domenica 21 dicembre 2014

Più uno

Immagine presa online dal sito del Telegraph
http://www.telegraph.co.uk/
La scorsa settimana è stato il mio compleanno.
Ho sempre amato il mio compleanno perché non vedevo l'ora di crescere, di prendere la patente, di avere una casa mia, di vivere libera come l'aria, e diventare una persona importante, perché dal mio punto di vista di piccola megalomane tutti gli adulti erano persone importanti.
Poi ovviamente mi piacevano la torta, i regali, gli amici sorridenti che mi festeggiavano.
Ora che sono ufficialmente più vicina ai 40 che ai 30, posso dire che sono cresciuta, ho preso la patente, ho una casa mia, ma anche che non sarò mai in grado di fare le grandi cose che avevo pensato da piccola nel tempo che mi rimane, e che è meglio ammetterlo pubblicamente ora, prima di ritrovarmi triste e disillusa fra altri 30 anni.

Il mio nome non finirà mai sui libri di storia.
Non avrò mai il tempo e le capacità di scrivere dei libri osannati dalla critica e campioni di incassi.
Non riuscirò a cambiare l'Italia, e probabilmente nemmeno casa di mia mamma.

Naturalmente continuo ad apprezzare la torta, rigorosamente e da almeno 30 anni la tartufata di Zoccola, gli amici che sono sempre carini e mi festeggiano al meglio delle nostre possibilità di migranti, e, naturalmente, i regali.

Ma siccome siamo quasi a fine anno, e io in fondo sono ancora una piccola megalomane, invece di fare la lista dei buoni propositi annuali, ecco qui il mio piano trentennale.
Prometto che, quando e se avrò un bambino, e quando e se organizzerò di incontrarmi con altre neo-mamme per un rapido pranzo, non lo farò nello stesso orario in cui vanno a pranzo gli impiegati. Perché io in pausa pranzo potrò andarci un po' prima, o un po' dopo, e, senza disturbare chi ha solo quell'oretta di pausa, potrò occupare  metà abbondante del bar con un esercito di carrozzine e una decina di neonati che, giustamente e per loro stessa natura, piangono. E secondo me si sfidano a chi piange più forte e disperatamente.
E se sarò madre, non passerò il tempo a raccontare quanto sia straordinario il mio erede, e che voti meravigliosi prende a scuola, e quante soddisfazioni mi dà.
E non andrò a menare i professori quando giustamente lo puniranno.
E quando e se andrò in pensione, non uscirò mai di casa prima delle 10 del mattino, né a piedi né in auto, in modo da non intralciare i poveretti che mi stanno mantenendo e che sono in ritardo.


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