lunedì 8 novembre 2010

Full Plastic Jacket

Come accennato in un post precedente, la nostra Ballerina Passione Avventura aveva organizzato una fantastica giornata per giocare a paintball nei boschi di Varese. Finalmente l'abbiamo fatto.

La giornata è coperta, ma almeno non piove. Scopriamo con orrore, una volta arrivati a destinazione e a più di un'ora da casa, che a parte la pettorina imbottita e la maschera per proteggere il viso, non ci danno tute o simili per proteggere i vestiti. Per fortuna sono vestita di nero, almeno dovrei riuscire a minimizzare i danni. Ci viene comunque assicurato che la vernice è totalmente lavabile... Speriamo, intanto metto in salvo il piumino nuovo, preferisco piuttosto morire di freddo.
Dopo la notizia che mi imbratterò di colore e che, non avendo portato un ricambio, sicura di ricevere una copertura sul posto, dovrò restare imbrattata finchè non torno a casa, nemmeno la firma della liberatoria può più turbarmi. La liberatoria viene letta da uno degli amici che fa l'avvocato, che ce la sintetizza con un "... insomma, se vi fate male sono c***i vostri".
Inizia a balenare a tutti i 12 presenti che forse non è stata poi un'idea così geniale. 
Siamo uomini duri come teddy bears.
Dopo una spiegazione alquanto confusa sull'uso del fucile ad aria compressa, che mi fa temere di non essere in grado di giocare perché priva di adeguato addestramento, ci mettiamo pettorine e cinturoni e ci avviamo al campo di gioco.
Camminiamo portandoci i fucili che pesano una quintalata, e mi rendo conto di essere felice per non aver tentato la carriera militare, decisamente troppo faticosa per una pigra come me.
Il posto è bellissimo, boschi con le foglie di tutti i colori, ruscelli che gorgogliano scendendo a valle, mi sento a casa.
Una volta arrivati al campo di gioco, che risulta in realtà essere un pezzo di bosco, con piante, terreno accidentato coperto da un tappeto di foglie scivolose, e qualunque altro ostacolo che possa rendere disagevole e pericoloso correre con la faccia coperta da una maschera e un fucile pesantissimo in mano, seguono ulteriori spiegazioni confuse su come si svolge solitamente il gioco. Chiedo a un'altra amica se le è tutto chiaro, e dal suo sguardo a punto interrogativo mi rassicuro: non morirò sola. Da questo momento in poi la mia prima preoccupazione sarà di evitare di venir colpita (e conseguentemente salvare i vestiti) per quanto possibile.
Ci dividiamo in due squadre, ci sistemiamo ai due lati opposti del campo e iniziamo a sparacchiarci addosso. Riesco a superare indenne la prima manche, che vinciamo. Nella seconda mi colpiscono, fortunartamente alla spalla, quindi sono riparata dalla pettorina, e a parte qualche schizzo sulle maniche della maglia sono ancora relativamente pulita, ma la mia squadra perde. Alla fine della terza manche (che la mia squadra perde nuovamente), iniziano a esserci i primi tentativi di ammutinamento e diserzione: la Sfinge si oppone all'idea di acquistare altri colpi, "così finiamo quelli che abbiamo e finalmente andiamo a mangiare"; è appoggiato da più di una persona, inclusa la sottoscritta che ha iniziato ad avere fame mezz'ora dopo la partenza. Riusciamo a fare ancora una o due manche, nell'ultima la mia squadra si rifà alla grande, visto che riusciamo a farli fuori tutti, e proprio io ho l'onore di colpire l'Ingegnere, vero Terminator piemontese, imprendibile, dalla mira precisissima (conoscendolo si sarà documentato sulle applicazioni della balistica nel gioco del paintball); je ho fatto er cucchiaio, naturalmente sparando quasi a casaccio, e l'ho beccato, dietro la staccionata. Finiti quasi tutti i proiettili, finita l'ultima manche, ci rendiamo conto che in realtà manca la Bucaniera, sperduta sulla cima della collina come un giapponese nella giungla filippina. A differenza di questi ultimi, però, ci crede subito quando le urliamo che è finita, e accorre alla base.
Tornati alla sede del circolo, ci ripuliamo alla bell'e meglio, ci concediamo panini e birre seduti fuori al freddo come dei veri soldati, e infine torniamo a casa.

Dal punto di vista dei miei dilettanteschi studi sociologici, è stato veramente interessante e illuminante.
Non è un luogo comune che i maschi sono aggressivi e competitivi e amano giocare alla guerra: mentre noi ragazze tendevamo a difendere la posizione, loro si lanciavano all'attacco come se non avessero fatto altro in vita loro, quantunque credo che nessuno dei presenti abbia fatto il militare nè maneggiato un'arma nè partecipato a una manovra... E si vedeva, perché tatticamente eravamo, in generale, delle vere e proprie chiaviche, quindi le tecniche usate erano quella della tartaruga (ferma sulla posizione, copriamoci bene e salviamo il salvabile) o quella del kamikaze (crepi Sansone e tutti i Filistei), ma forse con un po' di allenamento in più saremmo riusciti a fare meglio.
Altro luogo comune che si è rivelato vero: i maschi tutt'al più invecchiano, ma non crescono mai. Erano felici come bimbi mentre potevano maneggiare un fucile che sembrava quasi vero, mentre si insozzavano rotolandosi nel fango, quando riuscivano a colpire il nemico. Quando si toglievano la maschera avevano le gote arrossate e i capelli fradici, ma gli occhi brillavano, e passavano la pausa a ricapitolare chi aveva colpito chi e quale tattica si era rivelata vincente, mentre noi ragazze cercavamo di ripulirci e ci preoccupavamo di quante lavatrici avremmo dovuto fare una volta tornati a casa.

Infine, ho capito la cosa più importante: visto il male che fa una palletta di vernice, spero vivamente di non venire mai e per nessun motivo colpita da un proiettile vero.

6 commenti:

the muffin woman pat ha detto...

mi hai fatto venire in mente quando andavamo al Q zar, in via galimberti.
che tempi. aann (sospiro)
in quella specie di labirinto fluorescente...

Effe ha detto...

Il Q-zar era carino, e moooooolto meno zozzo! Però stare in mezzo al bosco e sporcarti di vernice ti fa sentire un vero soldato! :)

CC ha detto...

Stavo proprio per dire: "oddio, mi ricorda il Q-zar...", dove inventavo sempre mille scuse per non andare :-) Leggendo ora, rabbrividivo ad ogni dettaglio (tranne la descrizione del bosco)... Se andate a vedere sul dizionario c'è proprio l'esempio: ANTITESI = CC e paintball (o tutti i giochi di gruppo in cui c'è da spararsi).

Effe ha detto...

Ecco perché tu poi sfoghi la tua aggressività in altri modi... :)
E' talmente liberatorio che io oggi mi sento in pace col mondo! Forse dovresti provare anche tu ;)

Lenny ha detto...

il Q- zar, oddio il Q-Zar

occhei, sono vecchio, definitivamente...

Effe ha detto...

Lenny, mi sa che siamo tutti vecchi uguali... :)