mercoledì 26 maggio 2010

Diversità


Ieri sera sono andata al cinema a vedere La Nostra Vita di Luchetti, insieme alla Bucaniera, all'Amazzone e ad altre persone.
Il film non mi è piaciuto molto, a parte alcune battute in romanesco che erano da manuale l'ho trovato lento, pesante e patetico. Gusto mio, naturalmente. Non mi piacciono i film in cui già dalla prima scena sai che sarà un susseguirsi di sfighe terrificanti fino ai titoli di coda. E non succede mai che tu venga smentito. Personalmente trovo che siano... come dire, troppo realistici. Se voglio vedere la sfiga di vivere, mi basta guardarmi in giro. Comunque, ribadisco, gusto mio. Infatti alla Bucaniera il film è piaciuto molto. Evidentemente siamo diverse.
Lei è anche innamorata di Elio Germano, che certamente non si può definire brutto, ma nemmeno un figo fotonico. Soprattutto se messo vicino a Raoul Bova.
Anche su questo siamo diverse.
A lei Raoul non piace affatto. Il che mi fa pensare "meglio, una di meno a fare concorrenza" (perché, ovviamente, un giorno Raoul si accorgerà di me e mollerà tutto per dedicarsi solo alla mia felicità. Ahahah); e anche che, fortunatamente, non rischio di litigare con lei per un uomo.
Per il film da andare a vedere magari sì, ma per un uomo decisamente no.
Ma quello che mi chiedo è: fino a che punto si può essere diversi?
Io, ad esempio, mi sento fortemente "diversa" da tutti quelli che conosco, mentre molto probabilmente sono simillima alla maggior parte dei miei amici, in un aspetto o in un altro.
Tutti quelli che conosco, se si cerca di inserirli in una categoria, affermano di essere diversi.
"Gli uomini sono tutti uguali", e tutti gli uomini infatti rispondono "Io non sono come tutti gli altri". Vale anche per le donne, naturalmente. Tutte abbiamo detto "Io non sono come le altre", e probabilmente più di una volta.
Gli ingegneri, di solito affermano di essere "ingengeri un po' sui generis"; ma poi commentano tutti allo stesso modo il pezzo di design poco pratico che la mia amica si ostina a usare come lavandino.

Insomma, ciascuno si sente diverso dagli altri, ma poi alla fine, com'è logico, si lega a persone con cui abbia delle somglianze, un terreno comune, moralmente, intellettualmente, spiritualmente.
Ma allora perché ci teniamo tanto ad essere considerati "diversi"? Soprattutto visto che chi viene veramente considerato "diverso" vorrebbe essere considerato "uguale", perché uguaglianza è parità, è  integrazione?
Credo che a tutti dia fastidio essere categorizzati, ma categorizzare è più forte di noi, dobbiamo inserire nelle rispettive caselline tutto ciò che ci circonda, da bravi positivisti.
Quindi ti trovi a descrivere la tua ultima fiamma alla tua amica, che non lo conosce, spiegandole che è una persona molto simile a Tizio, ma con dei tratti di Caio, e fisicamente assomiglia a Sempronio... Quindi non ti convince, perché con quelli come Tizio (o quelli dello Scorpione, o gli Juventini, o i Calabresi, eccetera eccetera)  hai già avuto pessime esperienze.

Nessun commento: