole, tutto appariva tetro e grigio.
Sul tram c'erano solamente tre o quattro persone, oltre a me; la sensazione era di stare dentro a uno di quei documentari degli anni '50 sulla Germania Est o sulla periferia di Roma in piena espansione: donne con vestiti a fiori e col cappellino, uomini in giacca e cravatta con il borsalino in testa.
Mi dicevo nella mia testa che avrei fatto meglio a scendere alla prossima fermata e tornare indietro, ma una sorta di curiosità mi tratteneva, seduta al mio posto sul sedile di legno.
Dopo un po' - molto o poco, non saprei - il tram arrivava al capolinea. Era una specie di spiazzo, ricordava il molo di un porto commerciale. Il binario in mezzo, sul fondo una cancellata grigia, ai due lati edifici bassi e tristi di cemento. Al pianterreno c'erano delle bettole. Alcuni uomini stavano in piedi vicino alla fermata, in attesa della prossima corsa. Mi avvicinavo per guardare l'orario, e scoprivo che alla corsa successiva mancavano due ore.
Nel girare lo sguardo intorno mi rendevo conto che si era fatto buio. Forse era calata la sera.
Anzi, no, lo spiazzo si era trasformato in un luogo chiuso; da lontano scorgevo una persona amica, e mi avviavo verso di lui. Mentre mi avviavo mi rendevo conto che vicino alle pareti erano comparse delle brandine, e tutti i presenti ci si sdraiavano sopra per fare un sonnellino. Io e il mio amico ci sdraiavamo sulla brandina più vicina, e a quel punto mi rendevo conto che tra il fondo della branda e il muro c'era una bambina bionda di circa 6 anni, con un vestitino rosa, boccoli d'oro fermati da un fiocco rosa e occhi azzurri da adulta. Una figura un po' inquietante. Si rivolgeva a me e mi ordinava di cercare la sua bambola.

A quel punto mi sono svegliata.

Per dirla tutta, questo sogno è il remake di un sogno che avevo già fatto qualche tempo fa. Differenze: ero a Torino; non incontravo un amico, ma un'amica; portavo la bambina bionda nell'unico posto dove qualunque bambino poteva stare al sicuro, e dove avrei sicuramente trovato il consiglio giusto su come comportarmi con lei. A casa della mia tata.

venerdì 19 febbraio 2010

Liquerizia e TV

Continuo a essere convinta dell'imminenza della primavera, ma le farfalle nello stomaco erano in effetti sintomo di un fantastico virus intestinale. Combattendo da due giorni con la nausea e nutrendomi di riso in bianco e liquerizia, mi sono resa conto del fatto che:
1. in TV il pomeriggio non c'è praticamente nulla di decente da vedere. Per fortuna esiste Rai Storia.
2. il 70% di quello che si vede in TV, dai programmi alle pubblicità, riguardano il cibo. Dalla Prova del Cuoco ai Kinder di tutte le forme, i brodi pronti, le verdure precotte, i minestroni, le offerte dei supermercati... e questa immensa varietà di cibarie bidimensionali non aiuta a combattere il forte desiderio di abbracciarmi al water.
3. La liquerizia è un dono del Signore.

Per il resto non ho molto da raccontare, anche perchè delle ultime 24 ore ne ho dormite circa una ventina. Però almeno sto sognando molto.

giovedì 18 febbraio 2010

Improvvisa primavera all'orizzonte

Stamattina mi sono lavata i capelli.
Certo, questa non è una gran notizia, è un'operazione che faccio piuttosto spesso. 
Chi mi conosce sa che i capelli rappresentano una gran parte della mia figura, sembro un misto tra la cugina sfigata di Afef e Caparezza. Ma senza il pizzetto.

Allora, dicevo, mi sono lavata i capelli, e non posso descrivere a parole quanti ne ho lasciati nella spazzola, sembrava un parrucchino... al punto che lì per lì mi sono preoccupata di diventare la cugina sfigata di Sinead O'Connor.
Razionalizzando, però, ed escludendo un caso di alopecia fulminante, la quantità di capelli che sto perdendo può voler dire solo una cosa: è iniziato il cambio di stagione.
Lo so. I meteorologi hanno già detto che fino ad aprile inoltrato possiamo scordarci il clima mite, il sole, gli uccellini che cantano eccetera eccetera.
Ma i meteorologi avevano anche detto, a settembre, che l'inverno 2009-2010 sarebbe stato da maglioncino. Da giacchetta. Inutile dire che hanno lievissimamente cannato.
E inutile dire che mi fido molto di più dei segnali che mi mandano i miei capelli che non di asettiche statistiche e formule matematiche.
Inoltre, la mia tesi di una primavera incipiente èavvalorata da un lieve chiarore che ancora si nota alle 6 di sera.
Altro segnale a sostegno: stanotte ho dormito 8 ore filate ma mi sento come se uno schiacciasassi mi fosse passato addosso per tutte le 8 ore.
Altro segnale, e questo è di gran lunga il più preoccupante: quando sta per iniziare la primavera e per tutta la durata della stessa sono inquieta e mi sento le farfalle nello stomaco. Come quando si è innamorati. Infatti di solito mi innamoro con una media di 5-6 volte al giorno; e questa non è una minaccia, solo un avvertimento.
Vi terrò aggiornati sullo stato del mio stomaco, sperando che non si tratti di una volgare influenza intestinale.

martedì 16 febbraio 2010

Odi et amo

Odio chi tratta male mia sorella, mia madre, i miei amici; odio scoprire che non ho più niente in comune con una persona; odio venire svegliata dal telefono il sabato mattina; odio le giornate di nebbia; odio quando il bucato non viene bene; odio rompere i piatti o i bicchieri; odio gli insetti, e in particolar modo gli scarafaggi; odio avere il frigo vuoto e dover andare a fare la spesa; odio dover svegliarmi la mattina presto e odio aver sempre sonno; odio non aver tempo per leggere; odio i reality di qualsiasi tipo e odio i programmi domenicali; odio non riuscire a dormire a sufficienza per poter sognare; odio venire fraintesa; odio essere di cattivo umore; odio le strette di mano mollicce; odio l'autunno perchè è lontanissimo dall'estate; odio l'inverno perchè ho sempre freddo; odio la primavera perchè mi fa innamorare; odio l'estate perchè mi sento in vacanza anche se non sono in vacanza; odio la bolgia sulle spiagge; odio essere donna perchè mi fanno vivere in uno stato di subordinazione; odio gli uomini perchè mi deludono sempre; odio il mio passato perchè è passato e non tornerà mai più; odio il mio futuro perchè mi porterà via quello che ho ora.

Amo mia sorella, mia madre, i miei amici; amo ritrovare un amico dopo anni e vedere che la nostra confidenza è rimasta la stessa; amo dormire il sabato mattina e svegliarmi col sole già alto; amo il vento; amo la mia casina milanese; amo fare le pulizie la domenica pomeriggio e sentirla profumata e pulita; amo i gatti ma non posso tenerne; amo mangiare in compagnia e amo bere in compagnia; amo far tardi la sera, anche se perdo ore di sonno; amo leggere; amo il cinema; amo i fumetti i quadri la musica; amo sognare e fare la regia dei miei sogni; amo scrivere quello che mi passa per la testa anche se c'è il rischio che non interessi a nessuno; amo chiacchierare, ma ancora di più amo ridere; amo venire abbracciata forte perchè mi comunica sicurezza e calore; amo l'autunno perchè ha colori stupendi e profuma di legna bruciata; amo l'inverno perchè c'è il mio compleanno; amo la primavera perchè mi fa innamorare; amo l'estate perchè finalmente non ho freddo; amo la sabbia calda e l'acqua fresca; amo essere donna perchè le donne sono più belle degli uomini; amo gli uomini perchè sono diversi da me, ma anche un po' uguali; amo il mio passato perchè mi ha portata fin qui; amo il futuro perchè sono certa che mi riservi delle belle sorprese.

lunedì 15 febbraio 2010

Sindrome di S. Valentino

Visto che la nefasta ricorrenza è stata giusto ieri, mi vedo costretta a parlarne.

Inoltre, leggendo qua e là mi sono imbattuta, con mio sommo stupore, in questo articolo nel quale si sostiene che 1 single su 3 soffre di "Sindrome di S. Valentino".

E' evidente che ci troviamo di fronte a una manipolazione della notizia ad opera di qualche accoppiato buontempone.

Mi sono informata, e la Sindrome di S. Valentino in realtà è un insieme di sintomi comportamentali ed affettivi che colpiscono le persone all'interno di una relazione. I soggetti vengono colpiti da uno stato di attaccamento morboso verso il partner nei giorni o, nei casi più gravi, nelle settimane immediatamente precedenti e successivi al 14 Febbraio; presentano difficoltà di concentrazione con diminuzione dell'efficienza; disturbi del sonno; modificazioni del comportamento con manifestazioni di euforia; all'esame oggettivo si può notare la trasformazione della forma delle pupille, da tonda a cuoriforme; inoltre la ricerca spasmodica di un regalo adatto e di un locale dove poter cenare senza dover ipotecare la casa o vendere un rene può causare stress, affaticamento, disturbi di memoria ("Ma perchè sto facendo tutto questo?"; "Ma le avevo già regalato l'anno scorso il cuscino a forma di cuore?", eccetera), tendenze depressive con irritabilità e suscettibilità ("Con questo completino invece di essere sexy sembro un insaccato!").

In alcuni casi si assiste all'inebetimento del paziente, il quale l'anno precedente, da single, proclamava a gran voce di ritenere la festa in questione:

A. una sciocchezza, perchè l'amore vero andrebbe festeggiato ogni giorno dell'anno;
B. un metodo per far soldi escogitato dalle perfide multinazionali del cioccolato, dei fiori e dei biglietti di auguri.
Proprio questi pazienti sono tra i più a rischio, e, se colpiti, solitamente esauriscono il tetto massimo di spesa della carta di credito.

Molti sintomi sono simili a quelli di altre sindromi, quali la sindrome da trauma cranico o la sndrome da demenza pugilistica; la differenza fondamentale sta nella durata limitata nel tempo della sindrome di S. Valentino.

D'altro canto "semel in anno licet insanire".

sabato 13 febbraio 2010

We'll see

- There's a little boy and on his 14th birthday he gets a horse... and everybody in the village says, "How wonderful. The boy got a horse". And the Zen master says, "We'll see". Two years later, the boy falls off the horse, breaks his leg, and everyone in the village says, "How terrible". And the Zen master says, "We'll see". Then, a war breaks out and all the young men have to go off and fight... except the boy can't cause his legs all messed up. And everybody in the village says, "How wonderful."
- Now the Zen master says, "We'll see."
(Charlie Wilson's War, 2007) 

venerdì 12 febbraio 2010

FFW - Fast Forward

Due settimane un po' convulse.
Dopo il tamponamento mi sarei dovuta riposare, prenderla con calma, e invece sono uscita ogni singola sera, nessuna esclusa.

Ora so esattamente come si sente la carne tritata. Mi sento così, masticata.

Però grandi, grandissime soddisfazioni, soprattutto l'altra sera.

Dopo un vernissage (ebbene sì, non è mia abitudine, ma sono andata a un vernissage) dove esponeva un mio amico, i cui quadri sono peraltro molto molto belli*, e dopo un aperitivo con il pittore suddetto e altri amici, sono andata a casa della Sfinge. Lo Chef ci ha abbandonati per qualche giorno, il traditore, ma il suo posto è stato prontamente occupato dal Sarto. Al mio arrivo i due erano già al secondo cocktail, un'agghiacciante mistura di Campari e gin. 
Dopo qualche indecisione ci siamo diretti, a bordo del mio potente mezzo, verso il Gattopardo, dove ho avuto modo di compiere interessatissimi studi di antropologia sociale che nemmeno Margaret Meade in mezzo ai Samoani.
Naturalmente, ai fini dei miei studi, essere sola con due uomini con un passato da vitelloni riminesi è stato un fattore determinante, così come è stata determinante la provvidenziale presenza, nei pressi del bancone, di un gruppetto di ragazze sui 23 anni. Vestite in modo inguardabile, e lo dico per le donne che leggono. 
Il gruppetto era composto dagli archetipi tipici: quella carina e un po' meglio vestita rispetto alle altre; quella che sarebbe stata carina se non si fosse conciata da battona (terribili scarpe con la zeppa di velluto violaceo, con tanto di cinturino alla caviglia; fuseaux lucidi indossati con top troppo corto e troppo attillato; trucco decisamente troppo marcato); quella che è uscita ieri dall'oratorio e si compra le scarpe in cooperativa con sua mamma; infine, personaggio immancabile in qualunque gruppetto di ragazze, la zitella (non perchè non abbia un uomo, ma perchè è zitella dentro, nell'animo).
L'abbordaggio è evidentemente una tecnica consolidata della squadra riminese. Sfinge, già in stato alquanto confusionale, viene spinto dal Sarto in mezzo al gruppetto di ragazze (o addosso a quella carina, non sono riuscita a vedere bene), e lui con una faccia di bronzo degna di menzione tra una scusa e l'altra ne approfitta per socializzare. Ovviamente lì sta a lui giocare bene le proprie carte. Ogni tanto il Sarto mi lascia all'osservazione pura, privandomi delle sue spiegazioni illuminanti, per andare a dare man forte all'amico. Che a tratti mostra una certa indecisione tra Carina e Sarebbe-carina-se.
Meravigliose le reazioni delle altre due: Oratorio si ritrae circospetta ogni volta che uno dei due le rivolge la parola, come se di fronte a sè avesse un cobra pronto a colpire; Zitella guarda tutta  la scena con aria di profonda disapprovazione e fortissimo sospetto, e risponde NO a qualunque offerta, dal chewing-gum a un drink.
La tecnica, per quanto consolidata, da quanto ho capito non dà sempre i frutti sperati; però devo ammettere che a un certo punto ho temuto di dover dare un passaggio a Carina e Sarebbe-carina-se. E va bene l'osservazione, ma non avrei voluto osservare troppo da vicino. 
Oltre alla parte per così dire sperimentale, il Sarto mi ha anche illuminata sulla sociologia da locale notturno e il relativo universo di tardone e ragazzine. 
Così ho potuto scoprire che: 
1. conviene puntare la più carina del gruppo perchè di solito con quella più carina non ci prova nessuno
2. le tardone rimorchiano sicuro perchè si sa che ci stanno

Ciò che non ho scoperto, e che sarà mia cura indagare alla prima occasione valida, è se la tardonaggine è data dall'età anagrafica (e, se sì, a che età inizia) o dall'aspetto esteriore (rughe, abbigliamento, eccetera). Perchè nel secondo caso io sto a cavallo. Sono tutti giovanili nella mia famiglia, nessuno dei miei genitori ha mai dimostrato la propria età. 
E la genetica non è un'opinione, no? 

*I quadri molto belli del mio amico si trovano alla Galleria di Arte Contemporanea Zamenhof - Via Zamenhof 11, Milano. 

giovedì 11 febbraio 2010

Sembri incinta

Le colleghe.
Le colleghe possono trasformare una giornata buona in una abbastanza schifosa; e una abbastanza schifosa in una giornata veramente di m***a.
Le mie colleghe in generale parlano tutto il santo giorno. Non solo di lavoro.
Una collega in particolare non parla quasi mai di lavoro, e ogni volta perde un'ottima occasione per tacere.

Oggi. Indosso una maglia bianca che tende a salire e scoprire la pancia e un golf con la cinturina sotto al seno.
"Effe, sembri incinta!"
Mio sguardo interrogativo
"No, non intendo che sei grassa, è per la maglia"
"Eh, in effetti questa maglia sale e mi scopre la pancia"
"No, dicevo per il golf... la cintura a vita alta... Comunque magari è di buon augurio!"

"Ma di buon augurio per chi? Tiè!" (frase accompagnata da corna in direzione della collega)

Sarei una madre single con uno stipendio basso, una casa troppo piccola, un affitto troppo alto. Riesco a malapena a mantenere me stessa e la mia auto, che tipo di esistenza potrei offrire a un eventuale pargolo?
E poi: chi me lo guarderebbe, di grazia, mentre sono al lavoro? No, perchè fanno presto a dire "fate più figli", ma poi le aziende non ti danno nemmeno uno straccio di part time, tu figurati se ti consentono il telelavoro o organizzano un nido in azienda.
Infine, posso serenamente escludere di essere incinta. Tutto il palazzo della Sfinge sa perchè (un sentito ringraziamento al Sarto).


Tra parentesi... Oggi compleanno dello Chef e anche del Sarto. 



Tanti tanti tanti auguri per i vostri... 64 anni. :)
 

mercoledì 10 febbraio 2010

Reception/3

(Segue da qui e qui).

Il diavolo si interruppe, sovrappensiero.

- Ecco, sì, lei mi mette in difficoltà. Ha tutta la collezione dei vizi capitali, - disse, picchiettando con la nocca sul monitor - non ne ha tralasciato nemmeno uno, ma durante la sua vita mortale non si è distinto in nessuno in particolare.  Non si monti la testa, non pensi di essere "speciale". Devo anzi ammettere che ultimamente la maggior parte di quelli che passano di qua hanno le sue stesse caratteristiche. Proprio vero che di questi tempi ci sono solo persone mediocri, e dire che durante la mia lunga carriera ho visto dei veri giganti. Sia nel bene che nel male, mi creda. Era bello, allora, fare il mio lavoro, era stimolante. Provi lei a inventare delle tentazioni che facciano vacillare un santo! O immagini che soddisfazione portare un'anima nera in pozzi sempre più profondi di malvagità. Eh, sì, bei tempi...

Mentre il diavolo parlava con aria sognante, un barlume di speranza illuminò il viso di Crinsom, per un istante.

- Scusi se mi permetto... ma quindi, se non sa dove mettermi... magari sanno dove mettermi al "piano di sopra", come lo chiama lei. Oppure... magari potreste rimandarmi sulla Terra, alla mia vita.

Il diavolo ebbe un lampo malvagio negli occhi e sogghignò, una smorfia che fece rabbrividire l'uomo.

- Ah! E dopo aver consumato la sua vita in una banale cattiveria senza infamia e senza lode, facendo del male gratuito a chiunque le capitasse a tiro, facendo il bullo con i più deboli per poi strisciare ai piedi dei potenti come un lombrico, vorrebbe anche una seconda possibilità? La vostra specie mi diverte sempre moltissimo. - rise, poi si fece mortalmente serio - Mi spiace, ma non se ne parla.
Quanto all'andare al piano di sopra... come le ho detto non possono accettarla, non rientra nei loro standard. Quindi, se mi perdona l'espressione, lei è una rogna che devo risolvere da solo.
Temo che dovremo ricorrere alla bilancia. Sì, dovrò pesare ogni singolo peccato e vedere quale pesa di più, in modo da poterla mettere nel girone giusto. Prego, mi segua.

Si avviarono in un ampio corridoio; l'aria era sempre più calda e pesante, e sentiva una sorta di pulviscolo sottile attaccarglisi alla pelle sudata del viso, penetrargli negli occhi e nel naso; le luci erano fioche e faticava a tenere dietro alla sua guida, che si muoveva senza sforzo, veloce e silenziosa davanti a lui. Arrancava nel timore di perdersi e rimanere abbandonato in quella specie di limbo, anche se nel contempo non era sicuro di voler giungere a destinazione. Iniziava a rendersi conto veramente della propria situazione, a capire che sarebbe rimasto in quel luogo inospitale per tutta l'eternità, che aveva sprecato la sua vita. Iniziò a piangere silenziosamente, sentì le lacrime mischiarsi al sudore. Con la vista appannata vide che la sua guida aveva rallentato e si era fermato davanti a una porta.  
L'ultima cosa che vide fu la mano guantata del diavolo alzata per bussare sul battente, poi una luce potente lo avvolse.
La luce passò da un oro intenso al bianco, un candore che faceva male agli occhi e lo costrinse a serrare le palpebre. 
Quando le riaprì si trovò nella sua stanza. Vide la sagoma familiare della moglie addormentata al suo fianco. Sentì le gote ancora bagnate dalle lacrime. 
Aveva avuto una seconda possibilità. Poteva redimersi! 
Per un momento si sentì un uomo nuovo, migliore. Cercò di ricordare una delle preghiere che gli aveva insegnato sua madre, ma non riusciva ad andare oltre alla prima frase.

Tanto durò il suo stato di grazia.

"Era un sogno. Solo un fottutissimo incubo".



mercoledì 3 febbraio 2010

Principi Azzurri

AVVISO AI LETTORI: questo è un post marcatamente femminista, che potrebbe urtare la sensibilità di alcuni maschi vecchio stampo.

C'era un dialogo in "Singles" che diceva:
- Well, when I first moved out here from Tucson... I wanted a guy with... looks, security, caring.           
Someone with their own place.
Someone who said "bless you" or "gesundheit" when I sneezed.
Someone who liked the same things as me, but not exactly.
And someone who loves me.
-Tall order.
-Yeah, I scaled it down a little.
- What is it now?
- Someone who says "gesundheit", although I prefer "bless you."

Che, tradotto, suona più o meno (traduzione molto libera):
- Quando sono arrivata qui da Tucson... volevo un ragazzo con... un bell'aspetto, sicurezza e pieno di attenzioni.
Qualcuno con una casa propria.
Qualcuno che mi dicesse "salute" quando starnutivo.
Qualcuno a cui piacessero le stesse cose che piacciono a me, ma non esattamente le stesse.
E che mi amasse.
- Troppe aspettative.
- Sì, infatti l'ho un po' ridimensionata.
- Com'è ora?
- Qualcuno che mi dica "salute" quando starnutisco

Mi domando: arrivati all'età adulta si tende a ridimensionare le proprie aspettative o si diventa invece più esigenti?  O semplicemente si dà peso ad aspetti diversi rispetto a prima?
Personalmente la mia lista si è molto allungata, prima mi bastava uno che avesse una conversazione brillante e che leggesse e che amasse il cinema.
Ora si sono aggiunte una serie di altre richieste, alcune di carattere eminentemente materialistico (che sia ambizioso e guadagni/sia sul punto di guadagnare un sacco di soldi), altre di carattere quotidiano (che non usi il mio asciugamano, che sappia stare composto a tavola), altre di carattere intellettuale (che abbia molti interessi e sia una persona brillante, con cui non mi possa annoiare), e, last but not least quelle ovvie di carattere sentimentale (che mi ami, che mi sostenga, che mi stimi, ecc. ecc.). Questo riguarda l'uomo ideale, ovviamente.

L'ideale difficilmente si trova in natura. Quindi i casi sono due. O restare sola, o, nell'improbabile ipotesi che mi venga una voglia incontrollabile di metter su famiglia, rinunciare al 90% delle mie aspettative.

Tanto per diminuire ulteriormente la mia fiducia nella possibilità di trovare l'uomo quasi perfetto (per me, naturalmente), sono intervenute:

1. una lunga conversazione notturna con la Sfinge, lo Chef e la Northern Baby sul perchè le coppie non reggono e la famiglia contemporanea si sfascia; risultato, sembra che la colpa sia di noi donne che abbiamo deciso (quale ardire!!) di uscire dalla caverna e andare a lavorare. Il che, beninteso, potrebbe anche essere, ma sarebbe carino che invece di recriminare e di cercare di farci tornare nella grotta, il maschio della razza umana entrasse nell'ottica di adattarsi a una nuova situazione.
Per dindirindina, avete imparato a stare su 2 zampe, a fare il fuoco, avete inventato la ruota, le armi da fuoco, i computer, possibile che in 30 anni ancora non sappiate come rapportarvi con le donne emancipate?

2. La mia amica CC che mi ha suggerito di scrivere della volubilità maschile, del maschio in quanto brutta copia della donna, dell'uomo in quanto quasi inutile, e, la mia preferita, dell'uomo in quanto anello di congiunzione tra la scimmia e la donna.
Potrei, ma onestamente non me la sento. 
In fondo anche loro sono creature del Signore.

In tutto questo io non perdo l'ottimismo.
Ringrazio tra l'altro la coppia di amici che mi ha tenuto compagnia sabato sera e che, oltre a cenare con me in un posto molto carino, mi ha fatto ricordare perchè sono felice di essere single.

lunedì 1 febbraio 2010

Coach? I don't think we survived that crash.

First day back to work... I don't think I survived either... Actually, I think I died and I went directly to hell. A hell made of thousands of invoices. :)

By the way: title and picture are from Tim Burton's Beetle Juice, one of the funniest movies ever.
The complete quote is:
Very Dumb Football Player: [the football players have re-entered Juno's office] Coach?
Juno: What?
Very Dumb Football Player: [looking disturbed] I don't think we survived that crash.
Juno: [sarcastically] How did you guess?

You can see the whole scene here at minute 4:20.