venerdì 12 febbraio 2010

FFW - Fast Forward

Due settimane un po' convulse.
Dopo il tamponamento mi sarei dovuta riposare, prenderla con calma, e invece sono uscita ogni singola sera, nessuna esclusa.

Ora so esattamente come si sente la carne tritata. Mi sento così, masticata.

Però grandi, grandissime soddisfazioni, soprattutto l'altra sera.

Dopo un vernissage (ebbene sì, non è mia abitudine, ma sono andata a un vernissage) dove esponeva un mio amico, i cui quadri sono peraltro molto molto belli*, e dopo un aperitivo con il pittore suddetto e altri amici, sono andata a casa della Sfinge. Lo Chef ci ha abbandonati per qualche giorno, il traditore, ma il suo posto è stato prontamente occupato dal Sarto. Al mio arrivo i due erano già al secondo cocktail, un'agghiacciante mistura di Campari e gin. 
Dopo qualche indecisione ci siamo diretti, a bordo del mio potente mezzo, verso il Gattopardo, dove ho avuto modo di compiere interessatissimi studi di antropologia sociale che nemmeno Margaret Meade in mezzo ai Samoani.
Naturalmente, ai fini dei miei studi, essere sola con due uomini con un passato da vitelloni riminesi è stato un fattore determinante, così come è stata determinante la provvidenziale presenza, nei pressi del bancone, di un gruppetto di ragazze sui 23 anni. Vestite in modo inguardabile, e lo dico per le donne che leggono. 
Il gruppetto era composto dagli archetipi tipici: quella carina e un po' meglio vestita rispetto alle altre; quella che sarebbe stata carina se non si fosse conciata da battona (terribili scarpe con la zeppa di velluto violaceo, con tanto di cinturino alla caviglia; fuseaux lucidi indossati con top troppo corto e troppo attillato; trucco decisamente troppo marcato); quella che è uscita ieri dall'oratorio e si compra le scarpe in cooperativa con sua mamma; infine, personaggio immancabile in qualunque gruppetto di ragazze, la zitella (non perchè non abbia un uomo, ma perchè è zitella dentro, nell'animo).
L'abbordaggio è evidentemente una tecnica consolidata della squadra riminese. Sfinge, già in stato alquanto confusionale, viene spinto dal Sarto in mezzo al gruppetto di ragazze (o addosso a quella carina, non sono riuscita a vedere bene), e lui con una faccia di bronzo degna di menzione tra una scusa e l'altra ne approfitta per socializzare. Ovviamente lì sta a lui giocare bene le proprie carte. Ogni tanto il Sarto mi lascia all'osservazione pura, privandomi delle sue spiegazioni illuminanti, per andare a dare man forte all'amico. Che a tratti mostra una certa indecisione tra Carina e Sarebbe-carina-se.
Meravigliose le reazioni delle altre due: Oratorio si ritrae circospetta ogni volta che uno dei due le rivolge la parola, come se di fronte a sè avesse un cobra pronto a colpire; Zitella guarda tutta  la scena con aria di profonda disapprovazione e fortissimo sospetto, e risponde NO a qualunque offerta, dal chewing-gum a un drink.
La tecnica, per quanto consolidata, da quanto ho capito non dà sempre i frutti sperati; però devo ammettere che a un certo punto ho temuto di dover dare un passaggio a Carina e Sarebbe-carina-se. E va bene l'osservazione, ma non avrei voluto osservare troppo da vicino. 
Oltre alla parte per così dire sperimentale, il Sarto mi ha anche illuminata sulla sociologia da locale notturno e il relativo universo di tardone e ragazzine. 
Così ho potuto scoprire che: 
1. conviene puntare la più carina del gruppo perchè di solito con quella più carina non ci prova nessuno
2. le tardone rimorchiano sicuro perchè si sa che ci stanno

Ciò che non ho scoperto, e che sarà mia cura indagare alla prima occasione valida, è se la tardonaggine è data dall'età anagrafica (e, se sì, a che età inizia) o dall'aspetto esteriore (rughe, abbigliamento, eccetera). Perchè nel secondo caso io sto a cavallo. Sono tutti giovanili nella mia famiglia, nessuno dei miei genitori ha mai dimostrato la propria età. 
E la genetica non è un'opinione, no? 

*I quadri molto belli del mio amico si trovano alla Galleria di Arte Contemporanea Zamenhof - Via Zamenhof 11, Milano. 

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