giovedì 25 marzo 2010

Elettra

Di tutto il greco che ho studiato al liceo mi sono piaciute praticamente solo le tragedie. Certo, la concorrenza erano i paradigmi dei verbi, che ho prontamente rimosso, o, al limite, i filosofi. Che non ho mai capito fino in fondo.
In particolare amo le tragedie di Euripide:

 "Ahimè, ahime!
   Io son d'Agamènnone figlia,
   a luce mi die' Clitemnèstra,
   l'odïosa figliuola di Tíndaro.
   Me chiamano i miei cittadini
   Elèttra la misera.
   Ahimè, ahi, che gravi travagli,
   che vita odïosa e la mia!
   O padre, tu giaci nell'Ade:
   dalla sposa e da Egisto sgozzato,
   tu giaci, Agamènnone".


(Elettra, Euripide, trad. di Ettore Romagnoli)


Tutti conoscono il complesso di Edìpo, in cui il figlio maschio sviluppa il desiderio di essere oggetto esclusivo di amore da parte della madre e, conseguentemente, un sentimento di rivalità nei confronti del padre. Freud in verità l'aveva buttata sul desiderio sessuale, ma secondo me (che, sia chiaro, sono una profana) lui aveva un po' il chiodo fisso.
Comunque, il corrispettivo del complesso di Edipo in versione femminile è il complesso di Elettra. Anche Elettra uccide la madre, o convince suo fratello Oreste a farlo per lei, per vendicare la morte del padre. 
Il bello di questi miti greci e delle loro implicazioni psicoanalitiche è che, per quanto non ce ne rendiamo conto, esistono davvero, sono vivi e soprattutto sono in mezzo a noi. Specialmente se, per qualche motivo, la storia familiare è un po' travagliata. 
Io sono assolutamente cosciente del fatto che il complesso di Elettra aleggia su tutte le mie storie. Quando ero più piccola lo facevo inconsciamente, ora mi sorprendo a ridacchiare di me stessa se quando conosco un ragazzo lo valuto facendo un continuo paragone con mio padre. 
Sia in positivo che in negativo. Tipo "Questo è bene educato e intelligente e colto... non quanto mio padre, ma potrebbe andare"; oppure "Questo è matto come un cavallo, ce ne manca solo un altro in famiglia"; "Toh, è acquario come mio padre". E via discorrendo. 
Il punto è che tutto ciò comporta una serie di problemi: il primo è che sono molto scettica sulla possibilità di trovare qualcuno che sia all'altezza di mio padre; il secondo è che sono terrorizzata all'idea di trovare qualcuno che sia all'altezza di mio padre. E scoprire che è alla sua altezza non solo nei molti pregi, ma che lo è anche nei molti profondissimi difetti.
Infine, ho il sospetto di essere io stessa troppo simile a mio padre, e non voglio rischiare di fare qualche casino. 
La genetica non è un'opinione, il sangue non è acqua.

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