venerdì 23 luglio 2010

Magic potions

Sono una persona molto fisica. Non verso chiunque, naturalmente, non è che mi metta ad abbracciare le persone per la strada. E non mi piace il contatto con persone che non conosco o che hanno un modo di fare viscido. Ma adoro abbracciare coccolare e baciare le persone a cui voglio bene, mi piace mostrare loro il mio affetto a livello fisico, anche solo tenere la mano mentre parliamo.
Lo so, è estate, sentir parlare di abbracci e contatto fisico con questi climi non è il massimo, ma io non soffro particolarmente il caldo.
E comunque, per fortuna delle persone che frequento, sento quando il contatto fisico non è apprezzato dall'altra parte, sento la rigidità nella persona che ho di fronte quando questa vive le mie esternazioni non come amichevoli, ma come un'invasione del suo spazio vitale.
Ora, nella mia ormai non più tanto breve esperienza del mondo e della vita, ho sempre diviso le persone in abbracciabili e in non abbracciabili, divisione che mi ha consentito di evitare situazioni imbarazzanti.
Ai tempi dell'università con la Cicci, un'altra abbracciatrice come me, ci siamo interrogate sui motivi che portano noi ad essere così, e altri ad essere molto più freddi; siamo giunte alla conclusione che, essendo i rispettivi genitori molto coccoloni, noi siamo cresciute vivendo le effusioni fisiche come una cosa non solo normale, ma bellissima.
Naturalmente capita che le mie effusioni vengano male interpretate da alcune persone, ma di solito si tratta di quelli che non mi conoscono bene, e che evidentemente non hanno il mio stesso modo di fare.
Ultimamente, però, l'essere fraintesa non mi preoccupa più di tanto, essendo emerso un problema differente.
La mia divisione in abbracciabili e non abbracciabili vacilla, probabilmente perché quando l'ho istituita non ho tenuto conto di quel magico ritrovato che si chiama alcool. Sembra incredibile, ma allora non ne facevo praticamente uso.
Grazie ad esso, se assunto in quantità adeguate e variabili da individuo a individuo, solitamente sottoforma di magiche e colorate pozioni dette cocktail, persone che da sobrie si mantengono ad almeno mezzo metro di distanza dagli altri, diventano improvvisamente avide di abbracci. A me la cosa non dispiace, sul momento, un po' di affetto mi fa sempre piacere. Però poi a mente fredda mi domando se le improvvise dimostrazioni di affetto siano reali, e la pozione magica abbia solo aiutato a mollare i freni inibitori, o se piuttosto non siano indotte dall'alcool e quindi non abbiano niente a che fare con me come individuo. Cioè, per dirla più semplicemente: l'affetto è diretto proprio a me o andrebbe bene qualunque altro bipede a sangue caldo?
Di solito frequento persone che o amano sempre il fatto che io sia una specie di cucciolo di san bernardo, oppure che non amano di venire toccate, abbracciate, baciate, a prescindere da chi lo fa. Trovarmi con persone che oscillano tra le due posizioni mi destabilizza.
E ora dovrò istituire la terza categoria degli oscillanti o abbracciabili-se-brilli, e soprattutto imparare a distinguere l'affetto naturale da quello chimico.

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