lunedì 19 marzo 2012

Toto, I don't think we are in Italy anymore

Era mia intenzione scrivere della primavera.


Di come le magnolie nell'aiuola del cortile riescano a rendere anche questo posto infame quasi piacevole.
Di come il sole mi dia una sferzata di energia e di buon umore che mi permettono di affrontare la giornata senza commettere omicidi.
Di come la promessa del caldo mi faccia già sognare le spiagge assolate d'agosto.

Peccato che oggi mi io mi sia svegliata in Inghilterra senza saperlo, un po' come fossi la piccola Dorothy. Il clima è già cambiato cinque volte da stamattina (altre due mentre scrivevo, siamo a quota sette in quattro ore), e quel che è peggio è che a casa mia, a circa 30 km da qui, quando sono uscita di casa c'era il sole. Illusa e fuorviata da ciò ho lasciato lì l'ombrello, ho preso gli occhialoni neri da star di Hollywood, e soprattutto ho indossato scarpe di camoscio che probabilmente dovrò buttare via stasera.

E mi risuona in testa l'unica cosa che ricordo dai primi due anni di elementari (sì, l'unica a parte l'alfabeto, i numeri, leggere e scrivere).

Marzo pazzarello guarda il sole e prendi l'ombrello.
E continuo a guardare fuori nella speranza di vedere un benaugurate arcobaleno.


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