mercoledì 12 gennaio 2011

Stupirsi delle piccole cose

http://cinema-tv.corriere.it/film/in-good-company/03_55_62.shtml
Ieri sera il palinsesto era, come spesso accade, vergognosamente misero, ma sono queste le serate che mi fanno apprezzare il passaggio al digitale terrestre. Pur nella desolazione generalizzata, alla fine qualcosa da vedere in tv si trova.
Su Rai Movie hanno dato un film, "In Good Company", che in realtà avevano già passato in prima tv non più di due settimane fa, ma che non avevo visto. In realtà l'ho visto solo perché Dennis Quaid mi è sempre piaciuto e perchè non c'era obiettivamente niente di meglio.
Ragazzi. Premesso che non credo che passerà alla storia come caposaldo della filmografia degli anni 2000, e che buona parte dell'impressione positiva potrebbe essere dovuta alla totale assenza di aspettative, devo però ammettere di essere stupita: i dialoghi erano piuttosto simpatici, e pur nella semplicità della trama mi è piaciuto che il finale non fosse scontato, che abbia frustrato le mie aspettative da saputella.
La storia è, a grandi linee: la rivista in cui Dan/Dennis Quaid lavora come direttore commerciale viene assorbita da un colosso multinazionale delle comunicazioni. Il mio amato Dennis si ritrova retrocesso nella scala gerarchica e gli mettono come capo tale Carter/Topher Grace (uno sfigato vicino al quale Tobey Maguire potrebbe sembrare un novello Mickey Rourke), un tizio con la metà dei suoi anni e zero esperienza. Questo poverino viene costretto dalla dirigenza a tagli al personale, il che ovviamente non lo aiuta a diventare l'idolo dei sottoposti alla rivista; viene piantato dalla moglie dopo soli 7 mesi di matrimonio, e soprattutto pensa bene di incasinarsi ulteriormente la vita innamorandosi di Alex/Scarlett Johansson, la figlia di Dan/Dennis.
Frattanto Dan/Dennis accende un secondo mutuo per potersi permettere di far sfornare alla moglie  il terzo inatteso figlio e di mandare Alex/Scarlett alla prestigiosa NY University, e in definitiva si adatta a qualche compromesso pur di non lasciare la famiglia in mezzo a una strada, come farebbe ogni buon padre; però quando scopre che il suo giovane boss ha pure una tresca con la sua l'ingrata figlia Alex, riacquista una certa dignità prendendolo a pugni. Il boss protesta di amarla, al che lei si comporta da vero uomo e lo molla perché non vuole impegnarsi (wow! Femminismo alla riscossa?). In tutto ciò, c'è pure in programma una riunione col proprietario della multinazionale, il capo dei capi, riunione durante la quale Dan pone una serie di domande scomode, tipo "se siamo una grande famiglia perché hai fatto licenziare la metà dei collaboratori per avere facili guadagni?". Per farla breve, rischia di perdere il posto, ma grazie alla sua esperienza di venditore, alla conoscenza dell'animo umano, e alla collaborazione di Carter riesce a chiudere un grosso affare e a salvare entrambi dal licenziamento. Tutto per poi scoprire che la multinazionale ha rivenduto la rivista e che mentre Carter viene mandato via, lui riottiene il suo posto di direttore vendite.
A questo punto onestamente da un tale polpettone di buoni sentimenti, famiglie perfette, e "anche gli stronzi hanno un'anima", mi aspettavo che Dan riassumesse Carter come suo braccio destro. E infatti Dan ci prova, propone a Carter di tornare a lavorare con lui ma con i ruoli invertiti. E Carter lo ringrazia per aver trovato il tempo di insegnargli alcune cose del mestiere, gli comunica i sensi della sua stima, ma rifiuta l'offerta.
Primo colpo di scena: il giovane rampante fa un passo indietro. Dopo un commosso saluto tra i due, una scena un po' tipo "tu per me sei il padre/figlio maschio che non ho mai avuto", ma senza parole, grazie a una felice illuminazione degli sceneggiatori, Carter se ne va; e arrivato a pian terreno chi incontra? Già, incontra Alex che sta andando a trovare il babbo. Qui c'è uno scambio di battute un po' imbarazzato tra i due, ma si sente che c'è affetto e che sono veramente contenti di essersi rivisti. Di nuovo, a questo punto uno si aspetta che lui prenda un altro ascensore per inseguirla, o che si faccia 47 piani di scale a piedi pur di dirle che l'ama ancora e che non era un sentimento passeggero. Invece no.
Secondo colpo di scena: lei sale, lui se ne va. Se ne va a Los Angeles e nell'ultima scena fa jogging sulla spiaggia mentre parla al telefono con Dan che gli ha appena dato la notizia della nascita della terza figlia femmina.
E tutto questo per dire che un film si regge almeno al 50% sul finale.
Spiaggia, tramonto, lui che corre da sfigato quale è e si allontana sempre di più.
Fine.
Titoli di coda.
Bellissimo.


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