giovedì 22 aprile 2010

Con le cuffie nelle orecchie - In fondo al mar

Esco di casa e mi metto le cuffie nelle orecchie. Mi sento un palombaro. Il mondo intorno si muove ma ne percepisco la vita ovattata, come se fossi sul fondo del mare.

Baby when you're gone/I realized I'm in love.
Il bar sotto casa ha già chiuso, leggo il labiale del barista che mi dice "CIAO". Per mimesi gli dico "ciao" senza emettere suono e gli faccio un gesto con la mano. Davanti alla pizzeria, credo una delle poche in tutta Milano ancora gestite da veri napoletani , ci sono due che parlano animatamente, gesticolando. Sento che mi osservano mentre passo. Deve essere perché ogni tanto canticchio tra me e me. 
Chissà se è vero che una volta la gente canticchiava per strada senza passare per matta.
Wake up call/Caught you in the morning with another one in my bed.
C'è ancora qualche camion parcheggiato in attesa di portare via le cose del fuori salone. Davanti a un ristorante c'è un gruppo di amici che si saluta prima di entrare. Davanti a un altro ristorante un cameriere fuma e guarda passare possibili clienti. Mi ricorda una murena sotto uno scoglio, ma con l'aria meno pericolosa.
No I would not sleep in this bed of lies/So toss me out and turn in
Le macchine che passano non fanno quasi rumore, e i clacson si sentono appena.
Delle coppie passano tenendosi sottobraccio. Forse vanno a cena. Forse sono sposati, alcuni tra loro, alcuni magari con qualcun altro. Il semaforo è rosso, ma non c'è nessuno e attraverso lo stesso. Devo affrontare un pezzo di strada un po' dissestata e canticchio mentre cerco di evitare le buche e le cacche di cane. Incrocio due ragazzini vestiti da rapper, camminano con il bacino in fuori e le gambe larghe. Credo che sia per evitare che i pantaloni oversize scendano ulteriormente e li lascino in mutande.
And pump it (louder)/Turn up the radio/Blast your stereo/Right
Giro a destra verso il ponte che passa sulla ferrovia. Una macchina inchioda nella ridicola speranza che quello sia un posto dove parcheggiare; no, sono proprio strisce pedonali, leggo l'imprecazione sulle labbra e nei suoi occhi mentre riparte a tutto gas.
Passo sul ponte di ferro, incrociando un tipo che parla nel telefonino con tono molto effeminato e a voce altissima. Deve essere un creativo o qualcosa del genere.
Every day and every night/I'd always dream that you are by my side
Sento il tram passare solo perché trema il marciapiede, e una volta di più mi chiedo come facciano a dormire lo Chef e la Sfinge. Sono in anticipo, mi guardo una vetrina che espone roba piuttosto brutta e ciononostante ampiamente al di sopra delle mie possibilità. Passo davanti a un Kebab enorme e deserto. Solo una persona dentro, che guarda una tv appesa al muro. La ragazza davanti a me attraversa la strada di corsa per buttarsi tra le braccia del suo ragazzo, si baciano.
Due signori anziani mi fermano. Riemergo dal fondo del mare per un attimo, e già mi manca, ma sorrido: mi chiedono una via che non conosco e suggerisco loro di chiedere ad un bar. Mi rituffo sott'acqua.
Don't get me wrong/If I'm looking kind of dazzled  
Attraverso la strada, e torno indietro fino al ristorante dove ho l'appuntamento. Sono ancora in anticipo e ho l'acquolina in bocca. Mi concentro sulla vita del fondale. Un Cheerokee intralcia il traffico accostato in doppia fila; mentre due motorini si fermano sull'angolo per parlare e poi ripartono in direzioni diverse.
Si ferma anche un taxi bloccando la corsa di un tram. Ripartono entrambi e poco dopo vedo un ragazzo correre per raggiungere la fermata in tempo. Ha le gambe magre e lunghe e una borsa sportiva sulla spalla.
Quanto sei bella Roma/quanno è sera/Quanno la luna se specchia/dentro 'r fontanone 
Non sono l'unica ad avere un appuntamento qui davanti. C'è il ragazzo che è sceso dal taxi con un amico; un paio di ragazze dall'aspetto teutonico; una donna che guarda compulsivamente il cellulare, e dopo un po' non resiste e manda un messaggio. Contagioso come uno sbadiglio: inizio anche io a controllare nervosamente il cellulare, e dopo un po' anche io non resisto e mando un messaggio.
Finalmente in mezzo a tutti i pesci che popolano questo fondale di cemento vedo arrivare un pesciolino rosso, e allora riemergo definitivamente.
Il rumore della vita ritorna al suo volume normale, e il pesciolino rosso ha in realtà le fattezze sorridenti della N.Baby.

2 commenti:

Selene ha detto...

Che bel racconto! Mi sono imbattuta in questo piccolo spazio per caso, ma annuso nel modo di descrivere il proprio vissuto, una certa somiglianza con il mio modo di vedere la quotidianità. Ti leggerò con piacere! :)

Effe ha detto...

Piacere di conoscerti Selene, e grazie per i complimenti! A presto.