mercoledì 30 giugno 2010

Divisione e comunione

Domenica di fine giugno. Stravaccata sul divano, concentrata nel tentativo di percepire il minimo alito di vento che sfiorasse il mio corpo accaldato, con un occhio guardavo Sliding Doors in tv, con l'altro giocavo a carte sul telefonino.
Gli amici: la Ballerina non aveva risposto al telefono, la Sfinge aveva risposto elencando una serie di disgrazie motoristico-lavorative che nemmeno Elizabeth Taylor...
Invece, mentre ormai rassegnata a godermi la calura in solitudine stavo meditando di riempire la vasca e stare a mollo fino all'ora di andare a dormire, mi richiama la Ballerina.
"Ciao, ho visto ora la tua chiamata perché avevo il telefono morto. Come va?" "Bene" "Che fai?" "Sto vedendo Sliding Doors" "Io sono a casa Chef&Sfinge, vieni?" "Ma mi fanno vedere Dr. House?" "Ne dubito, stiamo vedendo Argentina-Messico" "Vabbè, vengo, ma prima voglio vedere la fine del film".
Alzarsi dal divano, lavarsi e vestirsi  si rivelano una fatica improba. Soprattutto vestirsi. Io amo il caldo, ma vestirsi è una sofferenza. In una inguardabile tenuta da domenica sera in famiglia (niente trucco, occhiali, bermuda, polo e soprattutto i comodissimi sandali greci) mi avvio verso la mia meta.
Una volta arrivata, scopro che le disgrazie che hanno vessato la Sfinge sono state risolte, almeno parzialmente, grazie al contributo come sempre inestimabile della Ballerina, e trovo tutti di un umore idilliaco. In due casi su tre la rilassatezza ha ricevuto un piccolo aiuto extra.
Partita, chiacchiere, ogni tanto un timido refolo d'aria, e tra una chiacchiera e l'altra, non so come, siamo arrivati a discutere di comunione dei beni. Una discussione infinita, ognuno alquanto inamovibile dalle proprie posizioni.
Il partito (di maggioranza, direi, anche se con varie correnti) a sostegno della separazione dei beni faceva fronte comune contro il partito a sostegno della comunione, il quale sosteneva che fare la separazione dei beni suona come un atto di sfiducia nei confronti del futuro coniuge, e quindi tanto vale sposarsi.
Il partito anti-comunione sosteneva la necessità di mantenere il realismo pur con la totale fiducia nel coniuge e nell'istituzione del matrimonio, cioè, per usare una massima cara alla mia amica Psicologa, "Aspettarsi il peggio con la speranza del meglio". Certo, non sarà romantico, però shit happens, quindi meglio non trovarsi in brutte situazioni dopo per non aver voluto uccidere il romanticismo prima.
In effetti a pensarci bene è strano che quattro persone single si scannino per 2 ore su un argomento simile. Magari nemmeno mi capiterà di doverci pensare seriamente.
Però d'altro canto giusto qualche giorno prima discutevo di tipi di cerimonia e scelta dei testimoni con CiCi. Ed era una discussione piuttosto animata, per quanto lei non sembri minimamente intenzionata a sposarsi e io non mi senta molto portata per il matrimonio, oltre a mancarmi proprio la materia prima.
In ogni caso, da tutte queste discussioni apparentemente inutili, ho potuto già decidere un paio di cose: sceglierò la separazione dei beni, mi vestirò come una regina e vorrò tutti i miei amici a fare festa con me, e mia sorella e mio fratello saranno i miei testimoni.
Per ogni evenienza, sono preparata. 

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