martedì 2 marzo 2010

La sindrome del Filippino

Tutti hanno dei difetti. Chi più chi meno.
La sottoscritta ovviamente non fa eccezione, come tutti ne ho un bel campionario. Per esempio, sono disordinata. In secondo luogo, non butto via mai niente. Un po' perchè sono sentimentale, un po' perchè "non si sa mai che posa tornare utile, un giorno o l'altro".
Il mix di questi due aspetti, com'è facilmente intuibile, è a dir poco letale, e i risultati si applicano sia alla vita reale, sia alla mia vita telematica.
A parziale compensazione, periodicamente vengo colta da attacchi di filippinite, cioè vengo colpita dalla "Sindrome del Filippino", e allora mi metto a pulire a fondo, buttare e riordinare qualunque cosa in modo maniacale e quasi morboso. La sindrome del Filippino è quella malattia che trasforma soggetti tendenzialmente sani in soggetti ossessivo-compulsivi per qualche ora. Nei casi più gravi qualche giorno. Di solito gli attacchi si fanno più frequenti e più aggressivi con l'aumentare dell'età. In effetti quando ero piccola mi capitava sì e no una volta all'anno, e di solito dopo esser stata scongiurata e/o obbligata dalla mia tata.
Ora invece ho una media di una volta al mese o addirittura meno. Due settimane fa è stato il turno di casa mia, che iniziava ad assomigliare ad un campo nomadi. Con l'amore e la cura che si riservano al proprio nido, sono partita dai vestiti sparsi per ogni dove dalla bomba che era esplosa nell'armadio, poi il bagno, poi i pavimenti, poi due lavatrici, poi ho notato che era impossibile vedere il mondo esterno perchè i vetri sembravano satinati, e ho pulito a fondo anche quelli. Poi, tirando fuori un panino dal freezer, sono stata presa dal sacro fuoco dello sbrinamento, operazione felicemente conclusa dopo sole (?) due ore di raschiamento.
La scorsa settimana è stata la volta dell'ufficio. Tutto è iniziato per rabbia. Il mio ex-capo, ex-possessore della mia stanza, ha abbandonato dietro di sè qualsiasi cosa, incluse alcune giacche sue personali. Dopo un anno di attesa, ho capito che se volevo un ambiente più ordinato e salubre avrei dovuto rimboccarmi le maniche e arrangiarmi, così, giocando un po' a Tetris, ho ripulito tutto e fatto cartoni di roba. A quel punto però, partitomi l'attacco di filippinite, non potevo più fermarmi: con il cuore gonfio d'angoscia per la triste sorte di poveri alberi incolpevoli, ho buttato risme e risme di carta, stampe vecchie di un anno o più che conservavo dal mio vecchio lavoro. Ho spolverato, riordinato cassetti, recuperato cartelline e addirittura fatto l'archivio arretrato.
Oggi, infine, è stato il turno del mio pc. Arriva un momento in cui la cartella dei documenti del computer è una massa informe di file. Nel mio caso quel momento è arrivato svariati mesi fa, ma solo oggi ho avuto la forza di mettere in ordine, cestinare e riorganizzare in un labirinto di sottocartelle.
Perchè non so se capita solo a me, ma:
1. trovo molto meno faticoso sbrinare il freezer, piuttosto che riordinare il pc;
2. è un lavoro virtualmente infinito, soprattutto perchè il metodo usato, che oggi mi sembra assolutamente logico e razionale, ai limiti della genialità nell'archiviazione, domani mi sembrerà totalmente insensato e incomprensibile. Ma per altri 6 mesi almeno non ci metterò più mano.

1 commento:

CC ha detto...

A chi lo dici! Io soffro degli stessi disturbi psichici e in piu' i miei attacchi di filippinite vengono repressi per mancanza di tempo. Cosi' il caos cresce e pure l'ansia di rimettere a posto... ma sarà grandissima la soddisfazione alla fine. Se saro' viva :-)