mercoledì 1 dicembre 2010

Una vita da mediano

una vita da mediano / che natura non ti ha dato /né lo spunto della punta / né del 10 che peccato...


Lunedì, con una propositività derivata dal riposo del fine settimana, ho deciso che da troppo tempo sono cadute in disuso le cene del martedì, così ho invitato qualche amico a casa mia.
All'appello hanno aderito: la Piratessa, prima istitutrice delle cene periodiche, l'Amazzone, e naturalmente Sfinge, nostro bersaglio e sollazzo prediletto (da ora ribattezzato: lo Zio Sfinge).

Il lunedì sera come una novella Biancaneve mi sono messa a preparare una fantastica crostata di mele.
Il martedì il piano era di preparare un primo e un secondo tornando dal lavoro. Non avevo considerato la dannatissima fatturazione.
Ho passato tutta la giornata sommersa da fogli volanti, fatture, bolle di trasporto, mille impicci e ritardi, e ad ogni ora mi sentivo sempre più propensa a mettere le mani addosso a qualcuno, mentre i miei capelli assumevano posizione eretta facendomi somigliare a Medusa.
Ho saltato la pausa pranzo, lavorato ininterrottamente, eppure sono riuscita a finire tutto solo all'alba delle 19.45.
A quel punto ho sperato vivamente che qualche stuzzichino e una portata principale più la torta fossero sufficienti a sfamarci, perché non sarei riuscita a fare altro.
La prima a presentarsi è stata l'Amazzone, con bottiglia di vino e paté di pomodori secchi direttamente dall'assolata terra di Puglia. Intanto che preparav lo spezzatino ci siamo fatte quattro chiacchiere, mi ha aiutato a preparare, e ha dimostrato che la mia cucina è a una piazza tentando, fortunatamente senza successo, di spaccarsi la testa contro un pensile. Nel frattempo è arrivata anche la Piratessa, con sacco di patatine (casualmente le mie preferite) e altra bottiglia di vino. A quel punto, la tavola era apparecchiata, la cena si stava cuocendo, quindi abbiamo iniziato le libagioni con vino crostini e patatine.
Lo Zio Sfinge è arrivato ultimo, come ogni guest star che si rispetti, con la terza bottiglia di vino al seguito, e mi ha subito stroncata dicendomi che odia la cannella. Indovinate con cosa ho aromatizzato le mele della crostata?
Non si può dire certo che abbiamo stramangiato, ma non abbiamo patito la fame.
Soprattutto non abbiamo patito la sete, e il mio umore migliorava col decrescere del livello nelle bottiglie. All'apertura della seconda bottiglia eravamo già pronti a partire coi discorsi filosofici.
Quelli che io ho, con minore fantasia e traviata da anni di documentari naturalistici, chiamato maschi alfa e beta, l'Amazzone, con geniale metafora calcistica, li ha ribattezzati attaccanti e mediani. Ancora più precisa, tra gli attaccanti ci sono gli aspiranti capitani, che però non ne hanno la stoffa, i capitani nati, egli attaccanti puri che si divertono a correre in avanti.
La categoria dei mediani invece comprende il mediano contento del proprio ruolo e il mediano insoddisfatto, che vorrebbe essere nato attaccante ma purtroppo ci ha il piede a banana. Quest'ultimo tipo ovviamente non può vivere felice e tende a sentirsi messo in ombra dal resto della squadra, non accettando il fatto che in ogni gruppo ci sono ruoli diversi, che non possono essere tutti Maradona e che il ruolo di spalla è altrettanto fondamentale.

Alla fine, qualunque sia il ruolo, quello che conta è non farsi prendere a pallonate.

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