martedì 8 maggio 2012

Sento una forza dentro che neanch'io so come*


A me la tecnologia piace.
Già la foto qui sopra dovrebbe farvi capire che sono un po' nerd dentro di me.
Mi piacciono i computer, gli smartphone, la playstation, il nintendo ds, le fotocamere digitali, i satelliti, in generale la corrente elettrica e buona parte di ciò che essa alimenta; attenzione, non sono un'esperta, sono un'utente media, ma in ogni caso sono strumenti che mi piacciono, mi affascinano, e che se fossi meno pigra forse potrei anche imparare a usare meglio. La ragione è che credo la tecnologia abbia come scopo principale quello di  facilitare la mia vita, anche solo aiutandomi a ricordare il nome di quell'attore che "ce l'ho sulla punta della lingua ma morire se mi viene in mente".

Ciò premesso, periodicamente mi capita di avere una serie di problemi con qualunque apparato che funzioni a elettricità: quanlunque oggetto elettronico io tocchi mi va in tilt e io passo uno o due giorni a impazzire.

Domenica sera è iniziato tutto.
Stavo andando a lavarmi prima di andare a dormire, ho premuto l'interruttore della luce del bagno e paff. Lampo e poi oscurità.  Per fortuna le luci dello specchio non mi hanno abbandonata nel momento del bisogno, e grazie a loro, all'alba delle 23.30, ho preso la scala recitando tra i denti un mantra di parolacce, mi sono inerpicata alla folle altezza di circa 150 cm (altezza per me già vertiginosa), e facendomi coraggio e allungandomi il più possibile ho smontato la plafoniera di vetro più pesante e complicata della storia delle plafoniere. Mi ha stupito l'esserci riuscita, visto che l'ultima volta ho dovuto aspettare di ricevere la visita di un uomo servizievole per riuscire a rivedere la luce. Dopo un anno. Potenza dell'incazzatura che mi ha dato l'abilità, forse.
Comunque, lampadina morta, e manco a dirlo nessun tipo di scorta in casa.

Quando il lunedì di merda inizia la domenica notte, è facilmente intuibile che ci si debba aspettare qualche altro scherzetto. Ma io sono ottimista, e a parte dover organizzare una gita fuori programma all'Esselunga per comprare la nuova lampadina, ero tranquilla.
Non avrei dovuto.

Alle ore 13.30 ho scoperto che la macchinetta del caffé non funzionava. Altre parolacce a mezza voce, e il dubbio di riuscire a superare il pomeriggio senza addormentarmi.
Alle ore 13.45 una collega è riuscita a farla ripartire, e tutta contenta sono andata a prendermi l'agognato caffè; in quel preciso momento, sul mio pc acceso, si è aperta una pagina del browser senza pulsanti di chiusura che mi informava che dal mio IP (debitamente riportato, peccato che non fosse affatto il mio IP e fosse localizzato a Genova) era stato registrato un traffico di materiale pedopornografico (???) e che ciò aveva spinto la Polizia Postale e il Ministero degli Interni a bloccarmi il computer. Come fare per sbloccarlo? Andare in una qualunque ricevitoria lotto e pagare 100 euro con un qualche sistema che non ricordo, trascrivere il numero di ricevuta nell'apposito spazio e dare l'invio. Certo.
Perché se la Polizia Postale scopre un traffico di materiale pedopornografico sul mio pc invece di arrivare a sirene spiegate e sequestrarmi tutto e buttarmi in galera, mi fa una multa di 100 euro e mi saluta con una pacca sulla spalla? Ma secondo te io sono così idiota da crederci?
Sta di fatto che questo maledetto troiano non mi permetteva nemmeno di aprire il task manager, quindi ho rinunciato al fai da te e ho chiamato con tono piagnucoloso e supplichevole il prode IT aziendale. Lui è riuscito a risolvere la situazione. Ovviamente poi tra scansioni antivirus e antimalware approfondite e della durata approssimativa di 2 ore ciascuna, non ho più combinato una beata cippa, ma almeno si è sistemato tutto.

Mentre gli antivirus lavoravano al benessere del pc, la mia unica connessione col mondo e soprattutto con la mia collega spagnola che avrebbe dovuto fare anche parte del mio lavoro era rappresentato da Whatsapp. Ecco, io non so se ho lanciato una scarica elettrica dalla punta delle dita come l'imperatore Palpatine, ma mentre le scrivevo mi si è improvvisamente sminchiata la schermata. Ho provato a controllare le impostazioni, ho provato ad aprire tutti i menù disponibili, ma niente. Ho incrociato le dita e ho riavviato anche il telefono, e per fortuna ha funzionato.

Pensate che sia finita?
Dopo la gita fuori programma all'Esselunga, dopo la consueta dose di traffico e ingorghi e rincoglioniti che rallentano quando il semaforo è verde e riescono a farti prendere il rosso, dopo tutto ciò sono finalmente approdata alla mia amata casetta.
Per prima cosa ho cambiato la lampadina. Non ho rimontato la plafoniera in vetro e penso che non lo farò mai (la imboscherò insieme a quella della cucina e tanti saluti).
Poi finalmente mi sono spiaggiata sul divano e acceso la tv.
Il costosissimo decoder Tivùsat ha dato qualche cenno di vita, poi più nulla. Rai 1: schermo nero. "Questo canale non viene più trasmesso". Rai 2: idem. Per farla breve: tutti così, anche Al Jazeera e CCTV4. Schermo nero e scritta bianca. Ora so cosa proverò il giorno dell'Apocalisse: "questo pianeta non viene più trasmesso".
Colta da raptus, pronta a chiamare il numero verde Tivùsat e coprirli di insulti e denunciarli al Codacons per truffa, ho resistito alla tentazione di frullare tutto giù dalla finestra, e mi sono limitata a staccare cavi prese e alimentazione e mi sono messa a cucinare.
Non so in che modo ciò abbia influito, ma ha funzionato. Quando mentre mangiavo il mio pollo grigliato e pomodori in insalata ho riacceso, è andato, i canali c'erano tutti e si vedevano.

Ora speriamo solo che il potere delle mie mani se ne stia buono per un altro annetto.


*Questa è una citazione trash degli anni '90 dalla mitica Famoso Jole, già citata anche dagli Elii. Purtroppo il video su youtube è introvabile. Infanzia perduta.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

finirai cosi...

http://www.youtube.com/watch?v=Jx233WXICpA&feature=relmfu

big

Effe ha detto...

Sai bene che non potrei mai avere il cuore di triturare un oggetto così meraviglioso! o_O