giovedì 17 giugno 2010

Pollyanna


Oggi la giornata è iniziata in modo veramente schifoso. La prima e-mail - lavorativa - che ho aperto dopo aver acceso il pc, mentre fuori una nube nera incombeva bassa su di noi, riversando ettolitri d'acqua torrenziale, ma ha gettata in uno stato di nervosismo impotente misto a inc****tura e abbattimento.
Dopo aver rosicato mezzo'ora però, aver tediato Mr. Big con la storia completa, aver scritto al mio capo cercandone le solidarietà, puntualmente ottenuta, mi sono sentita molto meglio, e ho iniziato a pensare che con un inizio così orribile, il resto della giornata non avrebbe potuto che migliorare; e così è stato, devo dire.
Un mio amico mi prendeva sempre in giro per questa... Come definirla? Deviazione mentale? Insomma, questo modo che ho di trovare il lato positivo di ogni cosa. Pertanto mi ha diagnosticato la "Sindrome di Pollyanna". Fortunatamente per me è laureato in lingue e non in psicologia, visto che tale sindrome è altrimenti detta "ottimismo idiota"...
Pollyanna era, per chi non lo sapesse, la protagonista di un romanzo per bambine di Eleanor Hodgman Porter. Lo so perché l'avevo, ma non sono mai riuscita ad andare oltre il terzo capitolo.
La quantità di sfighe che si abbattono su quella povera creatura non è sopportabile per una bimba sensibile quale io ero.
Allora: perde entrambi i genitori; va a vivere in una casa enorme con la zia materna, la quale aveva rotto ogni rapporto con la sorella. Mi par di ricordare che fosse più stronza e arcigna della signorina Rottenmeier e la trattasse con una freddezza glaciale, nonostante lei facesse di tutto per ingraziarsela e mostrarle che le voleva un gran bene. E di delusione in delusione, questa eroica bambina cosa fa? Diventa una persona triste e tenta il suicidio? No! Diventa stronza come la zia e inizia a renderle pan per focaccia? Nemmeno! Fa il "gioco della felicità" che le aveva insegnato il padre, cose tipo (invento): "Non importa se zia Polly mi ha schiaffeggiata col mazzo di rose che le avevo portato; ora ho la faccia profumata e dei bei graffi che mi danno un'aria più interessante! Che bellezza!".
Comunque, daje e daje, riesce a far breccia nel freddo cuore della zia, dei domestici e di chiunque incontri. Sembra che la sua vita vada a gonfie vele, finalmente può vivere felice, e invece... Resta paralizzata.
Dico, ma non poteva chiuderla così, con un bel "vissero felici e contenti"? Presumo che glielo pagassero a pagine, il romanzo, se no non si spiega tanto accanimento. O forse una Pollyanna aveva picchiato l'autrice quando erano all'asilo, e questa era una vendetta.
Tornando alla nostra paralitica eroina, sempre felice e col sorriso sulle labbra ancorché in carrozzella, grazie al suo incrollabile ottimismo si sottopone a una operazione molto rischiosa e - miracolo! - riprende a camminare.
Pfiuuu, sollevata dalla notizia, inizio però a nutrire un certo disprezzo per gli ottimisti ad oltranza.

Basta, ho deciso: onde non passare per idiota, mi spaccerò ufficialmente per pessimista.  
Maledetta Pollyanna. 

2 commenti:

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

Certi lati del proprio carattere sono impossibili da modificare: si rischiano colossali sciagure!

Io sono pessimista, ma la settimana scorsa, colta da improvviso e ingiustificato entusiasmo, ho deciso che sarei diventata positiva e ottimista come Pollyanna (non ho letto il libro, ma ho visto il cartone animato). Io avrei sorriso al mondo ed il mondo mi avrebbe sorriso di rimando.
Non ho avuto neanche il tempo di formulare tale pensiero che il cielo si è oscurato, ha iniziato a piovere a dirotto ed io mi sono ritrovata a letto con la febbre, la tosse e la voce da travestito.
Io avevo sorriso al mondo e lui mi aveva risposto con un ghigno malefico O_o

Effe ha detto...

Secondo me se riprovi sarai più fortunata... e forse non eri troppo convinta dell'esperimento.
O forse il mondo si stancherà di farti i dispetti, se insisti.
Ecco, l'ho rifatto, riecco quell'inspiegabile ottimismo.
Giuro, non sono idiota. :)