venerdì 12 marzo 2010

Funamboli

Guardavo le foto di una mia amica che si è sposata da poco. Abitiamo lontane, quindi in verità non so molto di lei e di come in effetti si svolga la sua vita quotidiana. So che ha una casa sua e ora un marito. Non so spiegare bene a parole la sensazione che mi dà guardare le sue foto; è come se mi sembrasse più grande, come se già dalle foto traspirassero le sue sicurezze e i suoi punti fermi. Una casa, un lavoro, un marito. Gli amici. Il ballo. 
Bello. 
Un po' mi chiedo come sia questa sensazione di completezza e sicurezza. La sensazione di stabilità.  La certezza che domani ti sveglierai nella tua casa, a fianco troverai tuo marito, che ti sosterrà e vorrà bene per tutta la vita. Che ti alzerai a preparare il caffé, o forse lo farà lui, poi andrai a lavorare e farai il tuo lavoro, poi tornerai a casa e magari starai sul divano con lui a guardare un film, o forse uscirete, o magari andrete a ballare.  (OK, è decisamente una situazione edulcorata e totalmente priva di asperità).
Un po' mi chiedo se io potrei in effetti apprezzarla, una situazione così stabile, portata come sono agli sconvolgimenti, a vivere la vita passo per passo in equilibrio precario come un funambolo, senza avere grandi punti di riferimento, senza poter contare in modo particolare su qualcuno, senza fare un vero progetto per quando sarò all'altro capo della fune, su una superficie stabile e solida. 
Ho sogni, ho speranze, ma al momento non ho progetti. I progetti sono la via di mezzo tra il sogno e la sua realizzazione tangibile. 
Sono già un mezzo impegno, a dirla tutta. 

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