lunedì 20 febbraio 2012

L'arte di farcire le uova

Il motto del mio augusto genitore è "non fare oggi quello che puoi fare domani, e se domani trovi qualcuno che lo faccia al posto tuo, fallo fare a lui".
Immaginate quindi l'aria esterrefatta con cui Coscienza ed io ci siamo guardate quando, nel bel mezzo della siesta postprandiale, il suddetto augusto genitore ha aperto un occhio e ha mormorato: "Bambine (sì, ci chiama ancora bambine a 30 anni suonati), vi va bene se domani vi preparo (N.B. la prima persona singolare) le uova ripiene?".
La risposta è stato un sì, anche se pronunciato con un tono sommesso causato dalla mia incredulità e dalla convinzione di mia sorella di aver capito male.
Premetto ad onor del vero che mio padre sa cucinare forse 3 cose in vita sua, una delle quali è appunto "le uova ripiene". Trattasi nella fattispecie di uova sode divise a metà, il cui rosso viene frullato con tonno, maionese, capperi a chi piace ed eventualmente un filo d'olio. La deliziosa cremina viene quindi rimessa nel mezzo uovo, e quella che avanza sta benissimo spalmata sul pane toscano tostato.
Purtroppo mio padre riesce a preparare tale ricetta in questo modo semplice e lineare, da solo e senza aiuti, solamente se proprio non c'è nessun altro essere umano da usare come sguattero nel raggio di un paio di chilometri; invece ieri la ricetta completa è stata la seguente.

Prima di tutto è necessaria una mamma che prepari la materia prima, cioè che metta le uova a rassodare. Con le raccomandazioni, per giunta: "Mi raccomando la cottura". "Quante ne metto?". Seguono 10-15 minuti di calcoli astrusi e comprensibili solo a lui medesimo, e tuttora mi sfugge il totale di uova fatte. Ciò fatto, si può riporre la mamma in camera sua in modo che non le vengano istinti omicidi nell'assistere al resto della preparazione.
Una volta rassodate e raffreddate le uova, occorre la bassa manovalanza (cioè io e mia sorella, Camilla il cane si è salvata solo perché non è dotata di pollice opponibile), strumento essenziale per sbucciare le uova senza che si disfino. E per avere qualcuno con cui prendersela nel caso in cui si disfino.
Durante questa operazione, è assolutamente necessario distrarre i collaboratori cercando di estrarre il frullatore dall'angolo della cucina in cui è relegato, possibilmente maledicendo a mezzavoce le varie cose che ingombrano il passaggio, travolgendone la maggior parte con gomiti e spine elettriche pendenti, causando l'interruzione della sbucciatura e la corsa della sottoscritta al salvataggio di vari vasetti, zuccheriere, tazzine e altre inutili suppellettili.
Segue quindi l'operazione che solo un grande chef può portare a compimento. Dopo esser stato fornito dalla bassa manovalanza di un piatto o altro contenitore, di cucchiaini, coltelli, uova sode e sbucciate, il babbo-chef deve compiere il fatidico taglio delle uova, esattamente a metà, e deve rimuoverne il rosso.

A questo punto personalmente mi sono nascosta insieme a mia madre e ho lasciato Coscienza a controllare che lo chef non facesse troppi danni. Sono stata poi richiamata col ruolo di assaggiatrice, e ho assistito al montaggio dell'uovo finito. Mio padre ha una manualità che susciterebbe l'ilarità di un orango, quindi è stato un sollazzo vedere con quale piglio concentrato versava la salsa nelle uova, armato solo di cucchiaino.
Forse Napoleone mentre decideva la strategia a Marengo poteva avere la stessa espressione.
O gli ingegneri della NASA mentre montavano il primo LEM.

1 commento:

the muffin woman pat ha detto...

la cosa bella è che io immagino perfettamente il tono e la voce con cui vi ha chiamate"bambine"
e soprattutto i lanci di sguardi tra te e coscienza:)))