mercoledì 7 marzo 2012

Venezia, la Cicci ed io

Cosa non si fa per essere una buona madrina. La mia figlioccia ancora non lo sa, ma la sveglia alle 7 il sabato mattina è una prova del mio amore totale e incondizionato per lei e per la sua mamma. Tanto per cominciare il sabato è il giorno in cui posso dormire fino a tardi, molto più della domenica, quindi il fatto di svegliarmi perfino 20 minuti prima del solito per rendermi presentabile e ciononostante non perdere il treno è quanto meno encomiabile, dal mio punto di vista.

La zia Effe è partita carica di regali e regalucci arretrati, cercando di darsi un tono e di non sembrare come al suo solito una scappata di casa.
Però, chiedo venia, non ho proprio osato mettere dei tacchi. Le Vere Donne Viaggiatrici lo fanno, ma io sono del parere che già viaggio + tacco = incubo, ma viaggio + tacco + Venezia = sedia a rotelle.
Venezia mi ha accolta col sole che splendeva e una temperatura primaverile. Per la prima volta dopo 8 anni (oddio, ho fatto il conto ora per la prima volta. Sono passati otto anni!) ho avuto occasione di passeggiare nella mia zona, e ho notato con estremo disappunto che non esiste più un solo negozio diverso da bar, bistrot, take away e ristorantini.


Almeno non hanno aperto altri dieci negozi di paccottiglia per turisti, però mi ha fatto un po' di tristezza trovare un kebab al posto della mia videoteca, un ristorantino minimal al posto di una delle più antiche gelaterie della città, un pizza al taglio al posto della libreria... ho detto un po' di tristezza? Ecco, no, mi fa un'immensa tristezza, mi sembra di essere un'astronauta che torna sulla Terra dopo aver attraversato un buco nero ed essere andato avanti nel tempo di diversi decenni. 

Comunque, a parte queste piccole fitte di nostalgia, è stato bello ritrovarsi e pranzare in un campiello fuori dalle rotte turistiche. All'aperto. Senza giacca addosso, e vi ricordo che ho vinto diversi premi come "donna più freddolosa d'Italia", in particolare nella specialità "mangiare al freddo". Tra l'altro, oltre al clima perfetto, che a Venezia è raro - data l'umidità, appena inizia a uscire il sole inizia anche a fare troppo caldo - altra fonte di stupore è stato il fatto di aver mangiato bene: solitamente a Venezia i ristoratori tendono a turlupinare i turisti e con loro anche tutti gli altri, si mangia male e si paga molto, ma ci sono le luminose eccezioni come questa; per fortuna la mia Cicci e il suo compagno sono aggiornati e soprattutto sono affidabili anche dal punto di vista enogastronomico.



Una meraviglia, insomma.

Una delle cose (ce ne sono una bella manciata) che mi piacciono molto dell'andare a Venezia dalla Cicci, è che non è indispensabile uscire la sera. Anzi, da quando c'è la piccola, è piuttosto sconsigliabile, e questo ti pone di fronte a una improvvisa presa di coscienza, a una rivelazione di proporzioni bibliche: alla fin fine è possibile passare la serata in casa senza sentirsi un totale sfigato. Puoi guardare la tv con la tua amica, ridere davanti a Francesca Reggiani che fa la ragazza dell'Est, e ti rendi conto che questo ti consente di andare a dormire alle 23.30 perché ti cala la palpebra; e che alle 00.30 non senti i messaggini delle tue amiche che sono ancora in giro e ti scrivono saluti e baci pensando che tu stia folleggiando in qualche bàcaro*.
Quanto sopra è molto utile per varie ragioni: in primo luogo, i piccoli della razza umana tendono a svegliarsi presto, quindi se non vuoi morire per deprivazione da sonno conviene adattarsi ai suoi ritmi. E se stai dalla tua amica per 36 ore, svegliarsi a un'orario decente ti consente di godere appieno della sua compagnia. E, last but not least, vi dà il tempo di fare colazione, una di quelle colazioni che facevate in collegio, quelle che hanno cementato la vostra amicizia e che l'hanno salvata nei tempi bui. Amo la colazione.

Ma ancor più amo fare una passeggiata dopo la colazione, arrivare alla riva, con calma, dando il tempo alla piccola urlatrice di addormentarsi nel passeggino, finalmente, e finalemente tra adulti gustarci uno spritz come sanno farlo solo a Venezia.


Perché forse non tutti lo sanno, ma lo spritz è veneziano, e, anche se l'Aperol se ne è appropriata, in realtà può essere fatto anche col Campari, per chi lo apprezza. Personalmente mi taglia le gambe già con l'Aperol, quindi, onde evitare di finire in canale, mi limito a quello. 
Ammetto che il concetto di "aperitivo" a Milano è appena un po' più completo che a Venezia, ma la bellezza dei luoghi e il panorama mozzafiato ricompensa abbondantemente della micragnosità degli stuzzichini.


Complice il pisolino, ho anche avuto un contatto molto ravvicinato con la piccola, mentre la sua mamma cucinava. E, incredibile a dirsi, forse perché ancora rintronata di sonno, mi è rimasta spalmata addosso senza lamentarsi, senza frignare, con i suoi occhioni aperti sul mondo, come se fosse la cosa più normale del mondo.

Credo che sia stato l'inizio di qualcosa di bello.


*Il bacaro (pron. bàcaro) è un tipo di osteria veneziana semplice, dove si trova una vasta scelta di vini in calice e piccoli cibi e spuntini. Il nome bacaro viene dai "bacari" (singolare: bacaro), un termine, che a sua volta deriva dal "Bacco", dio del vino. Secondo un'altra teoria deriva da "far bàcara", espressione veneziana per "festeggiare". (fonte: Wikipedia, perché io non avrei saputo spiegarlo meglio)

3 commenti:

Cheebo ha detto...

Ma lo spritz subito dopo la colazione? :)
A parte ciò, il quadro che hai dipinto è bellissimo. Regala piacevole nostalgia. Nel mio caso nostalgia dei miei nipotini e di alcune amicizie speciali. E soprattutto desiderio di rivedere Venezia.

Effe ha detto...

"subito" è un parolone, considerate le 2 ore che ci abbiamo messo a prepararci tutte e tre. E per fortuna che avevamo ancora qualcosa nello stomaco, solo le patatine non sarebbero bastate...
La prossima volta che vado organizziamo un pullman. Noi siamo guide d'eccezione!! :D

venezia aeroporto hotel ha detto...

Senza alcun dubbio, questo posto ha molto da offrire! Sono contento che tu avuto la possibilità di visitarlo!