martedì 27 marzo 2012

Vivere sopra un pero - e far figure da broccolo


Questa benedetta primavera mi sta uccidendo.
Premettiamo che adoro la primavera e da settembre, ogni anno, non aspetto altro che il ritorno delle rondini, delle lunghe giornate, delle gemme sugli alberi e del profumo inebriante dell'erba fresca.
Però cavoli sto arrancando.
Il mondo si sta muovendo troppo rapido e io sono fuori forma e non riesco a stargli dietro.

Per esempio.
Venerdì abbiamo avuto un meeting di tutti gli uffici mondiali della mia azienda, con tanto di cena e danze serali. Arrivati in hotel, poiché la stanza mia e del mio collega non erano ancora pronte, sono andata a mettere la giacca nella stanza di una collega spagnola.
Mentre percorriamo il corridoio, si apre una porta alla mia destra dalla quale spunta un uomo alto che mi vede, si illumina di immenso e mi saluta con un inaspettato entusiasmo: "Effe, how nice to see you again!" (Effe, che bello rivederti!).
Io niente. Vuoto totale, rispecchiato dalla mia espressione a punto interrogativo che dice in un linguaggio internazionale "E mo' questo chi c***o è?".
Vedo il suo sorriso diventare meno ampio, mentre sul mio volto non si scorgono segnali di intuizione, neppure vaga.
"Don't you recognize me?" (Non mi riconosci?)
"Oh my God, sorry, no", rispondo con la sensazione di stare camminando sul ciglio di un baratro; butto un occhio sul suo cartellino e vedo il doppio nome P.H., al che, finalmente, esco dalla trance e mi rendo conto che nel baratro ci sono già finita: è il mio capo supremo, quello dell'ufficio tedesco, colui che decide della mia vita e della mia morte. Balbetto qualche scusa mentre vorrei solo potermi scavare una fossa profondissima e farmici sotterrare dentro.
Ma non è finita perché io sono una che le cose le fa bene o non le fa: dopo aver posato la maledetta giacca torniamo giù al bar, per l'aperitivo prima di pranzo; vedo da lontano un altro mio capo, spagnolo, e gli vado incontro con manifestazioni di giubilo, baci e abbracci. Mentre sono impegnata a mostrare tutto il mio entusiasmo, sento una voce che mormora con tono di profonda delusione: "She's not my girlfriend anymore" (Non è più la mia ragazza).
Era ovviamente P.H., a un centimetro da me.

(Tanto per tranquillizzarvi, ho recuperato ampiamente a cena tirando fuori tutto il mio humour e cercando di dire cose intelligenti, il tutto chiuso con un supplichevole "Per favore, non licenziarmi per non averti riconosciuto"; quindi non credo che perderò il lavoro per il momento).

La buona notizia è che ora ho delle foto di tutto il gruppone di 120 persone e cercherò di imprimermi bene nella memoria la faccia di tutti quelli che non posso assolutamente non riconoscere al prossimo meeting.

La cattiva notizia è che non farò mai carriera perché sono troppo rincoglionita.

2 commenti:

cheebo ha detto...

E io che pensavo di aver avuto una pessima giornata al lavoro :)

Effe ha detto...

:)
Per fortuna PH è molto spiritoso, ci ho anche fatto una bella chiacchierata a sera, finchè era sobrio.
E poi chissà quanti gli leccano i piedi, magari invece per contrasto ho guadagnato dei punti.
...
...
no, eh? :)